IR Blasting

May 23, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Microsoft

C’era una volta il TiVò versione 1.0, ma per capire meglio la questione devo spiegare come funziona, in grossa parte del territorio ammerigano, la TV via cavo.

IR Blast

In origine era tutta analogica e praticamente in chiaro. Poi sono arrivati i canali “plus” criptati alla meno peggio (il video era un’immagine in negativo) e ci si comprava un affarino da pochi dollari che faceva la decriptazione.

Poi sono arrivati i canali digitali, quello che in Italia si chiama digitale terrestre. L’unica differenza è che il segnale viene distribuito via cavo anziché via etere, ma pressapoco il resto è uguale. Per guardare la TV c’era bisogno della box (il sintonizzatore) che aveva l’output analogico e non criptato. La TV è diventata praticamente un monitor di bassa qualità “sintonizzata” (e in realtà senza dover sintonizzare più niente) sull’ingresso ausiliario, quello per intenderci usato da VCR e console.

Per cambiare canale bisognava usare il telecomando del sintonizzatore ed ogni provider aveva il suo. Al tempo stesso i canali venivano distribuiti molto spesso in entrambe le versioni: analogiche e digitali.

Il TiVò era un videoregistratore avanzatissimo, capace di sintonizzare i canali analogici come i VCR tradizionali. Ma supportava anche i canali digitali, attraverso la tecnica dell’emulazione del telecomando: quando doveva cambiare canale, tramite un diodo emitter all’IR, simulava la sequenza di impulsi proveniente dal telecomando. Una tecnica abbastanza smart ma con le seguenti limitazioni:

  1. era necessario costruire un database contenente tutte le possibili configurazioni delle sequenze IR usate dai sintonizzatori digitali
  2. bisognava lasciare all’utente la responsabilità che scegliesse l’emulazione corretta affinché il cambio dei canali avvenisse in maniera corretta
  3. last but not least, si era in balia di un meccanismo intrinsecamente senza feedback. Una volta inviato il comando, non c’era nessun modo affidabile per capire se il comando fosse stato ricevuto con successo

Delle tre, l’ultima è una limitazione insormontabile. Sulla rete giravano informazioni su come aumentare l’affidabilità, ma c’era anche l’eco delle urla di chi si ritrovava abbastanza spesso con la registrazione del canale sbagliato. Magari uno spezzone di predicatore americano al posto di CSI:Miami, non proprio uno scambio decente.

I produttori di sintonizzatori, Motorola in primis, decisero di introdurre una porta firewire che fosse bidirezionale. Quando andava male ed il canale era criptato, poteva essere usata almeno per comandare il cambio di canale. Quando andava bene vi ci usciva segnale televisivo in alta qualità digitale.

Nel mondo mediacenter MS cominciarono a fiorire plugin che permettessero l’uso di questo espediente e la vita torno a sorridere. Ma non bastava.

Su pressione di chi come MS pensava si potesse offrire un servizio migliore, cominciarono a spingere i provider ad adottare uno standard “aperto” che permettesse, fatto salve certe condizioni a contorno (HDCP), di usufruire in maniera “nativa” del segnale TV limitando il compito dei provider a quello di fornitori di bit anziché spacciatori di HW di bassissima qualità (uno scatolotto Motorola con il semplice compito di sintonizzare/decriptare occupava un volume molto più grande dei più grandi lettori DVD dell’epoca). Nacque CableCard, ovvero il modello GSM/SIM ma in versione più “paranoica”. Questo accadde più di un lustro fa.

Poi ci sarebbe la questione digitale satellitare, ma più o meno ricalca in maniera parallela quanto detto sopra, semplicemente anticipandone i tempi.

21 Maggio 2013: viene presentata la nuova XBOX. Qualcuno, come me, si aspetteva seriamente la possibilità di un accessorio CableCard; non dico integrato nel sistema in quanto non è uno standard “universale”, ma almeno con lo status di accessorio. Ovvero un sintonizzatore (DT, satellitare o checchessia) che “parli” con la console e svolga i due compiti di cui sopra, sintonizzare e decriptare; magari con uno standard semi-aperto in modo che chiunque, pagando licenza, potesse sviluppare il proprio per il paese di destinazione. Invece no, hanno reinvetato il passthrough (seppur HDMI) e l’IR blasting! Eppure la console avrebbe, con i suoi diversi modi di consumo, tutte le carte in regola per soppiantare l’obsolescente Mediacenter.

Ma come ci si fa a fidare ancora di questi signori?

-quack

Rice boys

May 13, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Seattle e dintorni

Guidando per le strade di Washingtonia è molto comune imbattersi in personaggi stereotipizzabili, gente che abusando della legalità nel modificare quasi qualsiasi aspetto del proprio veicolo, lo trasforma in qualcosa tra il tamarro ed il ridicolo. Quello che ho notato, confermatomi da un mio amico e collega, è il fatto che le customizzazioni del veicolo riflettono la provenienza geografica del proprietario e divisibili in quattro grosse macro-categorie:

Gli asiatici, i rice boys propriamente detti, prediligono le sportive. Montano alettoni, sostituiscono la marmitta con una più rumorosa al limite della legalità, ne abbassano l’assetto con nuove gomme o sospensioni salvo poi lamentarsi online che il veicolo non ha più la stabilità che aveva come concepita dall’ingegnere che l’ha disegnata.

