Negli ultimi giorni è nevicato tantissimo, mai vista tanta neve in 10 anni di permanenza a Seattle. La città è rimasta letteralmente paralizzata ed il servizio postale, già sovraccarico per le consegne natalizie, è letteralmente scoppiato. Sono giorni che per posta arriva il minimo indispensabile (le bollette) e finanche i corrieri privati migliori come FedEx sembrano incapaci di consegnare da più di una settimana. Un pacco proveniente dalla California ci ha messo meno di 24 ore per raggiungere il centro di distribuzione locale ed è fermo a 15 miglia da casa mia da ormai giorni e giorni: per fortuna ho scelto e pagato profumatamente per la consegna in 2 giorni, proprio per evitare il traffico di pacchi impazziti di Natale. Lo stesso è successo al servizio di garbage collection con bidoni stracolmi di monnezza. Cosa buffa è che guidare senza catene non era impossibile: in alcuni parcheggi si aveva l’impressione di fare off-road grazie alle buche nel ghiaccio altrimenti compattato, ma comunque si poteva…
A Seattle vale l’equazione: 15 cm di neve = caos.

-quack
Non so se riuscirò a bazzicare con regolare frequenza questo luogo di perdizione, visto che i tre nipotini sono molto più impegnativi di quanto potessi immaginare.
Fate i bravi, ci si becca (con irregolarità) da queste parti. Buone vacanze a auguri di buone festività a tutti.
-quack
Mi sono accorto che un paio di “profili” mancavano nel mio post precedente sull’argomento. Colmo immediatamente la lacuna.
Muratori: sulle autostrade americane è possibile sorpassare a destra, a sinistra e al centro. Tale tipo di manovra diventa impossibile quando si ha a che fare con i muratori. Il muratore è un automobilista che lavora in team. Il suo scopo è viaggiare alla stessa velocità del veicolo di fianco creando di fatto un muro di veicoli che viaggia 5mph sotto il limite: ci si accorge di essere in presenza di muratori professionisti, quando le corsie occupate sono più di due.
Infilati: gli infilati sono gli automobilisti che per immettersi nella corsia principale sporgono più di 3/4 del proprio veicolo e restano immobili nonostante abbiano occupato già l’altra corsia. L’effetto netto è il rallentamento del traffico: se si buttassero e basta tutto sarebbe molto più scorrevole. Di solito, e quello che sto per dire ha la stessa valenza della mia teoria sui corollari, si tratta di donne proveniente da un paese molto poco urbanizzato.
Incostanti: altra categoria che mette a dura prova le mie coronarie, soprattutto in autostrada. Sono gli automobilisti incapaci di mantenere una velocità di crociera e alternano brusche frenate a rapide accelerazioni. Molto simili agli indecisi, ma usano la quarta dimensione al posto delle altre tre.
Giratori: non ho altro modo migliore di definirli. Sono quegli automobilisti che tutti i sacrosantissimi giorni vogliono girare a sinistra sulla 24th St mentre sono sulla Bel-Red. Cosa che potrebbe sembrare innocua, ma a causa del traffico costante e continuo in direzione opposta garantisce il rosso a tutte le macchine in fila. La cosa che mi fa impazzire dei giratori è che accendono il lampeggiatore sinistro solo dopo che il semaforo è diventato verde, quando cambiare corsia è diventato impossibile.
C’è da aggiungere che in questi giorni è caduta tanta, tantissima neve e che la temperatura si è fermata sotto lo zero per diverse notti consecutive: risultato finale una marea di veicoli con difficoltà di guida e incidenti da film di azione, come questo breve video può dimostrare:
-quack
Visto che non sono più riuscito a vendere il mio “vecchio” DELL ho deciso di fare un bel upgrade della RAM e passarlo alla formichina, in cambio del “vecchissimo” e-machine dotato di Sempron e 1.256 GB che da recidivo proverò inutilmente a vendere al mercatino di Craigslist. Il problema da risolvere era la migrazione dei dati dal vecchio al “nuovo” considerando che il nuovo ha un OS già installato (Vista x86), il vecchio un OS sovraccarico (XP SP2). L’idea era quella di migrare il vecchio PC in una VM che “congelasse” l’installazione attuale (e magari rimuovere un sacco di SW inutile dentro una VM).
