Cable management

Mar 6, 2009 - 0 comments - Archiviato in:

Il nuovo case è quello che si definisce un tight fit. Ho riciclato un lettore DVD-ROM più corto dei soliti ed il risultato è quello nella foto:

DSC00146 DSC00147  DSC00149 DSC00152 DSC00153 DSC00154 

Anche completamente aperto il sistema sembra abbastanza silenzioso. Domani installo il drive secondario e poi si parte con il software.

-quack

Rendering

Mar 4, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

Tempo fa avevo accennato ad un famoso pezzo di HTML che genera un output diverso in dipendenza del browser anche usando i pezzi più elementari di CSS.

Eccolo:

image Firefox 3.0.x
image Safari 4/Chrome 1.x
image IE 8

Il file HTML lo si può trovare qui. E pensare che c’è chi sogna di poter sostituire Office con un po’ di HTML/JavaScript in un mondo in cui la proliferazione dei browser sta diventando la regola.

-quack

P.S. è molto plausibile che di CSS non abbia capito una vera mazza, ma mi sembra paradossale ottenere rendering così diversi con davvero pochi elementi.

Update: Se non ci si vuol uscire pazzi consiglio questo post e questo tool.

Paperopoli MediaCenter versione 3

Mar 4, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Hardware

In questi giorni sto mettendo insieme la terza versione del mediacenter che ospito in soggiorno.

La prima versione era basata su una scheda madre con NVidia MX-440 integrata e processore AMD, incapsulati in un case Antec Aria e raffreddato secondo i piùAntec Aria fantascientifici accorgimenti aereodinamici presi paro paro dalla rivista online Silent PC. All’epoca ci girava una beta della versione 2004 di Windows Media Center edition ed era collegata al sintonizzatore digitale via uscita composita con tutte le degradazioni del caso, ma su un JVC 25” tutto aveva l’Aria della perfezione. 

Tutto andava a meraviglia fino a quando è stata rilasciata la versione definitiva dei driver NVidia che erano così lenti da causare l’annullamento ufficiale del supporto della MX-440 in MCE2004. Mi son dovuto arrangiare con una scheda grafica a raffreddamento passivo ma nel frattempo le temperature mi lasciavano davvero perplesso. E così ho dovuto accantonare la lavatrice (soprannome che aveva ricevuto il PC per la forma cubettosa) in favore di una soluzione più semplificata.

Ahanix D-Vine 6La seconda iterazione è stata una scheda madre GIGABYTE con scheda video ATI integrata nella speranza che dove NVidia aveva fallito, ATI avrebbe avuto successo. Ciò mi ha costretto al cambio di processore (ironia della sorte allora le schede madre con ATI integrate era più facile trovarle con socket Intel anziché AMD) e visto che c’ero ho scelto un case meno spartano e più soggiorno-friendly (conosciuti anche come HWAF), l’Ahanix D6 dotato di slot per 2 lettori DVD uno dei quali destinato alla riproduzione di DVD region coded con la regione sbagliata. Purtroppo anche in questo caso la scheda grafica integrata non si è rivelata all’altezza ed ho dovuto sopperire con una scheda grafica discreta: una ATI 9250 prima ed una NVidia 6200 dopo per via del supporto ai codec PureVideo con decoding supportato dall’HW. La scheda di acquisizione video sempre la stessa (PVR250 di Hauppage con codifica MPG2 hardware) e con un paio di HD nel tempo massacrati da ore ed ore di registrazione. Poi è arrivato il remodeling della casa, l’acquisto di un televisore LCD grande abbastanza e con il supporto dell’HD ed il media center ha cominciato a dare segni di vetustà. Il fatto di passare da una ricodifica A->D e conseguente perdita di risoluzione mi ha portato a cercare soluzioni parallele. E con il remodeling è arrivata anche una libreria/entertainment center in cui il case mastodontico ci sta molto-molto stretto. Per la sintonizzazione ho risolto via HD Homerun ma avevo tanta voglia di fare l’upgrade del sistema basato su XP a Vista da troppo tempo.

Bene in questi giorni ho cominciato ad ordinare alcuni nuovi componenti che formeranno l’iterazione numero 3 del mediacenter degna di un OS come Vista. l’hec SECC 7K09Mi sono lasciato convincere dall’esistenza di un case decente come l’hec SECC 7K09 e dall’ottimo rapporto prezzo/presentazione: 50$ retail trovato in offerta a 25$ grazie ad un colpo di fortuna (open box da cui però non mancava niente).

È stato affiancato dall’acquisto di una scheda madre ASUS P5N7A-VM dotato di GeForce 9300 integrata che a leggere i commenti dovrebbe essere in grado di poter sputare fuori video 1080p senza affaticare il processore, da RAM e da un processore molto leggero un Pentium E5200 Dual Core da far girare anche a meno del necessario per necessità di temperatura e rumore. Seguirà l’installazione di Vista e TV Pack 2008. Oggi è arrivato il case, domani dovrebbero consegnarmi la scheda madre ed entro giovedì il giocattolo dovrebbe essere completo. A battesimo avvenuto seguiranno le mie impressioni finali e se l’upgrade ne è valsa la pena.