I sud-americani o messicani impropriamente detti prediligono veicoli commerciali e si limitano ad abbassarne l’assetto ma in maniera più aggressiva dei rice boys. Non è raro vedere dei pickup truck con ruote da formula uno o quasi.

I WASP hardcore comprano di solito SUV o pickup cabinati. Qualcuno ricorda “ritorno al futuro” e l’apprezzamento deciso di McFly per il suo pickup? Fanno l’esatto opposto dei sud-americani: rialzano l’assetto con sospensioni prolungate e ruote da trattore. Che se poi devono rimorchiare qualcosa hanno un adattatore ad ‘L’ per il rimorchio, giuro, visto di persona!

Last but not least, la gioventù americana di colore preferisce auto lunghe per poi dedicarsi a modifiche puramente ornamentali. L’estremizzazione del concetto è la Cadillac visibile nel famoso film “1999: fuga da new york”.

-quack

P.S. il film è godibilissimo.

L’inevitabile decadenza del software

May 8, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Codice #Google

Mi piace Google Chrome perché semplice, pulito, pochi fronzoli e ha un Sync decente. Vero fino all’altro giorno, quando i bookmark del PC dell’ufficio non si sincronizzavano più. Non ci ho fatto caso più di tanto poi oggi, incuriosito, guardo i settings:

“Sync has been stopped via the Google Dashboard.”

Probabilmente da quel momento nel passato, quando la batteria del telefono era molto scarica e mi serviva tenerlo in vita, in cui ho disabilitato temporaneamente la sincronizzazione.

Clicco il pulsante advanced settings e mi porta su una pagina in cui devo fare il login con le credenziali Google. Fatto il login la pagina si chiude nel nulla.

Riclicclo il pulsante advanced settings e non accade nulla.

Da buon software engineer, “esco ed entro” dal programma. Niente tranne una voce che dice “manage sync via the Google Dashboard” che non porta a nulla. Noto un’altra voce “riavvia il browser in modalità Windows 8”. Fatidica curiosità: clicco e Chrome si chiude. Non riappare niente. Clicco l’icona sulla taskbar (che nell’ultima versione si è aggiunta da sola violando le policy di Windows) e niente. Riclicco e rieccolo.

La sincronizzazione riparte, ma al contrario. Ovvero i nuovi bookmark spariscono.

Domanda: a che serve rilasciare la versione 26 con tutti i fronzoli quando la versione 5 funzionava benissimo? Persino Chrome, che ha il vantaggio di avere una legacy praticamente nulla, decade molto in fretta.

C’est la vie.

-quack

Stupid decisions

May 7, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

In passato ho sempre pensato che non esistessero decisioni sbagliate, ma che in fondo ciascuno di noi decida basandosi su informazioni incomplete che col senno di poi fanno sembrare tali decisioni stupide.

Da un po’ di giorni invece comincio a ricredermi. C’è qualcuno che, nonostante sia chiaro e limpido come il sole, preferisce prendere decisioni stupide salvo tornare sui propri passi. Ad esempio rientra in tale sfortunata casistica la scelta di spezzare il search di Windows 8 in tre categorie chiedendo all’utente di fare un ulteriore sforzo mnemonico: scelta qualificabile come stupida senza se e senza ma.

Oggi poi mi soffermavo su questo paragrafo riguardo Firefox:

The company was ideologically opposed to this, due to H.264's patents and royalties, but came to realize that it was a practical necessity, especially for Firefox OS. H.264 video is abundant, and is unambiguously "the winner" of all the current major video codecs. Consequentially, H.264 is widely supported in hardware, enabling battery-efficient hardware-accelerated playback of H.264 video. For Firefox OS to be viable, it had to support this codec and this hardware.

La parte evidenziata era già evidententissimamente vera nel momento in cui Mozilla ha deciso di non supportare H.264. Ma a questo punto che si aspettavano dopo che anche Chrome aveva deciso di supportare tale formato?

Che senso ha l’idealismo fatto sui mezzi di produzione? Neanche Marx si era spinto a tanto. E poi: ma avranno costoro imparato qualcosa?

-quack

Upside down

May 2, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #DRM #Linux

Il mio geek preferito, Stallman, disse:

If the DRM is implemented in the operating system, this could result in distribution of works that can't be played at all on a free operating system such as GNU/Linux.'

Oggi giorno, nei paesi dove Netflix è disponibile, questo dovrebbe risultare palesemente falso. Netflix è disponibile su Windows e OSX perché MS non ha intenzione di rilasciare Silverlight – dichiarato ufficialmente moribondo – per Linux.

Netflix ha pure chiaramente detto che, se l’HTML5 supportasse il DRM, non avrebbero problemi a far girare la loro app in HTML5. Questo significa che se il DRM fosse parte dello standard, ci sarebbero più contenuti disponibili per Linux.

