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Fitbit ionic: il buono, il brutto, il cattivo

Ho recuperato un Fitbit Ionic, al momento il dispositivo supportato (*) di questo tipo più allineato alle mie esigenze di utente e utilizzatore di iPhone.IMG_2386 Piccola recensione nel solito e familiare formato BBC, buono/brutto/cattivo

Buono

  • È il primo device Fitbit di questa categoria ad essere completamente impermeabile e subacqueo
  • È molto meno brutto di quanto sembri in foto
  • È più piccolo di quanto sembri in foto, cioè non è un televisore da 56”
  • La durata della batteria, per il mio utilizzo, è più che decente e va facilmente oltre i cinque giorni
  • È dotato di wi-fi e propriamente configurato questo è un piccolo plus
  • È dotato di storage on board e tecnicamente potrei correre musicalmente attorno al mio isolato senza bisogno di portarmi appresso il telefono; all’atto pratico inutile in quanto senza telefono non andrei da nessuna parte
  • Il display è luminoso e fatto molto bene
  • Qualità Fitbit, credo i migliori nel campo per accuratezza e rilevamento gesture: alzo il polso e il dispositivo si illumina
  • Il cinturino si sgancia facilmente quando serve; l’ho sostituito con un affare del genere

Brutto

  • Costicchia
  • Niente smart-alarm, una figata di Pebble a cui mi ero facilmente abituato
  • Il cavetto di caricamento costringe a tenere il dispositivo in maniera angolata. Sarebbe stato meglio un supporto piatto

Cattivo

  • SDK

Sull’SDK, che non merita certo questo titolo, ci sarebbe parecchio da ridire. L’unico alibi che posso immaginare è che abbiano rilasciato un qualcosa di piccolo e ben curato in attesa di migliorare e perfezionare il resto. Però mi sarei immaginato che l’acquisto dell’IP di Pebble portasse più cartucce nel paniere degli sviluppatori. Siccome manca ancora un App Store e la competizione nel settore tra Apple e Android watch è serrata mi aspetto un’evoluzione molto rapida in tempi brevi. Al momento ad esempio non è possibile creare applicazioni native iOS che abbiano una controparte nell’orologio, lacuna che a me sembra molto grave; lo dimostra il fatto di essere una delle feature più richieste dai dev. Devo però osservare che gli sviluppatori Fitbit sembrano essere in ascolto e nel frattempo spero di aver trovato il dispositivo definitivo.

-quack

(*) Un’app Fitbit per Pebble sarebbe stato il massimo. Non capisco perché fare un passo avanti e tre indietro.

Pubblicato venerdì 20 ottobre 2017 alle 10:55 PM - 5 commenti so far
Archiviato in: Hardware

I perboli

Il più grande repository Git del pianeta, con 3 milioni di file. Ovviamente se si esclude quello di Google, che ne ha 2 miliardi. Tre milioni vs. due miliardi, in tutto tre ordini di grandezza.

Per non parlare della tecnologia avanzatissima di GVFS, che fa girare git status sulla grandissima code base di Windows in meno di 11 secondi! Wow.

Effettivamente oggi si può dire che la Microsoft che ho lasciato 5 anni fa è definitivamente morta: allora sono stato quasi cazziato perché volevo usare il codice prodotto da TinyPG, dopo aver ovviamente ricevuto l’OK dall’avvocato del team, in Windows Performance Analyzer (*) tacciandomi di aver messo in pericolo la code-base di Windows.

Oggi dopo SLiMe (fatto in casa), Visual Source Safe (fatto in casa), TFS (fatto in casa) e Source Depot (comprato via codice sorgente) è la volta della conversione a Git, come un San Paolo qualsiasi sulla via di Damasco.

-quack

(*) questo l’ho inventato io: flexible precision on float literals for equality operations is supported. Precision is based on the number of decimal digits that the query contains.

Pubblicato giovedì 25 maggio 2017 alle 9:21 PM - 7 commenti so far
Archiviato in: Microsoft

I wannacry

La mia opinione per quanto possa fregare sull'accaduto.
L'NSA (CIA, KGB, PdP) fa la raccolta differenziata di exploit.
Gli exploit finiscono pubblicati su WikiLeaks, alla costante ricerca giornaliera del premio Pulitzer.
Microsoft, come tutti gli altri vendor coinvolti, si fa in quattro per produrre una patch nel minor tempo possibile.
Qualcuno con poco lavoro impacchetta uno di questi exploit in un ransomware pronto per essere distribuito ai quattro angoli del pianeta.
L'attacco comincia ad andare a segno. Microsoft, nella persona di Brad Smith, rilascia un comunicato, da cui cito:

The governments of the world should treat this attack as a wake-up call. They need to take a different approach and adhere in cyberspace to the same rules applied to weapons in the physical world.

