A Ovest Di Paperino

Welcome to the dark side.

  • Upload e download

    Due applicazioni come da titolo.

    Una per l’upload di file presso i soliti servizi di hosting gratuito di immagini e di più: si chiama ZScreen Uploader, fa parte di un più ampio pacchetto di screenshot chiamato ZScreen che a me non mi entusiasma. Ma per fortuna l’uploader si può installare separatamente. Figa l’integrazione con explorer e il supporto al drag and drop per upload multipli, ecc.

    ZScreen uploader

    L’altra fa esattamente l’opposto, scarica i file dai soliti siti di hosting scassa-maroni: è in grado di risolvere i captcha, gestire code, fa tutto da solo e poi lo pulisco io. È in grado anche di riconoscere tutti i link in un copia e incolla molto affollato e – badaben, badaben, badaben – è pure open source come la prima. In questo caso la cosa è rilevante parecchio perché questo tipo di applicazioni è uno dei target primari per trojan e spyware. Si chiama MDownloader e si scarica qui. La UI non è il massimo ma è alquanto funzionale.

    MDownloader

    Consigliatissime entrambe, spazio ai commenti per eventuali alternative più allettanti.

    -quack

  • Bestiario universitario

    Quindici anni fa a Bari terminava in gloria la mia carriera universitaria in Scienze dell’Informazione (un bidello del liceo mi chiese se volessi diventare giornalista; sarebbe stato uno spreco). Nel primo e unico post dedicato all’argomento raccolgo un po’ di aneddoti tra vissuto e mitologia su alcuni personaggi che calcavano le cattedre universitarie.

    Analisi 1: un vero folle con gli occhiali alla Woody Allen e lenti spessissime che mi appellava come “la signorina” a causa della distanza e la mia capigliatura alla Jim Morrison. S’inventava teoremi su due piedi e cercava di spiegare una materia astratta come il calcolo infinitesimale in maniera divulgativa. A modo suo. Era assistito da un professore che faceva comparsate sporadiche e non si ricordava se la derivata di cos(x) avesse segno positivo o negativo. Annamo bene.

    Algebra e Geometria: Nel corso fatto di a, b, c e d (a differenza dell’analisi fatta di x, x’ e y) la docente pronunciava le lettere nel seguente modo: aaaahaah, biiiihiiihi, ciiiihiiiihi e dì. Per mesi e mesi ci siam chiesti cosa avesse fatto di male la quarta lettera dell’alfabeto latino per subire un trattamento così negativo. L’assistente di Geometria, l’unica ad indossare il camice, intercalava un “i conti ve li fate da soli” con forte accento barese ad ogni conclusione di esercizio: durante gli scritti si dice che in molti abbiano consegnato esercizi conclusi solamente con la frase di cui sopra.

    Teoria e Applicazione delle Macchine Calcolatrici: La docente fece la follia di bocciare all’esame di laboratorio 55 ragazzi su 60 perché non avevano aggiunto la “variabile locale per la ricostruzione del risultato” in una procedura ricorsiva nonostante non fosse necessaria ma solo buona norma in algoritmi complessi (a noi tutti la funzione fattoriale non sembrava poi così complessa). Si ritrovò con circa 120 studenti all’appello successivo e per poco non rischiò di essere internata in un manicomio data la mole di lavoro.

    Sistemi 1: Era insegnato dall’uomo senza sorriso. Durante gli anni universitari non l’ho mai visto sorridere dentro le mura del campus. Ho scoperto che ne fosse umanamente capace quando l’ho visto sorridere con dei ragazzi scout di cui lui era un capo. Sguardo truce spaventava gli studenti urlando come un pazzo durante gli orali per cappelle “fondamentali” di gente che non avrebbe dovuto avere il coraggio di presentarsi ma poi elargiva ventotto quasi a tutti. Versione moderna di dottor Jackyll e Mr. Hide.

    Sistemi 2: Il docente andava in visibilio alla visione di scollature neanche tanto pronunciate. L’essere donna scollata garantiva una media di cinque voti in più, con tanto di dimostrazione scientifica.

    Statistica: Aveva un metodo tutto suo di assegnare il voto finale; ovvero v.f. = scritto + orale, con orale avente un range tra zero e sette. Chi prendeva un voto scritto tra venticinque e ventotto si assicurava con poco sforzo la lode. Chi raggiungeva la perfezione scritta doveva invece sudare le fatiche di Ercole per dimostrare di non aver barato. La tecnica in voga era quella di aggiungere artificiosamente un errore di calcolo durante gli scritti per evitare la iattura del trenta.

    Teoria dell’Informazione: Nella teoria dell’informazione basata sul lavoro di Shannon esiste una peculiarità importante per quanto riguarda gli esercizi da svolgere. Non si possono scegliere numeri a caso ma ci si può sbizzarrire solo tra un insieme di casi finito e molto limitato per fare in modo che si possano semplificare i calcoli e non richiedere metodi numerici per risolverli. Durante uno scritto uno dei professori, non so se volontariamente o meno, decise di contravvenire a questa regola basilare mettendo in crisi tutti gli studenti incapaci di ricavare con carta penna e calamai il valore di x in una equazione dalla forma assurda. Dovette inventarsi qualche trucco matematico durante la valutazione finale per non penalizzare gli studenti di quel corso.

    Analisi 2: La mia bestia nera. Si diceva che il docente si fosse laureato a pieni voti e con largo anticipo presso la Scuola Normale Superiore di Pisa (mito?) e che durante un esame, incavolato come una iena, abbia ritirato le tracce e assegnato come compito la soluzione di un limite la cui risposta era conosciuta solo da due entità: lui e il padreterno (mito?). Era di una arroganza incredibile che si faceva difficoltà ad immaginare contenuta in un esemplare umano alto meno di un metro e sessanta centimetri. Durante un esame (vissuto) arrivò a dirmi “forse lei ha ragione” discutendo un sistema di disequazioni irrazionali. Come se in matematica il forse può esistere.

    Il fatto che dopo oltre quindici anni io sia in grado di ricordare tutto ciò è una prova del livello di stress medio sostenuto dagli studenti del campus di Bari.

