Cercavo da tempo una stampante con le seguenti caratteristiche:
- costo contenuto (~60$)
- inchiostri separati
- stampa fronte retro automatica (la mia Pixma IP3000 mi ha viziato)
- scanner piano incorporato
La cosa non si è rivelata affatto semplice; ho provato a fare un giro sul sito della Canon ma alcune caratteristiche non sono chiaramente specificate nella descrizione sommaria dei prodotti. Stessa cosa per le Epson.
Poi fortuitamente tra le offerte di Fry’s c’era una Canon MP610 in offerta a 60$, offerta però non disponibile presso il punto vendita locale. Incuriosito ho scoperto che la MP610 ha tutte le feature che mi interessavano e che su newegg è in vendita la versione ricertificata e garantita per 65$ consegna a domicilio.
Lo scanner incorporato è compatibilissimo con BlindScanner Pro per mia personale gioia. Seguiranno i test di stampa su carta fotografica.
Unico neo: le cartucce usano un sistema di misurazione della quantità di inchiostro basato su chip; ma questo non sembra aver fermato il mercato delle cartucce compatibili.
Consigliatissima.
-quack
Dall’ultimo post “non di servizio” sono successe un bel po’ di cose.
La notizia più interessante del momento è stato il licenziamento di alcuni colleghi; la novella è stata accolta in vari modi anche se a nessuno piace la parola licenziamento in un periodo triste come questo: non piace persino a Mini-Microsoft, che predica da anni una cura dimagrante aziendale. Personalmente l'ho accolta con sentimenti “misti”: sarebbe stato più appropriato un taglio netto anziché scaglionato per i prossimi 18 mesi anche se questo sarà un incentivo per tutti a fare molto meglio. Mi ha però rattristato e disturbato parecchio leggere le reazioni dei cosiddetti analisti. Qualcuno crede di conoscere la situazione dell’azienda meglio di Steve Ballmer, che per quanto personaggio controverso si deve ammettere che sulla questione sappia cose che nessuno sa; qualche altro ha cominciato la caccia alle streghe e la notizia più idiota in assoluto è raccontata in questo articolo sintetizzabile in “la colpa è di Vista”. Credere che la colpa delle disgrazie di un’azienda sia imputabile ad un prodotto rilasciato più di due anni fa è bizzarro. Certo è che se dovessi malauguratamente cambiare mestiere vorrei fare l’analista: essere pagato magari anche profumatamente per fare a gara a chi la spara più grossa dev’essere un sogno proibito. Personalmente ritengo che ci siano prodotti che vadano “curati” con attenzione e che il licenziamento rappresenta sempre un insuccesso, inspiegabile poi se le revenue sono ancora stellari. L’economia intanto è quello che è meglio alzarsi la mattina e cominciare a pensare in che direzione correre.
Nel frattempo sono diventato ufficialmente caporale di un soldato solo: è un inizio ovviamente e già questo ha stravolto la priorità di tutte le cose. Speriamo bene; la mia agenda intanto si è arricchita di un numero quasi insostenibile di meeting alla ricerca del riannodo di fili persi in chissà quali oscure trame.
Per il resto, finite le migrazioni di tre siti verso nuovi lidi (grazie Luca!), la vita comincia a fluire verso la tranquilla normalità; perfino il mio dellaptop, che finora mi aveva fatto un po’ penare, è entrato in periodo di virtuosa stabilità interrotto solo da un BSOD occasionale. Non ho fatto analisi perché pochi giorni dopo mi sono imbattuto in questo changelog:
Networking: fixed intermittend (sic) BSODs when using the new host interface (Windows hosts only; bugs #2832,#2937, #2929)
Scommetterei un euro che il mio BSOD era appunto della famiglia degli “intermittendi”. Ma vaff…
-quack
L’inevitabile è accaduto, ho cambiato ISP. Dal punto di vista pratico è un cambio di DNS ma finché la modifica sarà propagata potrebbe rispondere il vecchio ISP.
