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Girava un po’ di tempo fa, però visto che l’argomento è tornato in voga…

2011.06

(fonte)

-quack

Pubblicato mercoledì 23 novembre 2011 alle 11:47 PM - 5 commenti so far
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Understanding Linux

Ieri sera tardi, anche se non tardissimo, dopo l’ennesima lotta con Xen e il boot di Nexenta (la variante Solaris che ho deciso di utilizzare per ZFS), sono arrivato ad una conclusione, volendo persino banale, magari opinabile, ma che non mi pare di aver letto finora altrove.

L’episodio scatenante è stato questo: volevo utilizzare un metodo diverso per fare il boot della macchina virtuale su cui gira Nexenta (non per pura voglia di perdere tempo) utilizzando l’utility pygrub e rincuorato dal fatto che ci fosse una soluzione di backup migliore (pv-grub) a sostegno della riuscita dell’esperimento. Alla terza difficoltà, armato di bibbia, ho cercato di usare Pv-Grub ma non riuscivo a trovare “l’eseguibile” che pure è parte del pacchetto Xen standard. Ravanando su Google si scopre che siccome Debian “non compila XYZ in quanto ha dipendenze esterne” allora il pacchetto in questione manca. Ovviamente è possibile generarlo se ci si vuole avventurare nei percorsi compilativi.

Linux non è una piattaforma su cui far girare le applicazioni. Le applicazioni ci sono, non sono poche ma non sono neanche tante abbastanza per farne una piattaforma, ma questo non basta. Linux è una scatola di montaggio per piattaforme più o meno incomplete: a Debian manca questo, ad OpenSuse manca quest’altro, ecc. In Linux non esiste l’equivalente di “eseguibile” in quanto un “eseguibile” si presume abbia dipendenze binarie molto forti. Mentre in una piattaforma il contratto binario è basato su regole molto rigide, in Linux tutto è basato più o meno sui sorgenti. Chi gestisce il repository poi fa un lavoro più o meno buono di impacchettamento di sorgenti in bit ridistribuibili ma la varietà di scelta è tale che il lavoro dell’impacchettatore tende ad essere sempre sotto la sufficienza. Ad esempio nei vari kernel aggiornati di Ubuntu non è attivo il flag “CONFIG_XEN_PCIDEV_BACKEND=m” che non ha nessun effetto collaterale aggiuntivo (tolto qualche piccolo KB di occupazione di memoria) ma che porta a richiedere una ricompilazione ad hoc per chi come me ne ha bisogno.

È ovviamente possibile generare ottime piattaforme usando Linux come è il caso di Android (parlo ovviamente della piattaforma, non di tutto il resto che può avere qualità opinabili). Però nell’accezione generale d’uso la cosa è molto meno che ottimale in quanto un protocollo basato su codice sorgente è molto meno efficace di un protocollo binario: per lo meno è necessario un passo in più e purtroppo la compilazione è un processo meno deterministico di quanto si possa pensare.

-quack

Pubblicato lunedì 21 novembre 2011 alle 6:55 PM - 54 commenti so far
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Stato dell’unione - 2011

Ieri c’è stata l’assemblea degli azionisti Microsoft. Alla sessione Q&A sono stati assegnati 15 minuti non prolungabili né prolungati che ha lasciato scontenti tutti gli azionisti. In molti stanno cominciare a chiedere lo scalpo di Ballmer, raggiunta la massa critica il processo diventerà inarrestabile. Uno dei commenti più rappresentativi:

"We drove through the snow to get here. He (Ballmer) is talking about tablets and phones as if it were a new thing. Apple's had these things for years. My granddaughters don't even know what Microsoft does. They should treat the owners better than they do."

Cioè. Benvenuti nell’era post-Gates.

I quindici minuti non sono bastati a contenere le fesserie di Ballmer (we are bringing Windows 8 to the phones) e per la prima volta in tredici anni la nuova versione di Windows la vedo nerissima.

<lamentazioni>

Cominciamo dal menu start che è scomparso ed è stato sostituito dalla modern shell. Modern una cippa e scusate il francesismo: prima pigliavo una applicazione e il menù scompariva, adesso mi ritrovo con questa cosa enorme a tutto schermo e che su tre schermi è l’apoteosi del ridicolo. Ho dovuto chiedere, per la prima volta in tredici anni, al mio dev-manager, che non avendo un pazzo da fare è nel dogfooding dalle prime ore, come lanciare una applicazione non listata. Mi dicono dalla regia che secondo qualcuno in alto la mia frustrazione nasce dal fatto che la discoverability è considerate secondaria (è poi la stessa persona che ha rivoluzionato l’interfaccia di Office dicendo che la discoverability è tutto). Clicco su un link in MetroTwitter e anziché aprirsi in IE si apre in IE-Mosh. Bachi a parte (IE-Mosh qualche volta non “raccoglie” il passaggio al volo) rimango perplesso su come si chiude questo nuovo IE: pare resistente persino a ALT-F4. Risultato finale: ho il vero terrore di cliccare il pulsante Start, che sin da Windows 95 era mio amico. Faccio di tutto per evitarlo (Windows+R se ricordo il nome dell’eseguibile; pinno tutto l’indispensabile e meno sulla taskbar).

