CRAM

Apr 25, 2014 - 0 comments - Archiviato in: #Google

cram_front_small[1]

Ieri è finita la mia lunga battaglia personale contro i calcoli renali, con tanto di anestesia generale doppia. Per la prima volta in mesi, durante un momento di veglia forzata o di insonnia, ho avuto modo di pensare ad un sacco di eventi e fatti che sembrano non centrare un cavolo, ma che sotto sotto… e pensavo:
E così Vic Gundotra ha deciso di lasciare Google.
E così Google ha deciso di ammazzare dolcemente, eutanasiare, Google+. Cominciando dal rimuovere l’adozione forzata di Google+ in tutti gli altri prodotti marcati Google. Effetto collaterale: dichiarare che Google+ non è più un prodotto ma una piattaforma e che smetterà di essere in competizione con Facebook e Twitter.
Lato ottimistico: questa è una buona notizia. Google+ ha portato frammentazione, c’è gente che posta su Twitter/Facebook/Google+ lo stesso link. C’è gente che posta solo su Google+/Facebook/Twitter. Sinceramente per me Twitter e Facebook erano già due gusti della stessa esperienza. Google+ non aggiunge niente che non sia indispensabile ai prodotti della concorrenza.
Lato pessimistico: ma nel 2014 come è possibile che si assista agli stessi continui errori seppur da parte di aziende diverse? Come è possibile che Google, che sembrava la lezione l’avesse imparata quando ha ucciso Google Video (una prece) per comprare e supportare YouTube, non ha capito che l’equazione fondamentale per il successo di un social network è:
Good Enough + Majority of User Base = success
Secondo lato pessimistico: forzare giù per la gola prodotti che non portano nessun valore aggiunto a quelli esistenti, non fa che alienare i propri utenti. Forzare Google+ agli utenti YouTube è stupido quanto forzare Metro a gli utenti PC desktop di Windows 8. Possibile che nel 2014 questo non sia ancora chiaro?

-quack

Intentional leave

Jan 19, 2014 - 0 comments - Archiviato in: #Codice

Venerdì scorso ho lasciato la mia azienda precedente: sono stati due anni (poco meno) veloci e intensi in cui ho imparato tanto e lavorato fianco a fianco ad una leggenda.

Il caso ha voluto che una nuova offerta di lavoro venisse a me nella forma di numeri che davvero non si potevano rifiutare: il mio nuovo datore di lavoro è lui stesso un’altra leggenda (Magnet) e porta in sé una caterva di cambiamenti incredibili. Per la prima volta dico addio all’ecosistema Microsoft per lavoro; scriviamo codice in Java e per Android/iOS e per questo mi hanno fornito di MacBook Pro super carrozzato che userò con MacOS (qualcuno preferisce Windows ma per me l’idea di imparare a scrivere codice iOS e allo stesso tempo dare un taglio più deciso è più appealing). Resta il fatto che non ho cambiato idea su alcune questioni fondamentali.

La cosa più bella? Sono l’employee numero due nello stato di Washington.

Auguratemi in bocca al lupo.

-quack

Chittecat

Dec 23, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Cellulopoli #Google

Ero un fedelissimo Android fino a qualche settimana fa.

Oggi la fede comincia a vacillare, grazie a KitKat e tutti gli aggiornamenti successivi: se ricordo bene, dovrei essere alla versione 4.4.2

A parte l’ART (Android Runtime, suggerito da Enrico) e qualche modifica minore mi son ritrovato con:

