Chiudo

Dopo aver rinnovato per altri due mesi l’hosting con GoDaddy al prezzo di una birra per ogni due settimane circa, ho concluso che:

  1. i blog come luogo di sano trollaggio nell’accezione positiva del termine sono stati uccisi dal Social; la qualità dei contenuti e delle discussioni, con l’aumento della quantità, si è abbassata drasticamente, motivo per cui anche lì mi sono sospeso
  2. l’informazione di buona qualità su questo blog è o obsoleta o poco utile o entrambe le cose; negli ultimi anni ho avviato un processo personale di semplificazione per cui devo ricordare meno cose e per quelle c’è il buon fido OneNote nonostante i tentativi suicideschi di Microsoft
  3. la voglia di scrivere c’è ancora ma l’analisi costi/benefici di qualsiasi altro piano (lasciare le cose così o migrare) è praticamente impietosa

Detto questo non è un addio ma un arrivederci. Mi piacerebbe spostarmi su una piattaforma hosted come Wordpress o Blogger. Preferirei la prima soluzione ma se c’è una cosa che vorrei mantenere è il nome del dominio e Wordpress ha costi marginalmente inferiori al fai da te. La seconda cosa che mi piacerebbe mantenere è l’aspetto grafico, perché è un’altro piccolo assaggio della farina del mio sacco (dettaglio che ho tenuto finora nascosto: i buchi del modulo continuo sono scannerizzati).

Credo che la migrazione a Blogger + Disquis sarà il prossimo step seguito da una parziale migrazione di qualche contenuto (link utili, il layout di tastiera, ecc.) e l’impostazione grafica. Mettere mano al layout con blogger va oltre il mio concetto di “fun”, quindi al momento sono anche alla ricerca di un servizio che trasformi il CSS di questo blog nell’equivalente Blogger. Se avete qualche suggerimento, lasciate un commento in calce o scrivetemi in privato.

Non ho una timeline in mente, nel momento in cui il piano diventa più chiaro, lo condividerò qui.

Nel frattempo: sono su Twitter e offline, via email.

-quack

Pubblicato martedì 17 luglio 2018 alle 5:16 PM - 0 commenti so far
Archiviato in: Pippe Mentali, Cazzate

Scripting the world

Qualche settimana fa è stata rilasciata la versione 18.04 di Ubuntu che mi interessa per via del fatto che impacchetta QEMU 2.11. Mi son procurato un SSD separato, l’ho installata dopo mille peripezie dovute al fatto che la versione server utilizza il partizionamento GPT non opzionale e quindi non avviabile sul mio vetusto Cray-1, ma ho avuto un’amara sorpresa: la versione di ZFS inclusa combinata con la versione del kernel va in crash con il mio POOL zfs. Dopo vari esperimenti dovuti al fatto che il POOL multi-tera ha priorità elevatissima, ho deciso di deviare dal selciato provando Debian. Che però impacchetta QEMU 2.8: allo stesso tempo ho scoperto che il mate desktop è più simpatico e meno ostile a XRDP ma purtroppo a me serve anche QEMU 2.11

Ho deciso di provare la tecnica del pinning, ovvero aggiungere il repository di una versione nuova e importare il package singolo. Peccato che la versione beta di Debian impacchetti QEMU 2.12 che – forse per qualche baco – di far andare la mia workstation virtuale non ne vuole proprio sapere. Persino il boot da DVD fallisce miseramente con l’errore 0xC0000225 a cui di solito si ovvìa con… un DVD di boot.

A questo punto mi è sembrato il caso di tornare alla versione 16.04 e provare lì il pinning. Un esperimento veloce veloce ha provato la correttezza di questa teoria, tuttavia nei vari tentativi mi son incasinato e ho rovinato l’installazione di Mate che non ne voleva sapere di mostrare più l’icona del cestino. Dopo che ho finalmente messo insieme tutti i pezzi rimanenti ho deciso di ridurre la manualità delle operazioni necessarie tramite uno script da tenere a disposizione nel pool. Adesso reinstallare Ubuntu 16.04 e tutti i pezzi necessari è un’operazione in tre + due passi:

  1. installare il sistema da zero, senza pacchetti opzionali
  2. installare zfs/importare il POOL
  3. avviare lo script e seguire le istruzioni; la parte più antipatica è l’inserimento delle password per le share (4 digitazioni per ogni utente!) (*)

Gli unici due passi manuali rimanenti sono l’installazione/configurazione di CrashPlaimagen e installazione/configurazione di MythTV. Al rilascio della versione 18.04.1 farò un altro tentativo per vedere se la compatibilità tra kernel/zfs/POOL è migliorata ed eliminare il pinning dagli step necessari.

Per ora tutto sembra funzionare a puntino e la cosa più notevole è vedere l’avvio della Workstation virtuale mettersi in moto come se niente fosse cambiato. Nell’eventualità di un HW upgrade prossimo venturo, magari con il rilascio di uno Xeon che porti in dote le fix per i vari Spectre & co. Nirvana 2018.

-quack

(*) sto pensando seriamente ad una soluzione che preveda il backup/restore di tutte le credenziali. Dovrebbe essere fattibile ma non è tutto molto ben documentato.

Pubblicato venerdì 8 giugno 2018 alle 1:57 AM - 0 commenti so far
Archiviato in: Virtualizzazione

Il formattone

Con l’uscita della nuova versione appena sfornata di Windows 10 e con il persistere dei miei guai, ho deciso di affidarmi al formattone.Image result for disk format animation

Sinceramente, sono davvero scocciato che:

  1. aprire un file JPG sia diventata un’operazione che richiede un reboot
  2. trovare installate applicazioni che io non ho mai chiesto, Minecraft, OneDrive, Candy Crush. Mi sembra di aver comprato un Sony qualsiasi e invece si tratta della versione PRO di Windows 10
  3. spegnere l’antivirus sia un’operazione che tocca fare ad ogni riavvio. Questo dopo aver notato quante risorse assorbi il suddetto a PC “fermo”. Se vi volete far del male, lanciate ProcessExplorer e fermatevi a guardare

Io tento l’opzione nucleare. Dopo di questo non saprei proprio quale sia il meno peggio tra un Hackintosh, l’obsoleto Windows 7 e questa merda di OS che sembra disegnato per mettersi di traverso.

