Rice boys

Guidando per le strade di Washingtonia è molto comune imbattersi in personaggi stereotipizzabili, gente che abusando della legalità nel modificare quasi qualsiasi aspetto del proprio veicolo, lo trasforma in qualcosa tra il tamarro ed il ridicolo. Quello che ho notato, confermatomi da un mio amico e collega, è il fatto che le customizzazioni del veicolo riflettono la provenienza geografica del proprietario e divisibili in quattro grosse macro-categorie:

Gli asiatici, i rice boys propriamente detti, prediligono le sportive. Montano alettoni, sostituiscono la marmitta con una più rumorosa al limite della legalità, ne abbassano l’assetto con nuove gomme o sospensioni salvo poi lamentarsi online che il veicolo non ha più la stabilità che aveva come concepita dall’ingegnere che l’ha disegnata.

I sud-americani o messicani impropriamente detti prediligono veicoli commerciali e si limitano ad abbassarne l’assetto ma in maniera più aggressiva dei rice boys. Non è raro vedere dei pickup truck con ruote da formula uno o quasi.

I WASP hardcore comprano di solito SUV o pickup cabinati. Qualcuno ricorda “ritorno al futuro” e l’apprezzamento deciso di McFly per il suo pickup? Fanno l’esatto opposto dei sud-americani: rialzano l’assetto con sospensioni prolungate e ruote da trattore. Che se poi devono rimorchiare qualcosa hanno un adattatore ad ‘L’ per il rimorchio, giuro, visto di persona!

Last but not least, la gioventù americana di colore preferisce auto lunghe per poi dedicarsi a modifiche puramente ornamentali. L’estremizzazione del concetto è la Cadillac visibile nel famoso film “1999: fuga da new york”.

-quack

P.S. il film è godibilissimo.

Pubblicato martedì 14 maggio 2013 alle 12:10 AM - 5 commenti so far
Archiviato in: Seattle e dintorni

L’inevitabile decadenza del software

Mi piace Google Chrome perché semplice, pulito, pochi fronzoli e ha un Sync decente. Vero fino all’altro giorno, quando i bookmark del PC dell’ufficio non si sincronizzavano più. Non ci ho fatto caso più di tanto poi oggi, incuriosito, guardo i settings:

“Sync has been stopped via the Google Dashboard.”

Probabilmente da quel momento nel passato, quando la batteria del telefono era molto scarica e mi serviva tenerlo in vita, in cui ho disabilitato temporaneamente la sincronizzazione.

Clicco il pulsante advanced settings e mi porta su una pagina in cui devo fare il login con le credenziali Google. Fatto il login la pagina si chiude nel nulla.

Riclicclo il pulsante advanced settings e non accade nulla.

Da buon software engineer, “esco ed entro” dal programma. Niente tranne una voce che dice “manage sync via the Google Dashboard” che non porta a nulla. Noto un’altra voce “riavvia il browser in modalità Windows 8”. Fatidica curiosità: clicco e Chrome si chiude. Non riappare niente. Clicco l’icona sulla taskbar (che nell’ultima versione si è aggiunta da sola violando le policy di Windows) e niente. Riclicco e rieccolo.

La sincronizzazione riparte, ma al contrario. Ovvero i nuovi bookmark spariscono.

Domanda: a che serve rilasciare la versione 26 con tutti i fronzoli quando la versione 5 funzionava benissimo? Persino Chrome, che ha il vantaggio di avere una legacy praticamente nulla, decade molto in fretta.

C’est la vie.

-quack

Pubblicato mercoledì 8 maggio 2013 alle 7:22 PM - 5 commenti so far
Archiviato in: Google, Codice

Stupid decisions

In passato ho sempre pensato che non esistessero decisioni sbagliate, ma che in fondo ciascuno di noi decida basandosi su informazioni incomplete che col senno di poi fanno sembrare tali decisioni stupide.

Da un po’ di giorni invece comincio a ricredermi. C’è qualcuno che, nonostante sia chiaro e limpido come il sole, preferisce prendere decisioni stupide salvo tornare sui propri passi. Ad esempio rientra in tale sfortunata casistica la scelta di spezzare il search di Windows 8 in tre categorie chiedendo all’utente di fare un ulteriore sforzo mnemonico: scelta qualificabile come stupida senza se e senza ma.