  • un dialer più incasinato di quello Sense. E che volendo può fare l’upload a Google dei metadata delle chiamate ricevute per mostrarmi chi mi sta chiamando se non è in rubrica. E con i tasti numerici che adesso occupano non più quanto più schermo possibile. Non vorrei ricordare male, ma l’opzione in tempi di NSA impicciona, la vedo 80% negativa.
  • il power toggle widget è peggiorato: non il widget per sé, ma il fatto che alcuni settings sono scomparsi. Se ho ben capito non si può più disabilitare il GPS in maniera atomica, infatti i servizi location sono parzialmente accesi. Se il “GPS” è spento e clicco sulle mappe per indicazioni stradali la UI che si presenta è questa:
    Screenshot_2013-12-09-11-28-52Screenshot_2013-12-09-11-29-04
  • piccoli peggioramenti in giro per la UI, come la UI per impostare la sveglia, una UI che di più demente non ne ho mai viste.
  • il bluetooth sembra impazzito. Non mi era mai capitato, tranne con l’HTC difettato, di avere un telefono che andava riavviato per farlo parlare con l’autoradio della mia macchina. Sembra che la situazione si sia stabilizzata, ma l’incertezza di quale sia stato il fattore scatenante mi lascia perplesso.
  • ciliegina sulla torta, l’altro giorno ho scattato una foto di una stampante in vendita per avere più dettagli. Dopo qualche secondo mi è arrivata una notifica di Google Goggle che mi indicava il modello ed un link ad una ricerca su google. Avevo usato, senza successo, l’applicazione Goggle qualche giorno prima per individuare il modello di un rubinetto da sostituire. Ma da qui a fare il salto a “scatti una foto e proviamo a taggarla senza chiedere autorizzazione” mi sembra troppo pericoloso.image

Non sono l’unico ad avere questo retrogusto amaro. Speriamo che le cose si aggiustino, altrimenti google perderà un cliente utente (effettivamente i clienti di Google sono altra cosa).

-quack

P.S. buon natale e felice anno nuovo, ci sentiamo nel 2014, ok? Fate i bravi! E come dice qualcuno in famiglia:

Non è importante ciò che vi porta Babbo Natale o la Befana, ma che passiate delle vacanze serene.

Too. Late.

Dec 6, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft #Windows

Su segnalazione di Floo, Paul Thurrot ha due parole per Windows 8.2:

Maybe it's time for Windows 8.2. And I have a two-word recommendation for Microsoft for that release: "Start. Menu."

Le mie parole sono invece come da titolo.

Perché se non ci si rende conto che lo scopo primario di un PC è di attaccarlo al ‘device fantastico di prossima generazione’, Windows morirà molto in fretta (altra notizia di oggi: Microsoft ha smesso di vendere Windows 7; se me l’avessero detto ieri sarei passato al Company Store a prendere un paio di licenze…). Infatti questi ‘device fantastici di prossima generazione’ hanno driver per Linux…

La cosa buffa è che i soliti ‘giornalisti visionari’ che tanto mi piacerebbe vedere se scrivessero codice cosa combinerebbero, nel commentare la notizia del fatto che alcune app hanno cominciato a installare bitcoin miners (tempo fa si usava farlo con lo spyware), si auguravano la morte più veloce possibile del desktop. Utenti ed utonti tutti ad usare mirabolanti applicazioni 30” per cose semplici come può essere il calcolo del codice fiscale…

Credo che Windows deve al più presto tornare a fare Windows. Nessuno si sogna di collegare uno di questi device ad un telefono (guarda caso grazie al kernel di WP8 si può tecnicamente pure fare!) eppure questo è quello che MS vorrebbe venderci con Windows uno e trino.

Lo Start Menu ora non basta.

-quack

P.S. non sono un fan di bitcoin, l’esempio è puramente incidentale…

OS/2

Nov 27, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft

In questi giorni ho visto spesso menzionare il glorioso OS scritto a quattro mani (e poi due) tra Microsoft e IBM. L’articolo più interessante è apparso su Ars Technica dal titolo “Half an operating system: The triumph and tragedy of OS/2”.

Il post è un interessante spunto per riflettere sul modo sbagliato per soppiantare un ecosistema esistente da zero.

