I will not upgrade

Per la prima volta, per motivi puramente tecnici, non farò l’upgrade alla prossima versione di Windows.

Nonostante sotto il cofano ci siano diverse feature interessanti e come diceva il mio sommo maestro, è la somma che fa il totale.

Non ho un touch screen ed – escluso l’acquisto di un tablet ARM/x86 in futuro – non ne vedo di nuovi all’orizzonte.

I tre miei PC resteranno per un bel po’ fermi a Windows 7: la mia workstation, per motivi ovvi; il media center – per motivi più che ovvi, che chissà come sarà l’esperienza tra codec pack e feature aggiuntive – ed il laptop della formichina.

Diciamocelo: windows 8 di buono porterebbe solo le nuove applicazioni metro; che tra l’altro almeno per quanto riguarda la suite live, non sono altro che versioni fortemente decurtate di quelle disponibili oggi. Pare che il mantra sia consistency prima di tutto, ovvero un’esperienza quanto più simile tra dispositivi ARM e Corei11SuperPompati. Che siccome non ci si può far girare bene la roba per Corei11 sugli ARM, il tutto si traduce in portare l’esperienza ARM su PC.

No grazie; salvo miracoli dell’ultim’ora.

-quack

Pubblicato martedì 8 maggio 2012 alle 12:30 AM - 38 commenti so far
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Review Process

Non è un segreto l’esistenza del cosiddetto review process in quasi tutte le grandi aziende e non solo quelle “tecnologiche”. Anzi: tale processo di valutazione è nato molto lontano. Si basa sull’idea di poter differenziare la work force in tre classi e di valutare e remunerare i dipendenti in base ad una “distribuzione” a priori 20%/70%/10%. Ovvero in base ad una legge universale che stabilisce che in una popolazione abbastanza grande gli elementi di prim’ordine ne costituiscono il 20%, quelli di secondo ordine ne costituiscono il 70% e quelli di terz’ordine, possibilmente da scartare, il dieci percento.

In base a tali principi si racconta che tale Jack Welch sia riuscito a moltiplicare i pani ed i pesci come CEO della General Eletrics.

In MS il modello, già alla base estremamente discutibile, è stato implementato quasi pari-pari. È discutibile in quanto, seppur la statistica fosse corretta, la scienza statistica ci dice che un modello può essere applicato solo a posteriori e per descrivere un fenomeno, non certamente per plasmarlo.

Poi c’è un altro problema: probabilmente in GE ci saranno centinaia di operai che producono viti e bulloni, per cui alla fine della fiera è chiaro che quelli che ne producono 100, stabiliti parametri di qualità uniformi, lavorano e vanno premiati meglio di quelli che ne producono 90 e questi meglio di quelli che ne producono 50. Ma in una azienda dove si producono idee e righe di codice? 50 righe di MS Office sono uguali a 50 righe di Windows? E l’idea che è finita nell’implementazione di Bing vale quanto un’idea buona solo per un brevetto?

Questo è solo il punto di partenza se vogliamo piuttosto distorto; la parte più esilarante è il processo in cui meriti e demeriti vengono assegnati ad essere persino più fragile della bacatissima teoria pseudostatistica che c’è dietro; e che sia bacatissima, se mi fosse mai servita una dimostrazione più lampante, lo dimostra il completo dietro-front di un mio amico ed ora ex-collega assunto come manager: all’inizio difendeva il “sistema” a spada tratta come processo “giusto ed equo”; dopo qualche anno ha espresso – ovviamente  in maniera privatissima – forti dubbi e scetticismi. Il tutto avviene tramite “calibrazione”, un meeting dove i manager si incontrano e discutono una forma preventiva di distribuzione; tale proposta si propaga verso l’alto ove i manager superiori controllano che la distribuzione di più team sia conforme, correggono e propagano a loro volta; le correzioni scendono verso il basso in meeting di calibrazione successive che prendono atto di tali correzioni, ovviamente sempre al ribasso, e vengono implementate in maniera estremamente brutale. In alcuni casi ci sono veri e propri scambi tra team e la moneta di scambio può essere una promozione o una scalata positiva/negativa di ranking. Per dare una forma “umana” a questa distribuzione, viene chiesto al singolo individuo di “misurarsi” e produrre esempi in cui sono chiari gli obiettivi assegnati nel periodo che si sta valutando con esempi di quali e quanti obiettivi sono stati completati, super-completati o mancati. Il manager poi commenterà, con frasi che sono puramente di circostanza, basando i suoi commenti sul numerillo (venti, settanta o dieci) che il processo ha stabilito come valore finale. Il tutto viene discusso, due volte l’anno, in un meeting a quattrocchi con il proprio manager.