Al contrario: oggi siccome l’unica via per il DRM è il software propretario è possibile distribuire contenuti che non possono essere riprodotti su sistemi “liberi”; che è appunto il contrario di quello che Stallman dice.

Vista l’evidente falsità logica di quello che dice, rimane la domanda sul perché. Solo talebanesimo?

-quack

Tribal Knowledge

Apr 22, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Codice

Qui in Intentional il modello di sviluppo è abbastanza flessibile. Però ogni mattina c’è un meeting in cui ognuno racconta quello che ha fatto il giorno precedente e quello che farà nelle successive ore lavorative. Nei miei primi meeting mi sembrava di essere sbarcato su un altro pianeta: oltre allo slang tipico aziendale, c’era da assorbire uno strato abbastanza spesso di notazione ungherese.

Durante uno di questi meeting ho ascoltato per la prima volta le parole tribal knowledge per descrivere un insieme di conoscenze tramandato per via di esperienza lavorativa di gruppo, magari tramite striminzita documentazione scritta.

Era un concetto che nel tempo ho inconsciamente assimilato e già conoscevo e a cui veniva per la prima volta associata una definizione pseudo-formale. La tribal knowledge esiste ovunque ma è estremamente preponderante nei progetti software, secondo una visione estremamente personale della cosa.

Personalmente è il motivo per cui, il rilascio di software tramite codice sorgente, è irrilevante rispetto alle metriche di qualità. Chi ha a disposizione codice sorgente può chiaramente modificarlo, ma molto difficilmente migliorarlo senza assorbire la tribal knowledge necessaria laddove le modifiche da apportare non siano estremamente semplici. TK fatta di “se cambi questo parametro vai ad incidere su questo fattore che non è assolutamente ovvio, in quanto abbiamo fatto delle prove e scoperto che”.

Bottomline: avere il codice sorgente è senz’altro un valore in più, ma non si dovrebbe barattare per nessun’altra qualità del software che si va ad usare.

-quack

DSL

Feb 21, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Software

(DSL inteso come Domain Specific Language)

Quello che fa l’azienda per cui lavoro oggi, e per otto mesi la mia principale mansione lavorativa, è un po’ difficile da spiegare. Per fortuna ci sono diversi testi sull’argomento. Ne elenco qualcuno in ordine di apparizione temporale.

Generative Programming, conosciuto come il black and white book. Nel libro, pubblicato quasi tredici anni orsono, c’è un capitolo dedicato all’Intentional Programming quando questa tecnologia faceva ancora capo a MS Research. Vi si parla anche di Lutz Roeder, autore di Reflector.Net, che allora era un elemento del team.

Domain-Specific Languages, di Martin Fowler. In questo libro c’è un capitolo dedicato ad una versione precedente dell’IDW, Intentional Domain Workbench.

L’ultimo e più aggiornato, oltre al fatto ampiamente apprezzabile di essere disponibile come PDF donationware, è DSL Engineering. Il PDF è scaricabile a questa pagina. L’ultimo capitolo è dedicato all’IDW con un esempio molto pratico di creazione di un DSL da zero. Ottima lettura!

-quack

xboxism

Feb 15, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft

Giorni fa sono incappato in questo post. È scritto da uno dei fondatori del team xbox di MS, quello che della xbox ha scelto il nome.

Poi io uso la mia xbox una volta al mese. Prima di giocare devo fare xbox update, update delle app e un balletto di reboot piuttosto noioso e lunghetto.

Una volta le console le accendevi e giocavi ed è – penso – il principale motivo di acquisto da parte di chi ha già un PC.

Che tristezza

Celluloidi

Jan 15, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Cellulopoli

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Riprendendo la storia di qualche giorno fa….

Quando mi son trasferito a Seattle e dintorni non ho sentito l’esigenza di un cellulare. La mia cerchia di amicizie iniziali si limitava ai colleghi italiani approdati più o meno insieme a me. Ci si sentiva per email, dal vivo per il pranzo o la cena, raramente per telefono. Man mano che la vita sociale ha cominciato ad aumentare, l’esigenza di raggiungere ed essere raggiungibile si è fatta preponderante.

Verizon aveva proposto un piano semi-aziendale (pagava l’employee ma con lo sconto aziendale) in un’epoca in cui la parola prepagato era praticamente sconosciuta. Ho scelto il modello più semplice, un Samsung SGH-600 e ho tirato avanti per un bel po’. Aveva il limite di imageessere un telefono non GSM, quindi un peso inutile per le vacanze in Italia. Ho provato a risolvere con un Sony Ericsson ed un Telìt gentilmente offertomi, ma i lunghi periodi di inattività rendevano la batteria completamente inutilizzabile…

Per fortuna la concorrenza ha cominciato a scaldarsi e son passato ad un Motorola V66, tri-band o per lo meno con la possibilità di usare una SIM Italiana. T-Mobile me lo ha “sbloccato” (pratica alquanto assai antipatica in voga qui negli USA) e per parecchio tempo sono tanto estremamente soddisfatto. Nessuna feature avanzata anche in questo caso, semplicemente quanto bastava per fare e ricevere telefonate.