-quack

Sfondo Marzo 2009

Mar 2, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

Ho scoperto da poco l’esistenza di Smashing Magazine, blog dedicato alla grafica e alla fotografia, ed alla sezione sfondi-calendari del mese. Questi quelli di Marzo 2009, io ho scelto questo:

Sfondo Marzo 2009

Peccato solo che tra i tanti formati già pronti non ci sia 1440x900. Poco male in certi casi basta solo pasticciare un po’ con Paint.Net

-quack

P.S. in questi giorni ho incontrato una piccola parte della delegazione italiana MVP Summit 2009 in corso nei prossimo giorni qui tra Seattle e Redmond. I più “sfortunati” sono stati assoldati per il pellegrinaggio mensile da Fry’s (lasciate l’indirizzo del vostro blog via email/commento!!). Qualcuno è riuscito ad invalidare (temporaneamente) 2 carte di credito con un solo “carrello”. Ho detto tutto

Open Document Mess

Feb 26, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Codice

Disclaimer: quello che scrivo è sempre e solo frutto del mio pensiero ma vale ancor di più in questo post.

Dico la mia sulla questione dei formati aperti cominciando con uno sguardo al passato basato solo sulla mia memoria. Il monopolio di Office, a differenza delle teorie più o meno dietrologiche che circondano quello di Windows, è un monopolio che si è affermato in maniera commerciale. WordPerfect ad esempio negli anni a cavallo tra fine ‘80 e inizio ‘90 era il word processor standard de facto anche se oggi è difficile a credersi.

La questione affonda le radici nel fatto che, anche se i formati dei documenti Office sono stati pubblici quasi sin dall’inizio, nel corso degli anni hanno subito modifiche drastiche in seguito al susseguirsi di nuove feature.

Se ci si ferma un attimo a pensare un attimo con la testa da developer ci si rende conto che un file .DOC altro non è che la rappresentazione binaria serializzata del modello logico di un “documento Word” e tutte le sue feature (una lettera, un libro, un volantino). Il fatto è che differenti applicazioni supportano feature diverse e che la non-intersezione di queste difficilmente è vuota. Banalizzo con un esempio immaginario: supponiamo che Word supporti grassetto e corsivo, mentre WordPerfect supporti solo sottolineato e corsivo. Non tutti i documenti Word saranno visualizzabili in WordPerfect e viceversa; la cosa si fa più antipatica quando si considera il rilascio di nuove versioni. Non tutti i documenti Word 4 potrebbero essere visualizzabili con Word 3 e se WordPerfect 5 anche fosse stato capace di importare tutti i documenti Word 3 correttamente ci sarebbero buone probabilità che i documenti Word 4 diventino improvvisamente illeggibili. Inoltre è chiaro che se Word 4 offre una fantomatica opzione “stampa il documento in grassetto solo quando c’è la luna piena” in qualche modo l’opzione deve essere salvata nel documento anche se l’opzione ha senso solo per alcuni utenti di Word 4.

Che bel casino? Non è ancora niente…

La maggior parte dei developer a conduzione famigliare, non avendo risorse adeguate, difficilmente si procurava le specifiche ufficiali per implementare il formato soprattutto considerando che ai quei tempi Internet lo si sfogliava solo sulle riviste di telematica: molto semplicemente ci si fermava ad un lavoro certosino di Reverse Engineering con tutti i suoi grattacapi.

Insomma un formato di questo tipo ha senso solo se complementato con l’applicazione che l’ha generato o successive versioni. .DOC v3 con Word 3.x e successivi, .DOC v4 con Word 4.x e successivi, ecc. Neanche la promessa di Bill Gates durante la metà degli anni 90 è servita a frenare l’inarrestabile processo evolutivo (pare abbia detto “non cambieremo mai più il formato dei file di Office”).

Quello che è successo invece con ODF è alquanto strano per tanti motivi e sempre secondo la mia interpretazione. Bisogna tenere in mente che dietro OpenOffice ci sono due aziende come Sun e IBM, la seconda delle quali ha sempre sofferto molto nell’essere causa di entrate nelle casse della Microsoft; una prova di quello che dico è il famoso tasto Windows mai comparso sulle tastiere dei ThinkPad prima della vendita della sezione PC alla cinese Lenovo. Alquanto buffo, da un’azienda ci si aspetterebbe una certa impersonalità in certe questioni.

OpenOffice è sempre stato in grado di aprire e manipolare i formati Microsoft nel frattempo degli anni diventati standard de facto. Ma stranamente per aumentare l’interoperabilità (dubbio) e garantire la preservazione (altrettanto dubbio) è stato studiato a tavolino un nuovo formato. Interessante, se si guarda da developer, è il fatto che il formato sia nato prima della sua applicazione: di solito, per quanto ho detto sopra, avviene esattamente il contrario, ovvero l’ObjectModel logico viene prima in termini temporali della sua rappresentazione su disco (secondaria). Cosa è successo veramente?