    -quack

  • Ebay folliees

    La fauna di Ebay meriterebbe uno dei servizi super approfonditi di Super Quark. Il fatto: ho deciso di fare un ‘downgrade’ e di mandare in pensione il Dell Studio per un più compatto supersubnotebook, l’Acer Ferrari One. Una scelta ponderata a lungo, è il mio primo PC basato su processore AMD in più di 5 anni; l’ho provato durante un pellegrinaggio e mi è sembrato decente, con l’unica nota stonata un prezzo troppo alto (si paga il logo del cavallino rampante e a me assolutamente non piace; anche se tra il cavallino e una mela mozzicata preferisco il primo con diversi ordini di grandezza).

    Acer Ferrari One

    Ho avviato una caccia su ebay sperando di approfittare del Bing Cashback che, se si acquista da privati con la formula “Compralo Subito + Paypal” restituisce immediatamente l’8% del prezzo di acquisto. Peccato solamente che il programma verrà cancellato il 30 Luglio.

    Detto fatto ne ho comprato uno per un prezzo che anche AnandTech ha definito “giusto”. Il venditore assicurava di averlo tenuto solo un paio di giorni e di aver deciso di rivenderlo in perdita in quanto dispiaciuto dallo schermo. La cosa mi è sembrata decisamente sospetta considerando che si può praticamente restituire tutto. Non ci ho fatto caso più di tanto in quanto in alcuni casi la penale potrebbe rendere la restituzione meno conveniente. Il venditore assicurava che ci stava perdendo e che “my loss is your gain”.

    Dopo alcuni giorni arriva a casa il gingillo. Lo accendo e sullo schermo appare una bella banda nera verticale larga un centinaio di pixel. Ho pensato di aver avuto il pacco, ma il venditore mi ha assicurato che le foto che aveva scattate erano genuine, ecc. ecc. e che avrebbe ripreso indietro il laptop senza problemi. Mi metto l’anima in pace nel vedere l’affare sfumare, dopo qualche ora l’accendo e il problema è completamente sparito: penso che le basse temperature della stiva di un aereo possano aver creato la singolarità, ricontatto il venditore che mi dice di godermi il portatile ripetendo la cantilena “my loss is your gain”. Salvo poi scoprire che il problema si ripresenta in qualche altra sparuta occasione e che basta mettere il portatile in sleep e riaccenderlo per vederlo scomparire. Comincia a mordermi un altro sospetto: che il problema sia in un certo qual modo software, anche se la banda nera è visibile persino durante il boot. Una piccola ricerca su aggiornamenti del firmware e il nuovo 3110 dieci fiammante riporta la dicitura “Fixes CMO LCD garbage issue”. Bingo!

    Dopo qualche giorno scopro un altro problemuccio ancor più fastidioso: se la batteria non è completamente carica il laptop passa, durante usi più intensi tipo scrolling di una pagina web, dallo stato “alimentatore connesso” allo stato “alimentatore disconnesso” con conseguente cambio della luminosità del display. Ricontatto il venditore che mi dice di non aver notato questo problema nei due o tre giorni in cui ha avuto il laptop in possesso, ecc. ecc. Chiamo l’assistenza Acer che mi spiega che il laptop in realtà non è stato venduto nuovo ma “ricondizionato” da una certa azienda Pinco Pallo e di chiedere a loro assistenza. Chiamo Pinco Pallo e scopro che il laptop è ancora in garanzia anche se è stato venduto a metà Aprile: alla faccia del “l’ho tenuto solo per un paio di giorni”. Spiego il problema, gli dico che sono un “tecnico” e gli ipotizzo che potrebbe essere un problema dell’alimentatore: loro suggeriscono invece un problema alla scheda madre visto che senza batteria o senza alimentatore tutto funziona alla perfezione. Mi dicono che devo spedire il portatile a loro ma che purtroppo non hanno un altro Acer Ferrari e mi offrono un upgrade ad altri modelli. Mi svelano il prezzo a cui è stato venduto che è molto più basso di quanto ho finito di pagare e cominciano a girarmi certi attributi molto pericolosamente. Insomma il venditore mi ha mentito su molti aspetti, ci mettiamo d’accordo per la restituzione e lui mi fa una contro-offerta: ridurre il prezzo per venirmi incontro e darmi la possibilità di comprare un altro alimentatore visto che io sono ancora convinto che il problema risieda lì. Mi ripete che con questo sconto finisce addirittura per perderci per davvero (ma va? Ma vaff…). Stavolta accetto, il prezzo mi sembra alla fin dei conti decente e un paio di giorni dopo appare la recensione di AnandTech: parla di un alimentatore da 65W probabilmente sottodimensionato visto che la batteria si carica molto lentamente. Guardo il mio e scopro 19V x 1.57A che fanno in tutto 30W. Sinceramente non mi va di chiamare Pinco Pallo visto che ci metterei più tempo a spiegare l’inghippo che a comprare un alimentatore da 90W compatibile sempre su Ebay (9$ in tutto). Così faccio fino a quando arriva un pacco che è molto più grande di un alimentatore.

    Scopro che Pinco Pallo mi ha mandato un altro Ferrari One in sostituzione, anche stavolta con un alimentatore da 30W. Stavolta li chiamo, mi mandano una affrancatura prepagata per rispedire il laptop e verificano che effettivamente quelli da 30W non sono gli alimentatori giusti. Dopo pochi (?) giorni arriva anche il novanta watt ed effettivamente il problema scompare.

    Una storia assurda per:

    • l’eccesso di zelo di Pinco Pallo; ho il laptop ancora qui con me (sto aspettando che passi il postino interno per consegnarlo a mano), sono passati svariati giorni dall’ultimo contatto con loro e sembrano persino poco interessati a riavere il gingillo
    • la scarsa integrità del venditore; ha mentito sulla data di acquisto, le condizioni dell’oggetto e persino sulla presenza di problemi. In due mesi è statisticamente impossibile che non si sia accorto dell’alimentatore sottodimensionato o che non abbia mai visto la banda nera sullo schermo. Chissà cosa sperava.

