Cola cola

Da non confondersi con la Coca Cola, arrivata molto tempo dopo (che originali questi Ammerigani!).

La "cola cola" è il simbolo di Gravina, il mio paese di origine. È un fischietto in terracotta decorato a mano che rappresenterebbe una gazza ladra (con la cresta?) abbastanza comune nei boschetti che circondano il paese. È alla "cola cola" che ho pensato come souvenir ideale obbligatorio di ritorno dalla vacanza nel proprio paese d'origine per i colleghi in MS (*):

CIMG2744

Nella foto un esemplare di cola cola alto circa 3cm, misura ideale per essere impacchettata e trasportata in quantità superiori alla decina che oggi consegnerò ai miei colleghi durante il team meeting. Le "cola cola" vengono prodotte in più misure e la misura media "normale" è di circa 15cm, ma in valigia non sarei mai riuscito ad infilarcele in quantità sufficienti.

Piccola curiosità: l'attuale sindaco del mio paese ha deciso di far "installare" una "cola cola" gigante alle porte della mia città, idea non gradita da tutti i gravinesi. Qualcuno si è spinto oltre ed ha creato questo fotomontaggio decisamente suggestivo:

ColaColaNewYork.

La fonte (un elaborazione dei miei amici Piero e Niko) è il mio amico Ampere73  dal blog sempre prodigo di informazioni su "quanto succede in città" e oltre. Grazie!

-Enjoy

(*) in passato ho collezionato un "occhio magico della fortuna" turco, una maschera cinese, un set di tre piramidi egiziane decorate, una collanina fatta a mano dagli abitanti sul lago titicaca, un portafortuna tipico napoletano (il gobbetto sul corno), una ampollina con oro dell'Alaska (meno di qualche decimo di grammo). La collezione si arricchisce.

Pubblicato giovedì 13 settembre 2007 alle 5:42 PM - 1 commento so far
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Corridori da aeroporto

Quella che segue è la sintesi del viaggio di ritorno, Bari -> Seattle. Se non fosse stato al limite del tragico, ci saremmo divertiti molto di più.

I bagagli "forse" arrivano. Al momento del check-in, siccome il volo è gestito da due compagnie, ci fanno solo il biglietto per Malpensa. La signorina molto gentile ci dice che a Milano c'è pochissimo tempo e ci spiega come correre a fare il biglietto della British. I bagagli, per la mancanza di tempo, forse "arriveranno".

Turisti per l'Egitto. Ingannati dal fatto che la coda per la security sembra molto breve, nel momento in cui varchiamo la soglia della porta ci ritroviamo una serpentina a quattro livelli di persone in attesa di imbarcarsi per Sharm El Sheikh. Facciamo la fila dietro un genio (si vede che ha viaggiato molto) che all'amico dice

Che ignoranti che sono. Una volta imbarcati i bagagli non ti possono lasciare a terra.

Beata ingenuità!

Maleducazione poliglotta. Poco dietro di noi, un signore poliglotta in viaggio anche lui per Malpensa, "sorpassa" un ragazzo che ci aveva lasciati passare (il suo volo partiva dopo un po', il nostro era ad "imbarco immediato"). Nasce quasi una collutazione e il signore chiama la polizia urlando a voce alta. Aspettavo che imprecasse in tre lingue, ma non è andata così. La security è dovuta intervenire.

Era meglio viaggiare coi sandali. Sono passato 3 volte sotto il metal detector per colpa di un paio di scarpette comprate in Italia. L'addetto sembra abbastanza incazzato ma i guai non sembravano ancora finiti.

Sono più di 100 mL. Questo ci è stato detto nel momento in cui ci hanno sequestrato 3 litri di olio super-extra-vergine di oliva fatto in casa e la bottiglietta di liquore che avevamo voluto tenere nel bagaglio a mano. Effettivamente stavolta hanno ragione loro, mea culpa per non essermi ricordato di questo importante dettaglio durante la preparazione dei bagagli.

Ce la faremo? Sul tabellone la partenza è rinviata di 30 minuti. Chissà se ce la faremo ad imbarcarci _NOI_ per Londra. Figuriamoci i bagagli!