E nel frattempo MS cominciava a sfornare i primi SmartPhone basati su WM. Con un’usabilità estremamente scarsa, i primi modelli sembravano totalmente inutili. Poi è arrivato il momento in cui tornavo in ufficio da un meeting per leggere su outlook dov’era il meeting successivo, in un periodo in cui c’erano anche quattro meeting al giorno uno affianco all’altro (o meeting a pettine, anche peggio). La mia soluzione fu un Motorola MPX 200, un bel mattoncino. Niente piano dati, ma sincronizzazione via USB, tanto era sufficiente farlo un paio di volte alla settimana per essere tranquilli per un bel po’.

Il primo SmartPhone non si dimentica mai!

Il resto della storia è già documentato o circa. Cominciando con il Cingular 3125 (compagnia poi acquisita da AT&T). Qualche anno dopo Apple rilasciava il primo iPhone e mostrava al mondo come si scrive un browser mobile usabile. I piani dati diventavano abbordabili, la concorrenza a scalpitare. E così il G1 (ma anche qui e qui); il primo Nexus; un fugace HD7; il fedele Samsung Focus (a cui non dedicai neppure una recensione, ma fu un modello decente); per passare ad HTC One X e finire con l’LG nexus 4. Quest’ultimo è il paperPhone ufficiale 2013 e forse anche di più.

-quack

Browser moderni

Jan 11, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Google #Microsoft

imageDieci versioni dieci di Internet Explorer, l’orologio del PC che indica che siamo a Gennaio duemilatredici, eppure quando si fa click-destro su un’immagine si ottiene il menù non sense sulla destra.

Le prime cinque opzioni non hanno senso per un immagine che non è un link. Che senso ha mostrarle? Stessa cosa per tutte le altre opzioni disabilitate: mi aspetterei che nel duemilatredici appunto i menù contestuali siano un po’ più “intelligenti” e meno “anni novanta”

Poi un’immagine si può salvare su disco, spedire via mail (opinabile visto che potrei copiare e incollarla), stampare!, si può andare su MyPictures (perché mai???) e impostarla come background (cosa buona e giusta).

Si può copiare (buono), si può vedere il sorgente di tutta la pagina o selezionarla (un po’ inutile), e si può aggiungerne il link ai favoriti (uela’!!) e infine si possono vederne le proprietà, l’unica via possibile se dell’immagine interessa la URL.

In poche parole: una sfilza di opzioni inutili e totale assenza di alcune opzioni presenti nei prodotti della concorrenza di già diversi anni fa.

Il confronto con Google Chrome è impietoso:

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Sottotesto: non una sola delle opzioni presenti è di dubbia utilità. Nessuna opzione importante manca all’appello ad eccezione di “imposta come immagine di sfondo”. Immagino per alcuni anche questo un retaggio degli anni novanta.

-quack

Cellulabili

Jan 3, 2013 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Cellulopoli

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Il primo cellulare, comprato ad Agosto 1996, non si scorda mai. Motorola 6200 GSM con scheda Omnitel “Testing Partners”. All’epoca i ponti Omnitel erano così pochi che il più delle volte si era in “roaming” gratuito. La SIM aveva la grandezza di una carta di credito e arrivò con un numero di telefono praticamente indimenticabile; fu comprato in occasione della fine del CAR (fatto a Chieti) in virtù del trasferimento al Comando della Regione Militare Centrale di Roma.

Era stato acquistato per ricevere chiamate, la durata della batteria si misurava in ore e per il suo scopo primario aveva un grosso difetto: non era dotato di vibrino, il che lo rendeva “pericoloso” per uso notturno in caserma. Fu venduto dopo qualche mese al maresciallo nel mio ufficio e facemmo un affare in due.

imageIl modello successivo fu il Motorola 8400, il primo comprato senza sussidio. Funzionalmente pressoché identico, ma con il vibrino e lo sportellino che aveva la funzione di “rispondi/chiudi conversazione”. Aveva anche la funzionalità di richiamo rapido, per poter attivare/disattivare il vibrino senza passeggiare per estenuanti menù.

Aveva gli stessi limiti del modello precedente riguardo la durata della batteria. Allora si girava con batterie di scorta o batterie superdotate che ne aumentavano in maniera significativa spessore e peso. Anche perché la tecnologia delle batterie di allora era basata soprattutto sull’accoppiata Nichel-Cadmio. È stato per me uno dei modelli più longevi, faceva tutto quello che doveva e… basta!

Arrivò poi il Motorola 8700. Ero molto scettico sul fatto che pubblicizzassero il fatto che la batteria potesse durare anche una settimana in stand-by. Poi un mio collega mi spiegò che c’era poco da essere scettici. Erano passati da una circuiteria da 5V ad una a 3.3V (cito a memoria) e al posto del Nichel-Cadmio le “nuovissime” batterie al Litio (o Licio secondo qualcuno).