Semplice: se si disegna un formato a tavolino, lo si fa diventare standard ufficiale e lo si pompa presso le amministrazioni pubbliche come cosa buona e giusta, si possono facilmente guadagnare fette di mercato laddove commercialmente sarebbe una missione impossibile. Sempre se e solo se il formato è abbastanza incompatibile con lo standard de facto tale da richiedere un lungo lavoro di riscrittura, abbastanza compatibile con l’applicazione di serie B che si vuole favorire e se sul formato si esercita un controllo asfissiante fino alla standardizzazione per impedire che diventi friendly con l’applicazione standard (Office). Questa mia teoria bizzarra è stata confermata da alcuni fatti:

  • alcune amministrazioni hanno cominciato a richiedere l’uso del bollino “usa formato aperto”
  • alcune aziende, tra cui IBM, hanno fatto una forte opposizione alla standardizzazione e apertura di un altro formato simile; teoricamente quanti più formati aperti e documentati ci sono, tanto meglio e più garantita è la concorrenza nel settore; però se l’obiettivo è quello di pompare artificialmente acqua al proprio mulino l’opposizione frontale è una scelta obbligata
  • la motivazione tecnica portata dietro tale opposizione è di natura così superficiale da essere ridicola; l’infaticabile Rob Weir non si stancava mai di porre all’attenzione quante inconsistenze stilistiche fossero contenute in OOXML come se leggere/scrivere file OOXML fosse un lavoro manuale. L’importante nell’informatica è che un formato sia machine-readable e non che piaccia a Rob Weir; d’altro canto alcune gravi lacune di ODF sono state sempre tenute in secondo piano come ad esempio la rappresentazione delle formule in un foglio di calcolo.

Mi soffermo su quest’ultimo punto perché è importantissimo: se io voglio definire un formato che sia “interoperabile” è necessario definire upfront quanto più possibile. Un formato che rappresenta un foglio di calcolo ma che da la libertà alle applicazioni di implementare le formule come cacchio gli pare quanto è interoperabile? È ridicolo che annotazioni come “UsaCompatibilitàConWord95” siano più interoperabili del… vuoto. Al classico tabaccaio che non interessa supportare Word95 non resta che ignorare l’opzione. Ma se il tabaccaio vuole scrivere un foglio che calcoli la rata di un mutuo può inventare del suo o guardare il codice di OpenOffice e vedere come loro hanno implementato nella versione 3.0.4.1 compilata sulla macchina di sempronio la formula di cui sopra: evviva i formati aperti ed interoperabili.

Morale della favola: ad IBM e Sun non interessa cosa usa lo studente o la casalinga, che potrebbero essere più propizi ad usare software pirata in maniera cosciente o meno. Interessa entrare nel mercato delle 100K di installazioni in su, ove i contratti di assistenza hanno un peso specifico molto più alto dei costi di licenza. L’uso dei formati aperti è del tutto legittimo ma che nessuno mi venga a raccontare la favola della beneficienza umanitaria: sono immune. Però altri pareri mi fa sempre piacere ascoltarli.

-quack

Annoyances

Feb 26, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

A proposito di browser wars, perché la maggior parte dei Web Dev si ostinano ad usare meccanismi poco ortodossi per linkare un file da scaricare?

image

Soprattutto quando si aggiunge:

image

Non so com’è ma ho la vaga sensazione di presa per i fondelli.

-quack

ManicTime

Feb 24, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Link

Piccolo spazio pubblicità.

Sarà che sto diventando un maniaco ma nel mio nuovo ruolo da caporale mi rendo conto che le cose da fare sono aumentate ed il tempo sembra essersi notevolmente ristretto. Ho deciso di cercare una applicazione che mi aiutasse a capire un po’ meglio come venisse distribuito il mio tempo sui tre schermi anche per la mia morbosa curiosità sull’argomento (vedasi the myth of multitasking).

Via lifehacker ho scoperto l’esistenza di questa comoda utility che fa il suo lavoro in maniera egregia. I risultati di ieri, giornata dedicata allo spulciamento di ACT 5.5, sono stati molto indicativi:

image

Il tool è gratuito, fa esattamente quello che ci si aspetta da un time-tracker ed entra quindi a far parte della famigghia del “software consigliato”. Se in questi giorni sono stato molto avido di commenti, credo che la ragione sia evidente: il classico baco “sì,  bastano 5 minuti” conosciuto anche in gergo tecnico come “il sesto quinto”.

-quack

HTTPS

Feb 23, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Security

Si sta parlando tantissimo in questi giorni della vulnerabilità JavaScript di Adobe Reader. Ma c’è qualcosa di molto più interessante e pericoloso che sta passando in secondo piano. Questa presentazione fatta al black hat è molto interessante. Simpatica questa citazione:

And then in 2002...
Microsoft did something particularly annoying, and
I blew this up by publishing it.
Microsoft claimed that it was impossible to exploit.
So I also published a tool that exploits it.