Aspettando un segnale. Aspettavamo un segnale dal cielo, ma osservo imbarcare una bara (piena?) nella stiva. Se è un segnale, di sicuro non è rincuorante.

Agitazione. Dopo nove anni di viaggi Seattle/Bari A/R sono riuscito a beccare la prima vera agitazione sindacale in atto (le altre erano state fortuitamente evitate per manciate di giorni). Il personale di terra è in "sciopero bianco" e si limita a rispettare il contratto alla lettera causando gravi inefficienze (per la serie non è possibile manco incazzarsi con loro) e il ritardo si allunga di altri 15'. Tra me e me penso che se non ci fosse l'Italia, il mondo occidentale sarebbe un meccanismo svizzero. L'hostess gentile ci fa sistemare nelle prime file che se ci danno un finger si risparmia qualche minuto prezioso (no: troppo sfigati, ci danno un bus).

Prima corsa. Arriviamo a Milano con 45 minuti di ritardo e pochissimo tempo a disposizione per fare la carta di imbarco. Decidiamo di correre come dannati direttamente al gate. L'aereo parte alle 14.50, noi siamo lì alle 14 e 30. Ci danno i biglietti e ci dicono che di li a poco comincia l'imbarco. In realtà l'imbarco comincia alle 15.30 e si parte alle 15.50. La coincidenza per Seattle sembra ormai praticamente persa, l'hostess ci parla di prepararci ad accomodarci in albergo. In realtà siccome il volo è in discesa (??) l'aereo ci mette 1h e 30m anziché 2h, con un ritardo netto perció di "soli" 30 minuti. Forse basterà correre.

Seconda corsa. Arriviamo a Londra, un aereoporto così strano che ti fanno la security anche dopo il volo (????). Corriamo al gate dopo che la navetta ci ha portati dal terminale 1 al terminale 4. Stavolta facciamo davvero appena in tempo perché l'imbarco era già iniziato da un po'.

Corridori inutili. Anche l'aereo per Seattle sembra portare un ritardo non indifferente (circa 45 minuti). Per fortuna essendo destinazione finale non ci sarà da correre ancora, solo semmai fare qualche "solita" discussione alla dogana (anche se questa volta abbiamo "importato" decisamente di meno. Non c'è stato il tempo materiale per visitare una latteria, mentre olio e liquori sono stati sequestrati alla partenza.

E i bagagli? Arrivati "sani e salvi" nonostante tutte le probabilità contro. All'immigrazione l'addetto ci saluta in Italiano mente l'addetta alla dogana sembra leggere tutta la nostra stanchezza negli occhi e si fida ciecamente e giustamente della dichiarazione cartacea senza altri controlli.

Che sfiga, ma tutto è bene ciò che finisce bene (non ho ancora aperto le valigie, ma spero non manchi niente)

Pubblicato sabato 8 settembre 2007 alle 7:29 AM - 9 commenti so far
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Senza Parole

VacanzeSerene

(senza parole ma anche senza la Rete)

Pubblicato lunedì 27 agosto 2007 alle 11:59 AM - 3 commenti so far
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Bug col GPS

Tempo fa nel Bug Tracking System di .Net 1.0 (quindi si parla di 1999) apparve un baco dal titolo innocente:

Se si invoca il metodo XYZ passando come parametro null il metodo genera eccezione null pointer

Il baco fu assegnato ad un mio collega britannico e "risolto" come by design con la seguente spiegazione:

L'unico modo per sistemare il baco è di allegare un dispositivo GPS con il rilascio di .Net e aggiungere un pezzo di codice che - nel momento in cui il chiamante passa null invii una mail a Mauro Ottaviani (NdP: lo stesso Mauro intervistato per "Italia 9") contenente dettagli geografici sull'origine dell'eccezione. Il buon Mauro si metterà alla guida della sua macchina provvisto di pollo di gomma e raggiunto il cliente può decidere se è il caso di

  1. colpire il cliente con il pollo morto in testa
  2. sistemare il codice per il cliente qualora lo voglia

Per la versione 1.0 non abbiamo risorse sufficienti per sistemare il baco correttamente per cui tale baco verrà sistemato come by design. Si consiglia il tester che ha originato il baco di aprire un nuovo baco per la versione 1.x

Dubito che il baco per la versione successiva sia mai stato aperto, ma questo è quello che può capitare nell'eterna lotta tra dev&tester.

