Fanboi$
In ufficio ho un collega che ieri a pranzo mi ha detto: “ho comprato un MacBook Pro Retina configurato al massimo ma non ho deciso cosa farne”. L’ha ordinato il giorno stesso in cui il prodotto era disponibile sul sito Apple. Lui, e tanti altri, mi ricordano questo estratto da un episodio dei Simpsons:
 

-quack

Pubblicato sabato 23 giugno 2012 alle 5:37 PM - 10 commenti so far
Archiviato in: Apple

Virus e teoria dei giochi

Tempo fa pubblicai un link di Adam J. O’Donnell che applicava la Teoria dei Giochi all’analisi del Malware su piattaforma. Il ricercatore aveva prodotto una formula:

(1-p)fv = (1-f)v

p e’ la probabilita’ che un attacco su Windows riesca e chiamiamola efficacia del sistema che comprende difese builtin (ASLR, firewall, valori di default) e aggiuntive (antivirus).

Gli attacchi su Mac sarebbero cominciati quando f (il market share di OSX) avrebbe risolto l’equazione. Il ricercatore all’epoca aveva considerato un valore di efficacia pari all’80% sentenziando che i Mac sarebbero diventati bersagli interessanti qualora la percentuale di market share avesse superato il 16%.

Qualcuno ha provato a giocare con questo valore usando i risultati di un test comparativo di antivirus e pigliando il risultato peggiore (Microsoft Security Essentials, ovvero 93.1%). Viene fuori una percentuale diversa, in grado di giustificare quanto sta accadendo ultimamente. Ovviamente il modello e’ estremamente semplificato (si da lo stesso valore al PC della nonna e a quello delle centrifughe iraniane; non si tiene conto dei costi di acquisizione di conoscenza per bersagliare una piattaforma diversa; ecc.). Ma se la correlazione continuasse ad essere rinforzata, sarebbe la fine per l’ingrediente segreto alla base della sicurezza dei Mac: la polvere magica.

-quack

Pubblicato venerdì 20 aprile 2012 alle 11:46 PM - 9 commenti so far
Archiviato in: Apple, Security

Storia di ordinaria arronganza

Un ragazzo compra un laptop Apple con l’infame NVidia 8600GT. Scoperto l’inghippo il ragazzo cerca di farsi rimborsare l’acquisto ma in cambio riceve una garanzia di 4 anni sulla GPU.

La GPU dopo tre anni frigge, ma Apple, mentendo spudoratamente, si rifiuta di effettuare l’intervento in garanzia promesso.

Il ragazzo dopo diversi tentativi fa causa.

Apple manda due avvocati a Seattle. I due avvocati vengono subito colti in frangrante menzogna quando cercano di spiegare che, a causa di una differenza di clock pagata con 300$ sonanti, il PC non sarebbe in garanzia; cosa non vera perche’ l’HW e’ lo stesso di quello comperto dalla garazia.

Durante il processo, con grande sorpresa del giudice e di tutti i presenti, gli avvocati spiegano che il costo di riparazione per Apple e’ zero in quanto sarebbe assorbito da NVidia.

Quello che segue merita il migliore grassetto: Apple paga la trasferta di due avvocati col permesso aziendale di mentire pur di non cedere – a costo zero visto che il tutto sarebbe rimborsato da NVidia – sulla riparazione di un PC promesso in garanzia. L’azienda che macina in assoluto i piu’ grandi profitti in America spende migliaia e migliaia di dollari solo per pura arroganza.

Il ragazzo intanto vince la causa anche se non e’ detta l’ultima parola perche’ deve passare all’incasso.

Al ragazzo auguro buona fortuna, a tutti gli altri un invito a spend different.

-quack

Pubblicato giovedì 19 aprile 2012 alle 1:29 AM - 27 commenti so far
Archiviato in: Apple

Il dettaglio

Ho notato che quando si parla della faccenda di Apple e del prezzo degli e-book gonfiati in generale viene sempre ignorato un dettaglio; purtroppo il dettaglio è fondamentale per capire la faccenda perché è il motivo centrale per il quale il DoJ ha intentato causa.

La difesa di Apple verte intorno al fatto che, secondo loro, hanno lasciato la libertà agli editori di fissare qualsiasi prezzo. Questo però non è vero perché, in una clausola, su tale prezzo è stabilito un limite superiore. Ovvero il prezzo al dettaglio non deve superare il prezzo a dettaglio presso un altro store.

Per cui se l’editore X vende un libro sia su Amazon che su iTunes, il prezzo fatto da Amazon non può essere più basso di quello su iTunes. In barba alla “libertà per gli editori di fissare qualsiasi prezzo”. Un altro dettaglio è il fatto che i modelli di vendita su iTunes (a percentuale) sono diversi da quelli tradizionali (su prezzo all’ingrosso). Terzo dettaglio, la percentuale che va in tasca ad Apple è fissa e più alta rispetto a quanto va in generale in tasca ad Amazon.