Raccomandazione obbligatoria: non fidarsi del redirect automatico da http a https come avviene ad esempio per Hotmail, Gmail, alcune banche, ecc. Possibilmente creare bookmark alle pagine di login in versione https, soprattutto in presenza di reti pubbliche.

-quack

Dimmi cosa guidi

Feb 21, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Seattle e dintorni

e ti dirò dove abiti. Scattata nel parcheggio di un supermercato nelle vicinanze:

Dimmi

Fino a qualche anno fa una statistica riportava che a Bellevue/Redmond l’età media del possessore di Ferrari (*) è la più bassa al mondo. Ma neanche il trabiccolo in foto è male…

-quack

(*) ne ho ordinato uno anche io

A volte ritornano

Feb 17, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #DRM #Windows

A più di due anni dall’uscita di Vista gli articoli sul fantomatico DRM di Vista hanno cominciato a diventare molto rari: persino Batman ha saggiamente deciso di dedicarsi ad altro anche se il tono dei suoi post mira sempre a dipingere Windows come il male assoluto.

Almeno questo era quello che pensavo fino a ieri sera, quando su Slashdot è comparso questo post letteralmente vomitevole che segna il ritorno in scena delle cornacchie del DRM: Draconian DRM Revealed in Windows 7

Neanche Adrian Kingsley-Hughes, sempre piuttosto critico verso Vista, ha retto l’impatto e l’ha bollato come Worst. Windows 7. Piece. EVER!

La perla più gustosa è che l’autore dice di avere una copia legittima di Photoshop CS4 ma che infastidito dalla schermata di registrazione ha scaricato una losca DLL via Internet e ha scoperto che su Windows 7 la “modifica” non funziona scompigliando un po’ di ACL su alcune directory; la mia diagnosi: il pir*a ha scaricato un bel trojan ma secondo lui la colpa è di un fantomatico e “Draconiano” DRM.cornacchia

Non mi sorprende che in giro ci sia gente fondamentalmente ignorante e semi-analfabeta(*): ma che Slashdot pubblichi senza riscontro qualsiasi cosa parli male di Windows è davvero sorprendente.

-quack

(*) semi-analfabeta: persona che non sa leggere ma che muore dal desiderio impellente di scrivere.

G1 vs. iPhone

Feb 16, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Apple #Google

Era da un bel po’ che volevo fare un confronto tra questi due smartphone ma visto che l’ultimo aggiornamento ha sistemato un bel paio di problemucci, cosa di cui ero g1vsiphonealquanto scettico, forse è arrivato il momento di farlo.

I problemi più antipatici li ho avuti con la gestione degli ac count email. Sembra incredibile che uno smartphone che supporta il POP3 abbia problemi con due tra i più grossi provider POP3, comcast e hotmail e così è stato fino alla release R33. C’è da aggiungere che non ho testato a fondo la versione precedente da questo punto di vista.

Provo a fare un confronto stilando una tabella, premettendo che con l’iPhone/iPod touch ci ho giocato per un tempo notevolmente inferiore:

 

IPhone

G1

commento

Display

*

  Il display è il vero punto di forza dell’iPhone sia per le dimensioni che per la qualità
Ingombro/Peso

*

  Anche dal punto di vista dell’ingombro l’iPhone è imbattibile
Usabilità  

*

Da questo punto di vista grazie alla tastiera e al trackball l’usabilità del G1 è diversi ordini di grandezza superiore. Come test basta cercare di cliccare su un link in una pagina affollatissima; inoltre il G1 ha il supporto per il copia/incolla, comodissimo.
Browser  

*

Più veloce e fluido nel rendering anche se con qualche problemuccio nello zoom.
Interfaccia PC  

*

Niente iTunes, niente Apple Malware, il dispositivo si comporta come un semplice disco USB. Lovely.
Updates  

*

Gli updates OTA sono fichissimi. Un paio di minuti di down-time ed il G1 si aggiorna da solo senza problemi.
Fotocamera  

*

Non uso normalmente la fotocamera per scattare foto nel senso tradizionale del termine. Ma la possibilità di mettere a fuoco a pochi centimetri di distanza e quindi leggere i codici a barre è impagabile
Software  

*

Sicuramente ci sono molte più applicazioni per iPhone di quante ce ne siano per G1. Ma la migliore di tutte gira solo su G1.
Customer Care  

*

Qui la sfida è tra AT&T e T-Mobile. La prima, la peggiore in America, cerca di spillarti quanti più soldi possibile, la seconda ti coccola: non ho mai avuto un singolo problema con il customer care di T-Mobile.
Costi mensili  

*

T-Mobile applica gli sconti aziendali anche sui piani venduti con il G1. AT&T no. Tra costo base e sconto il piano AT&T costa il doppio di quello T-Mobile
Exchange

*

  Il supporto nativo per Exchange è un punto a favore per l’iPhone; non commento sulla qualità in quanto non ho provato, ma sul G1 Touchdown di Nitrodesk fa tutto il suo dovere.
Uscita Cuffie

*

  Sarebbe stato bello se il G1 avesse avuto una presa da 3.5mm
Flessibilità GSM  

*

Per chi viaggia come me questo punto ne vale diecimila. La possibilità di fare l’operator unlock in maniera totalmente gratuita senza rischiare di spu**anare l’apparecchio è FON-DA-MEN-TA-LE.
Praticità  

*

Anche se questa è legata all’usabilità in generale, vale un punto a parte il fatto che la tastiera permette di scrivere moooolto velocemente mentre la trackball permette di usare il telefono con la sola mano destra. L’iPhone richiede per quasi tutte le operazioni l’uso di entrambe le mani.

