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HTTPS is coming

Qualche giorno fa sono stato contattato telefonicamente dal mio hosting provider (GoDaddy). Di solito mi chiamano per contrattare il rinnovo multiplo dei servizi di cui usufruisco e spesso gli sconti son significativi. L’ultima volta non me la son sentita di rinnovare per due anni congelando di fatto lo status quo. Stavolta però, con l’arrivo imminente di HTTPS per tutti, di contrattare un po’ di voglia ce l’avevo. Perché GoDaddy offre ai propri clienti certificati per HTTPS, ma il prezzo, per tenere in vita questo blog, sarebbe troppo alto. L’operatore tra l’altro pareva fosse anche abbastanza contento di non poter offrire certificati di terze parti e questo mi ha scocciato non poco; infatti letsencrypt mi sembrava la scelta giusta.

Si aggiunga che, quando ho deciso di scrivere la piattaforma su cui fare girare questo blog, ho fatto una scelta in retrospettiva molto sbagliata: aggiungere l’estensione ASPX a tutte le URL di questo blog. Non l’avessi fatto avrei avuto la possibilità di migrare ad un hosted WordPress per una frazione di quanto stia spendendo adesso. Quest’opzione purtroppo non è disponibile e tenere in vita le vecchie URL richiederebbe hostare WordPress per conto mio. Una pessima idea per due motivi: mi forzerebbe a tenere aggiornato WordPress a causa dei numerosi bachi che si porta appresso di release in release e costerebbe alla fine quanto hostare Blogoo finendo per giunta per perdere il contenuto del forum.

Ho cominciato ad analizzare le alternative:

  • chiudere tutto (e ricominciare da zero?)
  • passare ad un host meno esoso tenendo in piedi l’ambaradan corrente
  • convertire Blogoo in ASP.Net Core/MySQL e usufruire di una VPS che mi permetterebbe altre robe carine
  • “congelare” le pagine attuali e hostarle su un servizio gratuito (github pages) o similare. Ricominciare altrove con un nuovo dominio

La lezione che ho imparato è che le tecnologie non durano per sempre e che il tempo investito in Blogoo, sebbene mi abbia dato la possibilità di imparare parecchie cosette utili, avrei dovuto dirottarlo altrove.

E mentre scrivo e rifletto, realizzo che forse HTTPS non è quella maledizione che mi è sembrata al primo colpo e probabilmente questo potrebbe essere l’ultimo post via Blogoo. So long and thanks for all the fish.

-quack

Pubblicato domenica 18 febbraio 2018 alle 7:19 AM - 7 commenti so far
Archiviato in: Blog-Tech

Testing ChromeOS

Facendo un po’ di pulizie mi son ritrovato con un vecchio desktop (ex-mediacenter) dotato di un monitor decente e di un laptop vetusto con ElementaryOS per l’uso sporadico, che più sporadico non si può. Ho deciso quindi di provare ChromeOS, chiedendomi se la qualità di quanto disponibile su x86 o Raspberry Pi fosse decente.

Al momento attuale, volendo provare ChromeOS, ci sono due scelte, due “distro” basate su Chromium: Flint-OS e Neverware, entrambe gratuite per l’uso casalingo. Flint-OS mi è sembrata più “aggiornata”.

L’installazione, preparato come ero alle mega guide per Linux, è stata estremamente semplice: scaricata l’immagine appropriata, copiata sulla MicroSD/USB con il tool linkato e via! Partito tutto al primo colpo. Le prestazioni su Raspberry Pi mi son sembrata un po’ deludenti dopo un test veloce su YouTube. Ma il bello delle Raspberry Pi è che possono avere sette vite come i gatti: dovessero rimanere deludenti, trasformerò il Pi in un access-point dotato di VPN ed avere una Wi-Fi in casa con un indirizzo IP italiano.

Su x86 invece tutto un altro pianeta: la persona che ha provato il laptop era contentissima perché l’ambiente era identico ai Chromebook “che si usano a scuola” (non ne sapevo niente). Inserito l’account scolastico si è ritrovata tutto come doveva essere. Ho aggiunto anche il mio e devo dire che dal punto di vista delle prestazioni, su un laptop così vetusto, mi ha praticamente soddisfatto. Niente Netflix, per ora non disponibile su FlintOS (lo è su Neverware), ma va bene così per una prova al volo niente male.

Morale della favola: se avete hardware obsoleto di cui non sapete che farvene, ChromeOS potrebbe essere UNA soluzione. In un prossimo futuro potrei provarlo sull’Acer dotato di touch-screen, il più grande pacco Hardware che abbia mai preso in vita mia.

-quack

Pubblicato mercoledì 7 febbraio 2018 alle 7:25 PM - 12 commenti so far
Archiviato in: Software

 
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