Oltre a questo aveva un LCD grafico (sempre monocromatico per carità!) che sostituiva l’LCD basato su caratteri dei modelli precedenti. Costava una milionata o giù di lì, ma per l’upgrade ho sborsato molto meno della metà in quanto l’ottimilaquattro era un modello sempre molto ricercato e la collezione di accessori accumulata nel tempo abbastanza consistente.image

Era rimasto però un solo difetto: la tendenza dell’elettronica a miniaturizzarsi lo rendeva un vero e proprio ciabattone telefonico. Il modello successivo, l’ultimo comprato in Italia per uso e consumo giornaliero, doveva risolvere quest’ultimo annoso problema.

Fu il momento dello StarTAC 130, gioiello ispirato alla serie televisiva Star Trek. La batteria durava un tanticchio di meno, però non era più necessario un eso-scheleto per trasportare il cellulare. Un modello che ricordo con nostalgia e soppiantato inizialmente dal niente: quando sono arrivato in America il concetto di telefonia pre-pagata non esisteva, il GSM un concetto astratto, e il rapporto costo/beneficio di avere un cellulare estremamente scarso.

-quack

Nitpicking

Dec 21, 2012 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

Osservazione di un collega pignolo.

MSDN:

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Wikipedia:

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-quack

Google LG Nexus 4: meh

Dec 13, 2012 - 0 comments - Archiviato in: #Cellulopoli

Sono stato uno dei fortunati vincitori della lotteria del Nexus 4, tornata seconda. Ne ho comprato uno in versione 16GB per 396$ circa tra tasse e spedizione, rincuorato dal fatto che il dispositivo si rivende con una facilità incredibile data la scarsa disponibilità sul mercato.

Seguono le mie impressioni, dopo mesi e mesi di uso esclusivo di HTC One X in versione “liscia”, ovvero così come rilasciato dalla AT&T e qualche giorno di prova.

Schermo: lo schermo è all’altezza di quello HTC, complimenti ad LG, anche se i colori sono meno saturi e un po’ spostati, effetto quasi retrò. Può piacere o meno, dopo qualche giorno mi sono addirittura affezionato. Ovviamente come tutti i Nexus non ci sono pulsanti HW. Il problema è che come tutti i Nexus, il telefono è un derivato di un non-Nexus con pulsanti HW, per cui lo spazio finisce per essere completamente inutilizzato.

Costruzione: mi piace molto, simile quasi all’iPhone, sicuramente superiore a quella dell’HTC.

Antenna: questo è un mistero che ancora non riesco a risolvere. Possibile che HTC sia l’unica che ci capisca qualcosa sull’argomento? A casa ho riscontrato gli stessi problemi di ricezione del Galaxy Nexus e SpeedTest riporta una strana latenza in download con la linea AT&T:

Screenshot_2012-12-10-19-16-16

Da notare, oltre alla velocità di download scarsa, la forma del grafico; oltretutto il risultato sopra è uno dei migliori in quanto molto spesso il test si interrompe per mancanza di connettività. Potrebbe essere un problema dell’applicazione, però in fondo l’app non fa niente di esoterico. Probabile un baco di sistema, con T-Mobile il problema non sembra esistere, o perlomeno spostato da download in upload:

Screenshot_2012-12-13-09-52-49

Lo streaming audio tuttavia sembra funzionare senza glitch.

Camera: quasi alla pari di quella HTC, manca il burst mode (feature dell’odiosissimo Sense) e il Flash è troppo forte. Oltre ad alcune limitazioni della applicazione fotocamera di sistema di Android: lo zoom richiede due dita (idiozia!!) e altre piccole cose fastidiose.

Batteria: la durata della batteria è non pervenuta, dovrebbe essere buona, ma in mancanza del supporto sanguisuga LTE, non sarebbe neppure comparabile.

Bottomline: avrei sperato in qualcosina di meglio. Metterci dentro il chip LTE ma tenerlo spento è un’idiozia, soprattutto in considerazione della differente qualità di ricezione. Sarebbe interessante capire se viene fuori che il prodotto è affetto da qualche baco non ancora reso pubblico. In quel caso varrebbe la pena riprendere il prodotto in considerazione. Ovviamente la Nexus experience è stupenda, ancora non mi capacito del fatto che un device come il mio HTC ne guadagnerebbe parecchio. La tentazione di passare a Cyanogen, ora che l’HTC One X è listato tra i dispositivi supportati, diventa ogni giorno più forte, man mano che l’effetto tranquillizzante della “garanzia” si diluisce nel tempo…. Ho perciò rivenduto il Nexus 4 via Craiglist, guadagnandoci persino 50$. Roba che succedeva solo con i prodotti Apple.

-quack

UPDATE 19 Dicembre: effettivamente quello del Nexus su rete AT&T è un problema già noto. A quanto pare le impostazioni APN di default sono scorrette. Già rimuovere il proxy (che viveva chissà in quale subnet) ha reso il tutto moooolto più fluido. Questo gingillo mi convince…..

