A Ovest Di Paperino

Welcome to the dark side.

  • Cassilli

    Un elenco di cassilli che reputo personalmente interessanti[1] che si interfacciano ad un cellulare. Quasi sempre solo Android/iPhone.

    Interfaccia per automobile. In America le macchine hanno una porta standard sotto il cruscotto che fornisce, oltre ad informazioni di tipo diagnostico, dati sui consumi, usura e altra roba bella. L’applicazione per Android si chiama Torque e costa solo 5$.

    Radian, motorino da treppiede per foto panoramiche o time-lapse.

    Fitbit, contapassi da XXI secolo. Contapassi in questo caso è una definizione molto stretta per un dispositivo capace anche di fare sleep tracking.

    Sensoria, il calzino intelligente per appassionati di corsa e non.

    Cobra Tag, per non perdere più le chiavi.

    Remote Camera Button, telecomando per scattare le foto (che è il primo acquisto che ho fatto non appena ho comprato la mia reflex giusto per ribadirne l’utilità).

    A parte Sensoria, praticamente niente di questa roba funziona oggi con un terminale Windows Phone, giusto per ribadire un concetto di difficile espressione.

    -quack

    [1] Personalmente interessante = P(me ne compri uno) > 0.8

  • Cento prigionieri, cento scatole, cinquanta tentativi

    Sono appassionato di calcolo delle probabilità e questo quizzillo trovato in giro per la rete mi ha messo un paio di volte fuori strada:

    Ci sono cento prigionieri e cento scatole contenenti ciascuna il nome di un prigioniero ma mescolate ed irriconoscibili. Ogni prigioniero può aprire fino a cinquanta scatole. Se tutti i prigionieri riescono a trovare il proprio nome, sono salvi. Altrimenti perdono tutti.

    I prigionieri possono scegliere una strategia prima di cominciare il test ma non possono in nessun modo comunicare tra loro una volta cominciato. Ogni prigioniero si trova davanti alla stessa situazione: cento scatole chiuse, nessun ordine apparente.

    Se ciascuno scegliesse 50 scatole a caso, le probabilità di vincita sarebbero (.5)^100, ovvero estremamente basse.

    C’è invece una strategia possibile che garantisce il successo in circa il 30% dei casi. Qual’è questa strategia? Quali sono in questo caso le chance di successo “individuale” di ciascun prigioniero?

    Have fun!

    -quack

  • Xenews - Luglio 2013

    Alcuni giorni fa è stata rilasciata la versione 4.3.0 di Xen. Un sacco di novità enterprise friendly, ma anche qualche miglioria – sulla carta – per quanto riguarda la virtualizzazione di schede VGA.

    Purtroppo i pacchetti precompilati non sono ancora disponibili e nel frattempo mi son deciso a provare la versione precedente (4.2.2) su Fedora 19. Si dice che questa versione abbia notato qualche regressione nella virtualizzazione grafica e posso confermare che è così. Ho seguito la primissima ricetta della serie, quella precendente all’installazione di XCP, cercando di utilizzare il nuovo toolkit stack per effettuare le operazioni richieste. Nel momento in cui eseguo il comando per fare il detach della scheda grafica, il sistema va in crash in maniera violenta senza neppure mostrare la schermata infausta di kernel panic (un solo messaggio sul terminale abbastanza agghiacciante: “Killed”; credo si riferisca all’intero sistema).

    Probabile che nel prossimo weekend, usando il disco contenente l’installazione di Fedora, tenti l’installazione della “nuovissima” usando il repository sorgente.

    Quello che spero sia migliorato:

    • il supporto di Solaris in qualche sua incarnazione (Nexenta?)
    • il supporto dell’uscita monitor durante la fase di avvio della macchina virtuale associata alla scheda grafica. Mi piacerebbe vedere le schermate del BIOS direttamente sul monitor anziché in VNC: oltre ad aumentare l’illusione da “workstation dedicata”, si aprirebbe la possibilità di fare cose come l’avvio in modalità provvisoria senza dover connettercisi via secondo PC.

    La speranza è l’ultima a morire.