Post-messa: ovviamente il confronto è fatto su fattori molto soggettivi. Per me tutto quello che ho elencato è quasi uniformemente importante. Ovvio che a persone diverse corrispondono esigenze diverse, vietato prendere tutto quello che sta scritto in questo post (come del resto per tutte le opinioni espresse in questo blog) per vangelo.

-quack

Dancing in the Moonlight

Feb 12, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Codice #Linux

Moonlight ha raggiunto la mitica milestone 1.0

Le mie più sincere congratulazioni vanno al grandissimo Miguel da cui tanti hanno parecchio da imparare.moon-obama

Anche se ritengo che la milestone più emozionante risale ad una ventina di giorni fa, quando la cerimonia di insediamento del nuovo presidente era di fatto diventata accessibile via internet al 99.9% degli utenti (vabbè sto esagerando).

Dietro questo rilascio c’è stata tanta cooperazione:

Microsoft worked late last night to get us access to the code that will be used during the inauguration so we could test it with Moonlight.

(…)

It was during the dynamic language workshop at Microsoft that I had a chance to have dinner with Jason Zander and Scott Guthrie in an Indian restaurant in downtown Redmond. In this dinner they discussed some of the design tradeoffs in Silverlight and these would become part of our own implementation a few days later.

Un bello smacco per le tante cicale che hanno disprezzato Mono & Moonlight a priori. Ma si sa, le cicale son buone solo a cantare…

-quack

Creare una partizione per il restore via WHS

Feb 10, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Link

Avevo promesso di creare uno script che rendesse la vita più facile ed eccolo in calce a questo post. Le istruzioni sono semplici. Il post è certificato “works on my machine”

  1. Creare una partizione dedicata da 250MB circa per il restore ed assegnare una lettera qualsiasi (per esempio R:); le istruzioni sono indicate qui.
  2. Copiarvici integralmente il contenuto del Windows Home Server Restore CD. Una versione aggiornata la si può trovare a questo link.
    Una versione ancora migliore arricchita di driver che funzionano al primo colpo la si trova qui. Non è ‘originale’ Microsoft ma funziona benissimo.
  3. Aprire un prompt dei comandi elevato (tasto destro su CMD e poi run as administratore) e lanciare lo script in calce a questo post passando come parametro la lettera assegnata alla nuova partizione.
    Esempio:   bootwhs R:

Lo script si preoccuperà di creare una entry di boot e di settare tutti i parametri necessari al perfetto funzionamento. Lo script può essere usato per aggiungere una boot entry per qualsiasi partizione basata su WinPE/BartPE/etc.
Attenzione: usare versioni di WinPE basate su Windows XP può portare alla cancellazione degli snapshot di Vista. Il Windows Home Server Restore CD è basato su Vista quindi questo rischio non esiste.

-enjoy

Clicca qui per scaricare bootwhs.zip

Diagnostic fee

Feb 9, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

Qualcuno, in un passato relativamente remoto, ha versato accidentalmente e accidentaccio della Coca-Cola sulla tastiera del mio portatile d’ordinanza. Purtroppo l’accidente è avvenuto in mia assenza e la tastiera è comunque rimasta elettricamente funzionante: meccanicamente un po’ meno visto che alcuni tasti importanti (control, alt, FN, windows e shift sinistro) hanno qualche difficoltà con il ritorno a riposo. Ovviamente ho contattato il dipartimento giusto spiegando esattamente quello che è successo e chiedendo se fosse possibile sostituire la tastiera: domandare è lecito, rispondere è cortesia. Qualche volta la risposta è di tutto punto antipaticissima: è chiaro che non pretendessi che l’allagamento dei tasti fosse coperto da garanzia ma chiedere 120$ per una diagnosi già fatta è decisamente troppo soprattutto in periodi risparmiosi come questo. Da aggiungere ovviamente al costo della tastiera (~80$) e al lavoro di sostituzione vero e proprio (100-150$). Siccome non sono uno sprovveduto qualsiasi ma son stato coraggioso abbastanza da sostituire qualcosa di ben più complesso come lo schermo LCD caricandomi personalmente di tutti i rischi, ho pensato bene di richiedere semplicemente una tastiera sostitutiva: diagnosi e lavoro di sostituzione li pago io, visto che da manuale basta svitare una semplice vite per compiere l’operazione nella sua interezza. Domandare è lecito, rispondere che pur per tali operazioni bisogna mandare il laptop in manutenzione è decisamente scortesia: rifiuto totale e categorico di vendere persino i pezzi di ricambio al mercato aziendale.