Moving on: Dicembre 2012

Dec 10, 2012 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

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La settimana scorsa ho ufficialmente completato il mio compito aziendale nello sviluppo di parti di quello che è diventato vehicleforge. La parte interessata coinvolta molto profondamente, al punto che quasi non si vede, nel progetto ed un ottimo esercizio nel capire le potenzialità che un Domain Specific Language può offrire alla definizione di problemi complessi. Se sembra una supercazzola è solo perché la questione è così astratta che davvero non si può semplificare oltre: rinuncerei a spiegarlo a mia nonna limitandomi a dire che “costruisco carrarmati” (per gli audaci: meta level almeno due).

La scorsa settimana ho cambiato team e quello che stiamo facendo è oltre il top-secret: però posso dire che scriviamo codice in C# prevalentemente e che forse ci tocca fare l’upgrade a Windows 8. Chi l’ha già fatto mi ha detto: “ma è terribile”. La mia risposta: “sappi che tutto ciò che trovi terribile è fatto seriamente con intenzione. E forse l’intenzione è di nuocere gravemente alla salute”.

Anyway, staremo a vedere se questi carri armati poi funzionano meglio di quelli del Risiko.

-quack

La bicicletta e la spider

Nov 21, 2012 - 0 comments - Archiviato in:

Ritorno ad una metafora a me cara per chiarire alcuni punti del fenomeno “ibridi” imbarcando qualche altro fatto.

Sia la bicicletta che la spider sono mezzi di locomozione: spostano gente da un posto all’altro. Dal punto di vista teorico sono perciò interscambiabili. Dal punto di vista pratico svolgono compiti diversi seppure con la stessa finalità. In bicicletta nessuno si sognerebbe di fare il pendolare da 200km giornalieri. In auto nessuno si sognerebbe di buttarsi a rotta di collo giù per una montagna.

Il tablet è una bicicletta: uno svago, un mezzo di consumo soprattutto passivo, per guardare un film, leggere un fumetto o un foto-romanzo. Il PC, nell’accezione etimologica, è uno strumento di lavoro, un modo per raggiungere fini in maniera più veloce. Fino a qualche tempo fa era consuetudine usare il PC anche per fruizione passiva, adesso che finalmente sono arrivate le biciclette la gente compra quello che meglio si adatta alle proprie esigenze.

In Microsoft hanno provato a sviluppare il concetto di ibrido, un’idea sulla carta vincente. In virtù anche del peccato originale di Microsoft: secondo alcuni di loro la gente vuole solo i loro prodotti, per cui basta metterci un po’ di stucco, attaccare un manubrio e dei pedali ad un’utilitaria ed il gioco è fatto. Il risultato:

ibrido

Questo vezzo ha radici antiche. Le prime versioni di Windows (fino a XP per intenderci) erano delle GUI che giravano sopra il DOS; persino Windows 95 doveva fare miracoli per mantenere la baracca funzionante. Perché il mantra era: tutti hanno bisogno di DOS, la GUI è solo una facciata.

Sono passati quasi 30 anni ed il mantra si ripete: tutti hanno bisogno di Windows, il touch è solo una facciata. Con qualche modifica perversa.

Tornando alla bicicletta: un tablet/telefono nelle mie aspettative (e quelle di tanta gente comune) deve essere prima di tutto un elettrodomestico. Acceso/Spento, qualche funzione complicata (anche le lavatrici sono programmabili!), ma grosso modo pochi sbattimenti di balle. Microsoft gli elettrodomestici non riesce proprio ad immaginarli: per MS un elettrodomestico è un PC con un’interfaccia da elettrodomestico. Esempi: Windows Home Server, Windows Media Center (per ammissione di un developer del team), ecc. Questo non significa che siano scadenti, ma sicuramente sotto il punto della manutenzione le cose non sono ottimali rispetto a prodotti della concorrenza (Tivò, Time Capsule, ecc.). Con il Tivò ad esempio non mi era mai capitato di perdere una “funzionalità” a causa di un update (anche se la possibilità c’è), con MCE un giorno di punto in bianco alcuni filmati Netflix si inceppavano nella riproduzione al punto da richiedere CTRL+ALT+DEL –> Task Manager –> Kill Process(es).

Da un tablet non mi aspetto un aggiornamento con riavvio ogni paio di settimane (che poi visto come è lucchettata la piattaforma ARM non sarebbe neanche necessario). Un PC travestito invece ha bisogno di aggiornarsi ogni settimana.

Quindi gli ibridi non funzionano? Non sarei così categorico, ma quello che non funziona è l’accoppiata tra ibrido e experience consistency uber all fortemente voluta da JLG (non saprei se la cosa però partisse da SS). Significa far finta che TUTTI i PC abbiano il touch. Far finta che tutte le macchine abbiano pedali e che pedalare sia sempre la scelta più giusta in tutte le condizioni.

Alla stessa maniera, pensare di poter usare Excel o Explorer senza problemi senza un mouse è pura e propria idiozia.

Infine l’apice dell’idiozia è scoprire che – a dispetto della concorrenza – la piattaforma telefono (volendo una mini-bicicletta) è incompatibile dal punto di vista delle applicazioni con quella tablet. Il perché una applicazione scritta per touch da 10” debba essere più compatibile con uno schermo non touch da 24” che uno touch da 4” resta abbondantemente un mistero.