In linea generale:

  • IBM era internamente combattuta tra paura di perdere il mercato dei mainframe e voglia di lanciare un prodotto che sterminasse la concorrenza dei cloni. Tirarono fuori un ibrido scegliendo l’Intel 80286, processore nato praticamente morto. Il supporto all’80386 arrivò parecchio tardi
  • un sacco di errori macroscopici (tipo sfangulare Microsoft prima ancora di avere un concorrente decente a Windows 95); leggasi questo famoso post di Gordon Letwin in comp.os.ms-windows.misc
  • cazzate a livello tecnico di tipo stratosferico (esempio: Synchronous Input Queue; anche chi lavorava per IBM sapeva che questa era una debolezza di OS/2 nei confronti di Windows)

Windows 95, aldilà dell’interfaccia “innovativa”, aveva il vantaggio di poter supportare un passaggio graduale di applicazioni. Bastava cambiare un flag di compilazione e potevi accedere a 32 bit di indirizzamento (cosa che con OS/2 e la modalità Windows-Compatibile non offriva): chi si sbatteva come me per dover processare dati che non entravano in segmenti da 64KB la sentiva come un’enorme liberazione.

L’articolo si conclude con un parallelo tra l’IBM di allora e la MS di oggi con una piccola nota consolatoria:

However, there is one difference that separates Microsoft from most legacy companies: the company doesn’t give up.

Io, pessimista nato, guardo al lato peggiore di questa qualità: ovvero l’incapacità di abbandonare una direzione sbagliata porta solo più velocemente al baratro.

-quack

Chromecasting

Nov 14, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Google #Hardware #Microsoft

Ho comprato un Chromecast per un motivo semplice: abbiamo traslocato da pochissimo, il mediacenter è ancora nella scatola, la casa non è cablata propriamente e cercavo una soluzione pratica che permettesse l’utilizzo, per lo meno temporaneo, di Netflix su uno schermo decente.

All’inizio ero scettico, ma poi mi son convinto anche a causa del prezzo dell’aggeggio estremamente contenuto: ho pensato che nel caso peggiore una volta cablata la casa e messo in moto il mediacenter, il chromecast finirà per pilotare un televisore in camera da letto (incluso con la casa). Qualche anno fa avrei pensato a piazzare un mediacenter extender, ma MS ha deciso che mediacenter deve morire e ha cominciato la strage degli innocenti proprio dagli extender.

Poi ho scoperto che Chromecast è più di un ricevitore stupido di stream: è un vero e proprio full client Netflix/Hulu/Youtube/ecc. Significa che la sorgente dello stream non è il PC/tablet/telefono, d’ora in poi PTT, ma che una volta che il PTT invia al Chromecast tutti i dati dello stream da visualizzare, lo streaming avviene direttamente via wi-fi! Cioè il PTT può essere anche spento, ovvero il PTT prende il posto del vecchio fidato telecomando, con tutte le migliorie del caso. Fai il browsing del video da vedere comodamente sul PTT e quando è pronto lo invii al televisore. A me questa cosa pare una figata e a prova di bambino: testato con successo!!

Il numero di client/app Chromecast è piuttosto esiguo ma considerando che una app Chromecast è piccola in quanto deve fare solo due cose, autenticazione e streaming, mi aspetto che almeno nel mercato americano il numero crescerà molto rapidamente.

Da citare, per inciso, un tentativo molto spiacevole di sopperire alla situazione utilizzando la porta HDMI del mio tablet Windows 8.1: speravo che fosse Plug&Play, cavolo nel 2013 P&P è più di una aspettativa. Ma ho ottenuto solo schermate monche o completamente decentrate verso l’angolo in basso a destra.

Detto questo: io l’ecosistema Google lo odio (emotivamente). Ma dal punto di vista pratico Google si sta muovendo nella giusta direzione e a velocità sostenuta. MS giusto ieri annunciava l’ennesima tecnologia degna del secolo scorso. Che tristezza.

-quack

Lo stack ranking è morto, viva lo stack ranking

Nov 12, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft

L’odiosa pratica di distribuire lodi e compensi secondo una rigida curva statistica è stata finalmente abolita.

Pensare che fino a ieri, nel senso letterale del significato di ‘ieri’, c’era chi diceva che è impossibile avere un budget per salari e bonus senza avere necessariamente una curva di distribuzione da forzare giù a colpi di martello. E chi, come me, sosteneva che il budget deve essere dato in totale discrezione al manager e quest’ultimo può distribuirlo come crede, compreso in parti perfettamente uguali a tutti i sottoposti.

