A Ovest Di Paperino

Welcome to the dark side.

  • Failing

    È tempo di review, su cui fiumi di parole sono state scritte talvolta anche sotto forma di immagini estremamente eloquenti come questa:

    Dilbert.com

    Durante questo periodo è anche molto comune imbattersi, nei soliti social network che all’uopo diventano veri e propri bar virtuali, in frasi [de]motivazionali che ispirino le battaglie per il nuovo anno “scolavorativo”. Una delle più carine, beccata su Twitter, è la seguente:

    ‎"Success is going from failure to failure without a loss of enthusiasm."—Winston Churchill

    Sembra la descrizione perfetta del CEO che quest’anno ci ha propinato un nuovo “review process”. Se l’obiettivo era quello di contenere la fuga di talenti, allora potremmo essere davanti ad un nuovo clamoroso fallimento; se l’obiettivo invece era quello di costruire una azienda ad immaginem et somiglianzam, direi che ci è perfettamente riuscito. Per parlare con i numeri alla mano è troppo presto, ma se fra due mesi la lista di defezioni da me considerate onorevoli fosse superiore ad alcune unità, significherebbe che il pessimismo co[s]mico supera abbondantemente l’ottimismo della volontà.

    -quack

  • Average star rating

    -quack

  • Comparescion

    Essenzialmente work in progress, però rende l’idea.

      win mac
    Spellchecker  

    x

    ISO mounting  

    x

    iSCSI

    x

     
    OOB Hardening

    x

     
    Transasctional Install

    x

     
    App Store  

    x

    Versioning  

    x

    Modern file system

    x

     
    Backward compatibility

    x

     

    -quack

  • Ballmer effect

    Mi son chiesto: ma se invece che maledire SB tutti i sacrosantissimi giorni guardando l’andamento azionario, si cercasse di sfruttare l’effetto Ballmer a proprio vantaggio? Ma cos’è l’effetto Ballmer?

    image

    Definizione: fino a quando SB sarà CEO di questa società le azioni non rimbalzeranno mai di più di un dollaro al giorno, ovvero la volatilità è bassa, anche se non nulla. Anzi, per il mio esperimento direi pure ottimale.

    Esperimento: ci si alza la mattina alle 7, si guarda un grafico e si cerca di interpretare come andrà la giornata. Si decide un prezzo, alto ma non irraggiungibile. Se non viene raggiunto pazienza comunque, ci si pensa il giorno dopo. Si imposta di vendere ad esempio mille azioni a quel prezzo, ordine di vendita valido solo per un giorno. Se succede bene, altrimenti si torna al punto di partenza il giorno successivo.

    Qualora la vendita abbia successo, si imposta un ordine di acquisto per lo stesso numero di azioni ad un prezzo pari quello di vendita meno cinquanta centesimi. Ordine valido fino a cancellazione. Si aspettano un paio di giorni, magari SB viene intervistato e comincia a parlare di Android, di Playstation o similia, il prezzo scende e le azioni vengono riacquistate.

    Lordo = 1000 x 50c = 500$.
    Costo dell’operazione = 16$
    Tasse = 500 x 35% = 160$

    Netto = 320$ circa.

    Periodicità: almeno cinque volte al mese, fa un netto di 320$ x 5 = 1600$. Praticamente uno stipendio part-time spendendo max un’ora al mese tra monitoraggio e studio.

    Variante: progressione geometrica. Invece di puntare a fare cassa, si punta ad aumentare il numero di azioni. Nell’esempio precedente, invece di riacquistare 1000 azioni, riacquistarne in numero tale da spendere tutto il valore di vendita. Supponendo un prezzo oscillante tra 25 e 26, un valore scelto di 25.60 e 25.10 fa in soldoni circa 2% di azioni in più per ogni andata/ritorno. Ovvero progressione geometrica con radice 1.02.

    Sviluppando i calcoli in due anni si potrebbero fare lordi circa 230$, praticamente uno stipendio mediano da developer l’anno.