-quack

P.S. la scorsa settimana si è fulminato l’SSD del laptop della formichina. Aveva poco più di un anno e non avevo ancora preparato il piano di backup. È il secondo SanDisk Ultra II a stendere le penne in pochi mesi. Ero davvero tentato di sostituirle Windows con Chrome… sarà per la prossima volta e con un device supportato (ChromeBook).

Pubblicato giovedì 3 maggio 2018 alle 12:03 AM - 22 commenti so far
Archiviato in: Windows

HTTPS is coming

Qualche giorno fa sono stato contattato telefonicamente dal mio hosting provider (GoDaddy). Di solito mi chiamano per contrattare il rinnovo multiplo dei servizi di cui usufruisco e spesso gli sconti son significativi. L’ultima volta non me la son sentita di rinnovare per due anni congelando di fatto lo status quo. Stavolta però, con l’arrivo imminente di HTTPS per tutti, di contrattare un po’ di voglia ce l’avevo. Perché GoDaddy offre ai propri clienti certificati per HTTPS, ma il prezzo, per tenere in vita questo blog, sarebbe troppo alto. L’operatore tra l’altro pareva fosse anche abbastanza contento di non poter offrire certificati di terze parti e questo mi ha scocciato non poco; infatti letsencrypt mi sembrava la scelta giusta.

Si aggiunga che, quando ho deciso di scrivere la piattaforma su cui fare girare questo blog, ho fatto una scelta in retrospettiva molto sbagliata: aggiungere l’estensione ASPX a tutte le URL di questo blog. Non l’avessi fatto avrei avuto la possibilità di migrare ad un hosted WordPress per una frazione di quanto stia spendendo adesso. Quest’opzione purtroppo non è disponibile e tenere in vita le vecchie URL richiederebbe hostare WordPress per conto mio. Una pessima idea per due motivi: mi forzerebbe a tenere aggiornato WordPress a causa dei numerosi bachi che si porta appresso di release in release e costerebbe alla fine quanto hostare Blogoo finendo per giunta per perdere il contenuto del forum.

Ho cominciato ad analizzare le alternative:

  • chiudere tutto (e ricominciare da zero?)
  • passare ad un host meno esoso tenendo in piedi l’ambaradan corrente
  • convertire Blogoo in ASP.Net Core/MySQL e usufruire di una VPS che mi permetterebbe altre robe carine
  • “congelare” le pagine attuali e hostarle su un servizio gratuito (github pages) o similare. Ricominciare altrove con un nuovo dominio

La lezione che ho imparato è che le tecnologie non durano per sempre e che il tempo investito in Blogoo, sebbene mi abbia dato la possibilità di imparare parecchie cosette utili, avrei dovuto dirottarlo altrove.

E mentre scrivo e rifletto, realizzo che forse HTTPS non è quella maledizione che mi è sembrata al primo colpo e probabilmente questo potrebbe essere l’ultimo post via Blogoo. So long and thanks for all the fish.

-quack

Pubblicato domenica 18 febbraio 2018 alle 7:19 AM - 13 commenti so far
Archiviato in: Blog-Tech

Testing ChromeOS

Facendo un po’ di pulizie mi son ritrovato con un vecchio desktop (ex-mediacenter) dotato di un monitor decente e di un laptop vetusto con ElementaryOS per l’uso sporadico, che più sporadico non si può. Ho deciso quindi di provare ChromeOS, chiedendomi se la qualità di quanto disponibile su x86 o Raspberry Pi fosse decente.

Al momento attuale, volendo provare ChromeOS, ci sono due scelte, due “distro” basate su Chromium: Flint-OS e Neverware, entrambe gratuite per l’uso casalingo. Flint-OS mi è sembrata più “aggiornata”.

L’installazione, preparato come ero alle mega guide per Linux, è stata estremamente semplice: scaricata l’immagine appropriata, copiata sulla MicroSD/USB con il tool linkato e via! Partito tutto al primo colpo. Le prestazioni su Raspberry Pi mi son sembrata un po’ deludenti dopo un test veloce su YouTube. Ma il bello delle Raspberry Pi è che possono avere sette vite come i gatti: dovessero rimanere deludenti, trasformerò il Pi in un access-point dotato di VPN ed avere una Wi-Fi in casa con un indirizzo IP italiano.

Su x86 invece tutto un altro pianeta: la persona che ha provato il laptop era contentissima perché l’ambiente era identico ai Chromebook “che si usano a scuola” (non ne sapevo niente). Inserito l’account scolastico si è ritrovata tutto come doveva essere. Ho aggiunto anche il mio e devo dire che dal punto di vista delle prestazioni, su un laptop così vetusto, mi ha praticamente soddisfatto. Niente Netflix, per ora non disponibile su FlintOS (lo è su Neverware), ma va bene così per una prova al volo niente male.

Morale della favola: se avete hardware obsoleto di cui non sapete che farvene, ChromeOS potrebbe essere UNA soluzione. In un prossimo futuro potrei provarlo sull’Acer dotato di touch-screen, il più grande pacco Hardware che abbia mai preso in vita mia.

-quack

Pubblicato mercoledì 7 febbraio 2018 alle 7:25 PM - 18 commenti so far
Archiviato in: Software