C’era chi fino a ieri faceva l’esempio che anche in una mano c’è il medio e il mignolo (deve essere un esempio classico che fanno in questi meeting per formare i manager automi). E chi come me contestava il fatto che sì, tutti (o quasi) abbiamo un mignolo, ma che le proporzioni tra le dita della mano non sono le stesse e questo ha fatto la fortuna di chi vende guanti elastici.

Implementazione del nuovo processo a parte le parole di Lisa Brummel non lasciano alcun dubbio:

No more curve. […] Managers and leaders will have flexibility to allocate rewards in the manner that best reflects the performance of their teams and individuals, as long as they stay within their compensation budget.

Ci hanno messo del tempo ma alla fine si sono accorti che in assenza di una metrica applicabile in maniera globale e imparziale, lo stack ranking è stata un’idea del piffero.

Insomma, avevo ragione io.

-quack

Ctrl + Alt + Del

Sep 27, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft

È notizia recente il ripudio di Bill G. per la combinazione di tasti più famosa del mondo.

ctrl + alt + del

La combinazione di tasti, pensata come uno scherzo di pessimo gusto, fu creata da David Bradley (vedasi) in preda alla noia.

Però i paranoici come me apprezzano il buon uso fatto da Windows, soprattutto nella linea NT. Infatti sepolto nei meandri del registry c’è un setting che forza la richiesta del “3 finger salute” (3FS) in presenza di elevazione. Essendo una combinazione intercettata a livello di sistema, in assenza di rootkit aiuta a prevenire attacchi di tipo spoofing. Un utente malevolo potrebbe infatti lanciare una app a schermo intero che simula la schermata di login e intercettare la password.

Ecco, non c’era bisogno di scusarsi solo per il fatto che, nel passato remoto del DOS e le interfacce a caratteri, la pressione dei tre tasti era legata al fatto che qualche app si congelasse.

Bill in questo è stato galantuomo.

-quack

Fingerprints

Sep 24, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Apple #Privacy #Security

Sono da sempre stato un big fan di lettori di impronte digitali e ne ho provato in tutte le salse. Devo dire che mi fa piacere che Apple abbia a suo modo messo la tecnologia sotto i riflettori ma sono un po’ deluso dal fatto che l’implementazione scelta sia completamente “noiosa”. Insomma niente di nuovo rispetto a quello che si faceva già da tempo su Windows a parte il fatto di averla integrata nei loro telefoni. Ad esempio: nessuna possibilità di usare le impronte come uno di più multi-factor authentication mechanism che so abbinando PIN + Impronte su uno o più livelli (ti logghi con l’impronta e allora hai accesso ad alcune cose, per avere accesso ad altre cose devi inserire anche il PIN, ecc.).

Poi c’è la finta questione hacker, su cui ovviamente si è spostata l’attenzione dei media. Insomma è possibile copiare un’impronta ma questo si sapeva già da tantissimo tempo. Semmai l’unica cosa deplorevole è che AuthenTec vendeva la sua tecnologia  vantandone fantasiose proprietà “anti-spoofing”, però non dovrebbe essere scandaloso visto che ora il tutto è di proprietà di quelli che “il loro Mac non piglia virus”. Per maggiori dettagli consiglio l’articolo di Ed Bott.

Dal punto di vista implementativo, a voler credere a quello che dicono in Apple e in questo particolare contesto ho pochi dubbi sul fatto che stiano dicendo “il giusto”, le cose son state fatte in maniera corretta. Non viene memorizzata l’immagine dell’impronta ma la sua “trasformata” (hash), l’hash è sigillato dentro un processore cattivo e amen. In pratica l’NSA non può provare che l’impronta sia la stessa senza avere il telefono a disposizione e quindi da questo punto di vista, backdoor a parte, il tutto sembra inattacabile.