    -quack

    P.S. come qualcuno faceva notare, anche il rilascio full Open Source di XenServer è notizia degna di rilievo.

  • Reverse engineering the MOS 6502

    Il primo assembler, quello a manina per intenderci, non si dimentica mai. LDA, A9 in decimale 169.

    Qualcuno ha pensato bene di fotografare e ricostruire il 6502 partendo dal silicio.

    Reverse engineering the MOS

    Qualche altro pazzo ha pensato bene di simularne i suoi tremilacinquecento-dieci transistor in JAVASCRIPT.

    Viviamo in un mondo bellissimo.

    -quack

  • Win8 vs Vista

    Dicono che, leggendo tra le righe di questo articolo, si possa intravedere un sottotesto che dice che Win8 è il nuovo Vista (occhio: articolo scritto da quello schizofrenico di Paul Thurrott, che un giorno ci dice che siamo una massa di caproni incapaci di capire che Win8 è il futoro ed il giorno dopo che Win8 è un fiasco).

    La butto lì: Windows 8 è molto peggio di Vista.

    1. tra le qualità più discutibili di Vista c’era l’introduzione dell’UAC, un male necessario.
    2. tra le qualità più incomprese di Vista c’era il supporto dell’HDCP. C’era gente attivissima nel denigrare, dall’alto del proprio Mac che il supporto HDCP l’aveva introdotto di nascosto, il DRM come il prossimo pianoforte appeso sulle nostre teste alla stregua di una spada di Damocle. Siamo tutti ancora vivi, no?
    3. tra i problemi più imbarazzanti di Vista c’era lo scetticismo innaturale degli OEM che hanno cominciato a supportare l’OS con driver decenti solo con l’SP1
    4. Microsoft ha poi pensato di alleggerire il tutto con qualche debacle.

    Nessuna di queste cose ha chiesto grosse manovre correttive, Windows 7 è semplicemente arrivato al momento giusto sfruttando, a tratti ingiustamente, un po’ di gloria rubata a Vista (per altri versi migliorie ce ne sono pure state).

    Ma l’argomento più convincente è: MS Windows 7 non ce l’ha mica regalato. Sarà una differenza da poco?

    -quack

  • Troubleshooting Sunday

    Data la mia venerabile età, ho la necessità di “prendere appunti per il futuro” riguardo un paio di faccende che hanno a che vedere l’ingresso dell’Iconia W510 nella paperopoli digitale.

    1. il servizio CIFS di Solaris è case sensitive anche per gli user name. Ergo tentare di loggarsi come Pippo anziché pippo porterà a risposte di tipo access denied. Per la prima volta ho usato la maiuscola nello username e spero quindi anche per l’ultima. Per sicurezza ho zappato e ricreato l’utente.
    2. era da tempo che non riuscivo ad installare driver aggiuntivi per la mia stampante (ovvero x86 sul server x64). Mi beccavo l’errore “driver not found”. L’arcano è spiegato in questo post. In breve, siccome i driver al gusto x64 sono arrivati via Windows Update, il nome della stampante non corrispondeva al 100% con il nome nel file .INF (ovvero “Canon Inkjet MP610 series” vs. “Canon MP610 series Printer”). Ho dovuto aggiungerci “Inkjet” e rimuovere “Printer” et voilà driver riconosciuti e propagati sull’Iconia

    Mentre per la seconda me la son cavata con un po’ Kuggle (la famosa combinazione K-lo + Google), per la prima son dovuto scendere a patti con wireshark e augurarmi di non aver avuto traveggole. Or bene, mi sento così positivo da voler tentare di investigare anche su un messaggio di orrore in Solaris che suona qualcosa come “IPC only”. Non ne uscirò vivo, so già.

    -quack

  • Bit-rot

    Bit rot, o meglio Software rot, è secondo wikipedia un lento e aggiungo inesorabile deterioramento delle performance di un sistema software con l’avanzare del tempo. Compri un PC che emette fuoco e fiamme e dopo qualche mese è più lento di una tartaruga.

    Il sofware rot è appunto inesorabile.