Il primo esperimento è stato quello di usare drive snapshot + Virtual PC. Sono riuscito a copiare l’immagine dell’HD in un file VHD, ma ovviamente non era bootabile per via dei driver AGP paleolitici. Ho quindi tentato una sovra-reinstallazione dell’OS, ma qualcosa è andato storto: la VM funzionava, ma non in maniera affidabile come avrei voluto io. Son passati un paio di giorni ed è uscita la nuova versione di Virtual Box, che avevo scartato per via di due grosse pecche della versione precedente: il supporto per le immagini non VDI in tono minore (niente snapshot) ed il fatto che configurare la rete in modalità “full” richiedeva non pochi giri di configurazione passando per l’installazione di un antipatico bridge. La nuova versione, recensita dal buon Enrico, si
stema proprio questi due problemi tra tanti altri miglioramenti ed è diventato de facto il mio VM host preferito. La seconda parte della migrazione, quella della generazione dell’immagine, l’ho effettuata, sul consiglio del solito Enrico, usando il tool di VMWare chiamato VMWare converter che si occupa appunto di fotografare una macchina “fisica” in un’immagine VM.
Anche in questo caso l’immagine non era direttamente bootabile ma la sovrareinstallazione ha praticamente fatto miracoli. A vedere la VM girare sul nuovo laptop ho avuto una piccola sensazione di deja-vu. Mi è venuto in mente il cartone animato Jeeg Robot d’acciaio in cui la coscienza del dottor Shiba viene trasferita in un enorme computer cilindrico.
Tutto è bene quel che finisce bene e – in attesa di vedere quali miglioramenti verranno apportati in Virtual PC 200-che-sarà – non posso assolutamente evitare di consigliare il prodotto di Sun, anch’esso gratuito.
Buona virtualizzazione a tutti
-quack
Fargo, North Dakota. Una delle città più fredde di tutte gli Stati Uniti nonché ospite di una delle tante sussidiarie MS in Nord America. Nonché sede di tanti colleghi spiritosi che hanno risposto a questa mail:
| Puget Sound Campus Open with Limited Services The Corporate Facilities in Puget Sound, including satellite areas will be Open and is expected to have LIMITED SERVICES due to continued Snow/Ice conditions in the local area […] Please exercise extreme caution driving and walking on campus |
con molta ironia:
| Fargo Campus Open with No Interruptions Due to normal cold weather and heavy snowfall the Corporate Facilities in Fargo, including satellite areas will have NO SERVICES INTERUPTED due to Snow/Ice conditions in the local area. […] Please exercise normal caution driving and walking on campus as you are more likely to be attacked by a bunny than slip and fall on the ice |
In Fargo, d’inverno, è più facile essere attaccati da un coniglio incazzato che scivola sul ghiaccio e sbatte la testa che scivolare. Darwin docet.
-quack
Quando è saltato l’hard disk del mio mediacenter ho perso qualcosa di molto prezioso: il tempo che avevo impiegato nel taggare gli MP3 della mia collezione in maniera precisina precisina. Non tanto perché mi piace essere pignolo, ma perché l’interfaccia di Windows Media Center è molto basata sui tag.
Uno di questi tag, che quasi tutti i software che permettono di gestirli sembrano considerare di secondaria importanza, è quello che va sotto il nome di ‘album artist’. Qualcuno potrebbe chiedersi di che differenza ci sia tra ‘artist’ e ‘album artist’ ma la risposta diventa banale quando si prendono in considerazione le famigerate compilescion: chi ricorda quella con gli schiaffi?
. In media center infatti è possibile vedere gli album in base al cantante ma in caso di compilescion formata da diversi cantanti/gruppi musicali, sotto quale dei tanti inserire l’album?
Windows Media Center perciò usa il tag ‘Album Artist’ per indicare questo raggruppamento. Per le compilescion diventa quindi sensato usare ‘AA.VV.’ come album artist. Il problema è che non tutti i software di ripping sono nati uguali, non tutte le compilescion sono vere compilescion, ecc. Tocca quindi ripassare i tag con qualche tool apposito. E magari per pignoleria cambiare anche il nome del file/folder (a me piace il formato: <Artist>\<Album>\<track> - <titolo>). In passato remoto ho provato tanti tool (gratuiti, shareware, commerciali, ecc.) ma il migliore di tutti è sempre risultato Tag&Rename giunto alla versione 3.5. Però ho sempre avuto il sospetto che qualcosa di gratuito che facesse bene queste due cose (taggare e rinominare).
