Nuvole

Aug 16, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Codice #Google

In questi giorni ho fatto un po’ di pulizia virtuale. Non solo ho spostato il blog, ma avendo scoperto l’esistenza di Google Domains che offre lo stesso servizio di GoDaddy a quasi metà prezzo senza dover per forza fare una caccia al tesoro di sconti, spostato tutti i miei domini lì.

Avevo solo un piccolo problema con una piccola webapp che, nell’incarnazione precedente, sfruttava la possibilità di girare in condivisione con il blog. Niente di che, ma quanto basta per spingermi a cercare una soluzione.

La parte statica è facilmente risolvibile, come già spiegato, tramite GitHub pages.

Per la parte dinamica ho voluto provare l’ebbrezza di codice on the cloud. Ho scelto Google App Engine perché ho cercato come parte dell’esercizio di evitare di installare Visual Studio, avendo già un ambiente di sviluppo Java based pronto per l’uopo. Il mio primo tentativo è stato quindi quello di scrivere codice per Google App Engine in Java. La prima domanda che mi è stata posta è: Standard o Flex? Flex mi è sembrata una scelta per l’appunto più flessibile e son partito da lì. Tutorial Java ben fatti ce ne sono pochi, mi son dovuto un po’ arrangiare e alla fine mi sembrava che il tutto fosse un’arrabbattata. Guardavo di lato i tutorial per .Net che sembravano tutti più semplici e ho deciso di morsicare la pallottola, installare Visual Studio e togliermi lo sfizio.

Effettivamente è stato tutto più semplice, ho scritto l’app in pochi minuti, fatto il deployment, testata, ecc. Quando poi son tornato dopo un paio di giorni a controllare i consumi (Google offre $300 per il primo anno in “prova”) ho scoperto che la mia app, praticamente sempre ferma con una media di 5 richieste al giorno dovute più che altro al testing, aveva accumulato circa 7$ di consumi in 10 giorni. Decisamente troppi, ho pensato di aver toppato qualcosa. Ed infatti…

Ho scoperto che flex, a differenza di standard, è un ambiente always-on, con CPU dedicata che consuma anche senza carico. L’alternativa standard sembra essere più load oriented. Pecca: standard non supporta .Net. Armato della prima esperienza, mi son deciso a riprovare a riscrivere l’app in Java. Qualche riga di codice in più per ovviare alle mancanze di .Net ma fa niente. L’app, che è anche un proof-of-concept, gira tranquillamente e fa perfettamente il suo dovere. Ad oggi, il piccolo carico produce una stima di circa… zero dollari, che è più o meno quello che mi aspettavo.

Tra le altre prove ho pure provato ad usare le capacità di Google App Engine di mandare email. Il primo test ha funzionato, appena ho un po’ di tempo ci aggiungo qualche riga di codice per l’antispam e avrò bello e pronto il modulo per contattarmi via email. E anche una soluzione possibilmente migliore alla forma attuale del forum, con una pagina diversa per ogni topic così come era ai tempi prima dell’HTTPS.

Speriamo di non dover pensare all’obsolescenza un’altra volta prima dei prossimi dieci anni. Ecco dieci anni sarebbe una misura giusta per rivedere magari un po’ di cose.

-quack

Welcome to my Jekyll world

Aug 6, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Blog-Tech #Pippe Mentali

Mentre la migrazione va avanti, mi limito ad appuntare qui i piani per il futuro di questa piattaforma.

Alla fine ho scelto Jekyll in quanto è la piattaforma di riferimento per le GitHub pages, una maniera di hostare pagine html (o jekyll) gratuite su GitHub. Per passare i contenuti mi sono scritto un’app in Java per convertire un dump del database SQL-server ottenuto in formato XML: cosa buffa, l’API che GoDaddy usa per esportare una query in XML l’ho scritta io diciotto anni orsono. Ovvero il codice buono invecchia bene come il buon vino. Avrei usato C# al posto di Java, ma non ho ancora installato Visual Studio e non so se voglio farlo su questa workstation; o per lo meno non ho scelto ancora quale versione installare. Ho dovuto scrivere qualche Java in più ma tra parentesi e commenti sono in tutto meno di settanta; codice ovviamente da buttare via appena finita la conversione.

L’unico problema di Jekyll è che sembra molto orientato al MarkDown (che poi ovviamente deve essere convertito in HTML!) e c’è chi è stato folle abbastanza da fare una conversione HTML –> MarkDown –> HTML. Però siccome gestisce anche i file HTML con un prologo per la parte metadata non proprio standard, ho scelto la strada più facile.