    Disclaimer: le farneticazioni di questo post non hanno nessuna base economico-scientifico-finanziaria. L’autore non è responsabile dell’eventuale cambio di carriera da parte di qualche lettore.

  • Dribbling

    Nel mio paesino di provincia, oltre quarantamila anime, ci si conosce tutti per lo meno per soprannome, che raccontano vizi, estrosità o a volte origini ancestrali. Alcuni tra i più classici: scoparella (il nonno era un avido giocatore di scopa); portafoglio [sic] che si racconta fosse andato fuori di testa per una donna e da allora elargisce lezioni di filosofia in pubblico; ieluccio (diminutivo di Raffaele) un disabile mentale che cantava “dove sta zazza’” in cambio di una moneta da cento lire; Peppino la befana con le sue manie spaghetti western; Ciccillo Babbè vero inventore del moderno concetto di Walkman.

    Last but not least: Mauruccio, titolare della sala giochi più grande del paese e che subiva la concorrenza del fratello solo pochi metri più in là (in realtà non era concorrenza perché Mauruccio sbolognava a suo fratello i video-game più vecchi). All’epoca, fine anni settanta, il calcio balilla imperava, poi c’erano un paio di flipper rigorosamente made in Italy, e qualche rarissimo videogioco. Era lì che si spendevano intere domeniche a guardare individui con abilità amanuensi incredibili ma con scarso uso della parola: c’era chi riusciva a finire l’intero Pitfall II con l’uso di una sola monetina.

    Il primo videogioco che ho mai provato era un gioco in cui armati di fiocina si cercava di colpire quanti più pesci possibili, cercando di evitare i colleghi sommozzatori. operazione che comportava una decurtazione di 500 punti (qualcuno lo ricorda??). Poi vennero quelli un po’ più evoluti: speedrace, space invaders, donkey kong, ecc.

    arcade_speedrace_ss[1]300_250681[1]

    Un giorno del lontano 1983 nella sala di Mauruccio arrivò dribbling e qualcosa cambiò:

    FastStoneEditor

    Si trattava di una simulazione elettronica del calcio balilla, con una giocabilità pazzesca. Ricordo che per giocare c’era una fila pazzesca; qualcuno non voleva abbandonare il seggiolino e qualcun’altro perpetrava azioni di sabotaggio molto efficaci: fazzoletto di stoffa (ovviamente sporco) sul monitor con l’annuncio di nebbia in campo. Il gioco però fu ucciso immediatamente dal suo estremo successo: era troppo conteso, la gente si metteva volentieri in fila come per andare al dottore ed il risultato era che le finanze di Mauruccio avevano cominciato a prendere una brutta piega in quanto, alla fin dei conti, era una questione di quantità. Gente in fila = meno consumatori di partite.

    Al mondo ce ne sono pochissimi esemplari, quasi tutti in Italia, in quanto la ditta produttrice era la gloriosa “Model Racing” di Montemarciano. Se riuscissi a trovare il modo per emulare i controlli stile calcio balilla, mi verrebbe in mente di costruire un’emulazione dedicata.

    -quack

  • Quiz riflessivo per programmatori C#

    Data una classe X_Class ed una proprietà Y_Property di tipo Zeta:

            class X_Class

            {

                public Zeta Y_Property { get; set; }

            }

    ricavare il nome della proprietà sotto forma di stringa in maniera programmatica (hint: usare la versione 4.x del Framework).

    BONUS POINT: L’esercizio ha anche un suo perché, stabilire quale.

    Soluzione:

    public static string YPropToString()

    {

        return ((MemberExpression)
         ((Expression<Func<X_Class, object>>)
           ((o) => o.Y_Property)).Body).Member.Name;

    }

    Probabilmente si può fare di meglio. Lo scopo, come spiegato nei link dei commenti, è di fare in modo che il codice non compili se viene rinominata una proprietà

    -quack

  • Campagna acquisti

    Ora che ho finalmente capito il vero asset di Skype, sebbene lungi da valere 8 fantastiliardi di dollari, provo a fare un suggerimento per la prossima campagna acquisti.

