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Scacciapensieri

Operazione nostalgia: negli anni ‘80, l’intrattenimento ludico portatile era affidato agli scacciapensieri, video-giochi con schermo LCD con funzionalità di orologio e sveglia, Alcuni modelli erano alquanto introvabili in Italia e un mio amico aveva stabilito un piccolissimo canale di importazione parallelo dalla Svizzera per i parenti più stretti.

Il suo preferito personale era il mitico Donkey Kong II a doppio schermo, originale Nintendo e quindi con giocabilità e dettagli incredibili:

Donkey Kong II

Alcuni produttori terzi si erano spinti anche oltre il doppio schermo, come nel caso di Diamond Hunt:

Diamond Hunt

Erano però gli anni a ridosso della vittoria ai mondiali dell’82 e non potevano mancare schacciapensieri dedicati allo sport nazionale, come Gakken Soccer, distribuito in Italia da Duracell e reperibile anche in un paese di 40mila anime.

Gakken-SoccerLCDDiff

Il gioco è abbastanza semplice, si vince segnando 100 goal e non prendendone 3 altrimenti è gameover (gara di ritorno di un’andata piuttosto bizzarra). L’AI è piuttosto inesistente ma per quei tempi un vero e proprio miracolo e seppur in assenza di guardalinee l’implementazione del fuori-gioco è estremante accurata. Si segna facendo correre la palla lateralmente tramite passaggio, perché il portiere è perfettamente allineato con il giocatore che porta palla ed evitando il fuorigioco. La modalità più difficile è resa tale rendendo il comportamento del compagno di squadra senza possesso palla aleatorio e imprevedibile.

Oggigiorno disponibile agli stessi prezzi originali aggiustati di inflazione, sul distributore ufficiale di nostalgia: ebay.

-quack

Pubblicato giovedì 13 aprile 2017 alle 8:26 PM - 0 commenti so far
Archiviato in: Cazzate

Nirvana 2017

NIRVANA

7 Aprile 2017, raggiunto il Nirvana della virtualizzazione spinta. Avessi immaginato gli incredibili benefici di passare da BIOS a UEFI, l’avrei fatto il prima possibile: il supporto in KVM/libvirt/QEMU/virt-manager è novità recente, ma non ha mai ispirato tanta fiducia.

Ebbene sì, il Cray-1 è rinato al punto che ho messo da parte l’idea di ricostruire il PC con ferraglia più recente, solo magari per avere accesso ad una porta PCI-e x16 in più. Grazie a UEFI sono riuscito a recuperare l’utilizzo della scheda grafica integrata nello Xeon, che in modalità BIOS grazie ai bachi di Intel era inaccessibile. Mi è anche venuto il pallino di provare a vedere lo stato delle cose dal punto di vista vhackintosh: il proliferare di guide su come fare a creare una macchina virtuale KVM con tanto di hardware assegnato mi ha fatto ben sperare. Il fiorire di booloader basati non più su BIOS ma su EFI è incredibilmente incoraggiante. C’è persino qualcuno che sta implementando il parsing di HFS+ in TianoCore, il firmware UEFI open source utilizzato per far girare questo tipo di macchine virtuali.

Qualche piccolo ostacolo: l’ultimo aggiornamento di MacOS è incompatibile con l’implementazione corrente del pezzo di software virtuale che emula il chippettino proprietario di Apple, ma c’è già una patch che coinvolge un singolo file in tutto QEMU. Come si fa a non provare?

Armato di tantissima pazienza ho persino imparato un paio di cose su Ubuntu/Linux: ad esempio una volta configurato il file del repository è possibile scaricare il sorgente di qualsiasi app di sistema con un paio di comandi. Ricompilare, una volta ravanata la configurazione dei flag di compilazione, è stato un gioco da ragazzi. E se poi si volesse prevenire l’aggiornamento dell’app patchata ad hoc, c’è sempre il pinning.