La schifezza di MarkDown è che non ho trovato ancora un editor soddisfacente e ho l’impressione che la gente spenda il tempo a scrivere i contenuti direttamente in MarkDown. Decisamente un passo MOOOOOLTO indietro rispetto al WYSIWYG di tool come Windows Live Writer.

L’altra schifezza di questa soluzione è che postare richiede un git clone di tutto il repository, inclusi file di immagine e altra bella roba.

Il mondo perfetto sarebbe quello in cui è possibile usare un tool come Windows Live Writer. Ho in mente già una soluzione-accrocchio: un piccolo server Web che implementa la MetaBlog API e semplicemente usi le API di GitHub per postare i file come necessario. Dovrebbe essere una cosa semplice che posso donare alla comunità.

-quack

Riapro

Aug 3, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Blog-Tech #Pippe Mentali

Se tutto è andato come previsto, questo dovrebbe essere il nuovo blog, moving forward.

Timeline:

  1. migrazione dei post
  2. abilitazione dei commenti su Disqus
  3. import dei vecchi commenti
  4. forum?
  5. restyling
  6. raffinerie varie

Auguratemi buona fortuna!

-quack

Chiudo

Jul 17, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Pippe Mentali

Dopo aver rinnovato per altri due mesi l’hosting con GoDaddy al prezzo di una birra per ogni due settimane circa, ho concluso che:

  1. i blog come luogo di sano trollaggio nell’accezione positiva del termine sono stati uccisi dal Social; la qualità dei contenuti e delle discussioni, con l’aumento della quantità, si è abbassata drasticamente, motivo per cui anche lì mi sono sospeso
  2. l’informazione di buona qualità su questo blog è o obsoleta o poco utile o entrambe le cose; negli ultimi anni ho avviato un processo personale di semplificazione per cui devo ricordare meno cose e per quelle c’è il buon fido OneNote nonostante i tentativi suicideschi di Microsoft
  3. la voglia di scrivere c’è ancora ma l’analisi costi/benefici di qualsiasi altro piano (lasciare le cose così o migrare) è praticamente impietosa

Detto questo non è un addio ma un arrivederci. Mi piacerebbe spostarmi su una piattaforma hosted come Wordpress o Blogger. Preferirei la prima soluzione ma se c’è una cosa che vorrei mantenere è il nome del dominio e Wordpress ha costi marginalmente inferiori al fai da te. La seconda cosa che mi piacerebbe mantenere è l’aspetto grafico, perché è un’altro piccolo assaggio della farina del mio sacco (dettaglio che ho tenuto finora nascosto: i buchi del modulo continuo sono scannerizzati).

Credo che la migrazione a Blogger + Disquis sarà il prossimo step seguito da una parziale migrazione di qualche contenuto (link utili, il layout di tastiera, ecc.) e l’impostazione grafica. Mettere mano al layout con blogger va oltre il mio concetto di “fun”, quindi al momento sono anche alla ricerca di un servizio che trasformi il CSS di questo blog nell’equivalente Blogger. Se avete qualche suggerimento, lasciate un commento in calce o scrivetemi in privato.

Non ho una timeline in mente, nel momento in cui il piano diventa più chiaro, lo condividerò qui.

Nel frattempo: sono su Twitter e offline, via email.

-quack

Scripting the world

Jun 8, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Virtualizzazione

Qualche settimana fa è stata rilasciata la versione 18.04 di Ubuntu che mi interessa per via del fatto che impacchetta QEMU 2.11. Mi son procurato un SSD separato, l’ho installata dopo mille peripezie dovute al fatto che la versione server utilizza il partizionamento GPT non opzionale e quindi non avviabile sul mio vetusto Cray-1, ma ho avuto un’amara sorpresa: la versione di ZFS inclusa combinata con la versione del kernel va in crash con il mio POOL zfs. Dopo vari esperimenti dovuti al fatto che il POOL multi-tera ha priorità elevatissima, ho deciso di deviare dal selciato provando Debian. Che però impacchetta QEMU 2.8: allo stesso tempo ho scoperto che il mate desktop è più simpatico e meno ostile a XRDP ma purtroppo a me serve anche QEMU 2.11

Ho deciso di provare la tecnica del pinning, ovvero aggiungere il repository di una versione nuova e importare il package singolo. Peccato che la versione beta di Debian impacchetti QEMU 2.12 che – forse per qualche baco – di far andare la mia workstation virtuale non ne vuole proprio sapere. Persino il boot da DVD fallisce miseramente con l’errore 0xC0000225 a cui di solito si ovvìa con… un DVD di boot.