    Teamviewer: sono secoli che per Windows ci vuole una soluzione per il supporto remoto affidabile come questa, capace di far briciole dei vari NAT e di trapanare anche il più pazzuto firewall aziendale. Ho studiato tanto e dal punto di vista server una soluzione così costa davvero pochissimo; certo il talento per crearla inhouse c’è già, ma in MS si fa così.

    Possibile che non ci siano un paio di fantastiliardi per comprare questa azienda? Mi viene il dubbio che Steve non abbia mai dovuto fare un’assistenza remota, soprattutto in orario di ufficio.

    Nel frattempo mi consolo con la spesa pazza del mese. IPlunge:

    Con 5 fantastiliardi si potrebbe comprare un iPlunge per ogni essere umano del mondo civilizzato.

    -quack

  • Wiping policy

    Il supporto per Exchange in Windows Phone è fantastico, tranne per una piccola antipatica anomalia: richiede l’uso di un PIN, di norma opzionale se non si usa Exchange.

    Il problema è che il PM che ha disegnato la feature deve essere di natura estremamente paranoico: a differenza dei comuni cellulari, inserire un pin sbagliato per tre volte non porta al blocco del telefono e conseguente necessità di dover inserire il PUK. Quei furbi di WP7 hanno pensato che la punizione esemplare da elargire è il reset totale del telefono a livello di appena uscito dalla fabbrica.

    C’è gente come me, vittima di un wiping accidentato, che ancora si chiede che relazione c’è tra casella postale aziendale e foto/video/musica/applicazioni personali. Tra l’altro a differenza di Android, il recupero di tutte le applicazioni è un poco divertente esercizio di memoria, risorsa già largamente in esaurimento con l’avanzamento dell’età.

    Questo eccesso di paranoia deve essere una malattia in rapida diffusione visto che persino in Apple, ove sono tendenzialmente poco attenti a questa materia, si permettono di bloccare la mail in uscita se il contenuto è considerato discutibile. Una vera epidemia da scemo del villaggio.

    -quack

  • Email storm

    emailstormAn e-mail storm is a sudden spike of Reply All messages on an email distribution list, usually caused by a controversial or misdirected message. Such storms start when multiple members of the distribution list reply to the entire list at the same time in response to the instigating message. Other members soon respond, usually adding vitriol to the discussion, asking to be removed from the list, or pleading for the cessation of messages. If enough members reply to these unwanted messages this triggers a chain reaction of email messages. The sheer load of traffic generated by these storms can render the email servers inoperative, similar to a DDoS attack. (fonte)

    Wikipedia continua con un esempio che mi permetto di tradurre in italiano: tempo fa tutte le caselle di posta erano raggruppate sotto quattro mailing list ciascuna contenente 13000 mailbox. Queste mailing list avevano il nome di “Bedlam DL1”, “Bedlam DL2”, “Bedlam DL3” e “Bedlam DL4”, in modo tale che se si voleva raggiungere tutti gli employee nell’organizzazione bastava mettere in Bcc queste quattro liste che erano uno dei segreti ben mantenuti del dipartimento IT di Microsoft. Il 14 Ottobre 1997 un utente ha scoperto di essere iscritto a Bedlam DL3 e a chiesto a tutta la lista di essere rimosso. È seguita un’indondazione di “me too” che ha causato qualcosa come centinaia di GB di traffico sufficienti a congestionare la rete per diversi giorni (fonte).

    Il rito si ripete periodicamente ogni paio d’anni: qualcuno scrive ad una mailing list qualcosa che somiglia ad una domanda e i più cretini, quelli a cui prudono le dita, cominciano a fare “reply all” con la loro risposta; poi ci sono i cretini assoluti che provano a spiegare ai cretini che “you are doing it wrong” mandando un messaggio a tutta la DL e poi ci sono quelli da manuale che, con un reply all, scrivono “la risposta alla domanda è XYZ, ma va bisogna fare reply all? (well, too late…). Oggi una tale tempesta si è abbattuta sulla DL “Sinofsky reports”, assolutamente una bazzecola se confrontata con “Bedlam DL3”, ma con sfumature altrettanto divertenti: oltre a ricevere la caterva di email in inbox, il cinguettio continuo del cellulare-sincronizzato-corporation è diventato insostenibile: per fortuna con la nuova versione di Outlook/Exchange hanno introdotto un nuovo comando micidiale, “ignore thread”. E finalmente pace per le mie orecchie.