    Morale della favola: stare alla larga da chiunque includa la frase my loss is your gain nella descrizione di un articolo usato. Anche se alla fin fine sono comunque estremamente soddisfatto del downgrade.

    -quack

  • F.A.Q. sui mondiali per extraterrestri

    Raccolta di domande buffe che ricevo da chi ha deciso per la prima volta nel 2010 di guardare una partita di calcio.

    1. Quand’è la prossima partita?
      Ehm, si gioca tutti i giorni, più di una partita al giorno. Eccoti il calendario (copia del calendario FIFA stampata preventivamente all’uopo)
    2. Chi ha vinto l’anno scorso?
      Ehm, i mondiali si svolgono ogni quattro anni. Quattro anni fa ha vinto l’Italia
    3. Come vengono scelte le squadre che partecipano?
      Approssimativamente il mondo è diviso in sottocontinenti con un certo numero di quote. Di solito la squadra ospite e quella campione del mondo partecipano automaticamente. Siccome i campioni in carica sono italiani, quest’edizione l’Italia ha dovuto qualificarsi come le altre.
    4. Ma come, la partita è finita in un pareggio. Ma non si va avanti ad oltranza?
      Le prime tre partite sono giocate in otto gruppi di quattro squadre tra cui si qualificano le prime due. La vittoria vale tre punti, il pareggio uno.
    5. Su che canale le danno? Non l’ho trovato sul sito della FIFA
      Figliuolo, ci sono almeno quattro diversi provider TV negli USA. Come pretendi che la FIFA, che annovera più nazioni dell’ONU, possa sapere provider per provider e nazione per nazione su che canale la daranno? Ma consulta la guida locale e filtra per “sport”. Si giocano non più di tre partite al giorno, non è mica difficile….
    6. Però è buffo che i mondiali si giocano ogni quattro anni…
      Figliuolo, la FIFA annovera più nazioni dell’ONU, ecc. ecc.
    7. Secondo te chi vincerà?
      Prima di guardare una singola partita avrei pensato all’Argentina. Guardando i polmoni che giocano in Spagna, Brasile, Inghilterra penso che la Nazionale almeno in finale ci può arrivare.

    Tutte autentiche grazie ai tanti extraterrestri in giro per il Campus.

    -quack

  • Download consigliati: Giugno 2010

    Un paio di applicazioni interessanti che secondo me vale la pena segnalare.

    Nitro PDF Reader: ne ho provati tanti di lettori PDF per Windows quando ho deciso di  abbandonare il reader bloatware gratuito di Adobe; all’epoca – e parlo di diversi anni fa – il solo reader richiedeva 100MB e passa. Per motivi pratici e di principio son passato a provare Foxit, che era così piccolo da poter essere contenuto sui defunti floppy da tre pollici e mezzo (una prece!). Poi son cominciati i problemi di sicurezza e anche Foxit non ne è uscito molto pulito… ed ha cominciato a gonfiarsi, gonfiarsi pur imageessendo incompatibile con i PDF dei francobolli elettronici delle poste ammerigane. Ho scoperto l’esistenza di Sumatra PDF, anche questo moooolto piccolo in termini di spazio (lo spazio su disco non è il vero problema; è la differenza tra caricare 2MB e 100 e passa in memoria durante il lancio che dà fastidio) ma anche questo incompatibile con i famigerati francobolli. Nitro PDF reader sostituisce anche quella categoria di applicazioni che sono le stampanti PDF: in passato mi piaceva tanto PDFCreator tra l’altro anche open source, poi l’avvento di Vista e il ritardo con cui è stata messa una pezza ai problemi di compatibilità mi ha fatto passare alla concorrenza. Ora con un unico pacchetto entrambe l’esigenze sono soddisfatte. Poi ci sono delle feature molto carine come la possibilità di sovraimporre una firma digitalizzata e altre cosucce niente male e una UI basata sui Ribbon. Nonostante sia una versione Beta, devo dire che si comporta mooolto bene. E i francobolli? Funzionano!

    Un’altra applicazione che ha ridotto un po’ la nostalgia da Mac se così si può definire è image SuperCopier. Il file copy engine di Vista/Windows 7, per quanto abbastanza evoluto, soffre di una lacuna molto particolare: non esiste la possibilità di accodare le operazioni di spostamento/copia di file come avviene automaticamente in OSX. Questo significa che operazioni multiple finiranno per contendersi la banda in scrittura risultando in un tempo totale molto più grande della somma dei singoli tempi. Questo diventa un problema quando si tratta di scegliere a mano gruppi di file nelle locazioni più disparate come ad esempio creare una “compilation” di canzoni da esportare su chiavetta USB. SuperCopier è in grado di raggruppare/accodare le operazioni sul file system in base al dispositivo di destinazione ma settando le varie opzioni si può configurare il tutto a piacimento. L’interfaccia stona un po’ con quella del resto del sistema, ma tutto sommato per questo tipo di utility si tratta di un inconveniente davvero minore. Plus: supercopier è open source. In passato ho provato TeraCopy ma mi è sembrato un po’ overwelming in tutte le sue opzioni spiattellate in faccia.

    Entrambi sono applicazioni gratuite e meritano un posto d’onore nella pagina dedicata. Consiglio finale: accattatevill’

    -quack

  • ueb tu o: trenitalia

    Sono quasi dodici anni che vivo nel continente nuovo ma ancora casco come un pischello nella trappola dell’immigrato: aspettarmi che i “più importanti” siti italiani funzionino almeno come il sito del “tabaccaio sulla quarantesima”. Puntuale stavolta sono finito nelle grinfie di trenitalia.

    Il sito ti accoglie con una pagina rassicurante che non lascia assolutamente intravedere l’intenzione sadica del designer. A livello di usabilità è peggio di una martellata continua sui testicoli. Lo use case è quello di prenotare una cuccetta sul Bari-Milano delle 22:59.