A questo punto mi è sembrato il caso di tornare alla versione 16.04 e provare lì il pinning. Un esperimento veloce veloce ha provato la correttezza di questa teoria, tuttavia nei vari tentativi mi son incasinato e ho rovinato l’installazione di Mate che non ne voleva sapere di mostrare più l’icona del cestino. Dopo che ho finalmente messo insieme tutti i pezzi rimanenti ho deciso di ridurre la manualità delle operazioni necessarie tramite uno script da tenere a disposizione nel pool. Adesso reinstallare Ubuntu 16.04 e tutti i pezzi necessari è un’operazione in tre + due passi:

  1. installare il sistema da zero, senza pacchetti opzionali
  2. installare zfs/importare il POOL
  3. avviare lo script e seguire le istruzioni; la parte più antipatica è l’inserimento delle password per le share (4 digitazioni per ogni utente!) (*)

Gli unici due passi manuali rimanenti sono l’installazione/configurazione di CrashPlaimagen e installazione/configurazione di MythTV. Al rilascio della versione 18.04.1 farò un altro tentativo per vedere se la compatibilità tra kernel/zfs/POOL è migliorata ed eliminare il pinning dagli step necessari.

Per ora tutto sembra funzionare a puntino e la cosa più notevole è vedere l’avvio della Workstation virtuale mettersi in moto come se niente fosse cambiato. Nell’eventualità di un HW upgrade prossimo venturo, magari con il rilascio di uno Xeon che porti in dote le fix per i vari Spectre & co. Nirvana 2018.

-quack

(*) sto pensando seriamente ad una soluzione che preveda il backup/restore di tutte le credenziali. Dovrebbe essere fattibile ma non è tutto molto ben documentato.

Il formattone

May 2, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Windows

Con l’uscita della nuova versione appena sfornata di Windows 10 e con il persistere dei miei guai, ho deciso di affidarmi al formattone.Image result for disk format animation

Sinceramente, sono davvero scocciato che:

  1. aprire un file JPG sia diventata un’operazione che richiede un reboot
  2. trovare installate applicazioni che io non ho mai chiesto, Minecraft, OneDrive, Candy Crush. Mi sembra di aver comprato un Sony qualsiasi e invece si tratta della versione PRO di Windows 10
  3. spegnere l’antivirus sia un’operazione che tocca fare ad ogni riavvio. Questo dopo aver notato quante risorse assorbi il suddetto a PC “fermo”. Se vi volete far del male, lanciate ProcessExplorer e fermatevi a guardare

Io tento l’opzione nucleare. Dopo di questo non saprei proprio quale sia il meno peggio tra un Hackintosh, l’obsoleto Windows 7 e questa merda di OS che sembra disegnato per mettersi di traverso.

-quack

P.S. la scorsa settimana si è fulminato l’SSD del laptop della formichina. Aveva poco più di un anno e non avevo ancora preparato il piano di backup. È il secondo SanDisk Ultra II a stendere le penne in pochi mesi. Ero davvero tentato di sostituirle Windows con Chrome… sarà per la prossima volta e con un device supportato (ChromeBook).

HTTPS is coming

Feb 18, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Blog-Tech

Qualche giorno fa sono stato contattato telefonicamente dal mio hosting provider (GoDaddy). Di solito mi chiamano per contrattare il rinnovo multiplo dei servizi di cui usufruisco e spesso gli sconti son significativi. L’ultima volta non me la son sentita di rinnovare per due anni congelando di fatto lo status quo. Stavolta però, con l’arrivo imminente di HTTPS per tutti, di contrattare un po’ di voglia ce l’avevo. Perché GoDaddy offre ai propri clienti certificati per HTTPS, ma il prezzo, per tenere in vita questo blog, sarebbe troppo alto. L’operatore tra l’altro pareva fosse anche abbastanza contento di non poter offrire certificati di terze parti e questo mi ha scocciato non poco; infatti letsencrypt mi sembrava la scelta giusta.

Si aggiunga che, quando ho deciso di scrivere la piattaforma su cui fare girare questo blog, ho fatto una scelta in retrospettiva molto sbagliata: aggiungere l’estensione ASPX a tutte le URL di questo blog. Non l’avessi fatto avrei avuto la possibilità di migrare ad un hosted WordPress per una frazione di quanto stia spendendo adesso. Quest’opzione purtroppo non è disponibile e tenere in vita le vecchie URL richiederebbe hostare WordPress per conto mio. Una pessima idea per due motivi: mi forzerebbe a tenere aggiornato WordPress a causa dei numerosi bachi che si porta appresso di release in release e costerebbe alla fine quanto hostare Blogoo finendo per giunta per perdere il contenuto del forum.

