Venerdì 8 Dicembre 2008, parlando del fatto che il software Apple è più simile ad un colabrodo che ad un armatura e riflettendo sul baco da me stesso individuato in poche settimane di uso di OSX riguardo l’automounting e l’auto-decompattazione, auto-apertura, ecc. ecc. dei documenti scaricati via Safari, affermavo:
Sono poco informato davvero, ma il link che ho letto parla di lancio automatico di file PDF. Se sfruttare un baco nella lettura delle immagini è difficile ma fattibile, immagino che un PDF tra form e javascript sia più facilmente sfruttabile.
Gizmodo spiega come funziona il jailbraking via web, e surprise surprise:
It just requires the user to visit a web address using Safari. The web site can automatically load a simple PDF document, which contains a font that hides a special program. When your iOS device tries to display the PDF file, that font causes something called stack overflow, a technical condition that allows the secret ninja code inside the font to gain complete control of your device.
Stupido io che immaginavo si dovesse ravanare nel codice di parsing dei form in javascript quando è effettivamente più efficace cercare in superficie.
-quack
P.S. forse l’idea del mass-jailbraiking non è così cattiva come potrebbe sembrare.
WebKit is “Work we did at Apple” (Steve Jobs, 2 Giugno 2010).
Peccato che per come l’abbia lasciato intendere Apple non ha ‘inventato’ Webkit da zero. Ha però contribuito in maniera fondamentale.
The first phone to implement multitasking (Steve Jobs, 7 Giugno 2010)
Ovviamente l’affermazione è verissima se si considera che è il primo telefono a implementare il multitasking in maniera “corretta”, dove “corretta” è come piace a Steve Jobs. Mi ricorda tanto la battuttaccia di Benigni su papa Wojtyla definito all’epoca “il miglior papa polacco vivente al mondo residente a Roma”. Ovvero quant’è facile essere i primi ed i migliori in un insieme fatto da se stessi soltanto.
'Fragmentation' is a bogeyman, a red herring, a story you tell to frighten junior developers. Yawn (Dan Morrill, 21 Maggio 2010)
Sì, certo come no. Le storie horror di chi deve sviluppare per 4 versioni diverse moltiplicate per tre o quattro UI diverse sono frutto di pura fantasia.
The wi-fi sniffing was accidental (Google 14 Maggio 2010)
Chissà perché Google ha una tendenza atipica ad inciampare coi problemi di privacy. Scava scava… si scopre che lo sniffing non solo era stato volontario ma addirittura brevettato. Per maggiori informazioni sull’argomento consiglio il dibattito in corso su IdentityBlog.com
-quack
Bonus:
The world is moving to HTML5 (Steve Jobs, 1 Febbraio 2010)
Parafrasando un mitico quartetto: se il mondo somiglia a te, noi siamo in pericolo.

Comincio dalla fine: è un giocattolo.
Ho provato quattro esemplari, di cui uno nuovo. Alla prima impressione mi è piaciuto ed ho finito per comprarne due per me uno da tenere a casa ed uno in ufficio.
Le difficoltà:
- L’assenza di driver “ufficiali”: sapevo a cosa sarei andato incontro e mi son informato prima dell’acquisto
- Il ricevitore bluetooth: ovviamente il mouse è “disegnato” per funzionare con i mac o così vorrebbero far credere. Il primo ricevitore bluetooth non andava bene e ho dovuto provarne un altro che – devo ammettere – si comporta alquanto egregiamente. Ma perché fare un mouse bluetooth se funziona solo con i ricevitori di un certo tipo? Ed io che mi immaginavo che il bluetooth fosse uno standard
- La qualità dei driver per Windows: decisamente scarsa, sono in molti a lamentarsi di continui freeze; alcuni durano una frazione di secondo, altri mi hanno costretto a spegnere, togliere le batterie e riaccendere il mouse. Qualcuno lamenta problemi simili anche sotto OSX e devo ammettere che in tanti anni non ho mai visto un dispositivo bluetooth singhiozzare così
- La funzionalità: per come è implementata la parte sensoriale mi è più volte capitato di cliccare il “tasto” sbagliato, scrollare accidentalmente prima di cliccare (*) o in generale a percepire che il mouse abbia una vita propria. Le cose peggiorano quando lo usa il mio collega
Lati positivi:
- L’appeal. È sexy, non ci sono altri aggettivi che possono descriverlo meglio
- L’ergonomia: è decisamente ergonomico anche se non lo è perfettamente. La superficie lucida aumenta la sudorazione della mia mano già elevata di suo per un difetto genetico
Il punto numero quattro della prima lista mi ha fatto decidere per il pensionamento del magic mouse in ufficio ed al suo posto ho ristanziato l’Arc Mouse. Dopo un’ora scarsa di utilizzo mi sembra di essere passato da una bicicletta ad una moto da corsa.