-quack!

P.S. è la prima volta che il mio portatile finisce in un triangolo delle bermuda senza nessuna copertura wi-fi e pertanto questo è il mio primo vero post scritto completamente offline!

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Pubblicato sabato 4 agosto 2007 alle 11:25 AM - 1 commento so far
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Touchdown

Siamo finalmente arrivati in Patria. Come recitava Morpheus, some things will never change. Dopo nove anni ancora non mi riesco ad abituare all'anti-gentilezza d'impatto non appena si tocca suolo italiano. Riassunto di un paio di episodi:

  1. siamo passati dal customer care Alitalia per confermare che il pezzo di carta che avevamo in mano come ricevuta del biglietto elettronico fosse sufficiente per passare la fila alla sicurezza; di tre impiegati una, sul posto di lavoro, parlava allegramente e ad alta voce dei suoi fatti personali con una amica al cellulare. L'altra tentava di aiutarci dandoci informazioni sbagliate (un gate totalmente diverso che senza carta d'imbarco ci ha fatto rischiare di perdere l'ultima coincidenza) mentre il terzo "aiutava" un signore e la sua famiglia rei di voler far passare del cousous in volo
  2. la security: concentrato di maleducazione totale. Trattare clienti come se fossero capi di bestiame è il modo più veloce per farsi licenziare dalle mie parti. Nessuna istruzione su come fare il controllo, un metal detector per ogni due file, incompetenza totale nel trattare i clienti. L'ho già detto?
  3. i pugliesi in viaggio; nulla in contrario con in pugliesi (sono pugliese anch'io) ma mi sembrano una comitiva di ragazzini chiassosi in gita con l'età media di 50 anni. La scena folkloristica al baggage claim sembrava tratta da La mia Africa
  4. la dogana in Italia. Per la prima volta mi hanno chiesto «da dove vieni?». Da «Seattle». «Allora devi fare la dogana». Mi fanno infilare i valigioni nella macchina a raggi-X per la quindicesima volta, ma non il mio marsupio che stava per esplodere. Che cosa potessero trovare via raggi-X ancora non l'ho capito.

Intanto ieri sera tardi mi son accorto che sono stato PI-zzato (effetto simile all'essere slashdotted). Spero che il mio host abbia tenuto e ringrazio pubblicamente Patrizio Tassone per la citazione e il suo articolo che - se fosse possibile - condividerei al 200%. Alcuni brani che ho gustato:

Con un ecosistema del genere, già debilitato, i nuovi paletti che la GPL3 inserisce, se da un lato vanno a proteggere quei principi che la FSF persegue, dall'altro rischiano di uccidere il malato, facendolo tornare un gioco per geek
Ma spostare il discorso sulla libertà è un vantaggio di troppo che si concede a FSF: per come la vede Torvalds, la GPL3 limita le libertà, non le amplia, ficcando il naso in cose che non dovrebbero riguardare la licenza
[...]
Si equipara quello che FSF vuole sia "legale" con quello che è il proprio credo.

Infine questo pezzo è semplicemente favoloso:

Se oggi si mettono paletti su dove eseguire il software, chi ci garantisce che domani la GPL3.1 o la GPL4 non contengano una clausola che vieterà l'uso di software coperto da GPL nei paesi dove vige la pena di morte, o in quelli non considerati "liberi" (dalla FSF, ovviamente!), o in quelli che non concedono una pensione agli sviluppatori GPL per lavoro usurante? Un po' più di rispetto per le idee altrui e meno proclami aiuterebbero sicuramente a non dividere la comunità creando blocchi contrapposti, ma a favorirne l'espansione.

Un po' quello che avevo detto anche io con l'allegoria dell'accendisigari.

BRB

P.S. in meno di sei mesi Vodafone mi ha invalidato la mia vecchia SIM telefonica. Toccherà comprarne un'altra e trovare una soluzione un po' più permanente.

Pubblicato giovedì 2 agosto 2007 alle 9:57 AM - 8 commenti so far
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