    Il software rot affligge tutti i sistemi (già me li sento i “fortunati” possessori di Mac o altre piattaforme alternative di moda auto proclamarsi immuni: sorry non è così).

    E così un mio PC windows, quando fa shutdown, mi fa comparire sempre la schermata in cui si dice che alcuni processi non vogliono saperne di morire.

    Un altro PC va in BSOD hardware ogni due giorni.

    Il mediacenter, a cui ho disabilitato persino gli update visto com’è protetto all’interno della rete casalinga e all’uso di cui se ne fa, ogni tanto esibisce problemi strani con Netflix (qui sto barando, in quanto Netflix è un prodotto che gira più sui server che sui client; ma non sto barando neanche tanto in quanto anche i server sono software e quindi affetti da bit rot).

    Il bit rot è figlio del peccato originale del software: tutto il software viene rilasciato in maniera consapevolmente bacata. La madre del bit rot è l’impossibilità di testare gli aggiornamenti successivi come si può fare con i cosidetti golden bits, fotografia di un istante lungo quanto la durata di una build.

    Nel momento in cui si aggiunge qualcosa a quei dannati bits si perde la speranza di avere un’idea per se già estremamente vaga della stabilità del sistema.

    Certo è che oggi giorno, tra una sandbox quà e una nuova feature là (Windows PC Refresh), la vita è da un lato un po’ più semplice. Ma il tutto è costantemente vanificato dalla dipendenza tra bit rot e complessità, da sempre in crescita in maniera esponenziale: ai tempi di MS-DOS c’erano al più un paio di thread (imbrogliando di molto), oggi l’unica app di sistema mono-thread è il notepad.

    Triste la vita fino alla prossima RTM.

    -quack

  • Il dettaglione

    E così, dopo più di un anno, viene fuori un dettaglione che davvero non ti aspetti:

    James,

    Our proposal does set the upper limit for ebook retail pricing based on the hardcover price of each book. The reason we are doing this is that, with our experience selling a lot of content online, we simply don’t think the ebook market can be successful with pricing higher than $12.99 or $14.99. Heck, Amazon is selling these books at $9.99, and who knows, maybe they are right and we will fail even at $12.99. But we’re willing to try at the prices we’ve proposed. We are not willing to try at higher prices because we are pretty sure we’ll all fail.

    As I see it, HC has the following choices:

    1. Throw in with Apple and see if we can all make a go of this to create a real mainstream ebooks market at $12.99 and $14.99.

    2. Keep going with Amazon at $9.99. You will make a bit more money in the short term, but in the medium term Amazon will tell you they will be paying you 70% of $9.99. They have shareholders too.

    3. Hold back your books from Amazon. Without a way for customers to buy your ebooks, they will steal them. This will be the start of piracy and once started there will be no stopping it. Trust me, I’ve seen this happen with my own eyes.

    Maybe I’m missing something, but I don’t see any other alternatives. Do you?

    Regards,
    Steve

    Ora per cortesia non raccontatelo a quegli utenti Apple che scambiavano le operazioni illegali di Steve per filantropia universale. Io mi son arreso già diversi mesi fa.

    -quack

  • IR Blasting

    C’era una volta il TiVò versione 1.0, ma per capire meglio la questione devo spiegare come funziona, in grossa parte del territorio ammerigano, la TV via cavo.

    IR Blast

    In origine era tutta analogica e praticamente in chiaro. Poi sono arrivati i canali “plus” criptati alla meno peggio (il video era un’immagine in negativo) e ci si comprava un affarino da pochi dollari che faceva la decriptazione.

    Poi sono arrivati i canali digitali, quello che in Italia si chiama digitale terrestre. L’unica differenza è che il segnale viene distribuito via cavo anziché via etere, ma pressapoco il resto è uguale. Per guardare la TV c’era bisogno della box (il sintonizzatore) che aveva l’output analogico e non criptato. La TV è diventata praticamente un monitor di bassa qualità “sintonizzata” (e in realtà senza dover sintonizzare più niente) sull’ingresso ausiliario, quello per intenderci usato da VCR e console.