-quack
(*) Per ben tre volte ho accidentalmente “scrollato” prima di cliccare durante un’operazione di Search & Replace in VisualStudio. Mi son chiesto se volevo passare il mio tempo a sistemare queste uscite maldestre o a scrivere codice e mi son dato la risposta dopo aver letto il mio titolo sul mio biglietto da visita.
Il sorpasso in market share di Android nei confronti dell’iPhone era e sarà inevitabile. I motivi li ha riassunti Joe Wilcox diversi mesi fa, non ho niente di nuovo da aggiungere se non sintetizzare con il classico paragone tra Mac e PC.
Una questione però secondaria riguarda il fatto che tutti parlano di sconfitta di Apple. Au contraire, Apple non ha mai perso veramente nemmeno nella guerra dei PC/OS piuttosto direi che ha “diversamente vinto”. Apple vende hardware con ricarichi da capogiro e la cosa è ortogonale al fatto che per l’acquirente ci sia un valore aggiunto o meno. La mia teoria, condivisa per altro da diverse persone, è che ad Apple vada bene così e a sostegno di questa teoria parla la situazione di cassa estremamente florida.
La matematica non è un’opinione: Apple sceglie di guadagnare 500$ vendendo un telefono a 600$ su un costo di 100$ anziché vendere cinque pezzi a 200$. L’andamento non è proprio lineare ma a parità di guadagni è molto più conveniente scegliere la via dell’alto margine/basso venduto: si rischia molto di meno. Per farlo però bisogna avere un dipartimento marketing molto capace e ad Apple questo non manca.
Il mercato però è immenso e lascia spazi ad elefanti e zanzare; in un teatro siffatto c’è spazio per una vasta gamma di prodotti dalle cineserie con margine risicatissimo agli iPhone tempestati di diamanti.
L’unica incrinatura in questa teoria è il comportamento di Steve Jobs: perché arrabbiarsi tanto con Google se poi Android porta benefici indiretti anche all’iPhone? Io me lo spiego però se prendo in considerazione il fatto che Steve non è una persona normale. Ovvero in una scala che va da zero = squilibrato inoffensivo a cento = Mario Rossi penserei che lo Steve Jobs bugiardo patologico si stabilizzi intorno ad epsilon.
E allora tutto quadra.
-quack
P.S. naturalmente presta particolare diletto l’osservare il venire a galla delle teorie più strampalate di alcuni elementi dello “schieramento pro-Apple” se così si può definire.
Un uomo entra in un bar e dimentica il cellulare. Un altro lo trova,
scopre che è un rarissimo IPhone di super-nuova-quinta generazione e si ritrova con un scoop in mano. Rivende il telefono ad una redazione giornalistica che ne pubblica foto e dettagli. Una storia assurda, ma per quello che succede dopo.
Qualcuno ipotizza teorie complottistiche a dir la verità più credibili di quelle degli alieni nell’Area 51. Qualcun altro per difendere l’azienda del cuore scrive 5000 parole, mica pazzi eh!, 11 pagine A4 stampate per spiegare il perché e il per come: sinceramente anche giocare a scacchi con un primate sembrerebbe più entusiasmante, evidentemente qualcuno non ha davvero un pazzo di meglio da fare.
La mia opinione non richiesta: qui mi sembra che si sta esagerando. Se qualcuno fosse finito sul giornale per aver trafugato dei documenti top-secret da una base militare operativa non avrebbe ricevuto il clamore di così tante attenzioni. Ovviamente c’è quasi la certezza che sia stato commesso un reato però se fossi il direttore responsabile di una testata giornalistica di spetteguless tecnologico che vive di questo avrei fatto la stessa fesseria: quando si tratta di fare lo spetteguless più lungo niente batte uno scoop del genere. In fin dei conti, una volta che Gizmodo ha avuto l’opportunità di scoprire che il venditore mascarato non stava bluffando, ha prontamente restituito il maltolto. Purtroppo ci sarebbe da ridere se non fosse che la realtà supera davvero la fantasia: i segreti di Apple non sono segreti di stato ma qualcuno si atteggia come se lo fossero. Dulcis in fundo una perquisizione con sequestro, a quanto pare anche questo illegale, nella residenza del ricettatore giornalista. Certe arroganze sono già antipatiche per sé, figuriamoci quando vengono fatte a nome di altre entità ancora più arroganti.
E Steve Jobs è un’ingrata testa di pazzo.