Ho cominciato ad analizzare le alternative:

  • chiudere tutto (e ricominciare da zero?)
  • passare ad un host meno esoso tenendo in piedi l’ambaradan corrente
  • convertire Blogoo in ASP.Net Core/MySQL e usufruire di una VPS che mi permetterebbe altre robe carine
  • “congelare” le pagine attuali e hostarle su un servizio gratuito (github pages) o similare. Ricominciare altrove con un nuovo dominio

La lezione che ho imparato è che le tecnologie non durano per sempre e che il tempo investito in Blogoo, sebbene mi abbia dato la possibilità di imparare parecchie cosette utili, avrei dovuto dirottarlo altrove.

E mentre scrivo e rifletto, realizzo che forse HTTPS non è quella maledizione che mi è sembrata al primo colpo e probabilmente questo potrebbe essere l’ultimo post via Blogoo. So long and thanks for all the fish.

-quack

Testing ChromeOS

Feb 7, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Software

Facendo un po’ di pulizie mi son ritrovato con un vecchio desktop (ex-mediacenter) dotato di un monitor decente e di un laptop vetusto con ElementaryOS per l’uso sporadico, che più sporadico non si può. Ho deciso quindi di provare ChromeOS, chiedendomi se la qualità di quanto disponibile su x86 o Raspberry Pi fosse decente.

Al momento attuale, volendo provare ChromeOS, ci sono due scelte, due “distro” basate su Chromium: Flint-OS e Neverware, entrambe gratuite per l’uso casalingo. Flint-OS mi è sembrata più “aggiornata”.

L’installazione, preparato come ero alle mega guide per Linux, è stata estremamente semplice: scaricata l’immagine appropriata, copiata sulla MicroSD/USB con il tool linkato e via! Partito tutto al primo colpo. Le prestazioni su Raspberry Pi mi son sembrata un po’ deludenti dopo un test veloce su YouTube. Ma il bello delle Raspberry Pi è che possono avere sette vite come i gatti: dovessero rimanere deludenti, trasformerò il Pi in un access-point dotato di VPN ed avere una Wi-Fi in casa con un indirizzo IP italiano.

Su x86 invece tutto un altro pianeta: la persona che ha provato il laptop era contentissima perché l’ambiente era identico ai Chromebook “che si usano a scuola” (non ne sapevo niente). Inserito l’account scolastico si è ritrovata tutto come doveva essere. Ho aggiunto anche il mio e devo dire che dal punto di vista delle prestazioni, su un laptop così vetusto, mi ha praticamente soddisfatto. Niente Netflix, per ora non disponibile su FlintOS (lo è su Neverware), ma va bene così per una prova al volo niente male.

Morale della favola: se avete hardware obsoleto di cui non sapete che farvene, ChromeOS potrebbe essere UNA soluzione. In un prossimo futuro potrei provarlo sull’Acer dotato di touch-screen, il più grande pacco Hardware che abbia mai preso in vita mia.

-quack

Google vs. Amazon

Jan 23, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Amazon #Google #Hardware

Oggi un nuovo episodio della saga.
Premesso che io possa essere considerato di parte. Però a leggere la storia per intero ci si può fare una chiara idea di dove sia la maggior parte della colpa.

Ad esempio:

  1. Perché Amazon ha rimosso l’app di Prime Video da Android TV?
  2. Perché quando l’ha fatto ha addotto fantomatiche motivazioni tecniche inesistenti (tutto misteriosamente funziona bene su NVidia Shield o sui televisori Sony)?
  3. Perché quando gli utenti hanno trovato il modo per installare l’APK distribuito con Sony Amazon l’ha spento?
  4. Perché il sito di Amazon Prime Video non supporta il Chromecast protocol, roba che persino un tabaccaio potrebbe implementare in pochi giorni?
  5. Perché il FireTV store non permette l’installazione di Kodi (bisogna fare giri assurdi)?
  6. Perché le nuove app Prime Video per Android/Android TV supportano il mio Nexus 5X ma non Nexus Player?
    image

Ecco, se a tutte queste domande ci fosse una risposta logica engineer-approved, potrei dire che è giusto che Amazon abbia da recriminare su YouTube. Fino ad allora gli utenti come me dovranno convivere con due dispositivi anziché uno. Me pare ‘na cazzata.

-quack

I miei guai con Windows 10 - continua

Jan 19, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Windows

Per un po’ le cose sono andate benissimo. Poi mi son deciso di passare ad una foto camera mirrorless Olympus che porta in dote un formato RAW diverso dalla Nikon, che ho scoperto pare essere supportato nativamente in Windows 10, e son cominciate le tribolazioni. Non mi sono mai irritato così tanto davanti ad un PC negli ultimi sei mesi a mia memoria.