  • Dodici

    Le banche cominciano ad assomigliarsi un po’ in tutto il mondo. La mia è diversa…. è più furba ed ha inventato un escamotage che definire geniale è un voler platealmente minimizzare.evil

    Partiamo dal presupposto che in America, in generale, lo stipendio viene versato due volte al mese. Questo non significa che si guadagna il doppio, ma semplicemente che lo stipendio mensile viene dimezzato e versato sul conto corrente due volte al mese. I giorni prefissati sono il 15 e l’ultimo giorno del mese, qualsiasi esso sia. A differenza dell’Italia, posto in cui il versamento avviene di solito nel giorno 27, in cui le aziende pospongono il pagamento nel caso il 27 cada di weekend, in America il pagamento viene anticipato. Ovvero se il 28 Febbraio cadesse di domenica il pagamento verrebbe versato il giorno 26. L’oscillazione per il pagamento di fine mese è molto più ampia ovviamente di quella di mezzo mese. La prima va dal 26 al 31, la seconda varia solo tra il 13 ed il 15.

    La mia banca non ha perso l’occasione per sfruttare una “debolezza intrinseca” di questa convenzione a proprio vantaggio stabilendo come giorno di scadenza dei pagamenti per la carta di credito il 12. Considerando che nella prima quindicina ci sono anche le scadenze di acqua, mutuo, luce, gas ecc. scegliendo il 12 la mia banca si garantisce la più alta probabilità che il cliente non possa coprire il bilancio dovuto della carta di credito in tempo (la questione poi è ancor più complicata grazie al cosiddetto grace period).

    Io gente così la assumerei al Ministero delle Entrate per combattere l’evasione fiscale.

    -quack

  • Multe all’Italiana

    In America le multe automobilistiche si dividono in due categorie:

    • Serie A: moving violations; ovvero infrazioni commesse in “movimento” tipo passare con il rosso, non rispettare uno stop et similia.
    • Serie B ovvero tutte le altre, tipo parcheggiare dove non si può.

    Le prime, oltre a finire sul driving record, sono particolarmente antipatiche in quanto le società assicurative interrogano il database che è semi-pubblico e stabiliscono aumenti e bastonamenti a rinnovo di contratto. La scusa è che se qualcuno non si ferma al rosso è chiaramente molto pericoloso e prono ad incidenti ed altri episodi che possono danneggiare le casse dell’assicurazione. Questo ha senso se il criterio venisse normalizzato in base alla zona di residenza ma questo avviene solo a convenienza dell’azienda assicurativa. Per intenderci: a Chicago chi guida controsenso tagliando la strada ad un auto della polizia rischia al massimo un’ammonizione qualora i poliziotti non siano impegnati in interventi più urgenti tipici di una città calda. A Bellevue-Redmond, ove i poliziotti hanno ben poco da intervenire in furti scippi o rapine, si prende una multa per non essersi completamente fermati ad uno stop o se si cambia corsia senza “segnalare” (accaduto).

    Multe all’Italiana

    La città di Redmond, tra mille polemiche, s’è inventata la categoria A2 installando i micidiali semafori-paparazzi. La multa arriva ovviamente a casa, con tanto di link online per scaricare il video e scoraggiare chi vuole contestarla in sede legale, ma con la dicitura:

    This infraction will not [sic] be part of your driving record and will be processed as a parking violation

    Ovvero pagate tranquillamente, possibilmente senza fare tante storie e noi all’assicurazione non diciamo un bel niente. Che simpatici!

    -quack

  • Visioni

    La storia di MS di ieri e di oggi attraverso i motti.