    Per cambiare canale bisognava usare il telecomando del sintonizzatore ed ogni provider aveva il suo. Al tempo stesso i canali venivano distribuiti molto spesso in entrambe le versioni: analogiche e digitali.

    Il TiVò era un videoregistratore avanzatissimo, capace di sintonizzare i canali analogici come i VCR tradizionali. Ma supportava anche i canali digitali, attraverso la tecnica dell’emulazione del telecomando: quando doveva cambiare canale, tramite un diodo emitter all’IR, simulava la sequenza di impulsi proveniente dal telecomando. Una tecnica abbastanza smart ma con le seguenti limitazioni:

    1. era necessario costruire un database contenente tutte le possibili configurazioni delle sequenze IR usate dai sintonizzatori digitali
    2. bisognava lasciare all’utente la responsabilità che scegliesse l’emulazione corretta affinché il cambio dei canali avvenisse in maniera corretta
    3. last but not least, si era in balia di un meccanismo intrinsecamente senza feedback. Una volta inviato il comando, non c’era nessun modo affidabile per capire se il comando fosse stato ricevuto con successo

    Delle tre, l’ultima è una limitazione insormontabile. Sulla rete giravano informazioni su come aumentare l’affidabilità, ma c’era anche l’eco delle urla di chi si ritrovava abbastanza spesso con la registrazione del canale sbagliato. Magari uno spezzone di predicatore americano al posto di CSI:Miami, non proprio uno scambio decente.

    I produttori di sintonizzatori, Motorola in primis, decisero di introdurre una porta firewire che fosse bidirezionale. Quando andava male ed il canale era criptato, poteva essere usata almeno per comandare il cambio di canale. Quando andava bene vi ci usciva segnale televisivo in alta qualità digitale.

    Nel mondo mediacenter MS cominciarono a fiorire plugin che permettessero l’uso di questo espediente e la vita torno a sorridere. Ma non bastava.

    Su pressione di chi come MS pensava si potesse offrire un servizio migliore, cominciarono a spingere i provider ad adottare uno standard “aperto” che permettesse, fatto salve certe condizioni a contorno (HDCP), di usufruire in maniera “nativa” del segnale TV limitando il compito dei provider a quello di fornitori di bit anziché spacciatori di HW di bassissima qualità (uno scatolotto Motorola con il semplice compito di sintonizzare/decriptare occupava un volume molto più grande dei più grandi lettori DVD dell’epoca). Nacque CableCard, ovvero il modello GSM/SIM ma in versione più “paranoica”. Questo accadde più di un lustro fa.

    Poi ci sarebbe la questione digitale satellitare, ma più o meno ricalca in maniera parallela quanto detto sopra, semplicemente anticipandone i tempi.

    21 Maggio 2013: viene presentata la nuova XBOX. Qualcuno, come me, si aspetteva seriamente la possibilità di un accessorio CableCard; non dico integrato nel sistema in quanto non è uno standard “universale”, ma almeno con lo status di accessorio. Ovvero un sintonizzatore (DT, satellitare o checchessia) che “parli” con la console e svolga i due compiti di cui sopra, sintonizzare e decriptare; magari con uno standard semi-aperto in modo che chiunque, pagando licenza, potesse sviluppare il proprio per il paese di destinazione. Invece no, hanno reinvetato il passthrough (seppur HDMI) e l’IR blasting! Eppure la console avrebbe, con i suoi diversi modi di consumo, tutte le carte in regola per soppiantare l’obsolescente Mediacenter.

    Ma come ci si fa a fidare ancora di questi signori?

    -quack

  • Rice boys

    Guidando per le strade di Washingtonia è molto comune imbattersi in personaggi stereotipizzabili, gente che abusando della legalità nel modificare quasi qualsiasi aspetto del proprio veicolo, lo trasforma in qualcosa tra il tamarro ed il ridicolo. Quello che ho notato, confermatomi da un mio amico e collega, è il fatto che le customizzazioni del veicolo riflettono la provenienza geografica del proprietario e divisibili in quattro grosse macro-categorie:

    Gli asiatici, i rice boys propriamente detti, prediligono le sportive. Montano alettoni, sostituiscono la marmitta con una più rumorosa al limite della legalità, ne abbassano l’assetto con nuove gomme o sospensioni salvo poi lamentarsi online che il veicolo non ha più la stabilità che aveva come concepita dall’ingegnere che l’ha disegnata.