Ho deciso di provare The GodFather, grazie anche al suggerimento di ELF, che non mi ha mai ispirato forse per il nome. Sono rimasto piacevolmente sorpreso nello scoprire che in effetti la versione 0.70 di GodFather fa (quasi) benissimo entrambe le cose. Avrei tolto il quasi se il supporto per ‘album artist’ fosse stato più diretto: è possibile visualizzare/modificare un sacco di tag inutili, ma non ‘album artist’; tra le opzioni c’è la possibilità di copiarvici il valore di ‘artist’, ma nel caso delle compilescion questo non basta. Non mi sono scoraggiato più di tanto però perchè ho scoperto che The GodFather supporta un linguaggio di scripting Pascal/Delphi-based e creare uno script al volo è stato un gioco da ragazzi. Se non fosse per l’interfaccia di tag dall’usabilità un po’ convoluta, il tool sarebbe pressocché perfetto, nonostante sia datato 2005 (chissà perché si è fermato).
Ravanando sul forum di The GodFather ho scoperto però un altro tool, altrettanto potente e ricco di opzioni, che si chiama MediaMonkey. Dai primi esperimenti che ho fatto è il tool definitivo per il tagging: meno convoluto di The Godfather, a tratti molto semplice da usare (il tool di riferimento rimane Tag&Rename). MediaMonkey è disponibile in due opzioni, Free e Gold ma sinceramente già le opzioni inlcuse nella versione free (masterizzazione, ripping, ecc.) sono border-line bloatware.
Giudizio finale: sono definitivamente da provare tutti e tre. Ma io a questo punto mi accatterei MediaMonkey.
-quack
Devo per forza dedicare un post al fenomeno prettamente americano dei rebate (noto anche come MIR). Chi ha pazienza di leggere un articolo lunghetto in inglese può trovare tutte le spiegazioni in questa pagina.
Un rebate è uno sconto postumo che viene inviato a casa, previa registrazione presso chi lo offre (può essere il produttore ma anche il rivenditore) compilando un modulo cartaceo ed includendo il codice a barre del prodotto acquistato. Dopo un certo lasso di tempo di processing viene recapitato un assegno pari all’importo del rebate al registrante. Il problema è che il meccanismo dei rebate è piuttosto eterogeneo e non tutti i venditori offrono lo stesso tipo di garanzie. In generale gli sconti dei produttori sono piuttosto affidabili in quanto mirano a passare il ribasso direttamente al cliente evitando che il ribasso del prezzo venga cannibalizzato dal rivenditore. La stessa cosa non è valida per i rebate offerti direttamente dai rivenditori che il più delle volte utilizzano meccanismi di registrazione volutamente convoluti per fare in modo che il rebate non sia applicabile; questo accade molto raramente con i rebate dei produttori, ma accade lo stesso.
A complicare le cose c’è il fatto che purtroppo le tasse (l’equivalente dell’IVA) si pagano sul prezzo pieno per cui calcolare il prezzo reale diventa un gioco matemagico. Alcuni rivenditori molto affidabili utilizzano un sistema completamente on-line generando un codice unico per il tipo di prodotto direttamente sullo scontrino, ma per chi fosse sprovvisto di qualsiasi forma di connessione a internet può sempre far riferimento al processo cartaceo.
Ci sono casi rari in cui il rebate è superiore al prezzo totale incluso di tasse: se non fosse per il fattore rischio mai nullo sarebbe comunque una pacchia, ma così non è.
Wikipedia dedica un’intera sezione ai vantaggi che un rebate promozionale può avere dal lato sia del venditore che del compratore. Giusto per la cronaca, l’ultimo rebate produttore per un banco di memoria da 2GB comprato da Fry’s ha richiesto i seguenti passi:
- scaricare un PDF online con le istruzioni per il rebate. Il link era stampato in maniera semi-sbiadita sullo scontrino
- le istruzioni a loro volta riportavano un codice numerico da inserire nel sito del produttore per accedere alla pre-registrazione online
- una volta immessi i dati per la pre-registrazione è comparso un altro codice insieme ad un link contenente il modulo rebate compilato completamente e corredato di istruzioni; il codice sarebbe dovuto servire per eventuali problemi nella stampa del modulo
- ritagliare il codice a barre e appiccicarlo sul modulo, nello spazio designato, con del nastro adesivo. Le istruzioni indicano chiaramente che usare la spillatrice porterà (nel senso di ‘con certezza’) ad inevitabili ritardi, come pure spedire il codice a barre in maniera “sfusa” (?); nessuna penalità è indicata per l’uso della colla ma non me la son sentita di rischiare
- allegare (non è spiegato come, ma immagino in maniera sfusa) la copia apposita dello scontrino
- infine fotocopiare e spedire il tutto all’indirizzo di destinazione
Tale processo è un po’ fuori dal comune ma dà correttamente l’idea di come funziona la gara ad ostacoli.
Infine è interessante notare che qualsiasi tentativo di approfittare del meccanismo dei rebate è considerata frode postale che è un reato federale. Caveat emptor.
-quack
Pagina Successiva »