Questo però non vuol dire che ci sia gente che abbia piacere ad andare in giro con la macchina dei Flinstones.

-quack

My Crash Plan?

Nov 19, 2012 - 0 comments - Archiviato in: #Backup

Sono passati più di tre anni da questo post e con tristezza devo ammettere che finora con grandissima mea culpa ho ripiegato su soluzioni artigianali (copiare i file su un hard-disk esterno). Si aggiunga che nelle ultime settimane il disco di sistema di WHS ha cominciato a sclerare: gli hard disk non sono più quelli di una volta! Quelli migliori al giorno d’oggi sono garantiti 3 anni, una volta cinque anni era lo standard.

Qualche giorno fa, solleticato da varie polemiche circondanti questo post ripreso da LifeHacker, ho deciso – rincuorato anche dagli esperimenti dello stesso Scott – di ritentare la fortuna con CrashPlan che offre tutte le feature che servono per un backup come serve a me. Nell’ordine:

  1. seeding: considerando che il materiale “vitale” occupa circa 1TB (foto e video), fare l’upload via rete di una tale quantità di dati è definitivamente qualificabile come stupido. Ci vorrebbero mesi e il mio ISP mi sbatterebbe fuori dall’universo. Il seeding permette di creare il backup iniziale su un HD esterno, importarlo sulla macchina di destinazione, e usare internet per il backup differenziale da quel momento in poi.
    Infatti:
    image
  2. personal cloud/buddy backup: anziché ripiegare su servizi online, permette di usare un mio secondo PC, dislocato geograficamente in maniera strategica, come destinazione di backup.
  3. computer adoption: mi piacerebbe far girare crashplan sul mio WHS, però l’HD esterno da 3TB ha problemi con il dock USB (non compatibile con drive > 2TB). Il computer adoption mi permette di fare il seeding da un PC e continuare con il backup differenziale da un altro PC (il verso contrario del seeding al punto uno)

In passato ho avuto diversi problemi a far parlare due PC via internet quando c’erano di mezzo dei firewall incazzosi. La nuova versione, aperta l’opportuna porta sul router di casa, sembra essere in grado di funzionare decentemente.

Ho dovuto saltare un po’ di ostacoli, ma ho trovato tutta la documentazione che mi serviva sul sito di crashplan. Nell’ordine:

Nei prossimi giorni porto il seed a destinazione e vedo come va. Se sono soddisfatto potrei prendere in considerazione anche il loro servizio cloud da 3$ al mese per unlimited storage; l’unica limitazione è che il seeding è limitato a 1TB e sinceramente fare l’upload di 400GB non mi fa impazzire: spero di convincerli.

-quack

UPDATE (21.11.2012, 2:49PM PST): portato il seed a destinazione sono cominciati i guai.

Prima di tutto, dopo una scansione interminabile (100mila file non dovrebbe richiedere tanto) mi dice che ci sono 38GB di dati da sincronizzare. Ma io 38GB di file non li ho neanche toccati, anzi mi aspettavo di ricevere l’informazione che il backup è identico.

Dopodiché finita l’interminabile scansione, il crashplan service è crashato. Adesso continua a crashare in continuazione ogni dieci minuti. Sinceramente l’idea di avere un’app come CrashPlan è di essere in pace con se stessi. I crash ci possono pure stare, ma al primo backup differenziale dicono estremamente male. Sconsolato tocca pensare ad un’altra soluzione….

UPDATE (28.11.2012, 3:16PM PST): Ho contattato Crashplan tramite Twitter; devo dire che mi fa piacere vedere aziende che hanno il bug DB interfacciato con i social network e mi hanno spiegato come risolvere il problema del crash del servizio (alcuni setting della JVM sotto-dimensionati di default). Ho riprovato il seeding e questa volta è andato tutto bene; si aggiunga che giorni fa c’era un’offerta da black friday in cui offrivano il servizio di backup cloud con uno sconto fortissimo, inizialmente 100% e decrementava di qualche punto % ogni due ore. Ho pagato la modicissima cifra di 1.20$ per tutto l’anno e a questo punto ho ordinato anche il servizio di seeding deciso a backuppare online solo lo stretto indispensabile anche in virtù del fatto che la versione plus di CrashPlan permette di definire diversi backup set (nel mio caso: online, offsite e onsite). Aggiungerò un disco da 3GB al mediacenter che userò come backup onsite per i file meno vitali (praticamente la mia collezione di DVD rippati: doverli ri-rippare mi verrebbe a costare molto di più del costo di un hard-disk da 3TB). E con questo sono apposto.

Ma nel frattempo….

Terremoto

Nov 13, 2012 - 0 comments - Archiviato in: #Microsoft

Premessa: sono ancora appassionato di Microsoft, mi farebbe piacere se l’ecosistema Windows continuasse ad avere lo stesso successo che ha avuto fino ad avantieri. Su vecchie (PC) e nuove piattaforme (telefoni, tablet, quellocheverrà).