Sperando che almeno sia un po’ più affidabile del vecchio. Se i commenti sono bloccati, vuol dire che il DNS non è ancora rinfrescato. Intanto mi sto inventando qualcosa per rendere leggibile a tutti questo messaggio.
-quack
In uno dei post precedenti, riguardo la questione della
preinstallazione di Windows da parte dei soliti Dell/HP/Toshiba, dicevo:
Qualcuno ne fa una questione di principio ed è disposto a investire quantità di tempo che superano di parecchio l’eventuale rimborso, come se il bundling stesso fosse illegale.
Tanto per chiarire io non ho nulla contro le questioni di principio: ognuno è libero di combattere contro i propri mulini a vento a prescindere.
Quello che un po’ mi infastidisce e procura antipatia a livello cutaneo è la totale incoerenza di certe battaglie. Faccio un esempio magari poco “reale”: si lotta per principio per farsi rimborsare la licenza di Windows e poi ci si compra un Mac? Con questo non voglio giustificare chi si comporta male portando l’esempio di chi si comporta peggio, ma se uno vuole filosofeggiare sulle alte questioni del bene e del male non dovrebbe cominciare ad acquisire per lo meno un po’ di coerenza.
Sullo stesso tema: 9 milioni di infezioni via Conficker e gli utenti Mac sono immuni, ma qualcuno lo vada a spiegare a quei 20 mila utenti che si sono infettati via iWork. Certo una goccia nel mare, ma intanto…
-quack
Per quanto riguarda l’argomento Trusted Computing ci sono due post molto interessanti da segnalare sul blog di Joanna.
Il primo si intitola “Why do I miss Microsoft Bitlocker?” e spiega in dettaglio la differenza tra Bitlocker +TPM e qualsiasi altro SW di encryption per dischi. Ne avevo parlato in precedenza ma Joanna racconta con dovizia di particolari gli scenari di attacco usando un esempio alla portata di tutti.
Il secondo post si chiama invece Attacking Intel Trusted Execution Technology. Parla molto bene di questa nuova tecnologia che permette di far girare codice trusted su una piattaforma untrusted. L’equivalente in codice – se vogliamo – del protocollo di scambio di chiave che va sotto il nome di Diffie-Hellmann.
Una cosa che ha subito colto la mia attenzione è la sigla I.F.T.C.: Irrational Fear of the Trusted Computing. Per fortuna qualcuno, dopo aver letteralmente sfrantecato gli zebedei su quanto funesto sarebbe stato l’arrivo inevitabile di questa tecnologia, ha cominciato a dedicarsi ad argomenti più leggeri anche se non meno controversi. A chi è ancora scettico sull’utilità del trusted boot dedico questo splendido paragrafo:
In other words, our system can be all full of boot sector viruses and BIOS rootkits, and god-knows-what-else, and still TXT should allow to load a clean VMM (or OS kernel) in a secure way, immune to all those rootkits present in the system in a moment just before the load process. This TXT-supported load process is called Late Launch, and is implemented via a special new CPU instruction called SENTER.
[…]
It is hard to overemphasize the potential impact that a technology such as TXT could have on computer security. One can immediately see that it could eliminate all the system-level persistent malware — in other words we can easily build systems (VMMs or even standard OSes) that would be immune to attacks that try to compromise system binaries on disk, or attack the system right from the bootloader or BIOS. Combining this with VT-x and VT-d technologies, system developers (for the first time, at least as far as the "PC" platform is considered) have gotten extremely strong tools into their hands that should allow them to create really secure VMMs and OSes…
È ancora troppo presto però per gioire, la tecnologia TXT (conosciuta anche come La Grande) è ancor meno diffusa del TPM.