Un paio di punti che l’astuto lettore avrà già osservato: al meeting di calibrazione partecipano solo i manager; gli individual contributors hanno un’unica arma a disposizione, fare cose che abbiano una visibilità accecante altrimenti finiranno per essere alla mercé dei propri manager; i manager non sono incoraggiati nell’essere giusti in quanto ciò comporta diverse grane durante la calibrazione, ma nel saper dispensare brutte notizie nel miglior modo possibile; se si applica la teoria dei giochi una strategia vincente è quella di “coltivare” i 10%, ovvero fare in modo che ci siano persone che non possano sfuggire qualunque cosa facciano; e che per la proprietà della visibilità accecante capita molto spesso di vedere developer scrivere lunghe noiosissime ed inutili email con in “to:” il mondo intero.

Fin qui ce ne sarebbe da far rivoltare lo stomaco, ma Ballmer ha “modificato” questo porcellum peggiorandolo in due modi:

  • cambiando le percentuali da 20-70-10 in 20-60-20 raddoppiando di fatto gli scontenti (da l’anno scorso)
  • rendendo praticamente impossibile il cambiare team a chi finisce in classe “C”; volendo si può fare ma il team di destinazione ha bisogno di chiedere il permesso di un VP per cui è più conveniente “assumere” qualcuno meno adatto di classe “A/B” che qualcuno che sia perfetto ma di classe “C”

In base a quest’ultimo punto può succedere qualcosa di interessante: si finisce in un team sfigato (nel senso che non corrisponde in maniera ottimale ai propri interessi o ai propri skill); il nuovo manager ti classifica come “C” e non c’è possibilità di sfuggire. La casistica peggiore, di cui ho osservato già diverse istanze, è la schiavizzazione: si promette all’individuo un’uscita dal purgatorio in cambio di ore ed ore di straordinario (che non è retribuito) e nel caso peggiore si inventa una scusa per non onorare la promessa.

Un ulteriore arma a disposizione del bad manager, che purtroppo è il tipo di manager più comune in quanto favorito dalla strategia migliore del giochino, è la promozione o meglio la non promozione; ci si aspetterebbe che una permanenza di almeno tre anni in classe A sia un’indicazione che l’individuo è pronto a nuove sfide, ma viene più che spesso usata come arma per trattenere i migliori employee soprattutto i delusi ed i delusi classe A sono una tipologia particolare; in quanto sono i primi a cambiare team non appena ottenuto l’agognato salto. Ma il bad manager sa che l’A-deluso non vorrà cambiare team in quanto tale operazione comporta un reset del timer legato alla promozione stessa, per cui la strategia migliore è l’attesa.

Probabile che il goal di Ballmer sia di ridurre drasticamente il numero di employee (cresciuto poi a dismisura proprio durante il suo regno); sta di fatto che il giochino non garantisce la segatura dei mediocri che per una serie di possibilità incrociate tendono ad essere favoriti mentre quelli che hanno la possibilità di ricevere offerte migliori altrove vanno via. In Windows poi, dove i Senior IC sono considerati dei piantagrane visto che la vision è strettamente imposta dall’alto in stile Apple, la situazione è ancora peggiore.

La notizia pessima? Le cose stanno “rapidamente” deteriorandosi.

-quack

P.S. il post è scritto in maniera più oggettiva possibile, usando i numeri e la matematica laddove disponibili; è per tanto probabile che seguirà qualche ulteriore approfondimento; last but not least: la mia scelta di lasciare l’azienda è stata solo in minima parte influenzata da quanto sopra e se mi capitasse, conoscendo benissimo le regole del gioco, non avrei nessuna difficoltà nell’accettare un’offerta globalmente migliore di quella che ho accetta chiudendo la porta.