API: pare che abbiano deciso di non esporre il sensore all’uso di applicazioni. Sarebbe bastato che lo storage fosse “silosizzato ermeticamente” per ogni app e si sarebbero potute sviluppare applicazioni interessanti. Ad esempio un password manager bluetooth basato su cellulare: io ho infatti abbandonato l’idea del lettore di impronte in quanto una gestione centralizzata delle password richiede un lettore per ogni pc che si usa, cosa estremamente non pratica. Però se il password manager fosse sul cellulare con il lettore di impronte e facesse le sue cosine con il bluetooth o via USB…

…non mi resta che sognare e sperare che in Google copino qualcosa e lo migliorino.

-quack

Paper, scissors, rock... plastic

Sep 2, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Seattle e dintorni

Scena accaduta realmente in un parco di Bellevue, ieri primo Settembre (per inciso oggi si celebra il Labour Day, una delle poche vacanze comandate).

Arriva la camionetta dei gelati accompagnata dalla solita musica orribile. Ci mettiamo in fila e mi accorgo di avere nel portafogli, da sempre arido di cash, solo un unico centone capitatomi praticamente per sbaglio e che la sua macchinetta per la plastica è rotta (secondo me una scusa per risparmiare i pochi centesimi a transazione che su micro-transazioni come quelle sono una vera piaga). La signora mi dice di non avere abbastanza resto e allora aspetto in fila. Nel frattempo racconta che gli è stata rifilata in precedenza una banconota da cento dollari falsa e che cento dollari sono il guadagno di una settimana di vendite. Accontentati un po’ di clienti si decide a cambiarci il pezzo però si segna su un diario il numero di serie della mia banconota, il numero della mia patente, il mio numero di telefono (chi debba proteggere me dal falso claim che la mia banconota sia falsa non lo si capisce).

Detto in poche parole: lasciando da parte il fatto che sia un caso quasi eccezionale (cento dollari sono tanti, ma non è neanche tanto raro) oggi, primo Settembre 2013, qui a Bellevue una transazione in contanti richiede ormai più protocollo di una transazione di plastica.

centone

Una prece per il contante.

-quack

P.S. lasciamo stare poi il fatto che se c’è un posto al mondo in cui la percentuale di centoni falsi è il minimo valore assoluto in funzione della posizione geografica è proprio…. Bellevue! Il nonno diceva una volta: se perdete un portafogli vuoto a Bellevue e c’è un documento di identità con l’indirizzo, chi lo trova ve lo restituisce con un po’ di cash pur di non supportare il sospetto che il portafoglio l’abbia svuotato lo stesso trovatore.

Coma farmacologico

Aug 26, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft

Tempo fa qualcuno osò a sproposito parlare di irrilevanza di Microsoft nell’IT facendo l’esempio del Mac.

Ieri leggevo If Steve Ballmer ran Apple.

See, if Steve Ballmer were the CEO, Apple would make more money, but they would slowly but surely become irrelevant. Just like Microsoft.

Già nel 2007 parlando di Microsoft si usava la parola irrilevante. Però in quel caso si dimenticava che il Web 2.0 era una destinazione e Microsoft continuava ad avere un controllo assoluto del punto di partenza, il client.

Da allora qualcosa è cambiato. Microsoft ha chiaramente perso il controllo del client, nelle mani di iOS e Android. Ovviamente ci sarà chi difende Windows Phone/RT/Blue fino alla morte (già il fatto che debba elencare tre prodotti diversi ma teoricamente uguali è ridicolo). Ma quando si parlava di dominio Windows a conti fatti si guardava ad un solo numero: la percentuale di market share. Ci sarà sempre qualcuno che pensa che Linux non fa cagare e va benissimo così anche se non si collega all’ultima stampante Canon, ma questo non è il punto.

Mala tempora currunt.

-quack

Diritto alla privacy

Aug 21, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Linux #Privacy

Quindi, di punto in bianco, a causa del gran casino che l’NSA spia tutti e tutto (i loro tentacoli raggiungono il 75% dei connessi), Groklaw ha deciso di chiudere.

Mi dispiace, ma forse è la scelta sbagliata per i motivi giusti. O la scelta giusta per il motivo sbagliato. O è sbagliato tutto.