    I sud-americani o messicani impropriamente detti prediligono veicoli commerciali e si limitano ad abbassarne l’assetto ma in maniera più aggressiva dei rice boys. Non è raro vedere dei pickup truck con ruote da formula uno o quasi.

    I WASP hardcore comprano di solito SUV o pickup cabinati. Qualcuno ricorda “ritorno al futuro” e l’apprezzamento deciso di McFly per il suo pickup? Fanno l’esatto opposto dei sud-americani: rialzano l’assetto con sospensioni prolungate e ruote da trattore. Che se poi devono rimorchiare qualcosa hanno un adattatore ad ‘L’ per il rimorchio, giuro, visto di persona!

    Last but not least, la gioventù americana di colore preferisce auto lunghe per poi dedicarsi a modifiche puramente ornamentali. L’estremizzazione del concetto è la Cadillac visibile nel famoso film “1999: fuga da new york”.

    -quack

    P.S. il film è godibilissimo.

  • L’inevitabile decadenza del software

    Mi piace Google Chrome perché semplice, pulito, pochi fronzoli e ha un Sync decente. Vero fino all’altro giorno, quando i bookmark del PC dell’ufficio non si sincronizzavano più. Non ci ho fatto caso più di tanto poi oggi, incuriosito, guardo i settings:

    “Sync has been stopped via the Google Dashboard.”

    Probabilmente da quel momento nel passato, quando la batteria del telefono era molto scarica e mi serviva tenerlo in vita, in cui ho disabilitato temporaneamente la sincronizzazione.

    Clicco il pulsante advanced settings e mi porta su una pagina in cui devo fare il login con le credenziali Google. Fatto il login la pagina si chiude nel nulla.

    Riclicclo il pulsante advanced settings e non accade nulla.

    Da buon software engineer, “esco ed entro” dal programma. Niente tranne una voce che dice “manage sync via the Google Dashboard” che non porta a nulla. Noto un’altra voce “riavvia il browser in modalità Windows 8”. Fatidica curiosità: clicco e Chrome si chiude. Non riappare niente. Clicco l’icona sulla taskbar (che nell’ultima versione si è aggiunta da sola violando le policy di Windows) e niente. Riclicco e rieccolo.

    La sincronizzazione riparte, ma al contrario. Ovvero i nuovi bookmark spariscono.

    Domanda: a che serve rilasciare la versione 26 con tutti i fronzoli quando la versione 5 funzionava benissimo? Persino Chrome, che ha il vantaggio di avere una legacy praticamente nulla, decade molto in fretta.

    C’est la vie.

    -quack

  • Stupid decisions

    In passato ho sempre pensato che non esistessero decisioni sbagliate, ma che in fondo ciascuno di noi decida basandosi su informazioni incomplete che col senno di poi fanno sembrare tali decisioni stupide.

    Da un po’ di giorni invece comincio a ricredermi. C’è qualcuno che, nonostante sia chiaro e limpido come il sole, preferisce prendere decisioni stupide salvo tornare sui propri passi. Ad esempio rientra in tale sfortunata casistica la scelta di spezzare il search di Windows 8 in tre categorie chiedendo all’utente di fare un ulteriore sforzo mnemonico: scelta qualificabile come stupida senza se e senza ma.

    Oggi poi mi soffermavo su questo paragrafo riguardo Firefox:

    The company was ideologically opposed to this, due to H.264's patents and royalties, but came to realize that it was a practical necessity, especially for Firefox OS. H.264 video is abundant, and is unambiguously "the winner" of all the current major video codecs. Consequentially, H.264 is widely supported in hardware, enabling battery-efficient hardware-accelerated playback of H.264 video. For Firefox OS to be viable, it had to support this codec and this hardware.