Quindi se io editore volessi ricavare 7$ per la vendita di ogni copia potrei venderlo ad Amazon al prezzo di 7$/copia oppure su iTunes al prezzo finale di 10$. Ma se Amazon decidesse di vendere il libro a soli 8$? La clausola di Apple spinge di fatto gli editori a chiedere da Amazon un prezzo più alto. Ed il libro magicamente passerà da costare 8$ a costarne 10$.

Fin qui la matematica.

Le obiezioni alla mossa del DoJ, provenienti ovviamente dai fan più sfegatati e cioé quelli che sono addirittura contenti di pagare di più per lo stesso contenuto, sono sintetizzabili in:

  1. Apple non ha costretto nessuno. Ovviamente per costringere si intende chiaramente “puntare la pistola”. La contro-obiezione è che per clausole vessatorie non si intendono solo quelle che prevedono punizioni corporali. L’esempio tipico è che il DoJ è intervenuto nel caso Windows/IE nonostante MS non abbia mai venduto una copia di Windows puntando le pistole (la contro-contro-obiezione è che MS si è fatta pagare “licenze a priori”.
  2. Apple ci sta difendendo dal monopolio di Amazon. Se anche quello di Amazon fosse un monopolio, sarebbe un monopolio di fatto, qualcosa che capita quando una azienda vende più degli altri per manifesta superiorità tecnica. Ed il monopolio in sé, come più volte spiegato, non è punibile a colpi di legge. Quello che è illegale è farne uso per farsi strada in un altro mercato: che guarda caso è quello che Apple sembra stia facendo.

La questione poi diventa completamente irritante quando viene considerato irrilevante il parallelo Windows/IE dimenticando che:

  1. la distinzione tra mercato del software di base e quello applicativo è estremamente più artificiale di quella tra iPad e eBook; infatti al giorno d’oggi un browser è considerato parte del sistema operativo sotto quasi tutti i punti di vista
  2. MS regalava IE; questo ha portato a ridurre il prezzo che si pagava per questo prodotto portandolo quasi a zero; invece grazie all’intervento di Apple, anche se io non sono cliente iCoso, vedo aumentare il prezzo dei libri che mi interessano

Ovviamente con questo post non mi faccio assolutamente l’illusione di far cambiare idea chi è convinto che la colpa di 600mila e passa infezioni di Trojan sia di Oracle (ma una bella sandbox nel browser toccherà aspettare il 2032?). Spero tuttavia che la loro magnanimità nei confronti delle casse di Apple li spinga a contribuire alle perdite di noi altri; suggerisco magari con un bel gesto di auto-paypal-tassazione, sono disposto a devolvere tali proventi in beneficienza.

-quack

P.S. Despite Denial, Apple Dictated E-Book Pricing at iBookstore

Pubblicato sabato 14 aprile 2012 alle 7:57 AM - 13 commenti so far
Archiviato in: Apple

Carrierz

AT&T dixit:

I got some news about the Windows Phone 8107 update and wanted to share it with you all.

We are not currently planning to offer the Windows 8107 update.

Io aggiungo: e perché mai dovrebbero farlo? AT&T non si è degnata neanche di aggiungere il supporto ad una segreteria telefonica da XXI secolo. Gli operatori telefonici in USA non lavorano per i loro clienti, soprattutto grazie al fatto che il GSM come standard è implementato a livello quasi caricaturale (mi dicono dalla regia che questo è uno dei pochissimi paesi al mondo – terzo mondo incluso – in cui non è possibile acquistare un piano prepagato).

Quindi quando si tratta di scegliere se favorire gli utenti di una piattaforma (iOS, Android, WPx) e i propri interessi, gli operatori non hanno mai sostenuto i primi. Apple ci è riuscita in quanto ha obbligato AT&T in maniera contrattuale. Google non obbliga per cui gli update via operatore non arrivano quasi mai.

Joe Belfiore di WP7 aveva però detto che per Windows Phone gli operatori si erano accordati su una via di mezzo e a me le vie di mezzo di solito piacciono abbastanza perché acconentando tutti si crea abbastanza motivazione: gli operatori avrebbero potuto bloccare solo un’update, ma il secondo sarebbe arrivato giù con la forza.

Tutto ciò però si scontra con la realtà di oggi; allora Belfiore ha detto una balla? Oppure visto lo scarso successo commerciale gli accordi sono cambiati? E cosa succederà con WP8 visto che voci di corridoio parlano di piattaforma completamente diversa?

Apple è estremamente irritante quando tratta (alcuni) suoi clienti come deficienti, ma una cosa riesce a fare molto bene: quando media fa propendere sempre la bilancia sempre verso i loro clienti.

Ho detto in passato che questo potrebbe essere l’anno dell’iPhone o del ritorno ad Android: da Venerdì avere accesso al server Exchange sul telefono, feature numero uno di WP7, non sarà più una necessità neppur secondaria; era primaria diversi mesi prima che scoprissi gli effetti deleteri del wiping aziendale. Oggi il richiamo del lato oscuro della forza diventa sempre più irresistibile….

-quack

Pubblicato lunedì 26 marzo 2012 alle 8:22 PM - 32 commenti so far
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