-quack
La leggenda narra che i miei compaesani abbiano il dono dell’ubiquità: ovviamente si intende a livello collettivo e non certo di singolo individuo. Non c’è paesino, spiaggia o posto al mondo in cui sia impossibile, dato un intervallo di tempo abbastanza lungo, incontrare il paisà che ti riconosce e racconta le ultime disavventure di Giacinto (personaggio in bilico tra il comico ed il male) o Matteo Quartequinta, che deve il suo soprannome al fatto che fosse capace di tirare la quarta e la quinta di una centoventisette sport nel suo garage.
Il 20 Gennaio 2009 sarà sicuramente una data storica. E in base alla leggenda, all’evento tanto atteso non poteva mancare un mio compaesano. Immagino che se capitasse che durante la cerimonia il neo-eletto presidente finisse per scambiare quache chiacchiera a distanza ravvicinata con il paesano in questione un gravinese di passaggio chiederebbe al suo vicino: ma chi è quell’uomo abbronzato che sta parlottando ora con Giovanni?
-quack
Venerdì mi è arrivato il sintonizzatore digitale (Digital Cable); è stato un po’ complicato installarne il software per via di alcune dipendenze incrociate ma niente di che, anche se son andato vicinissimo all’esperienza Linux: scaricare l’aggiornamento necessario che non si installa, cercare su Google, aprire la finestra terminale e installare i vari pezzi dell’aggiornamento a mano. Ci mancava solo qualche pezzo di codice sorgente… anyway.
La scoperta sensazionale è che di criptato sul cavo digitale di comcast c’è ben poco. Anche canali some ESPN, che mi ha permesso di seguire i passati Mondiali/Europei, sono totalmente in chiaro. E così ho aggiunto un’altra bella fetta di soddisfazione alla bacheca, perché la storia di integrare PC e segnale televisivo è stata davvero molto lunga e tortuosa. Che ha inizio con l’ultimo trasloco casalingo diversi anni fa.
Allora arrivò anche il passaggio dalla parabola al cavo digitale, necessario per usufruire dei servizi di RAI Ciofetional. Per sfida personale decisi di mettere insieme un mediacenter piccolo in tutti i sensi, anche di prezzo: comprai una MB con scheda grafica compatibile MCE integrata, un processore AMD Athlon, lettore DVD, HD, RAM e li piazzai dentro la “lavatrice”, un case Antec Aria a forma appunto di lavatrice più “accomodante” dei vari Shuttle PC. Anche il rumore, date le condizioni di raffreddamento challenging di tanti componenti in pochissimo spazio, era quello tipico dell’elettrodomestico per eccellenza. Le connessioni allora erano piuttosto semplici: l'uscita digitale della presa veniva convertita in analogico composito dal sintonizzatore in comodato, riconvertita in digitale da una PVR 250 con MPEG-2 hardware, passava sull’HD e ritornava in analogico tramite la MX-440. Tutto funzionava egregiamente con la beta di MCE2005 ma al momento del rilascio l’amara sorpresa: la MX-440 non era più supportata per motivi di performance e dovetti in fretta e furia trovare un’altra soluzione. Decisi di ricominciare quasi da capo con un nuovo case molto più spazioso(Ahanix D-Vine 6 dotato di display VFD), una nuova CPU Intel (P4), una scheda madre con una ATI integrata riciclando tutto il resto: anche in questo caso la scheda grafica integrata non ce la faceva con la decodifica MPEG e passai ad una scheda grafica discreta ma raffreddata passivamente (GeForce 6200). Da allora il PC è rimasto grosso meno lo stesso a parte la sostituzione per morte prematura degli HD e un piccolo upgrade della RAM. Nel frattempo è arrivata l’alta risoluzione, il remodeling della living area, un televisore nuovo HDMI compatibile; e con esso una scheda grafica che supportasse l’HDMI (ATI 9250) ed ovviamente un “nuovo” sintonizzatore HiDef in comodato d’uso dotato di uscita firewire; ad aggiungere sconquasso il remodeling ha reso il mediacenter e il sintonizzatore estremamente ingombranti, al punto da trasbordare fuori dal nuovo habitat designato. Con qualche hack è diventato possibile cambiare canale via firewire (farlo tramite infrarossi era scarsamente affidabile) e addirittura registrare la TV in HiDef sempre via firewire a patto però di registrare lo stesso show contemporaneamente anche in SD via ingresso analogico. La cosa non mi sembrava malvagia fino a quando ho realizzato che 2 registrazioni per volta non erano il massimo per la vita degli Hard-Disk: per fortuna il sintonizzatore digitale aveva anche l’uscita component aggiuntiva e con qualche magagna si poteva vedere la TV dal vivo – ma senza le feature di un PVR – in HiDef senza dover ricablare l’intero pianeta solare: è stato così abbiamo visto i mondiali del 2006 e gli europei del 2008.