  1. ho provato ad installare l’app di Olympus, scritta da tabaccai, che ha cambiato alcuni default in maniera sbagliata. Ha ad esempio impostato come applicazione di default Windows Live Gallery che sul mio PC non solo non è installata, ma dovrebbe essere persino incompatibile
  2. ho cercato di cambiare l’app di default, usando tasto destro, open with. Explorer si incaglia, un reboot sistema le cose
  3. installo IrfanView, explorer torna ad incagliarsi. Reboot su reboot.
  4. nel frattempo l’accesso al server SMB incomincia ad essere ballerino
  5. perdo la pazienza e tento un System Restore: parte, si riavvia e
    system-restore-did-not-complete-successfully-windows-10
    Inutile tentare la scelta di un restore point diverso (molto pochi, chissà dove sono finiti gli altri). Non c’è verso
  6. seguo un paio di guide su come resettare le app di default, ma ogni volta che si apre una finestra di configurazione CazzonUI o è un giramento di palle continuo o è vuota

Alla fine me la son cavata installando questa roba qui ($10 ottimamente spesi), salvo scoprire la fragilità dei thumbnail di Windows Explorer, problema che viene da ben molto lontano.

Sinceramente con un Windows “installato fresco” non ci ho mai litigato così tanto dai tempi di Windows 95 beta. Se potessi tornerei a Windows 7 in un batter d’occhio, le poche feature interessanti non compensano assolutamente la sensazione di aver a che fare con un sistema ostile che ha bruciato un paio d’ore della mia vita e che ancora dovrebbe essere poco stabile.

Riformatto?

-quack

UPDATE: dopo aver provato svariate “ricette” che hanno ulteriormente peggiorato la situazione, sono riuscito a fare un System Restore in “modalità provvisoria” che è uno dei segreti meglio (peggio?) nascosti di Windows 10. Basta tenere schiacciato il tasto SHIFT mentre si sceglie Restart per aver accesso ad un menù di recovery abbastanza completo. Ho poi installato la roba descritta sopra e l’ho associata unicamente ai file ORF (Olympus). Tutto sembra funzionare come nuovo

Fitbit SDK: come fare tutto sbagliato

Jan 11, 2018 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Software

Solo qualche mese fa dicevo:

L’unico alibi che posso immaginare è che abbiano rilasciato un qualcosa di piccolo e ben curato in attesa di migliorare e perfezionare il resto

All’epoca per sviluppare una app per FitBit Ionic era necessario installare un firmware beta. Poi ad un certo punto hanno rilasciato il tutto ed è cominciato il mio stupore.

  1. innanzitutto la scelta di usare JavaScript al posto di altro. Se usi un linguaggio da tabaccai, mi lasci pensare che l’audience dell’SDK sarà formata da tabaccai (ed infatti…)
  2. hanno deciso di rilasciare un SDK monco: è impossibile scrivere un’applicazione nativa che comunichi con l’orologio (push). Per fare una cosa del genere c’è bisogno di una companion app che faccia polling
  3. la comunicazione tra companion app e orologio è completamente bacata. Come un prodotto che non è stato MAI TESTATO. Se l’orologio manda due messaggi consecutivi alla companion app, il primo arriva a destinazione, il secondo “si perde” nell’etere. Nel verso opposto le cose vanno un po’ meglio, ma se l’app muore nel 99% dei casi lo stack bluetooth è completamente fottuto (nessun’altra app può comunicare)
  4. il supporto è affidato alla community in cui la partecipazione aziendale ha il sapore di “vi piscio in testa e vi dico che piove” con totale mancanza di trasparenza
  5. il debugging è limitato a “printf(valore)” e l’IDE che è online online è incredibilmente primitivo

Sembra il classico errore di Microsoft che entra in un mercato nuovo, offrendo meno feature della concorrenza e al tempo stesso ostentando l’arroganza di chi il mercato l’ha già monopolizzato, come quando fecero il funerale all’iPhone.

Spero le cose cambino in fretta, io l’affarino che mi permette di sincronizzare passi e challenge con FitBit ce l’ho sempre pronto. Se mi girano torno a Garmin, che con l’ultimo device ha fatto un gran lavoro, o passo ad un Casio Android Wear. L’WSD-F20 sembrerebbe un ottimo dispositivo, costo allucinante a parte.

-quack

Onoreficenze

Dec 14, 2017 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Codice

Una delle cose carine che rende più nerdoso lavorare per Google è la pagina personale con un elenco di onoreficenze (tradotto: badge). Ce ne sono tra le più disparate, legate ad esempio alle ultime cifre del numero delle proprie changelist, altre più frivole e così via.