</lamentazioni>

Allora fatemi capire un po’: bisogna creare una piattaforma per il mondo tablet e scegliamo Windows, scelta discutibile ma alla fine accettabile. Così invece di creare una shell aggiuntiva stile MCE come quando si è trattato di entrare nei salotti delle case, si infila giù per la gola la nuova shell anche a chi non serve perché non ha uno schermo touch, perché è felice con le applicazioni legacy, e per tanti altri motivi. Eppure nel caso di MCE forzare la shell doveva essere la scelta giusta per fare in modo che l’esperienza OOB create dagli OEM fosse quanto più vicina possibile ad un elettrodomestico come per il TiVò, ma in quel caso nisba. Adesso invece esattamente l’opposto.

Per fortuna agli azionisti non hanno fatto provare Win8 e spero caldamente e vivamente che ci sia un cambio repentino e che l’attuale prodotto diventi una SKU (Windows 8 tablet).

Se così non fosse nei prossimi dieci anni, se Ballmer rimane ancora alla guida, ecco quello che succederà:

  • l’enterprise snobberà Win8 come OS per via dell’attrito nell’esperienza utente; sarà peggio di Vista perché Vista era un male necessario per disinfettare la piattaforma dalle applicazioni scritte alla pazzo di pane
  • per la prima volta le enterprise che possono permettersi di scrivere e riscrivere le proprie applicazioni guarderanno altrove (hint: Android). Scrivere per WinRT è leggermente meno complicato che scrivere per Android per una azienda tradizionalmente Windows based. Però non è detto che una azienda debba riutilizzare lo stesso capitale umano, basterà assumere nuovi addetti con esperienza Android alle spalle
  • le applicazioni legacy verranno fatte girare su computer massicci ed eseguite in RDP su questi terminali semi-intelligenti. Ho l’impressione che siamo ad un punto di flesso, che l’HW sta cominciando a diventare troppo potente per l’home/aziendal-desktop computing. Le nuove schede grafiche sono utilizzate già troppo spesso per compiti poco grafici e molto super-computing, vedasi alla voce bitcoin mining. Ovviamente fatte salve le solite eccezioni verticali
  • le aziende grossissime si troveranno a scegliere tra un OS che gira sull’hardware più disparato possibile, open source e quindi apertissimo a vera e propria sartoria informatica e tutto il resto
  • Microsoft diventerà meno rilevante nel settore enterprise come già successo ad IBM, quando gli AS/400 hanno ceduto il passo ai ridicoli PC con MS-DOS

Cosa può fare MS per tornare ad essere rilevante prima di raggiungere il punto di non ritorno? Innanzitutto licenziare Ballmer ed assumere un tecnico: magari un Faggin, un Gates o un Allen qualsiasi. Il tempo stringe, nel frattempo mi godo l’extra garantito dalla volatilità flat delle azioni aziendali.

Pubblicato mercoledì 16 novembre 2011 alle 6:37 PM - 75 commenti so far
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Racing the beam

Ho sempre considerate l’Atari 2600 un oggetto di culto vero e proprio. A leggerne le specifiche si rischia di sentire veri e propri brividi scorrere lungo la schiena, soprattutto se ci si mette nei panni di chi ha scritto videogiochi per la piattaforma.230-7[1]

Innanzitutto girava su 6507, una versione “tagliata” del 6502 a cui erano state decurtate 3 linee dall’address bus (quindi si potevano indirizzare solo 8K in tutto) e la completa assenza di interrupt. In tutto c’erano solo 128 byte a disposizione di RAM, tutto il resto era solo ROM e tral’altro dominava l’assenza di frame buffer. Il videogioco gestiva la schermata video direttamente a schermo pilotando il pennello elettronico linea per linea.

Ciononostante, dei signori programmatori, ci hanno regalato dei capolavori come Pitfall!.

La storia interessante è contenuta in un libro intitolato “Racing the beam” e pubblicato da MIT Press. Dopo aver dedicato un paio di dozzine di minuti al libro mi son sentito molto più rincuorato in versione pascolatore di bit. Solo trentanni fa la dimensione di una challenge era di qualche ordine di grandezza diversa.

Il libro è ovviamente caldissimamente consigliato.

-quack

Pubblicato venerdì 11 novembre 2011 alle 10:11 PM - 9 commenti so far
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