Però spesso non riuscivo ad addormentarmi (?) roso dal tormento di dover usare l’uscita analogica quando il segnale di partenza era già digitale (D->A->D->A): sono sempre stato attirato dai PC con CableCard ma con il mercato estremamente limitato trovare un modello che soddisfacesse tutte le mie richieste è stato impossibile. Troppo costosi, troppo brutti, troppo ingombranti. Mi ero perciò convinto che tutti i canali digitali fossero in qualche modo criptati ed alcuni di essi sigillati da stringenti vincoli DRM; che CableCard fosse l’unica alternativa al buco analogico (analog hole). Poi per caso ho letto di SiliconDust HD HomeRun e ho cominciato a informarmi: questo versatile sintonizzatore permette di ricevere tutti i canali digitali non criptati con una facilità disarmante. Ero piuttosto scettico sul fatto che quelli interessanti (ESPN, sci-fi, TLC, FX, NBC, etc.) fossero in chiaro: ho deciso di ordinare uno di questi gingilli tecnologici mettendo in conto di restituirlo al mittente a mie spese qualora la maggior parte dei canali interessanti non fosse disponibile visto che informazioni accurate a riguardo erano impossibili da decifrare.
Ed invece la sorpresa è stata ottima. Tutti i canali che ci interessano e molti di più sono in chiaro e funzionano in maniera “nativa” con mediacenter. Ci sono alcune limitazioni dovute al fatto che il sintonizzatore si spaccia per un sintonizzatore di tipo diverso ma sono limitazioni per me non vincolanti: 68 canali sintonizzabili bastano e avanzano.
Per di più lo scatolotto, che occupa un ventesimo dello spazio del vecchio sintonizzatore, monta due sintonizzatori separati ed accessibili via rete contemporaneamente. Significa che mentre un PC è sintonizzato su un canale un altro PC può sintonizzarsi, tramite lo stesso scatolotto, su un altro canale. Magari via wireless. Con il risultato che ho tutta l’aria di aver fatto un upgrade che mi ha portato ad eliminare un bel po’ di cavi superflui: component (cavo a 5 ingressi RCA), composito (3 ingressi RCA) e firewire, una vera e propria opera di scaveggiamento.
Il prossimo passo sarà quello di sostituire il mediacenter con una soluzione più compatta basata magari su NVidia ION: pare che lo scatolotto sia in grado di supportare la decodifica 1080p con il solo raffreddamento passivo. Se qualche offerta per un barebone simile al mio mediaserver diventasse interessante tenterò l’esperimento, magari aggiungendo anche una soluzione di SSD agli ingredienti.
Incidentalmente, sempre a proposito di mediacenter, pochi mesi fa mi si era rotto il “telecomando”, un telecomando MCE universale in grado di imparare i segnali di spegnimento/volume TV da un altro “collega”. Non sono riuscito a trovarne in giro un rimpiazzo ad un prezzo decente e ho deciso di provare uno di quei telecomandi logitech super-universali: un Harmony 520 ricondizionato. Un’altra esperienza letteralmente mistica. E fù così che l’altra sera dissi: «un momento, programmo il telecomando e arrivo».
-quack
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