    Si inizia tramite la ricerca via partenza-destinazione e si viene presentati con una pagina riassuntiva in cui sono visualizzati i costi di prima e seconda classe. Nessuna indicazione visiva sulla disponibilità di cuccette e per curiosità vengo attirato dal pulsante “collegamenti intermodali”. Che sarà mai? Clicco e si apre una pagina che dà all’utente la possibilità di capire, senza poter prenotare, come arrivare da Milano Centrale alla Malpensa. Nessun pulsante di ritorno e per tornare indietro clicco quello del browser. Noto il pulsante “dettagli per selezione”, pensato secondo la logica scegli prima il treno e poi ti dico che servizi ci sono. Tali servizi sono mostrati in loco ma tramite una legenda (?). Dopo di che penso a prenotare il treno opportuno e scegliere il tipo di cuccetta: la logica è sempre la stessa, dimmi cosa ti interessa e ti dico se c’è posto. Mi ricorda tanto un cellulare Motorola che avrà venduto in tutto quattro esemplari e che funzionava pressappoco così:

    utente: salva contatto
    cellulare: indica posizione in memoria
    utente: 42
    cellulare: posizione occupata; indica posizione in memoria
    utente: tasto fanc*lo

    Una volta individuato come un topo in un labirinto il percorso ideale, clicco il pulsante acquista. Sei registrato? No! Allora registrati qui, nome, cognome, ecc. Al termine della registrazione non è più possibile accedere alla prenotazione scelta. Bisogna ricominciare da capo e l’assurdità è che mentre lo user name è case sensitive la password non lo è. Dei genii.

    Rifaccio la prenotazione, spiego che il biglietto è per un’altra persona. Clicco su pagamento e per colpa mia (maledetta dislessia) scelgo “Carta Amica/Carta sì” invece di “Carta di credito O prepagata” (non avevo letto la disgiunzione). Finisco su un sito terzo per il pagamento con il certificato HTTPS non valido: MA CHI SONO QUESTI FOLLI? Mi fido lo stesso ma ovviamente la mia VISA non è una carta amica, il pagamento non va a buon fine e anche in questo caso finisco in un vicolo cieco senza un back-link. Ho dovuto ricominciare da capo, procedo per il checkout e nel “carrello virtuale” ritrovo due prenotazioni. Ne cancello una mi avvio al pagamento e sul biglietto compare il nome sbagliato. Ennesimo tentativo, controllo stavolta la presenza del nome giusto, mi avvio verso il checkout aspettandomi due prenotazioni ma in questo caso ce n’è una sola. Scelgo il pagamento con carta di credito, la banca esercente espone il logo “verified by Visa” che mi tranquillizza parecchio; inserisco gli estremi della carta di credito, incredibilmente sono all’ultimo passo, la carta di credito mi chiede la verifica ma…. nessun responso, vengo rediretto alla pagina della banca in cui devo inserire di nuovo tutti gli estremi: numero, scadenza, ecc. Penso di aver sbagliato la password Visa, questa volta scelgo la via dei dati personali, sembra fatta ma di nuovo mi ritrovo sulla pagina della banca con l’importo da pagare. Durante tutti questi tentativi un timer minaccioso concedeva solo 15 minuti per completare la transazione, me ne rimangono appena otto e decido per un vaffanc*lo globale: volevo solo comprare un biglietto mica partecipare all’ultima trovata sadica di Jocelyn.

    Un sito così neanche le ferrovie dello Zimbabwe…

    -quack

  • Pacman call

    La signora mi fa molta tenerezza e dà un’idea precisa sulla varianza dell’utenza media di internet. A posteriori il giochino di Google è stata una pessima idea.

    -quack

  • Diversamente vero #1

    WebKit is “Work we did at Apple” (Steve Jobs, 2 Giugno 2010).
    Peccato che per come l’abbia lasciato intendere Apple non ha ‘inventato’ Webkit da zero. Ha però contribuito in maniera fondamentale.

    The first phone to implement multitasking (Steve Jobs, 7 Giugno 2010)
    Ovviamente l’affermazione è verissima se si considera che è il primo telefono a implementare il multitasking in maniera “corretta”, dove “corretta” è come piace a Steve Jobs. Mi ricorda tanto la battuttaccia di Benigni su papa Wojtyla definito all’epoca “il miglior papa polacco vivente al mondo residente a Roma”. Ovvero quant’è facile essere i primi ed i migliori in un insieme fatto da se stessi soltanto.

    'Fragmentation' is a bogeyman, a red herring, a story you tell to frighten junior developers. Yawn (Dan Morrill, 21 Maggio 2010)
    Sì, certo come no. Le storie horror di chi deve sviluppare per 4 versioni diverse moltiplicate per tre o quattro UI diverse sono frutto di pura fantasia.

    The wi-fi sniffing was accidental (Google 14 Maggio 2010)
    Chissà perché Google ha una tendenza atipica ad inciampare coi problemi di privacy. Scava scava… si scopre che lo sniffing non solo era stato volontario ma addirittura brevettato. Per maggiori informazioni sull’argomento consiglio il dibattito in corso su IdentityBlog.com

    -quack

    Bonus:

    The world is moving to HTML5 (Steve Jobs, 1 Febbraio 2010)
    Parafrasando un mitico quartetto: se il mondo somiglia a te, noi siamo in pericolo.

    image

  • Iperinflazione

    La macro-economia è una scienza che di per sé mi affascina parecchio, ma mi è sempre sembrato interessante capire gli ingranaggi delle fabbriche di banconote; uno dei dettami della dottrina corrente è che non si può stampare carta moneta a piacimento perché si rischia di alimentare l’inflazione. Siccome il nostro pianeta è abbastanza ampio e politicamente variegato è sempre esistita la possibilità che in qualche angolo più o meno sperduto qualcuno con abbastanza potere possa prendere decisioni in palese violazione delle leggi fondamentali che governano le fluttuazioni valutarie.

    È accaduto per l’appunto nello Zimbabwe dei giorni nostri che con un’inflazione a livelli inimmaginabili è arrivato a stampare banconote da 100 trillioni di dollari come quella nell’immagine qui sotto:

    imageLe banconote sono state poi ritirate dalla circolazione quando l’inutilissimo tentativo di dissuadere gli aumenti al dettaglio con l’uso della forza è naufragato alla grande. Ciononostante banconote appena sfornate sono diventato oggetto di “collezione” in quel grande mercato delle aste di Ebay. Per pochi spiccioli si può entrare in possesso di un ammontare in dollari dello Zimbabwe che neanche Bill Gates e Steve Jobs possono vantare.