Caro Brad, fermati un istante (cit).
Nel 2017, nonostante l'hotpatching sia una realtà tangibile, patchare un FOTTUTISSIMO SERVIZIO(*) CHE NON SERVE AD UNA CIPPA TRANNE AGLI ESALTATI COME ME CHE HANNO IN CASA UN SERVER SMB CHE GIRA SU LINUX CON PERSONALITÀ MULTIPLE, c'è bisogno di riavviare il PC?
Nel 2017, nonostante l'ubiquità dell'Internet of Shit, testare le patch di Windows è ancora un terno a lotto?

E la colpa è dei governi che fanno la raccolta differenziata? MAVAFFANCULO!
-quack

P.S. sono un esaltato ma non un co****ne, quindi ho provveduto già da qualche settimana a circumnavigare il problema diversamente. Materiale per un altro post.

(*) un servizio, a differenza di una DLL come ad esempio GDI32 che è mappata in un milione di processi, davvero non richiede un reboot. Non nel duemiladiciassette.

Pubblicato martedì 16 maggio 2017 alle 6:59 PM - 5 commenti so far
Archiviato in: Microsoft, Security

User hostility

Contesto: stavo leggendo una recensione di Windows 10S, che secondo alcuni dovrebbe essere il prodotto pensato per competere con Chrome OS nel settore education. Mi son soffermato sulle parole “this is clearly user hostile” in riferimento alla simpatica uscita di bloccare Edge/Bing come default.

Ho cominciato a riflettere sul quando questo tipo di politica ha cominciato a prendere piede in azienda. Credo che le prime avvisaglie siano arrivate con Windows 8 e la miriade di bachi “by design”. Poi con Windows Mobile-Phone-Mobile e i suoi reboot che lo hanno praticamente accompagnato alla tomba. Alla decisione di XBOX di non supportare il mercato dell’usato e al successivo cambio di direzione.

Credo che anche in questo caso l’inversione ad U sarà inevitabile.

L’amaro in bocca rimane.

-quack

Pubblicato mercoledì 3 maggio 2017 alle 8:35 PM - 8 commenti so far
Archiviato in: Microsoft

Pebbling

Non è un segreto che FitBit si sia data allo shopping motivata dalla paura di scomparire a mezzo di iWatch & Android Wear. Vector prima, Pebble dopo. Per mia umilissima opinione, stando a leggere le recenti defaillance, FitBit sta imboccando la strada sbagliata: il bello di questi dispositivi focalizzati sul fitness è che hanno bisogno di poca cura. Così mentre la concorrenza rilascia dispositivi resistenti all’acqua e con durata di batteria praticamente eterna (vedasi) FitBit continua – parrebbe – a focalizzarsi su un prodotto che, se rilasciato con GPS, molto probabilmente andrà a competere con i dispositivi caricami-ogni-sera della concorrenza. Ovviamente trattasi di speculazioni personali e mi farebbe piacere, tra qualche mese, scoprire di essermi sbagliato nel momento in cui FitBit rilascerà il dispositivo “perfetto”.

Nel frattempo…

Il mercato dei Pebble watch è praticamente crollato. Un Pebble Classic ricondizionato si trova per 25-30$ al supermercato più grande del mondo. Un Pebble 2 HR per circa 70$. Questi giocattoli hanno un vero e proprio SDK con tanto di market e, per quelli dotati di accelerometro, API adatte alla misurazione dei passi. App che fanno da pedometro ce ne sono già un tanto al Kg su github, compresa una che fa l’upload dei dati su un server a piacere. Mi sono detto perché no e ho pensato ad un piano in tre fasi per sostituire il demone che sincronizza i dati via polling tra Servizio A e Servizio B con una WebApp che lo faccia on demand.PebbleTime

  1. Fase 1: scrittura di un client abbastanza robusto e di un server basato su SqlCE con pochissime pretese; il vantaggio è di avere la possibilità di scaricare il file DB in locale e poter semplificare l’eventuale debugging. In questa fase ci sarà una WebAPI a fornire le statistiche giornaliere
  2. Fase 2 (opzionale): modificare il demone in modo da leggere i dati dalla mia WebAPP e testare la sincronizzazione
  3. Fase 3: effettuare la sincronizzazione direttamente sul server appena subito dopo l’upload dei dati

Al momento ho quasi terminato la fase 1, il client dovrebbe essere pronto e abbastanza robusto e resiliente ai problemi occasionali dovuti alla connessione. Il server, ad occhio e croce, dovrebbe trattarsi di quattro o cinque SQL statement, quindi roba fattibile tra un caffé e un cornetto.

Intanto ho osservato che il numero di passi conteggiati sul Pebble parrebbe essere addirittura più accurato di quelli del dispositivo corrente.

Now, let the fun (hacking) begin. 

-quack

P.S. alla fin dei conti si tratta, comunque, di un dispositivo FitBit.

Pubblicato mercoledì 26 aprile 2017 alle 7:13 PM - 0 commenti so far
Archiviato in: Hardware