Pubblicato giovedì 26 aprile 2012 alle 1:58 AM - 3 commenti so far
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Carrierz

AT&T dixit:

I got some news about the Windows Phone 8107 update and wanted to share it with you all.

We are not currently planning to offer the Windows 8107 update.

Io aggiungo: e perché mai dovrebbero farlo? AT&T non si è degnata neanche di aggiungere il supporto ad una segreteria telefonica da XXI secolo. Gli operatori telefonici in USA non lavorano per i loro clienti, soprattutto grazie al fatto che il GSM come standard è implementato a livello quasi caricaturale (mi dicono dalla regia che questo è uno dei pochissimi paesi al mondo – terzo mondo incluso – in cui non è possibile acquistare un piano prepagato).

Quindi quando si tratta di scegliere se favorire gli utenti di una piattaforma (iOS, Android, WPx) e i propri interessi, gli operatori non hanno mai sostenuto i primi. Apple ci è riuscita in quanto ha obbligato AT&T in maniera contrattuale. Google non obbliga per cui gli update via operatore non arrivano quasi mai.

Joe Belfiore di WP7 aveva però detto che per Windows Phone gli operatori si erano accordati su una via di mezzo e a me le vie di mezzo di solito piacciono abbastanza perché acconentando tutti si crea abbastanza motivazione: gli operatori avrebbero potuto bloccare solo un’update, ma il secondo sarebbe arrivato giù con la forza.

Tutto ciò però si scontra con la realtà di oggi; allora Belfiore ha detto una balla? Oppure visto lo scarso successo commerciale gli accordi sono cambiati? E cosa succederà con WP8 visto che voci di corridoio parlano di piattaforma completamente diversa?

Apple è estremamente irritante quando tratta (alcuni) suoi clienti come deficienti, ma una cosa riesce a fare molto bene: quando media fa propendere sempre la bilancia sempre verso i loro clienti.

Ho detto in passato che questo potrebbe essere l’anno dell’iPhone o del ritorno ad Android: da Venerdì avere accesso al server Exchange sul telefono, feature numero uno di WP7, non sarà più una necessità neppur secondaria; era primaria diversi mesi prima che scoprissi gli effetti deleteri del wiping aziendale. Oggi il richiamo del lato oscuro della forza diventa sempre più irresistibile….

-quack

Pubblicato lunedì 26 marzo 2012 alle 8:22 PM - 32 commenti so far
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Movin’ on

badgeVenerdì 30 Marzo sarà il mio ultimo giorno di lavoro in un bunker nel darkside.

Sono stati tredici anni di montagne russe, tra momenti bellissimi e orribili. Tra decisioni sofferte e gioiose. Mi consola che neanche Trapattoni ha cavalcato un ciclo così lungo. Mi demoralizza un po’ l’andare via prima di lui. A quasi quarant’anni (this is the last of enta) cambiare è un obbligo ed assomiglia al sapore di acchiappare una delle ultime possibilità per i capelli.

Quello che vado a fare è molto eccitante e – per ora – segreto quanto basta per stimolare la curiosità del lettore.

-quack

Pubblicato lunedì 19 marzo 2012 alle 5:52 PM - 87 commenti so far
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Stato dell’unione - 2011

Ieri c’è stata l’assemblea degli azionisti Microsoft. Alla sessione Q&A sono stati assegnati 15 minuti non prolungabili né prolungati che ha lasciato scontenti tutti gli azionisti. In molti stanno cominciare a chiedere lo scalpo di Ballmer, raggiunta la massa critica il processo diventerà inarrestabile. Uno dei commenti più rappresentativi:

"We drove through the snow to get here. He (Ballmer) is talking about tablets and phones as if it were a new thing. Apple's had these things for years. My granddaughters don't even know what Microsoft does. They should treat the owners better than they do."

Cioè. Benvenuti nell’era post-Gates.

I quindici minuti non sono bastati a contenere le fesserie di Ballmer (we are bringing Windows 8 to the phones) e per la prima volta in tredici anni la nuova versione di Windows la vedo nerissima.