    Consigliatissime!

    -quack

  • Penny wise

    L’altro giorno mi è stato recapitato un pacchettino con l’affrancatura insufficiente: la postina ha bussato e mi ha spiegato che mancavano 34cents. Non deve essere stata una visione interessante per lei visto che da malaticcio l’ho accolta in pigiama e per ridurre l’imbarazzo al minimo mi son procurato le monete il più velocemente possibile. Erano 35 centesimi, lei non aveva il resto e le ho detto fa niente.

    Il giorno dopo, nella mia cassetta della posta, oltre allo spam ho trovato un bigliettino con un penny attaccato con il nastro adesivo e la dicitura “resto dovuto”.Penny

    Mi ha fatto pensare ad un equivalente episodio italico vissuto in prima persona quando la lira era ancora in vigore. Facevo la fila ai conti correnti per pagare chissà quale bolletta, davanti a me una persona nella stessa situazione. Per uno stupido principio delle Poste e Telegrafi di tassare i depositi con cifre dispari (950 o 1050 lire) il signore davanti a me si trovò con l’impossibilità di ricevere 50 lire di resto. Lui scrollò le spalle dicendo fa niente, raccolse le ricevute e andò via. Arrivato il mio turno mi ritrovai con un totale da pagare di 10050 lire: tirai fuori la banconota da 50mila e l’addetta, dopo avermi squadrato a raggi-X, mi rifila il pippone “ma guardi, ma non abbiamo resto, non può andare a cambiare la banconota dal bar?”. Le chiedo se può arrontodare e per poco non si infuria che “i bilanci a fine giornata devono quadrare, che cosa dico al direttore, ecc.”. Le faccio notare che quadrare il bilancio, considerando che aveva incassato 50 lire in più dal cliente precedente, sarebbe stato più facile se avesse arrotondato. Sempre più infuriata e con un body language che indicava che stava per mentirmi mi dice “ma io il signore lo conosco, poi le cinquanta lire gliele restituisco!!”. Strano pensai si erano dati del lei per tutta la conversazione. Onde non perdere la mia limitatissima pazienza mi rivolsi al bar di fianco che gentilmente si apprestò a cambiare le cinquantamila in un taglio più decente.

    Sarò cinico ma dubito che quelle cinquanta lire mai furono restituite.

    -quack

  • Megapixel

    In uno dei progetti da weekend che ormai son diventati così tanti che son apposto per un paio di anni mentre stavo analizzando il formato RAW della Nikon ho fatto un’interessante scoperta. Non tutti i megapixel700px-Bayer_pattern_on_sensor sono uguali alla stregua dei GigaByte di differenza tra memoria volatile e memoria permanente.

    In pratica ciascuno dei pixel incamera l’informazione di un solo colore primario con i colori primari disposti in una griglia come quella a destra. L’immagine finale si ottiene con un algoritmo di interpolazione che si chiama demosaicing.

    Con il demosaicing si parte da 4 pixel per ottenerne altrettanti interpolati con un retrogusto un po’ amaro. Nella tecnologia dei monitor ciascuna componente viene definita sub-pixel per cui a questo punto mi aspetterei che si parli di mega-sub-pixels. Fanno eccezione i sensori Faveon Foveon, per i quali ogni foto-diodo è capace di catturare ciascuna delle tre componenti.

    -quack

  • Google TV 2030 A.D.

    Si confronti:

    “Google wants to be everywhere the Internet is so they can put ads there,” said one of the people with knowledge of the project.

    (fonte)

    con:

    idiocracytv2av2

    tratto da Idiocracy, filmetto tanto “leggero” quanto “profondo”.

    -quack

  • Magic mouse: il verdetto

    Comincio dalla fine: è un giocattolo.

    Ho provato quattro esemplari, di cui uno nuovo. Alla prima impressione mi è piaciuto ed ho finito per comprarne due per me uno da tenere a casa ed uno in ufficio.

    Le difficoltà:

    1. L’assenza di driver “ufficiali”: sapevo a cosa sarei andato incontro e mi son informato prima dell’acquisto
    2. Il ricevitore bluetooth: ovviamente il mouse è “disegnato” per funzionare con i mac o così vorrebbero far credere. Il primo ricevitore bluetooth non andava bene e ho dovuto provarne un altro che – devo ammettere – si comporta alquanto egregiamente. Ma perché fare un mouse bluetooth se funziona solo con i ricevitori di un certo tipo? Ed io che mi immaginavo che il bluetooth fosse uno standard
    3. La qualità dei driver per Windows: decisamente scarsa, sono in molti a lamentarsi di continui freeze; alcuni durano una frazione di secondo, altri mi hanno costretto a spegnere, togliere le batterie e riaccendere il mouse. Qualcuno lamenta problemi simili anche sotto OSX e devo ammettere che in tanti anni non ho mai visto un dispositivo bluetooth singhiozzare così
    4. La funzionalità: per come è implementata la parte sensoriale mi è più volte capitato di cliccare il “tasto” sbagliato, scrollare accidentalmente prima di cliccare (*) o in generale a percepire che il mouse abbia una vita propria. Le cose peggiorano quando lo usa il mio collega

    Lati positivi:

    1. L’appeal. È sexy, non ci sono altri aggettivi che possono descriverlo meglio
    2. L’ergonomia: è decisamente ergonomico anche se non lo è perfettamente. La superficie lucida aumenta la sudorazione della mia mano già elevata di suo per un difetto genetico

    Il punto numero quattro della prima lista mi ha fatto decidere per il pensionamento del magic mouse in ufficio ed al suo posto ho ristanziato l’Arc Mouse. Dopo un’ora scarsa di utilizzo mi sembra di essere passato da una bicicletta ad una moto da corsa.

    Bicicletta

    -quack

    (*) Per ben tre volte ho accidentalmente “scrollato” prima di cliccare durante un’operazione di Search & Replace in VisualStudio. Mi son chiesto se volevo passare il mio tempo a sistemare queste uscite maldestre o a scrivere codice e mi son dato la risposta dopo aver letto il mio titolo sul mio biglietto da visita.