Ieri mi è capitato di cambiare, in un file di configurazione, la sequenza ‘vk’ con ‘vj’. Ho detto scherzosamente ai miei colleghi che, essendo la CL più piccola della mia carriera in Google, avrei meritato un badge. Loro altrettanto scherzosamente mi hanno risposto che c’è qualcosa di più piccolo di un singolo carattere… un bit!

A quel punto ho controllato ed effettivamente la contiguità delle lettere ‘j’ e ‘k’ grazie ad una probabilità del 50% mi ha permesso di realizzare l’achievement. Di più: un badge già esiste ed è dedicato a chi sistema un baco grazie ad una modifica di un solo bit. Presto fatto ho aperto un baco di solito non necessario per modifiche di configurazione e mi son messo in attesa del badge che è arrivato. Eccolo qui in tutta la sua meravigliosa gloria:

1bitbugfix

-quack

Apple languages

Nov 28, 2017 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Codice

Da "iOS Programming: The Big Nerd Ranch Guide” terza edizione.

In general, when you have a property that points to an instance of a class that has a mutable subclass (like NSString or NSArray), it is safer to make a copy of the object to point to rather than pointing to an existing object that could have other owners.

Agli arguti lettori il compito di segnalare cosa c’è di grave nella frase di cui sopra. Suggerimento: ci si metta nei panni dello sviluppatore di una libreria.

-quack

Keyboard upgrade

Nov 10, 2017 - 0 comments - Archiviato in:

Premessa: mi piacerebbe avere un altro slot PCI-express per aggiungere un’altra scheda grafica da dedicare ad una nuova macchina virtuale aggiuntiva, ma la mia scheda madre non ha più slot disponibili. Visto che il Cray-1 comincia a mostrare i segni dell’età, essendo nato circa sei anni fa e pensato per uno spazio molto più ristretto dell’ufficietto che ora ho a disposizione, avevo cominciato a guardarmi intorno e chiedermi se semplicemente fare l’upgrade della scheda madre (cambiando case e passando al raffreddamento liquido) o più semplicemente fare un upgrade più sostanzioso grazie ai nuovi processori Intel Xeon W.

In attesa spasmodica che il primo Xeon W-2123 arrivi sul mercato e decidere se fare o no il super upgrade, ho cominciato a fare piccoli miglioramenti: un monitor da 27” IPS e – da oggi – una nuova tastiera ergonomica. Al momento il Cray-1 è controllato da una tastiera tradizionale ma retroilluminata, compromesso accettabile in quanto non ci passo molto tempo collegato via terminale.

Sul lavoro è diverso.

Fino a ieri, l’unica opzione era LA tastiera. Recentemente ho cambiato team e scrivania e il nuovo porta-tastiera è un po’ piccolo per la Ergo-4000. Ho deciso di capitolare e passare alla Ergo Sculpt:

ErgoSculpt

Sono solo poche ore e devo dire che, nonostante la corsa dei tasti sia più breve, la migliore posizione ergonomica dovuta alle dimensioni più contenute non mi dispiace affatto. Al mouse ergonomico però devo ancora abituarmici.

Tre dei miei colleghi ci si trovano benissimo, cosa alquanto rara per qualcuno che passa da una tastiera tradizionale e ciò mi ha convinto a fare il salto.

Questo post in fin dei conti è un test di battitura e posso dire che finora non ho nessun rammarico.

-quack

Fitbit ionic: il buono, il brutto, il cattivo

Oct 20, 2017 - 0 comments - Archiviato in: #Hardware

Ho recuperato un Fitbit Ionic, al momento il dispositivo supportato (*) di questo tipo più allineato alle mie esigenze di utente e utilizzatore di iPhone.IMG_2386 Piccola recensione nel solito e familiare formato BBC, buono/brutto/cattivo

Buono

  • È il primo device Fitbit di questa categoria ad essere completamente impermeabile e subacqueo
  • È molto meno brutto di quanto sembri in foto
  • È più piccolo di quanto sembri in foto, cioè non è un televisore da 56”
  • La durata della batteria, per il mio utilizzo, è più che decente e va facilmente oltre i cinque giorni
  • È dotato di wi-fi e propriamente configurato questo è un piccolo plus
  • È dotato di storage on board e tecnicamente potrei correre musicalmente attorno al mio isolato senza bisogno di portarmi appresso il telefono; all’atto pratico inutile in quanto senza telefono non andrei da nessuna parte
  • Il display è luminoso e fatto molto bene
  • Qualità Fitbit, credo i migliori nel campo per accuratezza e rilevamento gesture: alzo il polso e il dispositivo si illumina
  • Il cinturino si sgancia facilmente quando serve; l’ho sostituito con un affare del genere