Che ci sia un braccio di ferro in corso tra diritto all’informazione e diritto a far tacere l’informazione è pure triste. Però che quache paladino del software libero decida di andare in pensione adesso, mi sembra sbagliato. Certo PJ lavorava parecchio attraverso le mail. Ma non è che adesso è spiata più di prima: è cambiata la consapevolezza e forse con questa consapevolezza non riesce a fare più serenamente il suo lavoro. Ma non è un problema logistico, è un problema di emozioni. È chi prende decisioni importanti solo in base alle proprie emozioni può alla lunga pentirsi.

Che poi, un sottotesto che se tutti usassimo software libero saremmo meno spiati, spiace (e son tre!) ma non ci sta per niente. Se l’NSA può spiarci non è perché usiamo Windows anziché Linux (teorie cospirative a parte): ma perché usiamo l’email e la maggior parte dei server di posta lì fuori girano su software libero.

Un gran bel paradosso.

-quack

Cassilli

Aug 12, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Hardware

Un elenco di cassilli che reputo personalmente interessanti[1] che si interfacciano ad un cellulare. Quasi sempre solo Android/iPhone.

Interfaccia per automobile. In America le macchine hanno una porta standard sotto il cruscotto che fornisce, oltre ad informazioni di tipo diagnostico, dati sui consumi, usura e altra roba bella. L’applicazione per Android si chiama Torque e costa solo 5$.

Radian, motorino da treppiede per foto panoramiche o time-lapse.

Fitbit, contapassi da XXI secolo. Contapassi in questo caso è una definizione molto stretta per un dispositivo capace anche di fare sleep tracking.

Sensoria, il calzino intelligente per appassionati di corsa e non.

Cobra Tag, per non perdere più le chiavi.

Remote Camera Button, telecomando per scattare le foto (che è il primo acquisto che ho fatto non appena ho comprato la mia reflex giusto per ribadirne l’utilità).

A parte Sensoria, praticamente niente di questa roba funziona oggi con un terminale Windows Phone, giusto per ribadire un concetto di difficile espressione.

-quack

[1] Personalmente interessante = P(me ne compri uno) > 0.8

Cento prigionieri, cento scatole, cinquanta tentativi

Jul 30, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

Sono appassionato di calcolo delle probabilità e questo quizzillo trovato in giro per la rete mi ha messo un paio di volte fuori strada:

Ci sono cento prigionieri e cento scatole contenenti ciascuna il nome di un prigioniero ma mescolate ed irriconoscibili. Ogni prigioniero può aprire fino a cinquanta scatole. Se tutti i prigionieri riescono a trovare il proprio nome, sono salvi. Altrimenti perdono tutti.

I prigionieri possono scegliere una strategia prima di cominciare il test ma non possono in nessun modo comunicare tra loro una volta cominciato. Ogni prigioniero si trova davanti alla stessa situazione: cento scatole chiuse, nessun ordine apparente.

Se ciascuno scegliesse 50 scatole a caso, le probabilità di vincita sarebbero (.5)^100, ovvero estremamente basse.

C’è invece una strategia possibile che garantisce il successo in circa il 30% dei casi. Qual’è questa strategia? Quali sono in questo caso le chance di successo “individuale” di ciascun prigioniero?

Have fun!

-quack

Xenews - Luglio 2013

Jul 19, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Virtualizzazione

Alcuni giorni fa è stata rilasciata la versione 4.3.0 di Xen. Un sacco di novità enterprise friendly, ma anche qualche miglioria – sulla carta – per quanto riguarda la virtualizzazione di schede VGA.

Purtroppo i pacchetti precompilati non sono ancora disponibili e nel frattempo mi son deciso a provare la versione precedente (4.2.2) su Fedora 19. Si dice che questa versione abbia notato qualche regressione nella virtualizzazione grafica e posso confermare che è così. Ho seguito la primissima ricetta della serie, quella precendente all’installazione di XCP, cercando di utilizzare il nuovo toolkit stack per effettuare le operazioni richieste. Nel momento in cui eseguo il comando per fare il detach della scheda grafica, il sistema va in crash in maniera violenta senza neppure mostrare la schermata infausta di kernel panic (un solo messaggio sul terminale abbastanza agghiacciante: “Killed”; credo si riferisca all’intero sistema).