  • Petomania

    Il post di oggi del blog Melamente assorto (consigliatissimo) mi ha fatto ampiamente sorridere e mi ha fatto tornare alla mente un episodio realmente accaduto.

    Due amici passeggiavano all’uscita di un pub: uno, dal nome evocativo di Pippo, era vestito casual-elegant con giacca scura, camicia e blue jeans stile Dylan Dog. L’altro era vestito casual-trash nello stile maschio maledetto, barbetta incolta, jeans strappati e camicia strabordante. Ad un certo punto Pippo molla una bolla di gas intestinali facendolo nella maniera più rumorosa possibile appena dopo aver incrociato due ragazze che passeggiavano in direzione opposta. Le due, con uno sguardo tra il trucido e lo schifato, immediatamente rivolsero lo sguardo al “tipaccio”. Il tipaccio ovviamente si lamentò e Pippo si giustificò dicendo quasi letteralmente: “dovevo aerare le mie viscere e stavo per trattenermi quando ho visto le due donzelle ma poi guardando come sei vestito ero sicuro che avrebbero incolpato te; e allora mi son lasciato andare”.

    Storie di vita vissuta, ma oggi pensavo che Apple è come Pippo. Sapendo che i suoi clienti inevitabilmente danno la colpa all’altro si permette di spetacchiare a suo totale piacimento. La lista degli episodi è piuttosto variegata: dal passaggio all’x86 a sorpresa che causò il ritardo di Office 2008 (un mio collega fanboy arrivò a dire che era una mossa intenzionale di Microsoft per boicottare Apple), all’installazione di crapware inutile su Windows e a finire con l’infima qualità dei driver di boot-camp. E se non ci credete chiedete a Ugo.

    -quack

  • Inevitabile

    Il sorpasso in market share di Android nei confronti dell’iPhone era e sarà inevitabile. I motivi li ha riassunti Joe Wilcox diversi mesi fa, non ho niente di nuovo da aggiungere se non sintetizzare con il classico paragone tra Mac e PC.

    Una questione però secondaria riguarda il fatto che tutti parlano di sconfitta di Apple. Au contraire, Apple non ha mai perso veramente nemmeno nella guerra dei PC/OS piuttosto direi che ha “diversamente vinto”. Apple vende hardware con ricarichi da capogiro e la cosa è ortogonale al fatto che per l’acquirente ci sia un valore aggiunto o meno. La mia teoria, condivisa per altro da diverse persone, è che ad Apple vada bene così e a sostegno di questa teoria parla la situazione di cassa estremamente florida.

    La matematica non è un’opinione: Apple sceglie di guadagnare 500$ vendendo un telefono a 600$ su un costo di 100$ anziché vendere cinque pezzi a 200$. L’andamento non è proprio lineare ma a parità di guadagni è molto più conveniente scegliere la via dell’alto margine/basso venduto: si rischia molto di meno. Per farlo però bisogna avere un dipartimento marketing molto capace e ad Apple questo non manca.

    Il mercato però è immenso e lascia spazi ad elefanti e zanzare; in un teatro siffatto c’è spazio per una vasta gamma di prodotti dalle cineserie con margine risicatissimo agli iPhone tempestati di diamanti.

    L’unica incrinatura in questa teoria è il comportamento di Steve Jobs: perché arrabbiarsi tanto con Google se poi Android porta benefici indiretti anche all’iPhone? Io me lo spiego però se prendo in considerazione il fatto che Steve non è una persona normale. Ovvero in una scala che va da zero = squilibrato inoffensivo a cento = Mario Rossi penserei che lo Steve Jobs bugiardo patologico si stabilizzi intorno ad epsilon.

    E allora tutto quadra.

    -quack

    P.S. naturalmente presta particolare diletto l’osservare il venire a galla delle teorie più strampalate di alcuni elementi dello “schieramento pro-Apple” se così si può definire.

  • Regression

    Regression: generalmente nel gergo informatico questo termine indica la riapparizione di un baco che si pensava già “fissato” (bad translation for ‘fixed’). In senso lato però lo ritengo personalmente appropriato anche ai peggioramenti funzionali non qualificabili con l’appellativo di baco.

    Esempio 1: il wizard per scanner di Vista è peggiorato in funzionalità rispetto a quello di XP. Quest’ultimo richiedeva molti meno click nel caso di scansioni multiple.

    Esempio 2: iMovie di Apple che nella versione del 2008 ricevette pesanti critiche anche dai fan più sfegatati (vedasi)

    Definiti i termini incomincia il mio racconto. Ho fatto due upgrade in spazio fotografico: sono passato ad una Nikon D300s e – per motivi ovvi – ho deciso di comprare il modello ultra spaziale di Eye-Fi siglato X2 PRO da 8GB e con tanti fronzoli.

    La DSLR mi sta dando molte soddisfazioni: non è una foto-camera entry level e lo si capisce dal fatto che mancano completamente i “programmi”. Niente più scelta tra “ritratto”, foto sportiva, notturno e altri ma solamente tra P, S, A e M e regolare più o meno a mano tra apertura diaframma e tempo di otturazione. In realtà con le macchine digitali c’è una terza variabile rappresentata dagli ISO per mia scelta gestiti con una certa elasticità dalla CPU della fotocamera. La cosa positiva è che a 3200 ISO il livello di rumore è veramente basso e a tratti “piacevole” come un effetto pellicola anni ‘70. L’upgrade l’ho fatto per diversi motivi, il principale dei quali era la volontà di avere un modello con il vibrino anti-polvere che ho provato e funziona a meraviglia! L’altro motivo era quello di avere un sensore più decente (il mio collega super esperto mi spiegava che quello della D300S è molto meglio di quello delle D90, ma ho trovato informazione tecnica molto contrastante sull’argomento) in sostituzione di quello della mia D80 che in alcune condizioni particolari cominciava a macchiare le foto con alcuni hot pixel. Ciliegina sulla torta la possibilità di fare la misurazione spot su un’area a piacimento tra le 51 disponibili sparse per tutto il sensore: decisamente fikus, mettere a fuoco il soggetto giusto è diventato un gioco da ragazzi rispetto al metodo più convoluto di “mettere a fuoco il centro/bloccare l’esposizione/re-inquadrare”. In parole povere la scelta è stata davvero ottima al punto che mi pento di non averla fatta un po’ prima.