È finita che ho dovuto smontare da me la tastiera, smontare da me i singoli tasti ed effettuare da solo l’operazione di pulizia: poteva andare meglio, ma sono riuscito a ridurre la frizione di ritorno di un buon 90%. Nel frattempo è partita una mail di feedback: per favore smettiamo di spendere soldi con certi fornitory.

P.S.: montando un po’ di faccia tosta ho provato a chiedere se in inventario c’è qualche netbook decente. Sarei molto felice di un eventuale ‘downgrade’.

-quack

Lies, damn lies and statistics

Feb 8, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate

Premessa: in questo post non voglio fare nessunissima insinuazione

Con cadenza mensile Net Applications rilascia alcune statistiche di market share che spesso sono spunto di discussione. Ci sono alcuni blogger che con la stessa cadenza dedicano un post intero all’analisi di tali statistiche. Considerando che tali statistiche siano poco indicative dello status quo in quanto poco affidabili, mi faccio la seguente domanda: com’è possibile che ci sia una variabilità significativa quando si confrontano le statistiche di Net Applications con quelle di altri servizi equivalenti? Cito Wikipedia:

  Windows OSX Linux
Net Applications 88.26% 9.93% 0.83%
W3 Counter 88.89% 5.16% 2.06%
XiTi Monitor (*) 93.30% 4.46% 1.20%
OneStat (*) 93.72% 3.66% 0.47%
Valore mediano 91.10% 4.81% 1.02%


(*) XiTi e OneStat riportano i dati di dicembre 2008 a differenza di Net App e W3 che riportano quelli di gennaio 2009.

Net Applications sembrerebbe rilevare una percentuale doppia rispetto al valore mediano della share di OSX. Similmente W3 Counter sembrerebbe spostato “significativamente” verso Linux.

Curioso.

-quack

UAC: il buono, il brutto e il cattivo

Feb 6, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Security #Windows

Per motivi di tempo e perché mi aspettavo che la questione si sarebbe conclusa nel migliore dei modi a stretto giro di posta, mi sono astenuto da intervenire sulla debacle dei nuovi setting di default di UAC in Windows 7.

Comincio dalla fine: i nuovi setting di default, nonostante la mia tendenza paranoica, mi piaciono parecchio. L’obbiettivo delle modifiche apportate in Windows 7 è quello di cercare di distinguere le azioni iniziate dall’utente che clicca su qualcosa, da quelle delle applicazioni che impersonano l’utente. La questione è un po’ il Sacro Graal dell’informatica: chiunque ci riuscisse avrebbe inventato il primo sistema operativo a prova di malware, moderna macchina del moto perpetuo informatico. Gödel per fortuna ci dice che ogni sforzo è vano: se non si può capire a priori se un programma termina, figuriamoci se si può capire a priori cosa realmente fa il prograUACmma e con quali intenzioni. But I digress…

In Vista molto spartanamente è stato diviso l’amministratore in due entità separate e tutti i task che richiedono permessi amministrativi richiedono un prompt di conferma o la password. Questo significa che anche cambiare il fuso orario richiede un prompt UAC. Qualcuno però abituato ai silenzi di Windows XP ha dipinto la questione in maniera molto peggiore della realtà, come se vivesse a confine tra due fusi orari e avesse la necessità di cambiare questi importanti setting di sistema ogni 5 minuti. In Windows 7 Beta si è scelta un’altra via, evoluzione di tanti esperimenti fatti nelle build intermedie: è stata creata una lista di applicazioni di sistema (white-list) che a livello UAC di default consente all’utente loggato di auto-elevarsi ad amministratore senza nessun prompt, ovviamente a patto che l’utente appartenga al gruppo degli amministratori. L’intento, come citato sopra, è di dare ai vari pannelli di controllo la possibilità di cambiare i setting di sistema senza necessariamente disturbare l’utente.

L’idea della whitelist non è una grandissima novità in quanto anche su Unix esiste un meccanismo simile preso in considerazione anche prima del rilascio di Vista; pero tale meccanismo ha un punto debole che nell’ecosistema Windows non è sostenibile: qualsiasi amministratore può aggiungere/rimuovere applicazioni dalla whitelist. Nel passaggio tra XP a Vista il meccanismo sarebbe stato ampiamente abusato da tutti i produttori di applicazioni pigri (e quindi tutti) che tra rendere l’applicazione capace di girare senza permessi di amministratore e settare un flag sull’eseguibile avrebbero scelto la seconda senza pensarci due volte considerando che l’installer gira sempre con permessi amministrativi. L’idea è stata perciò accantonata con Vista e ripresa con Seven usando un espediente semplice e geniale: la whitelist è sigillata con una firma digitale e quindi non è manipolabile in nessun modo.