    Era Bill Gates

    A PC on every desk. Negli anni ‘80 questa frase era estremamente futuristica. Nel 2011 ci pare scontata come l’acqua calda.

    Information at your fingertips: avveniristica anche questa quando Cairo era un progetto ambizioso come il file-system avanzato che avrebbe permesso di scandagliare Gigabyte di dati e farne rapporto dettagliato. Nell’era di Google, Bing, Windows Search e Spotlight anche questo sembra scontato come l’acqua calda.

    Era Steve Ballmer

    FordWhere do you want to go today?

    CepuYour potential, our passion.

    e

    BallmerBe What’s Next (hey, but wait for us!).

    Di questi ultimi tre, il primo è appropriatissimo per l’ultimo modello di 4x4 della Ford; il secondo è perfetto per scuole di supporto come il CEPU. Il terzo è così vuoto e demagogico che potrebbe andar bene anche per l’amaro medicinale Giuliani o per la campagna elettorale di una Moratti o di un Pisapia.

    La si nota la differenza? È una coincidenza il fatto che questa mancanza di visione di cui tutti si lamentano si riflette anche nei vari company motto? Se si legge il libro di Paul Allen si capisce quanto fossero visionari Paul e Bill, il primo molto di più (sognava internet di oggi nel 1977), il secondo pragmatico quanto basta per focalizzare sul breve e tenere d’occhio il futuro.

    È stato Bill Gates a scrivere l’Internet Tidal Wave memo. Sempre lui quello sul Trustworthy Computing. Quando è arrivato il primo io non c’ero, ma quando è arrivato il secondo al mio scetticismo iniziale si è subito sostituito un entusiasmo orgoglioso da “io c’ero”.

    Ci sono tecnologie interessanti che potrebbero essere la chiave di volta per dare qualche mazzata alla concorrenza ma che, nell’era Ballmer, rischiano di finire in un cassetto solo perché non sa “come venderle”.

    Poi per carità grossi fallimenti dovuti a sperimentazione avanzata possono anche essere assorbiti: se tradiscono però il fatto che il CEO non ha fatto correttamente il suo lavoro di supervisione, la questione è diversa.

    -quack

  • After the rapture

    * THEY ARE STILL HERE!
    * sh*t!

    -quack

    P.S. spero non urti la sensibilità di nessuno

  • Millenovecentottantaquattro

    Nel 1984 qualcuno di voi non era ancora nato.

    L’internata appena arrivata, classe ‘90, non era neanche in progetto.

    Il mio capo balbettava appena qualche parola.

    Il sottoscritto trascriveva il suo primo programma, in Basic (Microsoft, era scritto nelle stelle) e open source:

    10 REM I COMPUTER NON SBAGLIANO MAI
    20 PRINT “DIGITA UN NUMERO”
    30 INPUT A
    40 LET A = A + 1
    50 PRINT “IL NUMERO CHE HAI DIGITATO E’ “; A

    Nelle pop chart di mezza Europa imperversavano i Wham! con il loro secondo e più famoso album “Make it Big” e un loro semi-oscuro successo, ma perfettamente rappresentativo del duo-style, entrava per sempre nel lato destro del mio cervello:

    Wham!–Freedom, 1984

    Domani è il giorno del giudizio universale, almeno stando alla setta eBible, e stasera si festeggia in virtù del fatto che, la multa automatica che dovrei aver preso ieri ad un semaforo, potrei anche non pagarla.

    Enjoy

    -quack

  • Malware reactions

    Dopo anni che il marketing Apple, che di per sé non è una gran noia se non per il fatto che il suo prodotto pubblicitario è tenuto in considerazione come il testo sacro dai zeloti (e che Apple sia una religione lo conferma anche la risonanza magnetica), ci aveva rassicurati che il malware è solo roba per Windows, il lupo è finalmente arrivato. La prima vera “pandemia informatica per Mac”, stando a quanto la seguente timeline conferma:

    What a Mac malware attack looks like
    An AppleCare support rep talks: Mac malware is "getting worse"

    La reazione dei zeloti è sintetizzabile in “smettetela di gridare al lupo al lupo”:

    Wolf!