    La parte evidenziata era già evidententissimamente vera nel momento in cui Mozilla ha deciso di non supportare H.264. Ma a questo punto che si aspettavano dopo che anche Chrome aveva deciso di supportare tale formato?

    Che senso ha l’idealismo fatto sui mezzi di produzione? Neanche Marx si era spinto a tanto. E poi: ma avranno costoro imparato qualcosa?

    -quack

  • Upside down

    Il mio geek preferito, Stallman, disse:

    If the DRM is implemented in the operating system, this could result in distribution of works that can't be played at all on a free operating system such as GNU/Linux.'

    Oggi giorno, nei paesi dove Netflix è disponibile, questo dovrebbe risultare palesemente falso. Netflix è disponibile su Windows e OSX perché MS non ha intenzione di rilasciare Silverlight – dichiarato ufficialmente moribondo – per Linux.

    Netflix ha pure chiaramente detto che, se l’HTML5 supportasse il DRM, non avrebbero problemi a far girare la loro app in HTML5. Questo significa che se il DRM fosse parte dello standard, ci sarebbero più contenuti disponibili per Linux.

    Al contrario: oggi siccome l’unica via per il DRM è il software propretario è possibile distribuire contenuti che non possono essere riprodotti su sistemi “liberi”; che è appunto il contrario di quello che Stallman dice.

    Vista l’evidente falsità logica di quello che dice, rimane la domanda sul perché. Solo talebanesimo?

    -quack

  • Tribal Knowledge

    Qui in Intentional il modello di sviluppo è abbastanza flessibile. Però ogni mattina c’è un meeting in cui ognuno racconta quello che ha fatto il giorno precedente e quello che farà nelle successive ore lavorative. Nei miei primi meeting mi sembrava di essere sbarcato su un altro pianeta: oltre allo slang tipico aziendale, c’era da assorbire uno strato abbastanza spesso di notazione ungherese.

    Durante uno di questi meeting ho ascoltato per la prima volta le parole tribal knowledge per descrivere un insieme di conoscenze tramandato per via di esperienza lavorativa di gruppo, magari tramite striminzita documentazione scritta.

    Era un concetto che nel tempo ho inconsciamente assimilato e già conoscevo e a cui veniva per la prima volta associata una definizione pseudo-formale. La tribal knowledge esiste ovunque ma è estremamente preponderante nei progetti software, secondo una visione estremamente personale della cosa.

    Personalmente è il motivo per cui, il rilascio di software tramite codice sorgente, è irrilevante rispetto alle metriche di qualità. Chi ha a disposizione codice sorgente può chiaramente modificarlo, ma molto difficilmente migliorarlo senza assorbire la tribal knowledge necessaria laddove le modifiche da apportare non siano estremamente semplici. TK fatta di “se cambi questo parametro vai ad incidere su questo fattore che non è assolutamente ovvio, in quanto abbiamo fatto delle prove e scoperto che”.

    Bottomline: avere il codice sorgente è senz’altro un valore in più, ma non si dovrebbe barattare per nessun’altra qualità del software che si va ad usare.

    -quack

  • DSL

    (DSL inteso come Domain Specific Language)

    Quello che fa l’azienda per cui lavoro oggi, e per otto mesi la mia principale mansione lavorativa, è un po’ difficile da spiegare. Per fortuna ci sono diversi testi sull’argomento. Ne elenco qualcuno in ordine di apparizione temporale.

    Generative Programming, conosciuto come il black and white book. Nel libro, pubblicato quasi tredici anni orsono, c’è un capitolo dedicato all’Intentional Programming quando questa tecnologia faceva ancora capo a MS Research. Vi si parla anche di Lutz Roeder, autore di Reflector.Net, che allora era un elemento del team.

    Domain-Specific Languages, di Martin Fowler. In questo libro c’è un capitolo dedicato ad una versione precedente dell’IDW, Intentional Domain Workbench.

    L’ultimo e più aggiornato, oltre al fatto ampiamente apprezzabile di essere disponibile come PDF donationware, è DSL Engineering. Il PDF è scaricabile a questa pagina. L’ultimo capitolo è dedicato all’IDW con un esempio molto pratico di creazione di un DSL da zero. Ottima lettura!