Probabile che nel prossimo weekend, usando il disco contenente l’installazione di Fedora, tenti l’installazione della “nuovissima” usando il repository sorgente.

Quello che spero sia migliorato:

  • il supporto di Solaris in qualche sua incarnazione (Nexenta?)
  • il supporto dell’uscita monitor durante la fase di avvio della macchina virtuale associata alla scheda grafica. Mi piacerebbe vedere le schermate del BIOS direttamente sul monitor anziché in VNC: oltre ad aumentare l’illusione da “workstation dedicata”, si aprirebbe la possibilità di fare cose come l’avvio in modalità provvisoria senza dover connettercisi via secondo PC.

La speranza è l’ultima a morire.

-quack

P.S. come qualcuno faceva notare, anche il rilascio full Open Source di XenServer è notizia degna di rilievo.

Reverse engineering the MOS 6502

Jul 10, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Hardware

Il primo assembler, quello a manina per intenderci, non si dimentica mai. LDA, A9 in decimale 169.

Qualcuno ha pensato bene di fotografare e ricostruire il 6502 partendo dal silicio.

Reverse engineering the MOS

Qualche altro pazzo ha pensato bene di simularne i suoi tremilacinquecento-dieci transistor in JAVASCRIPT.

Viviamo in un mondo bellissimo.

-quack

Win8 vs Vista

Jul 9, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft #Windows

Dicono che, leggendo tra le righe di questo articolo, si possa intravedere un sottotesto che dice che Win8 è il nuovo Vista (occhio: articolo scritto da quello schizofrenico di Paul Thurrott, che un giorno ci dice che siamo una massa di caproni incapaci di capire che Win8 è il futoro ed il giorno dopo che Win8 è un fiasco).

La butto lì: Windows 8 è molto peggio di Vista.

  1. tra le qualità più discutibili di Vista c’era l’introduzione dell’UAC, un male necessario.
  2. tra le qualità più incomprese di Vista c’era il supporto dell’HDCP. C’era gente attivissima nel denigrare, dall’alto del proprio Mac che il supporto HDCP l’aveva introdotto di nascosto, il DRM come il prossimo pianoforte appeso sulle nostre teste alla stregua di una spada di Damocle. Siamo tutti ancora vivi, no?
  3. tra i problemi più imbarazzanti di Vista c’era lo scetticismo innaturale degli OEM che hanno cominciato a supportare l’OS con driver decenti solo con l’SP1
  4. Microsoft ha poi pensato di alleggerire il tutto con qualche debacle.

Nessuna di queste cose ha chiesto grosse manovre correttive, Windows 7 è semplicemente arrivato al momento giusto sfruttando, a tratti ingiustamente, un po’ di gloria rubata a Vista (per altri versi migliorie ce ne sono pure state).

Ma l’argomento più convincente è: MS Windows 7 non ce l’ha mica regalato. Sarà una differenza da poco?

-quack

Troubleshooting Sunday

Jul 8, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft #Software

Data la mia venerabile età, ho la necessità di “prendere appunti per il futuro” riguardo un paio di faccende che hanno a che vedere l’ingresso dell’Iconia W510 nella paperopoli digitale.

  1. il servizio CIFS di Solaris è case sensitive anche per gli user name. Ergo tentare di loggarsi come Pippo anziché pippo porterà a risposte di tipo access denied. Per la prima volta ho usato la maiuscola nello username e spero quindi anche per l’ultima. Per sicurezza ho zappato e ricreato l’utente.
  2. era da tempo che non riuscivo ad installare driver aggiuntivi per la mia stampante (ovvero x86 sul server x64). Mi beccavo l’errore “driver not found”. L’arcano è spiegato in questo post. In breve, siccome i driver al gusto x64 sono arrivati via Windows Update, il nome della stampante non corrispondeva al 100% con il nome nel file .INF (ovvero “Canon Inkjet MP610 series” vs. “Canon MP610 series Printer”). Ho dovuto aggiungerci “Inkjet” e rimuovere “Printer” et voilà driver riconosciuti e propagati sull’Iconia

Mentre per la seconda me la son cavata con un po’ Kuggle (la famosa combinazione K-lo + Google), per la prima son dovuto scendere a patti con wireshark e augurarmi di non aver avuto traveggole. Or bene, mi sento così positivo da voler tentare di investigare anche su un messaggio di orrore in Solaris che suona qualcosa come “IPC only”. Non ne uscirò vivo, so già.