La grana successiva: Apple non riconosce i controller USB dei chipset intel onnipresenti. È bastato comprare un controller PCI-e dedicato con supporto OSX nativo basato sui chip Fresco Logic per risolverla. L’ultimo corpo estraneo nella configurazione della macchina virtuale è rimasto il boot-loader. Se si volesse fare a meno di virt-manager/libvirt e accontentarsi di lanciare la macchina virtuale da riga di comando, la soluzione persino c’è. Last but not least, le versioni di Kernel successive alla 4.7 (e per fortuna per Ubuntu 16.04 LTS è disponibile la 4.8), rendono inutili un altro piccolo pezzo di configurazione da fare a mano. Insomma in tre parole: si può fare. Fine dell’esperimento.

Cos’è quindi il Nirvana? Sapere che il Cray-1 a livello SW non è più un accrocchio di patch e ricami per supportare questo e quell’altro (Solaris, il passthrough della scheda grafica con supporto al boot, ZFS, SMB, ecc. ecc.), ma qualcosa che funziona sempre più completamente out-of-the-box, oggi giorno una rarità. Peccato solo aver dovuto abbandonare Windows 7: i suoi ultimi bit sono stati sparsi al vento un paio di ore fa.

-quack

P.S. KVM/libvirt/qemu è una figata.

Pubblicato sabato 8 aprile 2017 alle 6:44 AM - 8 commenti so far
Archiviato in: Software, Virtualizzazione

Hello Windows 10

È stato un weekend lungo, in tutti i sensi: venerdì giornata premio libera e ho pensato di spendere “qualche ora” facendo l’upgrade della scheda grafica sul Cray-1. La nuova supporterebbe UEFI nativamente e mi son chiesto se fosse possibile semplificare ulteriormente le cose nel dipartimento configurazioni complicate.

La parte HW è andata liscia come l’olio, quasi surreale. Assegnata la scheda grafica alla workstation è partito quasi tutto tranne la parte di pre-boot (BIOS e splash screen) tornata a funzionare male come ai tempi di Xen. Mi son preposto di passare ad una configurazione basata su UEFI e leggendo un po’ di guide qua e là sembrava una passeggiata. Ho convertito lo schema di partizione da MBR a GPT, fatto i giusti incantesimi, osservato Windows 7 fare il boot: e dopo lo splash screen resettarsi.

Mi è sembrato il caso di reinstallare l’OS daccapo, usando persino una guida messa insieme su queste pagine per generare un’immagine ISO bootabile con UEFI. Ma non sono riuscito neanche ad arrivare alla fase di inizio installazione. Freeze e reboot a manetta.

Ho deciso di tentare l’esperienza UEFI con Windows 10, che per fortuna si può provare senza dover avere a disposizione una licenza (ennesima inversione ad U rispetto a Windows 8). L’installazione è stata completamente indolore, nessun magheggio strano per configurare la scheda grafica e la procedura è stata portata a termine “in locale”, cosa praticamente infattibile con Windows 7. Una feature che, purtroppo, per me vale la pena dell’upgrade.

Finita l’installazione, son cominciati i problemi. Il più antipatico è stato l’accesso alle share SAMBA. A quanto pare l’handshake con il server SMB, se si lascia aperta solo la porta 139, non viene eseguito correttamente. Aprire la porta 445 risolve il problema ma manda all’aria tutta la configurazione fatta e spiegata in questa pagina.

Alla fine son riuscito a trovare una pezza: disabilitare SMBv2 su Windows 10 oppure forzare un protocollo anzianotto direttamente sul server attraverso la linea di configurazione in smb.conf:

server max protocol = NT1

Problema numero due, installare Windows Live Writer (non più supportato e quindi nisba) e rimpiazzato con la versione “open”. Dovrò pertanto sistemare un paio di cose.

Spero di non pentirmi di questa scelta. Per cautela ho installato Windows 10 su un disco fisico diverso con l’intenzione di preservare il vecchio OS in caso di emergenza.