    Ma le cose non sono così limpide:

    Crying wolf? Apple support forums confirm malware explosion

    La ciliegina sulla torta, la politica ufficiale…

    Apple to support reps: "Do not attempt to remove malware"

    …che sa molto di:

    mindtrick

    Non c’è davvero da aggiungere altro. Che tristess.

    UPDATE:

    Once you know that the call is about Mac Defender, and then the customer decides to try and ask you general questions to find a loophole (IE: “OK, then how would you uninstall a third party program in general” or “How do I stop programs from starting upon launch”) The point of this is, things that would be considered “general product usage” questions are not allowed to be answered if the customer has already informed you that he potentially has MacDefender and is now asking obvious questions to skirt our policy. [fonte]

    Cioé se qualcuno chiama per chiedere come si fa a disabilitare l’avvio automatico di programmi, sono autorizzati ad aiutarlo. Se la stessa persona fa capire che ha installato per sbaglio MacDefender non sono più autorizzati a dirti neanche come si spegne il PC. Che azienda viscida.

    the total number of customers affected could be between 60,000 and 125,000, and growing.

    Condizionale a parte, sono numeri da pandemia o allucinazione collettiva?

    -quack

  • Letture interessanti–Maggio 2011

    Questi giorni, anzi queste notti, sto leggendo il libro di Paul Allen intitolato Idea Man: A memoir by the Cofounder of Microsoft.

    Non l’ho ancora finito e già mi è venuta nostalgia di Paul, dei tempi in cui la capitalizzazione era quella dell’azienda più grande del mondo, in cui il sorpasso ad IBM era una questione di quando (oggi è vero il contrario). Si parla ovviamente anche di Ballmer, del fatto che durante i meeting quando Bill Gates ancora era presente venisse spesso smerdato contraddetto pubblicamente, ecc. Confermando quanto avessi immaginato sui retroscena dei vari avvicendamenti e sulla domanda del secolo: qualcuno avrà il panettone 2011 o si accontenterà della colomba pasquale?

    Altro libro interessante è Drive, riassunto in un video cartoon in maniera molto efficace. L’ho comprato ma non l’ho ancora sfogliato, la teoria sembra molto interessante.

    Sempre sull’argomento tecnologico, un articolo di Fortune intitolato Inside Apple in vendita separatamente anche per Kindle.

    Last but not least: ho sfogliato un libro scritto da un lettore appassionato di questo blog (no, non è una marchetta). Si chiama “VI + 1 = Seven” ed è dedicato a Windows 7. L’ho trovato abbastanza completo ed è il seguito del volume “Il Futuro è in Vista” disponibile su Lulu. A cinque anni e passa dal rilascio ritengo, e condivido con Francesco, che Vista sia stata una pietra miliare, danneggiato solo da una sfortunata serie di coincidenze (a proposito, le varie cornacchie di cosa si occupano al giorno d’oggi?). Anche questo testo consigliatissimo.

    -quack

  • Il manuale del perfetto ZFS Home Server

    Dopo tante tribolazioni sono venuto a capo di quella che è la soluzione più congeniale alle mie piccole grandi esigenze di storage e “servizi online ad uso famigliare”. La soluzione ideale prevedeva WHS2011 e un OS ZFS-friendly girare a braccetto su un hypervisore, ma i vari esperimenti sono falliti.

    XEN non riusciva a configurare correttamente le schede di rete, che acchiappavano un indirizzo IP ad intermittenza e senza la possibilità di pingare da e verso l’ipervisore.

    Hyper-V ha un modello di driver paravirtualizzato, ovvero i sistemi operativi guest per funzionare hanno bisogno di driver speciali, inesistenti per BSD/Solaris (che pulo, eh?).

    VMWare ESXI non supporta le schede network per desktop, ci sono guide che spiegano come creare dei dischi di installazione ad-hoc ma i vari tentativi si sono rivelati infruttuosi.