La whitelist rilasciata con la beta è ben lungi da essere perfetta ma tra le tante applet quella che ha dato più nell’occhio è stata l’applet che gestisce i setting UAC. Siccome l’applet esegue un’auto-elevazione senza altre misure di protezione è stato possibile scrivere uno script che emula la pressione di alcuni tasti in sequenza e disabilitare UAC automaticamente. Rafael Rivera ha pubblicato un post a riguardo che è rimbalzato in tutta la blogosfera catturando una notevole attenzione mediatica; Rafael e tanti altri proponevano di rimuovere l’applet UAC dalla whitelist ed in tal modo qualsiasi tentativo di cambiare il setting UAC dall’esterno avrebbe richiesto un ulteriore prompt mettendo in guardia l’utente. Però come in un dialogo tra muti e sordi la risposta ufficiale ‘by design’ è suonata un pochino stonata. Il ping pong tra Jon DeVaan e i vari blogger ha assunto connotati surreali fino a quando una nota di ‘retromarcia’ è apparsa sul blog Engineering Windows 7 portando finalmente giubilo, pace e serenità. Se si legge tra le righe si comprende bene qual’era il vero problema e la giusta soluzione: il problema non stava nel fatto che cambiare i setting di UAC non richiedesse nessun prompt ma che l’applet fosse pilotabile da altre applicazioni; individuato il problema (la pilotabilità) la soluzione è diventata ovvia: anziché usare il secure desktop basta aumentare il livello di integrità in cui l’applet gira per impedire che riceva messaggi dalle applicazioni desktop che girano sotto l’utenza normale. Basterebbe questo per risolvere il problema e rimuovere UAC dalla whitelist non diventa più necessario; quest’ultima cosa è stata comunque fatta più per motivi psicologici (su cui concordo pienamente!) che per necessità contingenti.

La cosa più buffa di tutta la questione è stato vedere gente che non sa neanche cos’è un security boundary sostenere con forza l’una o l’altra posizione o elargire consigli a destra e a manca.

C’est la vie

Linkografia a futura memoria:

Windows 7 auto-elevation mistake lets malware elevate freely, easily
List of Windows 7 (beta build 7000) auto-elevated binaries
Second Windows 7 beta UAC security flaw- malware can silently self-elevate with default UAC policy
Update on UAC
Is UAC broken in Windows 7 beta-
Microsoft’s worst nightmare- Windows 7 deemed less secure than Vista
Permanent Link to UAC in 7- Exponential Silent Attack Vector Multiplier
UAC Feedback and Follow-Up
Users prevail- Microsoft changes Windows 7 UAC control panel behavior to address security flaw
Microsoft backtracks on Windows 7 UAC, pretends it was all part of the plan

-quack

P.S. il mio consiglio: se non usate un antivirus, lasciate pure i setting di default di Windows 7 Beta, siete abbastanza accorti da evitare di far girare certa robaccia sul PC. Se usate un antivirus…. è uguale!

The myth of multitasking

Feb 5, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Recensioni

willreturn Pensavo fosse SADAE ma invece era multi-tasking. Ho letto da pochissimo questo libercolo che si manda giù in minuti.

Lo consiglio vivamente ha fatto completa breccia nel mio pensiero.

Io ho cominciato seriamente a prendere provvedimenti, cominciando con il comprare un disco orario come quello raffigurato da appendere fuori dalla porta e obbligare tutti a rispettarlo.

O cominciare a predicare come stavo peggio quando ero un ex-multitasker ex-switchtasker.

-quack

Ancora guai: WHS restore

Feb 4, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Backup #Cazzate #Link

La serie dei guai non è finita, ma per fortuna comunque si è risolto tutto per bene. Siccome stavolta la colpa non è del laptop ma del Restore CD di Windows Home Server, non aggiungo questa nota in calce a tutte le altre.

Antefatto: ho provato a pasticciare con i driver bluetooth di DELL forte del fatto che tra Windows System Restore e il backup di Windows Home Server avessi due reti di protezione molto robuste. La prima mi ha però dato qualche problema e ho dovuto fare un restore del laptop via WHS. Poco male visto che non avevo mai provato il restore su un PC a 64 bit.

Fatto: masterizzo il Windows Home Server Restore CD, riavvio, BSOD subito dopo il lancio del sistema. Cerco online le origini del problema che vengono descritte come “unrecognized boot device”. Sapevo che il supporto AHCI non è proprio al 100% trasparente ma non pensavo che il restore CD non supportasse AHCI (in giro leggo che una nuova versione potrebbe aver risolto il problema, ma io non ho provato). Tra scaricare 200MB di roba che quando vai di fretta la connessione scende a 13KB/sec e disabilitare temporaneamente AHCI ho preferito la seconda. Modifica del parametrillo nel BIOS, riavvio e back in business. Fino al momento del riconoscimento dei driver:

WHSRestore1

La scheda di rete non è riconosciuta di default e qualsiasi tentativo di installare i driver, che sono appositamente copiati su un pendrive, fallisce miseramente. Clicco Continue sperando che ci siano altre soluzioni e mi infilo in un vicolo cieco:

WHSRestore2

Non si può tornare indietro e sono costretto a riavviare. Cosa che non sarebbe molto tragica se non per il fatto che WinPE ci mette circa 6 minuti a fare il boot da CD e che al secondo reboot ho cliccato di nuovo Continue accidentalmente mentre toccavo il sensibile touchpad in maniera chiaramente troppo decisa ed incazzata. Terzo riavvio e ancora bisogna cercare il modo per far riconoscere la scheda di rete.