    La nuova Eye-fi invece è una delusione totale, un disastro. L’ho comprata in quanto era mio desiderio cominciare a tenere le foto anche in formato RAW pur mantenendo il workflow al minimo. La nuova SD card prometteva tantissimo:

    • supporto per il protocollo 802.11n
    • supporto per le foto RAW
    • supporto per la modalità endless (le foto vengono cancellate dalla memoria una volta che l’upload sul PC è andato a buon fine)
    • ottima integrazione con la macchina fotografica

    Invece ho rilevato che: ogni foto (16MB circa nei due formati) ci mette circa 20 secondi per completare l’upload. Non solo non siamo a livello di 802.11n ma neanche a livello di 802.11b!! Il consumo di batteria durante l’upload è drammatico: una cinquantina di foto esaurisce completamente l’intera carica rendendo completamente inutile l’idea dell’upload automatico: se mi devo occupare di caricare la batteria per ogni upload, tanto vale importare le foto a “mano” in maniera estremamente più veloce.

    L’affidabilità del software poi è relativamente scarsa: ho lasciato la fotocamera accesa tutta una notte cercando di valutarne i pro ed i contro, ma l’upload non è stato neanche completo, una buona parte di foto sono rimaste “intrappolate”. Ho fatto un giro sui forum di supporto e ho scoperto che praticamente tutti si lamentano e chiedere assistenza via canali ufficiali è praticamente un terno al lotto. Qualcuno si è pure lamentato di aver ricevuto modelli difettosi anche dal punto di vista hardware al punto da non essere più possibile recuperarne le foto. Ouch. Ovviamente ho cercato anche via canali meno ortodossi di hackeraggio ed ho scoperto che il design hardware è abbastanza curato ma più volto a proteggere i benefici economici del produttore che prestare un buon servizio al consumatore. La complessa logica che decide cosa va uploadato e cosa no è infatti scritta nel firmware della carta anziché magari sull’applicazione server ricevente secondo uno stile molto simile a quelle saponette che riescono a fare il boot di OSX sui PC comuni. Dopo l’ennesimo tentativo andato a vuoto di contattare il supporto ho deciso di rispedire la scheda al mittente che per fortuna si è fatto persino carico di pagare le spese di spedizione per il ritorno.

    Morale della favola: se non ci sono miglioramenti futuri via nuove versioni di firmware consiglio vivamente di starne alla larga. Per ora tornerò ad usare il modello vecchio che era più veloce, affidabile e risparmioso magari accoppiato con una capiente CompactFlash su cui dirottare le foto in formato RAW.

    -quack

    P.S. non centra un pazzo ma questo magic mouse è una vera dannazione.

  • Il forum

    Finalmente ho messo su un mezzo forum che rimpiazza per sempre la pagina Off Topo. Non ho il tempo materiale per scrivere un plugin e allora ho recuperato qualcosa di già pronto. In futuro vorrei migrarne i contenuti o chissà… anche se penso che non ci sia niente di più permanente di una soluzione temporanea. Vabbù?

    foro

    Le regole del forum sono le stesse di tutti i commenti: cerchiamo di non offenderci a vicenda e per il resto tutto fa brodo.

    Possibilmente non usate i messaggi privati. Li leggerò in barba alla legge sulla privacy del comune di Paperopoli (di cui sono sindaco, sapevate?) e li cancellerò in quanto mi sembrano inutili e ridondanti.

    -quack

  • Spammers meet babelfish #1

    Sottotitolo: Chi è Tatyana?

    Ciao straniero.

    Uelà

    Molto tempo che volevo fare la conoscenza con un uomo su Internet, ma non ha il coraggio di farlo. Dal momento che non ho fiducia l'amore su Internet. Ma la mia ragazza incontro un uomo su Internet, e si sposarono.

    Non ho capito un pazzo

    Ora hanno una famiglia felice. Spero anche che posso trovare l'amore qui. Mi auguro che tu sei un uomo, di cui ho un sogno! Ed e mia Tatyanasperanza che si vada a scrivere di me. Probabilmente - il destino? Io credo nel destino, e spero che Dio mi aiutera a trovare un uomo decente. Forse questo e si!

    Ah ecco, me pareva.

    Questo - un po 'su di me: io sono - uno snello, occhi azzurri bionda. Io sono laboriosi e mi piace cucinare. Sono una ragazza modesta e non mi piace conflitti. Ebbene, questo io, e io vi scrivero piu su di me nella prossima lettera. Spero vivamente di ricevere la vostra risposta.

    E la brunetta nella foto chi è?

    La mia e-mail: xyz@lavabit.com

    scrivimi a questo indirizzo, e non posso inviare piu delle mie foto. Non vedo l'ora di attendere per la Sua lettera.

    Ma va? Che sfiga…

    Vi auguro una piacevole giornata, spero che la mia lettera per migliorare il tuo stato d'animo.

    Effettivamente il mio umore è migliorato parecchio.

    Cordiali auguri a te, Tatyana.

    E tu salutami a sorreta (la brunetta)

  • Microsoft, Lambrusco, Arance e Coltelli

    Autentica.