Nota di disgusto per la schermata di boot identica a quella monocolore/insapore di Windows 8. Tra tutte le versioni che ho installato in vita mia (praticamente tutte da Windows 3.1 in poi) decisamente la più brutta in assoluto.

E ora auguratemi buona fortuna.

-quack

Pubblicato lunedì 27 marzo 2017 alle 6:23 AM - 4 commenti so far
Archiviato in: Windows, Virtualizzazione

NAS Chronicles Extended

Ad Agosto era cominciata una brutta tribolazione.

Uno dei dischi continuava a dare errore.

Ho sostituito tutti i dischi cogliendo l’occasione di passare da un 4x3 ad un 4x4.
E niente. L’errore era ancora lì. Un disco a caso del pool, resilvering, yadda-yadda-yadda.

Brividi.

Ho sostituito il controller, cogliendo l’occasione per passare da un PCI ad un PCIe e guadagnare in velocità.

L’errore è ancora lì, seppur adesso uno scrub mi richiede 10 ore anziché due giorni.

Ho sostituito i quattro cavetti SATA.

Niente.

A questo punto l’ipotesi più probabile mi sembrava un problema software, possibile visto il passaggio da Solaris a Ubuntu come Host ZFS. Brividi ancora peggiori. Ipotesi però smentita dall’osservazione che in presenza di errori anche il reboot dava problemi.

Ho pensato che uno dei nuovi HD avesse problemi. Sudori freddi.

E invece… ho scambiato i cavetti di alimentazione. Gli errori son passati dall’HD del pool soprannominato RICKY a quello accanto.

Sostituisco tutti i cavetti di alimentazione. Son passate 3 settimane e fatti i dovuti scongiuri, più nessun problema.

Ma che diavolo, alla fine è sempre colpa del cavo e sempre quello meno sospetto.

-quack

Pubblicato giovedì 9 febbraio 2017 alle 2:14 AM - 0 commenti so far
Archiviato in: Hardware

Nesting up

È notizia recente che Nest abbia deciso di aprire le vendite anche in Italia: il caso ha voluto che, grazie alle solite promozioni natalizie ed un incentivo dell’equivalente locale Enel, abbia ordinato un termostato proprio la settimana scorsa, che ho poi prontamente installato. Versione 2 ricondizionata, basta e avanza per le esigenze di casa. Ovviamente solo dopo aver controllato la compatibilità, che per il modello 2 e seguenti è praticamente totale, con l’impianto di casa. Ero anche molto seccato del fatto che non sono mai riuscito a far funzionare correttamente quello pre-esistente: nessun modo per fare un override tombale della temperatura che, passato un determinato intervallo, torna ad essere quella decisa a caso dal produttore del vecchio termostato.

Controllare la compatibilità è stato abbastanza facile, smontato il frontalino del vecchio termostato con due viti mi son ritrovato di fronte a questo:

IMG_6218

Praticamente tre fili: neutro, ventola e riscaldamento. Cosa buffa è che la parte più difficile di tutta l’operazione, che avrebbe potuto fare anche mio nonno, è risultata la carpenteria: non è stato proprio semplice attaccare la base di supporto al muro di cartongesso tipicamente americano ma ce l’ho fatta in pochi minuti e senza bisogno di tool elettrici.

È seguita una brevissima fase di configurazione, creazione di un account e adesso è possibile controllare la temperatura di casa da remoto. Può sembrare un eccesso ma in realtà la cosa ha risvolti molto pratici. In più è il termostato che impara le nostre abitudini e non io che imparo come usare il termostato e ciò mi sembra la direzione giusta da intraprendere.

Morale della favola: una operazione che avrei dovuto e voluto fare tempo fa, ma il backlog degli aggiusti casalinghi era abbastanza lungo. L’offerta però a questo giro non si poteva davvero rifiutare:

IMG_6243

-quack

Pubblicato mercoledì 18 gennaio 2017 alle 12:24 AM - 12 commenti so far
Archiviato in: Hardware