    Demoralizzato da queste hypervisioni moderne ero pronto a buttare il progetto alle ortiche quando mi è venuta in mente (o mi è stata suggerita?) la possibilità di installare uno di quei prodotti antecedenti gli hypervisori, come Virtual Server 2005 R2 o VMWare server 2.x, entrambi gratuiti.

    Il primo, causa vetusta cessazione di attività, è praticamente bloccato dal poter essere installato su Windows Server 2008 R2 e derivati, quali appunto WHS2011. Ho dovuto circumnavigare non poco e i risultati mi son sembrati poco stabili. Il secondo invece ha un’interfaccia WEB piuttosto antipatica e la schermata di login HTTPS non può essere disattivata generando altrettanto antipatici errori di certificato non valido in tutti i browser; tra l’altro l’unico browser supportato è IE, ma poco male. La scelta mi è parsa obbligata.

    L’ostacolo successivo è stato il supporto dei dischi RAW, a quanto pare “disabilitato” nella versione 2.x di VMWare server, ma con l’aiuto di VMWare Workstation è stato possibile creare i file VMDK appositi da aggiungere a manina nel file VMX finale (vedasi).

    Poi è stata la volta di scegliere l’OS per la sezione NAS. Ho provato i quattro OS indicati nel post precedente, avrei voluto evitare a tutti i costi di sbattermi con una CLI per me ostica, ma alla prova dei fatti EON è perfetto. Leggero (alla fine mi pare occupi non più di 400MB) e incredibilmente stabile.

    Ennesimo ostacolo il throughput con velocità da dial-up. Incredibile a dirsi il problema scompare se si installano i driver virtuali di rete contenuti in Virtual Server 2005 R2. Ho chiesto ad un collega di estrarre il necessario e costruire un MSI striminzito che faccia solo quello, mi ha promesso che mi avrebbe aiutato. Speriamo bene.works on my machine, starburst

    Finalmente poi è stata la volta di configurare a manina la parte più alta dello stack NAS, ovvero gli utenti, le share, l’accesso anonimo, ecc. Il wiki dedicato EON è abbastanza completo ma molto dispersivo e decisamente impegnativo per i dislessici. Ho creato una serie di “ricette a riga di comando” per fare tutto quello che può servire. In un futuro remoto potrei persino sbizzarrirmi con qualche bash script per automatizzare le procedure più noiose. Come al solito la garanzia è indicata a destra e valida per la ISO CIFS-64 bit di eon storage.

    Install/setup
    Boot da CD usando la voce no ACPI
    install.sh
    (reboot)
    setup
    chmod 777 /mnt/eon0/boot/grub/menu.lst
    vi /mnt/eon0/boot/grub/menu.lst
    (aggiungere -B pci-eb=true dopo la dicitura unix)
    updimg.sh /mnt/eon0/boot/x86.eon
    (reboot)

    Aggiungere gruppi ed utenti
    groupadd -g 601 readers
    useradd -u 501 -g groupid -s /bin/false username
    passwd username

    Creare un pool di drive RAID-Z
    zpool create poolname raidz disk1 disk2 disk3

    Creare un folder e condividerlo
    zfs create -o casesensitivity=mixed -o sharesmb=on PoolName/FolderName
    zfs set sharesmb=name=ShareName PoolName/FolderName
    zfs set aclinherit=passthrough-x PoolName/FolderName
    chown -r username:groupname /PoolName/FolderName
    chmod A+owner@:full_set:fd:allow,everyone@:read_set/execute:fd:allow
    /PoolName/FolderName

    Attivare la possibilità di accesso anonimo
    sharemgr create mysharegroup
    idmap add winname:Guest unixuser:nobody4

    Attivare l’accesso anonimo ad una share
    sharemgr set -P smb -p sharesmb=guestok=true shareName mysharegroup
    zfs set sharesmb=guestok=true,name=shareName
    PoolName/FolderName