    -----Original Message-----
    From: Jeff Davis
    Sent: Thursday, July 20, 2000 1:02 PM
    To: Microsoft Dining Service
    Subject: cafe 9

    Hi,
    I ate in cafe 9 today, and I had an orange, and I though it was kind of wierd that the orange melted the knife I was using to cut into it. I dunno what those plastic utensiles are made out of, but you may want to look into different ones maybe.
    bt

    -----Original Message-----
    From: Stephen Soderquist (Eurest Dining Services)
    Sent: Thursday, July 20, 2000 3:06 PM
    To: Jeff Davis
    Subject: RE: cafe 9

    Jeff,
    Thank you for your comments regarding the cutlery used by the Dining Centers. These utensils are injection molded polystyrene with colorant (polystyrene is translucent white is raw pellet form, the colors are pigment pellets adding to the raw styrene).
    Polystyrene is derived from the oil processing industry and is subject to similar chemical processes as oils, grease and other petro-chemical hydrocarbons.
    Orange peel contains a number of aromatic organic solvents, 90% of which is d-limonene.
    One significant industrial use for d-limonene is parts degreasing . As such, the d-limonene in the peel will begin to attack the petrochemical hydrocarbons in the polystyrene. Another petro-chemically derived plastic, polyethylene, will not react in the same manner due to it's high surface tension, however due to it's soft nature, is not preferred for this application.
    In the manufacturing process of the polystyrene cutlery, minute particles of the molded product can develop on surface, generally from abrasion in shipping and handling. These can be picked up and carried by the oils within the orange peel and give the impression that the utensil is "melting".
    Please be assured that all the polystyrene and the colorant are FDA approved for food use.
    Should you have any further questions or if I may be of further service, please do not hesitate to contact me.
    Thank you.
    Stephen Soderquist

    -----Original Message-----
    From: Jeff Davis
    Sent: Thursday, July 20, 2000 3:08 PM
    To: Stephen Soderquist (Eurest Dining Services)
    Subject: RE: cafe 9

    Does this mean that I can just eat the black stuff that rubs off and not worry about it?
    Thanks,
    Jeff

    -----Original Message-----
    From: Stephen Soderquist (Eurest Dining Services)
    Sent: Thursday, July 20, 2000 3:27 PM
    To: Jeff Davis
    Subject: RE: cafe 9

    Jeff,
    I really would not recommend eating it (but it is FDA approved). Let me replicate your activity and just see the results for myself. Are you using the knife to cut perfect quarters and eating it out of the peel?

    -----Original Message-----
    From: Jeff Davis
    Sent: Thursday, July 20, 2000 3:30 PM
    To: Stephen Soderquist (Eurest Dining Services)
    Subject: RE: cafe 9

    no, i just cut the peel off. its not a big deal... honestly i'll probably never eat another orange again... i don't really like them. : )
    bt

    -----Original Message-----
    From: Stephen Soderquist (Eurest Dining Services)
    Sent: Thursday, July 20, 2000 3:39 PM
    To: Jeff Davis
    Subject: RE: cafe 9

    Jeff,
    I wouldn't stop eating oranges because of this. Let me take a look.
    Thanks,

    -----Original Message-----
    From: Jeff Davis
    Sent: Thursday, July 20, 2000 3:39 PM
    To: Stephen Soderquist (Eurest Dining Services)
    Subject: RE: cafe 9

    ok.

    -----Original Message-----
    From: Stephen Soderquist (Eurest Dining Services)
    Sent: Friday, July 21, 2000 11:27 AM
    To: Jeff Davis
    Subject: RE: cafe 9

    Jeff,
    I was able to replicate your actions in the peeling of an orange using a polystyrene knife as found in the Dining Centers.
    Conditions:
    Unable to affect the oils in the orange (d-limonene specific)
    Unable to affect the chemical properties of Polystyrene (C6H5CH=CH2)
    Orange at room temperature of 72 degrees Fahrenheit
    (2) Knives obtained at random from Cafe 123, one used for test, one retained as control sample
    Using a wide slicing pattern to provide maximum exposure to the oils on the surface of the knife blade
    Slicing the outer peel only deep enough to remove the zest, most of the rind remaining.
    Findings:
    The d-limonene altered the surface of the blade in a manner consistent with thermal degradation above 212 degrees Fahrenheit for limited duration (affected surface with little penetration). Where surface was affected by d-limonene, remained somewhat sticky for several minutes until d-limonene evaporated.
    A residue remained on the inner surface of the removed peel, dark gray to black in color. Little coloration appeared on the remaining rind of the orange.
    Recommendation:
    If it is desired to utilize polystyrene utensils to remove the peel from citrus fruits (especially oranges) and discoloration occurs on the edible portion of the remaining rind, peel the discoloration from the segmented portion of the orange prior to eating.
    While little known hazards exist from the ingestion of styrene (see <<<http://www.styrene.com>>>), it is not recommended to purposefully ingest.
    I hope this answers your concerns. If I may be of further service, please contact me.

  • Piange il telefono

    Un uomo entra in un bar e dimentica il cellulare. Un altro lo trova, piangetelefonoscopre che è un rarissimo IPhone di super-nuova-quinta generazione e si ritrova con un scoop in mano. Rivende il telefono ad una redazione giornalistica che ne pubblica foto e dettagli. Una storia assurda, ma per quello che succede dopo.

    Qualcuno ipotizza teorie complottistiche a dir la verità più credibili di quelle degli alieni nell’Area 51. Qualcun altro per difendere l’azienda del cuore scrive 5000 parole, mica pazzi eh!, 11 pagine A4 stampate per spiegare il perché e il per come: sinceramente anche giocare a scacchi con un primate sembrerebbe più entusiasmante, evidentemente qualcuno non ha davvero un pazzo di meglio da fare.

    La mia opinione non richiesta: qui mi sembra che si sta esagerando. Se qualcuno fosse finito sul giornale per aver trafugato dei documenti top-secret da una base militare operativa non avrebbe ricevuto il clamore di così tante attenzioni. Ovviamente c’è quasi la certezza che sia stato commesso un reato però se fossi il direttore responsabile di una testata giornalistica di spetteguless tecnologico che vive di questo avrei fatto la stessa fesseria: quando si tratta di fare lo spetteguless più lungo niente batte uno scoop del genere. In fin dei conti, una volta che Gizmodo ha avuto l’opportunità di scoprire che il venditore mascarato non stava bluffando, ha prontamente restituito il maltolto. Purtroppo ci sarebbe da ridere se non fosse che la realtà supera davvero la fantasia: i segreti di Apple non sono segreti di stato ma qualcuno si atteggia come se lo fossero. Dulcis in fundo una perquisizione con sequestro, a quanto pare anche questo illegale, nella residenza del ricettatore giornalista. Certe arroganze sono già antipatiche per sé, figuriamoci quando vengono fatte a nome di altre entità ancora più arroganti.

    E Steve Jobs è un’ingrata testa di pazzo.