    -quack

  • xboxism

    Giorni fa sono incappato in questo post. È scritto da uno dei fondatori del team xbox di MS, quello che della xbox ha scelto il nome.

    Poi io uso la mia xbox una volta al mese. Prima di giocare devo fare xbox update, update delle app e un balletto di reboot piuttosto noioso e lunghetto.

    Una volta le console le accendevi e giocavi ed è – penso – il principale motivo di acquisto da parte di chi ha già un PC.

    Che tristezza

  • Celluloidi

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    Riprendendo la storia di qualche giorno fa….

    Quando mi son trasferito a Seattle e dintorni non ho sentito l’esigenza di un cellulare. La mia cerchia di amicizie iniziali si limitava ai colleghi italiani approdati più o meno insieme a me. Ci si sentiva per email, dal vivo per il pranzo o la cena, raramente per telefono. Man mano che la vita sociale ha cominciato ad aumentare, l’esigenza di raggiungere ed essere raggiungibile si è fatta preponderante.

    Verizon aveva proposto un piano semi-aziendale (pagava l’employee ma con lo sconto aziendale) in un’epoca in cui la parola prepagato era praticamente sconosciuta. Ho scelto il modello più semplice, un Samsung SGH-600 e ho tirato avanti per un bel po’. Aveva il limite di imageessere un telefono non GSM, quindi un peso inutile per le vacanze in Italia. Ho provato a risolvere con un Sony Ericsson ed un Telìt gentilmente offertomi, ma i lunghi periodi di inattività rendevano la batteria completamente inutilizzabile…

    Per fortuna la concorrenza ha cominciato a scaldarsi e son passato ad un Motorola V66, tri-band o per lo meno con la possibilità di usare una SIM Italiana. T-Mobile me lo ha “sbloccato” (pratica alquanto assai antipatica in voga qui negli USA) e per parecchio tempo sono tanto estremamente soddisfatto. Nessuna feature avanzata anche in questo caso, semplicemente quanto bastava per fare e ricevere telefonate.

    E nel frattempo MS cominciava a sfornare i primi SmartPhone basati su WM. Con un’usabilità estremamente scarsa, i primi modelli sembravano totalmente inutili. Poi è arrivato il momento in cui tornavo in ufficio da un meeting per leggere su outlook dov’era il meeting successivo, in un periodo in cui c’erano anche quattro meeting al giorno uno affianco all’altro (o meeting a pettine, anche peggio). La mia soluzione fu un Motorola MPX 200, un bel mattoncino. Niente piano dati, ma sincronizzazione via USB, tanto era sufficiente farlo un paio di volte alla settimana per essere tranquilli per un bel po’.

    Il primo SmartPhone non si dimentica mai!

    Il resto della storia è già documentato o circa. Cominciando con il Cingular 3125 (compagnia poi acquisita da AT&T). Qualche anno dopo Apple rilasciava il primo iPhone e mostrava al mondo come si scrive un browser mobile usabile. I piani dati diventavano abbordabili, la concorrenza a scalpitare. E così il G1 (ma anche qui e qui); il primo Nexus; un fugace HD7; il fedele Samsung Focus (a cui non dedicai neppure una recensione, ma fu un modello decente); per passare ad HTC One X e finire con l’LG nexus 4. Quest’ultimo è il paperPhone ufficiale 2013 e forse anche di più.

    -quack

  • Browser moderni

    imageDieci versioni dieci di Internet Explorer, l’orologio del PC che indica che siamo a Gennaio duemilatredici, eppure quando si fa click-destro su un’immagine si ottiene il menù non sense sulla destra.

    Le prime cinque opzioni non hanno senso per un immagine che non è un link. Che senso ha mostrarle? Stessa cosa per tutte le altre opzioni disabilitate: mi aspetterei che nel duemilatredici appunto i menù contestuali siano un po’ più “intelligenti” e meno “anni novanta”

    Poi un’immagine si può salvare su disco, spedire via mail (opinabile visto che potrei copiare e incollarla), stampare!, si può andare su MyPictures (perché mai???) e impostarla come background (cosa buona e giusta).