    Disabilitare la rete (per debugging)
    ifconfig e1000g0 unplumb

    Abilitare la rete
    ifconfig e1000g0 plumb
    ifconfig e1000g0 dhcp

    Disabilitare l’output degli errori SMB sulla console (fastidiosi!)
    vi /etc/syslog.conf     (sostituire /dev/sysmsg con /var/adm/messages, in tutto due sostituzioni)

    Linkografia essenziale:

    Acer easyStore H340: Using EON to Fool It Into Being Less of a Piece of Trash
    Home Fileserver: ZFS File Systems
    EON ZFS Storage
    Solaris ZFS Administration Guide
    ZFS Cheatsheet
    Oracle Solaris 10 Docs
    Solaris Service Management Facility Quickstart Guide
    OpenSolaris New User FAQ
    How Solaris Disk Device Names Work
    How ZFS works
    CHMOD for Solaris

    -quack

  • NAS come cartoon

    NAS

    Ai lettori il compito di interpretarlo, prima di rivelare la chiave delle associazioni.

    -quack

  • Unix permissions vs. ACLs

    La nuova implementazione del server è in dirittura di arrivo, mentre scelgo l’OS su cui installare i dati in formato ZFS. Sto provando FreeNAS 8 RC5 che mi piace abbastanza e mi son imbattuto con un problema alquanto classico.

    Ci sono quattro utenti: Tizio, Caio, Sempronio e Ugo. L’obiettivo è di dare accesso totale a Tizio e Caio, in lettura a Sempronio e nessun accesso a Ugo (che ha accesso ad altri file). Di solito quando si confronta l’implementazione delle policy di accesso viene spesso fuori il luogo comune che le ACL sono più flessibili del necessario, che possono introdurre bachi se usate male, ecc. mentre i permessi Unix sono semplici e difficili da sbagliare.

    Nel mio caso però non sono riuscito a trovare una soluzione soddisfacente al problema. Sono troppo Windows Oriented o le policy di accesso Unix tradizionali sono così limitate? Attendo illuminazione…

  • Pomodori

    Ore 6:00:00 in uno sterminato campo coltivato a pomodori, un flebile raggio di sole illumina un pomodoro che si risveglia e attacca: "io sono un pomodoro-oro-oro, io sono un pomodoro oro-oh"

    Ore 6:01:10 un secondo raggio di sole illumina il secondo pomodoro: "io sono un pomodoro-oro-oro, io sono un pomodoro oro-oh"

    Ore 11:59:55 tutto lo sterminato campo è illuminato con milioni di pomodori che gridano in un delirio da stadio con cori, ola e standing ovation: "NOI-SIAAAAAMO-I-tomatoes_in_cratesPOMODOOOOOOORIIIII ORI ORIIIIIIII !!!!! NOI-SIAAAAAMO-I-POMODOOOOOOOOOOOORIIIIII-OOOOOORI-OOOOOH"

    Ore 18:23:30 penultimo raggio di sole: "io sono un pomodoro-oro-oro, io sono un pomodoro oro-oh"
    Ore 18:24:35 ultimo raggio di sole: "io sono un pomodoro-oro-oro, io sono un pomodoro oro-oh "
    Ore 18:25:15 silenzio, solo i grilli che cantano, un bel venticello fresco
    Ore 18:29:00 spunta la luna e "inquadra" in pieno una caccadimucca che attacca a squarciagola: " IO SONO UN POMODOOOOOOOROOOOOOOOOOOO ORO OROOOO, IO SONO UN POMODOOOOOOOROOOO ORO OOOOH "
    Ore 18:29:20... tutto lo sterminato campo di pomodori insorge insultando e inveendo contro la povera caccadimucca che indispettita risponde:
    "UEEEEEE AVETE FATTO GLI ST...ZI VOI TUTTO IL GIORNO!!!! NON POSSO FARE IO IL POMODORO DI NOTTE !?!?!!?"

    (piccola introduzione umoristica per portare e annotare l’esistenza di un tool web chiamato Pomodoro Crate, utile quando non si hanno galline a portata di mano).