Oggi poi mi soffermavo su questo paragrafo riguardo Firefox:

The company was ideologically opposed to this, due to H.264's patents and royalties, but came to realize that it was a practical necessity, especially for Firefox OS. H.264 video is abundant, and is unambiguously "the winner" of all the current major video codecs. Consequentially, H.264 is widely supported in hardware, enabling battery-efficient hardware-accelerated playback of H.264 video. For Firefox OS to be viable, it had to support this codec and this hardware.

La parte evidenziata era già evidententissimamente vera nel momento in cui Mozilla ha deciso di non supportare H.264. Ma a questo punto che si aspettavano dopo che anche Chrome aveva deciso di supportare tale formato?

Che senso ha l’idealismo fatto sui mezzi di produzione? Neanche Marx si era spinto a tanto. E poi: ma avranno costoro imparato qualcosa?

-quack

Pubblicato martedì 7 maggio 2013 alle 9:01 PM - 0 commenti so far
Archiviato in: Cazzate

Upside down

Il mio geek preferito, Stallman, disse:

If the DRM is implemented in the operating system, this could result in distribution of works that can't be played at all on a free operating system such as GNU/Linux.'

Oggi giorno, nei paesi dove Netflix è disponibile, questo dovrebbe risultare palesemente falso. Netflix è disponibile su Windows e OSX perché MS non ha intenzione di rilasciare Silverlight – dichiarato ufficialmente moribondo – per Linux.

Netflix ha pure chiaramente detto che, se l’HTML5 supportasse il DRM, non avrebbero problemi a far girare la loro app in HTML5. Questo significa che se il DRM fosse parte dello standard, ci sarebbero più contenuti disponibili per Linux.

Al contrario: oggi siccome l’unica via per il DRM è il software propretario è possibile distribuire contenuti che non possono essere riprodotti su sistemi “liberi”; che è appunto il contrario di quello che Stallman dice.

Vista l’evidente falsità logica di quello che dice, rimane la domanda sul perché. Solo talebanesimo?

-quack

Pubblicato venerdì 3 maggio 2013 alle 12:16 AM - 10 commenti so far
Archiviato in: DRM, Linux

Tribal Knowledge

Qui in Intentional il modello di sviluppo è abbastanza flessibile. Però ogni mattina c’è un meeting in cui ognuno racconta quello che ha fatto il giorno precedente e quello che farà nelle successive ore lavorative. Nei miei primi meeting mi sembrava di essere sbarcato su un altro pianeta: oltre allo slang tipico aziendale, c’era da assorbire uno strato abbastanza spesso di notazione ungherese.

Durante uno di questi meeting ho ascoltato per la prima volta le parole tribal knowledge per descrivere un insieme di conoscenze tramandato per via di esperienza lavorativa di gruppo, magari tramite striminzita documentazione scritta.

Era un concetto che nel tempo ho inconsciamente assimilato e già conoscevo e a cui veniva per la prima volta associata una definizione pseudo-formale. La tribal knowledge esiste ovunque ma è estremamente preponderante nei progetti software, secondo una visione estremamente personale della cosa.

Personalmente è il motivo per cui, il rilascio di software tramite codice sorgente, è irrilevante rispetto alle metriche di qualità. Chi ha a disposizione codice sorgente può chiaramente modificarlo, ma molto difficilmente migliorarlo senza assorbire la tribal knowledge necessaria laddove le modifiche da apportare non siano estremamente semplici. TK fatta di “se cambi questo parametro vai ad incidere su questo fattore che non è assolutamente ovvio, in quanto abbiamo fatto delle prove e scoperto che”.

Bottomline: avere il codice sorgente è senz’altro un valore in più, ma non si dovrebbe barattare per nessun’altra qualità del software che si va ad usare.

-quack

Pubblicato lunedì 22 aprile 2013 alle 10:20 PM - 0 commenti so far
Archiviato in: Codice