Brutto

  • Costicchia
  • Niente smart-alarm, una figata di Pebble a cui mi ero facilmente abituato
  • Il cavetto di caricamento costringe a tenere il dispositivo in maniera angolata. Sarebbe stato meglio un supporto piatto

Cattivo

  • SDK

Sull’SDK, che non merita certo questo titolo, ci sarebbe parecchio da ridire. L’unico alibi che posso immaginare è che abbiano rilasciato un qualcosa di piccolo e ben curato in attesa di migliorare e perfezionare il resto. Però mi sarei immaginato che l’acquisto dell’IP di Pebble portasse più cartucce nel paniere degli sviluppatori. Siccome manca ancora un App Store e la competizione nel settore tra Apple e Android watch è serrata mi aspetto un’evoluzione molto rapida in tempi brevi. Al momento ad esempio non è possibile creare applicazioni native iOS che abbiano una controparte nell’orologio, lacuna che a me sembra molto grave; lo dimostra il fatto di essere una delle feature più richieste dai dev. Devo però osservare che gli sviluppatori Fitbit sembrano essere in ascolto e nel frattempo spero di aver trovato il dispositivo definitivo.

-quack

(*) Un’app Fitbit per Pebble sarebbe stato il massimo. Non capisco perché fare un passo avanti e tre indietro.

I perboli

May 25, 2017 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft

Il più grande repository Git del pianeta, con 3 milioni di file. Ovviamente se si esclude quello di Google, che ne ha 2 miliardi. Tre milioni vs. due miliardi, in tutto tre ordini di grandezza.

Per non parlare della tecnologia avanzatissima di GVFS, che fa girare git status sulla grandissima code base di Windows in meno di 11 secondi! Wow.

Effettivamente oggi si può dire che la Microsoft che ho lasciato 5 anni fa è definitivamente morta: allora sono stato quasi cazziato perché volevo usare il codice prodotto da TinyPG, dopo aver ovviamente ricevuto l’OK dall’avvocato del team, in Windows Performance Analyzer (*) tacciandomi di aver messo in pericolo la code-base di Windows.

Oggi dopo SLiMe (fatto in casa), Visual Source Safe (fatto in casa), TFS (fatto in casa) e Source Depot (comprato via codice sorgente) è la volta della conversione a Git, come un San Paolo qualsiasi sulla via di Damasco.

-quack

(*) questo l’ho inventato io: flexible precision on float literals for equality operations is supported. Precision is based on the number of decimal digits that the query contains.

I wannacry

May 16, 2017 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft #Security

La mia opinione per quanto possa fregare sull'accaduto.
L'NSA (CIA, KGB, PdP) fa la raccolta differenziata di exploit.
Gli exploit finiscono pubblicati su WikiLeaks, alla costante ricerca giornaliera del premio Pulitzer.
Microsoft, come tutti gli altri vendor coinvolti, si fa in quattro per produrre una patch nel minor tempo possibile.
Qualcuno con poco lavoro impacchetta uno di questi exploit in un ransomware pronto per essere distribuito ai quattro angoli del pianeta.
L'attacco comincia ad andare a segno. Microsoft, nella persona di Brad Smith, rilascia un comunicato, da cui cito:

The governments of the world should treat this attack as a wake-up call. They need to take a different approach and adhere in cyberspace to the same rules applied to weapons in the physical world.

Caro Brad, fermati un istante (cit).
Nel 2017, nonostante l'hotpatching sia una realtà tangibile, patchare un FOTTUTISSIMO SERVIZIO(*) CHE NON SERVE AD UNA CIPPA TRANNE AGLI ESALTATI COME ME CHE HANNO IN CASA UN SERVER SMB CHE GIRA SU LINUX CON PERSONALITÀ MULTIPLE, c'è bisogno di riavviare il PC?
Nel 2017, nonostante l'ubiquità dell'Internet of Shit, testare le patch di Windows è ancora un terno a lotto?

E la colpa è dei governi che fanno la raccolta differenziata? MAVAFFANCULO!
-quack

P.S. sono un esaltato ma non un co****ne, quindi ho provveduto già da qualche settimana a circumnavigare il problema diversamente. Materiale per un altro post.

(*) un servizio, a differenza di una DLL come ad esempio GDI32 che è mappata in un milione di processi, davvero non richiede un reboot. Non nel duemiladiciassette.

User hostility

May 3, 2017 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft

Contesto: stavo leggendo una recensione di Windows 10S, che secondo alcuni dovrebbe essere il prodotto pensato per competere con Chrome OS nel settore education. Mi son soffermato sulle parole “this is clearly user hostile” in riferimento alla simpatica uscita di bloccare Edge/Bing come default.