-quack

Bit-rot

Jun 14, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Software

Bit rot, o meglio Software rot, è secondo wikipedia un lento e aggiungo inesorabile deterioramento delle performance di un sistema software con l’avanzare del tempo. Compri un PC che emette fuoco e fiamme e dopo qualche mese è più lento di una tartaruga.

Il sofware rot è appunto inesorabile.

Il software rot affligge tutti i sistemi (già me li sento i “fortunati” possessori di Mac o altre piattaforme alternative di moda auto proclamarsi immuni: sorry non è così).

E così un mio PC windows, quando fa shutdown, mi fa comparire sempre la schermata in cui si dice che alcuni processi non vogliono saperne di morire.

Un altro PC va in BSOD hardware ogni due giorni.

Il mediacenter, a cui ho disabilitato persino gli update visto com’è protetto all’interno della rete casalinga e all’uso di cui se ne fa, ogni tanto esibisce problemi strani con Netflix (qui sto barando, in quanto Netflix è un prodotto che gira più sui server che sui client; ma non sto barando neanche tanto in quanto anche i server sono software e quindi affetti da bit rot).

Il bit rot è figlio del peccato originale del software: tutto il software viene rilasciato in maniera consapevolmente bacata. La madre del bit rot è l’impossibilità di testare gli aggiornamenti successivi come si può fare con i cosidetti golden bits, fotografia di un istante lungo quanto la durata di una build.

Nel momento in cui si aggiunge qualcosa a quei dannati bits si perde la speranza di avere un’idea per se già estremamente vaga della stabilità del sistema.

Certo è che oggi giorno, tra una sandbox quà e una nuova feature là (Windows PC Refresh), la vita è da un lato un po’ più semplice. Ma il tutto è costantemente vanificato dalla dipendenza tra bit rot e complessità, da sempre in crescita in maniera esponenziale: ai tempi di MS-DOS c’erano al più un paio di thread (imbrogliando di molto), oggi l’unica app di sistema mono-thread è il notepad.

Triste la vita fino alla prossima RTM.

-quack

Il dettaglione

May 24, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Apple

E così, dopo più di un anno, viene fuori un dettaglione che davvero non ti aspetti:

James,

Our proposal does set the upper limit for ebook retail pricing based on the hardcover price of each book. The reason we are doing this is that, with our experience selling a lot of content online, we simply don’t think the ebook market can be successful with pricing higher than $12.99 or $14.99. Heck, Amazon is selling these books at $9.99, and who knows, maybe they are right and we will fail even at $12.99. But we’re willing to try at the prices we’ve proposed. We are not willing to try at higher prices because we are pretty sure we’ll all fail.

As I see it, HC has the following choices:

1. Throw in with Apple and see if we can all make a go of this to create a real mainstream ebooks market at $12.99 and $14.99.

2. Keep going with Amazon at $9.99. You will make a bit more money in the short term, but in the medium term Amazon will tell you they will be paying you 70% of $9.99. They have shareholders too.

3. Hold back your books from Amazon. Without a way for customers to buy your ebooks, they will steal them. This will be the start of piracy and once started there will be no stopping it. Trust me, I’ve seen this happen with my own eyes.

Maybe I’m missing something, but I don’t see any other alternatives. Do you?

Regards,
Steve

Ora per cortesia non raccontatelo a quegli utenti Apple che scambiavano le operazioni illegali di Steve per filantropia universale. Io mi son arreso già diversi mesi fa.

-quack