Sinofsky se ne è andato e allora rispondo qui ad un po’ di domande che mi son fatto anche io.

È stato licenziato? Poco probabile (chi dice “assolutamente no” sta mentendo sapendo di mentire).

È andato via per colpa di Windows modesto? Anche questo poco probabile, persino l’altro Steve non ha ancora abbastanza dati per capire come andrà. Bisognerà aspettare Surface Pro e qualche trimeste ancora.

Chi è Julie Larson-Green? È miss Ribbon, che io ritengo una idea geniale e rivoluzionaria. Ma è anche miss Windows 8 “consistency over discoverability”, idea coraggiosa, pensata male e implementata peggio. Non puoi disegnare un ibrido bicicletta-automobile (già discusso ampiamente in passato) e mettere la “consistency” dell’esperienza al primo posto. Significa far pedalare anche quando non serve. Detto questo può darsi che il mix di idee buone e pessima implementazione, ovvero una volta scelta una rotta meglio schiantarsi che aggiustarla, fosse dovuto al binomio Julie/Steven. Può fare bene, ma d’altra parte è una splendida PM in una azienda che dovrebbe essere developer-driven. Non so se e quanto durerà, ma la promozione potrebbe avere l’effetto paradossale di fare bene a Windows. Statisticamente dico che tutte le volte che ho pizzicato Steven a pranzo off-campus (almeno tre o quattro) era in compagnia di Julie, è chiaro che lei fosse il successore designato anche agli occhi di Ballmer cieco com’è come una talpa.

Il peggior danno di Sinofsky è stato Windows Phone 8. Ottimo OS per carità, ma se quelli di WP non avessero dovuto fare il merge della codebase con Windows, avrebbero rilasciato le stesse feature almeno dodici mesi fa: io penso addirittura diciotto mesi. E avrebbero allo stesso tempo assicurato una compatibilità migliore con i vecchi dispositivi, perché WP7.8 è semplicemente ridicolo. Questo tempo buttato purtroppo non si può neanche ricomprare perché gli avversari hanno le casse molto più rinpinguate di quelle di Redmond.

Come l’hanno presa i miei colleghi? La stragrande maggioranza l’ha presa bene, avrà festeggiato con Champagne di annata. Molti di questi hanno già lasciato l’azienda negli ultimi dodici mesi, io non mi ci includo perché l’effetto Sinofsky su di me è stato molto più lasco di dodici anni di leadership Ballmer. Fossi De Vaan non la piglierei bene.

Cosa è successo? Probabile davvero che si sia stancato. Anche un personaggio tossico come lui (il miglior complimento che gli è stato fatto da un collega di Exchange interpellato per un baco sul prodotto e che è un dick) tanti anni di guerra possono essere troppi. Magari stizzito pure per la questione ballot-screen/ServicePack1 che gli è costata un po’ di dindi.

Microsoft sta meglio o peggio senza Sinofsky? Neutrale. Finché non cambiano gli equilibri e altri vertici la vedo dura. Tifo per il Gu o Threadwell che sono persone eccezionali e tecnicamente le più competenti in azienda.

Cosa provo? Quasi indifferenza, da una parte dispiaciuto se Sinofsky è stato allontanato vittima delle sue stesse pratiche che poi sono la semplice manifestazione allo stato purissimo della cultura Microsoft. Dall’altra contento per chi rimane e per lui se veramente va a fare qualcosa che gli piace di più (i maligny suggeriscono: ippica?). Certamente oggi, per quello che so oggi, non tornerei indietro.

-quack

P.S. ho scritto velocemente, senza rileggere. Stream of consciousness.

Cercare numeri reali

Nov 6, 2012 - 0 comments - Archiviato in: #Codice

einstein[1]Soluzione pratica ad un problema comune. È la seconda volta che si manifesta in meno di due anni e avrei pensato che la soluzione a mio dire più pratica di tutte fosse anche la più intuibile. A guardare le facce ogni volta che la propongo direi di no.

Il problema: cercare e visualizzare tutte le righe (di una tabella, lista, contenitore, ecc.) contenenti valori in virgola mobile. Ovvero: se l’utente cerca “2.5” il valore 2.4998 dovrebbe essere “accettato”?

Soluzione: usare i principi della notazione scientifica. Ovvero convertire:
(X == 2.5) in (2.45 < X <= 2.55); similmente (X == 2.50) in (2.4995 < X <= 2.505) e
(X <= 2.5) in ( X <= 2.55). Lasciare ( X < 2.5) così come è e agire simmetricamente per il verso opposto.

Ora spero nel premio Nobel per il parsing.

-quack

Allegro ma non troppo

Oct 30, 2012 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

allegro ma non troppo

  1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
  2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
  3. Una persona è stupida se causa un danno a un'altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
  4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
  5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista

Di Carlo M. Cipolla.

-quack

Il suonatore di una nota sola

Oct 30, 2012 - 0 comments - Archiviato in: #Vignette

Vignetta antica, 1921.
Mi ricorda l'impegno di certe persone che conosco...
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