Ho cominciato a riflettere sul quando questo tipo di politica ha cominciato a prendere piede in azienda. Credo che le prime avvisaglie siano arrivate con Windows 8 e la miriade di bachi “by design”. Poi con Windows Mobile-Phone-Mobile e i suoi reboot che lo hanno praticamente accompagnato alla tomba. Alla decisione di XBOX di non supportare il mercato dell’usato e al successivo cambio di direzione.

Credo che anche in questo caso l’inversione ad U sarà inevitabile.

L’amaro in bocca rimane.

-quack

Pebbling

Apr 26, 2017 - 0 comments - Archiviato in: #Hardware

Non è un segreto che FitBit si sia data allo shopping motivata dalla paura di scomparire a mezzo di iWatch & Android Wear. Vector prima, Pebble dopo. Per mia umilissima opinione, stando a leggere le recenti defaillance, FitBit sta imboccando la strada sbagliata: il bello di questi dispositivi focalizzati sul fitness è che hanno bisogno di poca cura. Così mentre la concorrenza rilascia dispositivi resistenti all’acqua e con durata di batteria praticamente eterna (vedasi) FitBit continua – parrebbe – a focalizzarsi su un prodotto che, se rilasciato con GPS, molto probabilmente andrà a competere con i dispositivi caricami-ogni-sera della concorrenza. Ovviamente trattasi di speculazioni personali e mi farebbe piacere, tra qualche mese, scoprire di essermi sbagliato nel momento in cui FitBit rilascerà il dispositivo “perfetto”.

Nel frattempo…

Il mercato dei Pebble watch è praticamente crollato. Un Pebble Classic ricondizionato si trova per 25-30$ al supermercato più grande del mondo. Un Pebble 2 HR per circa 70$. Questi giocattoli hanno un vero e proprio SDK con tanto di market e, per quelli dotati di accelerometro, API adatte alla misurazione dei passi. App che fanno da pedometro ce ne sono già un tanto al Kg su github, compresa una che fa l’upload dei dati su un server a piacere. Mi sono detto perché no e ho pensato ad un piano in tre fasi per sostituire il demone che sincronizza i dati via polling tra Servizio A e Servizio B con una WebApp che lo faccia on demand.PebbleTime

  1. Fase 1: scrittura di un client abbastanza robusto e di un server basato su SqlCE con pochissime pretese; il vantaggio è di avere la possibilità di scaricare il file DB in locale e poter semplificare l’eventuale debugging. In questa fase ci sarà una WebAPI a fornire le statistiche giornaliere
  2. Fase 2 (opzionale): modificare il demone in modo da leggere i dati dalla mia WebAPP e testare la sincronizzazione
  3. Fase 3: effettuare la sincronizzazione direttamente sul server appena subito dopo l’upload dei dati

Al momento ho quasi terminato la fase 1, il client dovrebbe essere pronto e abbastanza robusto e resiliente ai problemi occasionali dovuti alla connessione. Il server, ad occhio e croce, dovrebbe trattarsi di quattro o cinque SQL statement, quindi roba fattibile tra un caffé e un cornetto.

Intanto ho osservato che il numero di passi conteggiati sul Pebble parrebbe essere addirittura più accurato di quelli del dispositivo corrente.

Now, let the fun (hacking) begin. 

-quack

P.S. alla fin dei conti si tratta, comunque, di un dispositivo FitBit.

I miei guai con Windows 10

Apr 16, 2017 - 0 comments - Archiviato in: #Windows

Come da tradizione iniziata ormai un decennio fa dal nonno, la lista dei miei personalissimi “guai” con Windows 10, nonostante l’ultimo aggiornamento. Post in continua evoluzione.

  1. SMB/NetBios: non c’è verso di forzare Windows 10 a parlare SMB/NetBios sulla porta 139 (anziché la 445 di default), il che significa un po’ di casini con l’implementazione Linux di SMB. Si risolve disabilitando SMB2/SMB3 su Windows 10 oppure forzando sul server un protocollo antico (pericoloso?)
  2. ho eseguito l’aggiornamento al Creators Update a mano, lanciando l’eseguibile scaricabile dal sito di Microsoft. Persi un po’ di setting come lo sfondo del desktop, alcune impostazioni di rete, browser preferito, ecc. Si può fare l’upgrade passo passo da Windows 3.1 a Windows 7 senza perdere molte impostazioni, ma da Windows 10.1 a Windows 10.2 sembrerebbe una tragedia.

to be continued.