    Si può copiare (buono), si può vedere il sorgente di tutta la pagina o selezionarla (un po’ inutile), e si può aggiungerne il link ai favoriti (uela’!!) e infine si possono vederne le proprietà, l’unica via possibile se dell’immagine interessa la URL.

    In poche parole: una sfilza di opzioni inutili e totale assenza di alcune opzioni presenti nei prodotti della concorrenza di già diversi anni fa.

    Il confronto con Google Chrome è impietoso:

    image

    Sottotesto: non una sola delle opzioni presenti è di dubbia utilità. Nessuna opzione importante manca all’appello ad eccezione di “imposta come immagine di sfondo”. Immagino per alcuni anche questo un retaggio degli anni novanta.

    -quack

  • Cellulabili

    image

    Il primo cellulare, comprato ad Agosto 1996, non si scorda mai. Motorola 6200 GSM con scheda Omnitel “Testing Partners”. All’epoca i ponti Omnitel erano così pochi che il più delle volte si era in “roaming” gratuito. La SIM aveva la grandezza di una carta di credito e arrivò con un numero di telefono praticamente indimenticabile; fu comprato in occasione della fine del CAR (fatto a Chieti) in virtù del trasferimento al Comando della Regione Militare Centrale di Roma.

    Era stato acquistato per ricevere chiamate, la durata della batteria si misurava in ore e per il suo scopo primario aveva un grosso difetto: non era dotato di vibrino, il che lo rendeva “pericoloso” per uso notturno in caserma. Fu venduto dopo qualche mese al maresciallo nel mio ufficio e facemmo un affare in due.

    imageIl modello successivo fu il Motorola 8400, il primo comprato senza sussidio. Funzionalmente pressoché identico, ma con il vibrino e lo sportellino che aveva la funzione di “rispondi/chiudi conversazione”. Aveva anche la funzionalità di richiamo rapido, per poter attivare/disattivare il vibrino senza passeggiare per estenuanti menù.

    Aveva gli stessi limiti del modello precedente riguardo la durata della batteria. Allora si girava con batterie di scorta o batterie superdotate che ne aumentavano in maniera significativa spessore e peso. Anche perché la tecnologia delle batterie di allora era basata soprattutto sull’accoppiata Nichel-Cadmio. È stato per me uno dei modelli più longevi, faceva tutto quello che doveva e… basta!

    Arrivò poi il Motorola 8700. Ero molto scettico sul fatto che pubblicizzassero il fatto che la batteria potesse durare anche una settimana in stand-by. Poi un mio collega mi spiegò che c’era poco da essere scettici. Erano passati da una circuiteria da 5V ad una a 3.3V (cito a memoria) e al posto del Nichel-Cadmio le “nuovissime” batterie al Litio (o Licio secondo qualcuno).

    Oltre a questo aveva un LCD grafico (sempre monocromatico per carità!) che sostituiva l’LCD basato su caratteri dei modelli precedenti. Costava una milionata o giù di lì, ma per l’upgrade ho sborsato molto meno della metà in quanto l’ottimilaquattro era un modello sempre molto ricercato e la collezione di accessori accumulata nel tempo abbastanza consistente.image

    Era rimasto però un solo difetto: la tendenza dell’elettronica a miniaturizzarsi lo rendeva un vero e proprio ciabattone telefonico. Il modello successivo, l’ultimo comprato in Italia per uso e consumo giornaliero, doveva risolvere quest’ultimo annoso problema.

    Fu il momento dello StarTAC 130, gioiello ispirato alla serie televisiva Star Trek. La batteria durava un tanticchio di meno, però non era più necessario un eso-scheleto per trasportare il cellulare. Un modello che ricordo con nostalgia e soppiantato inizialmente dal niente: quando sono arrivato in America il concetto di telefonia pre-pagata non esisteva, il GSM un concetto astratto, e il rapporto costo/beneficio di avere un cellulare estremamente scarso.

    -quack

  • Nitpicking

    Osservazione di un collega pignolo.

    MSDN:

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    Wikipedia:

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    -quack