<lamentazioni>

Cominciamo dal menu start che è scomparso ed è stato sostituito dalla modern shell. Modern una cippa e scusate il francesismo: prima pigliavo una applicazione e il menù scompariva, adesso mi ritrovo con questa cosa enorme a tutto schermo e che su tre schermi è l’apoteosi del ridicolo. Ho dovuto chiedere, per la prima volta in tredici anni, al mio dev-manager, che non avendo un pazzo da fare è nel dogfooding dalle prime ore, come lanciare una applicazione non listata. Mi dicono dalla regia che secondo qualcuno in alto la mia frustrazione nasce dal fatto che la discoverability è considerate secondaria (è poi la stessa persona che ha rivoluzionato l’interfaccia di Office dicendo che la discoverability è tutto). Clicco su un link in MetroTwitter e anziché aprirsi in IE si apre in IE-Mosh. Bachi a parte (IE-Mosh qualche volta non “raccoglie” il passaggio al volo) rimango perplesso su come si chiude questo nuovo IE: pare resistente persino a ALT-F4. Risultato finale: ho il vero terrore di cliccare il pulsante Start, che sin da Windows 95 era mio amico. Faccio di tutto per evitarlo (Windows+R se ricordo il nome dell’eseguibile; pinno tutto l’indispensabile e meno sulla taskbar).

</lamentazioni>

Allora fatemi capire un po’: bisogna creare una piattaforma per il mondo tablet e scegliamo Windows, scelta discutibile ma alla fine accettabile. Così invece di creare una shell aggiuntiva stile MCE come quando si è trattato di entrare nei salotti delle case, si infila giù per la gola la nuova shell anche a chi non serve perché non ha uno schermo touch, perché è felice con le applicazioni legacy, e per tanti altri motivi. Eppure nel caso di MCE forzare la shell doveva essere la scelta giusta per fare in modo che l’esperienza OOB create dagli OEM fosse quanto più vicina possibile ad un elettrodomestico come per il TiVò, ma in quel caso nisba. Adesso invece esattamente l’opposto.

Per fortuna agli azionisti non hanno fatto provare Win8 e spero caldamente e vivamente che ci sia un cambio repentino e che l’attuale prodotto diventi una SKU (Windows 8 tablet).

Se così non fosse nei prossimi dieci anni, se Ballmer rimane ancora alla guida, ecco quello che succederà:

  • l’enterprise snobberà Win8 come OS per via dell’attrito nell’esperienza utente; sarà peggio di Vista perché Vista era un male necessario per disinfettare la piattaforma dalle applicazioni scritte alla pazzo di pane
  • per la prima volta le enterprise che possono permettersi di scrivere e riscrivere le proprie applicazioni guarderanno altrove (hint: Android). Scrivere per WinRT è leggermente meno complicato che scrivere per Android per una azienda tradizionalmente Windows based. Però non è detto che una azienda debba riutilizzare lo stesso capitale umano, basterà assumere nuovi addetti con esperienza Android alle spalle
  • le applicazioni legacy verranno fatte girare su computer massicci ed eseguite in RDP su questi terminali semi-intelligenti. Ho l’impressione che siamo ad un punto di flesso, che l’HW sta cominciando a diventare troppo potente per l’home/aziendal-desktop computing. Le nuove schede grafiche sono utilizzate già troppo spesso per compiti poco grafici e molto super-computing, vedasi alla voce bitcoin mining. Ovviamente fatte salve le solite eccezioni verticali
  • le aziende grossissime si troveranno a scegliere tra un OS che gira sull’hardware più disparato possibile, open source e quindi apertissimo a vera e propria sartoria informatica e tutto il resto
  • Microsoft diventerà meno rilevante nel settore enterprise come già successo ad IBM, quando gli AS/400 hanno ceduto il passo ai ridicoli PC con MS-DOS

Cosa può fare MS per tornare ad essere rilevante prima di raggiungere il punto di non ritorno? Innanzitutto licenziare Ballmer ed assumere un tecnico: magari un Faggin, un Gates o un Allen qualsiasi. Il tempo stringe, nel frattempo mi godo l’extra garantito dalla volatilità flat delle azioni aziendali.

Pubblicato mercoledì 16 novembre 2011 alle 6:37 PM - 75 commenti so far
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