Ravano in giro e scopro l’inghippo di Colombo: i driver sul PenDrive sono a 64-bit, l’immagine WinPE è a 32: non funzioneranno mai. Però basta scaricare i driver giusti, scompattarli e metterli sul PenDrive che tutto funziona alla perfezione.

Riflettendo a posteriori tutta questa manfrina, nel momento gioco forza tragico in cui si ricorre ad un restore da server, con le dovute pressioni psicologiche non è proprio il mondo ideale in cui vorrei vivere. Parafrasando i latini si vis restorem, para backuppum. Messomi alla ricerca di una migliore soluzione sono incappato in questa wiki-guida che spiega come creare una piccola partizione da cui avviare il meccanismo di restore.

La parte più antipatica si è rivelata quella di configurare le opzioni via EasyBCD: sul mio PC ogni tentativo di usare la partizione giusta per la voce di boot si rivelava inutile. Nel BCD ci finiva una entry incompleta. Mi sono rassegnato ad aggiungere a mano via command prompt i due parametri mancanti (osdevice e device) ed alla fine sono arrivato al risultato voluto. Se a qualcuno interessa posso mettere in download lo script che si occupa di fare tutto in automatico senza dover scaricare software di terze parti.

Il test è andata in maniera più che ottima: ho scoperto che a differenza del boot da CD, il boot da partizione supporta l’AHCI. I motivi alla base del mistero non li conosco e non mi interessano. La seconda bella novità è che essendo la partizione abilitata in scrittura una volta lanciato il driver della scheda di rete da PenDrive viene automaticamente installato e al successivo riavvio il PenDrive diventa superfluo. Posso ritenermi completamente soddisfatto, fino alla prossima disavventura.

In tema di Backup/Restore segnalo la possibilità di registrarsi per ottenere gratuitamente Acronis True Image 10 Personal Edition molto utile per travasare partizioni di sistema da un disco all’altro. Ricordando ovviamente che versione vecchia fa buon brodo e a software donato non si guarda in bocca.

-enjoy

Lambdas

Feb 2, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Codice

Lo sapevo che prima o poi sarei diventato addicted:

        public delegate void AsyncVoidMethodHelper();
 
        static void RunAsync(int timeout, AsyncVoidMethodHelper method)
        {
            IAsyncResult result = method.BeginInvoke(null, null);
            result.AsyncWaitHandle.WaitOne(timeout);
        }
 
        static void Main(string[] args)
        {
            string result = String.Empty;
 
            RunAsync(50, delegate
            {
                Thread.Sleep(10);
                Console.WriteLine("you should see this");
                result = "a";
            });
 
            RunAsync(50, delegate
            {
                Thread.Sleep(100);
                Console.WriteLine("you should _NOT_ see this");
                result = "b";
            });
 
            Console.WriteLine("result should be 'a'. => '{0}'", result);
 
 
        }

Con solo 2 righe di codice si può eseguire qualsiasi blocco in maniera asincrona e con un timeout predefinito. Ma la fantasia può essere lasciata libera di correre come un cavallo. Fichissima la possibilità di giocare con lo scope delle variabili (assegnazione di result). Stilisticamente perfetto: sintetico per chi lo scrive, doloroso per chi lo deve mantenere.

-quack

Stampante ideale

Jan 31, 2009 - 0 comments - Archiviato in: #Cazzate #Hardware

Cercavo da tempo una stampante con le seguenti caratteristiche:

  • costo contenuto (~60$)
  • inchiostri separati
  • stampa fronte retro automatica (la mia Pixma IP3000 mi ha viziato)
  • scanner piano incorporato

La cosa non si è rivelata affatto semplice; ho provato a fare un giro sul sito della Canon ma alcune caratteristiche non sono chiaramente specificate nella descrizione sommaria dei prodotti. Stessa cosa per le Epson.

Poi fortuitamente tra le offerte di Fry’s c’era una Canon MP610 in offerta a 60$, offerta però non disponibile presso il punto vendita locale. Incuriosito ho scoperto che la MP610 ha tutte le feature che mi interessavano e che su newegg è in vendita la versione ricertificata e garantita per 65$ consegna a domicilio.

Lo scanner incorporato è compatibilissimo con BlindScanner Pro per mia personale gioia. Seguiranno i test di stampa su carta fotografica.

Unico neo: le cartucce usano un sistema di misurazione della quantità di inchiostro basato su chip; ma questo non sembra aver fermato il mercato delle cartucce compatibili.

Consigliatissima.

-quack