Nel campo dell’informatica ci sono personaggi che amo definire anime in pena: non sanno quello che vogliono fare, ma sanno chiaramente quello che vogliono disfare.
Una di queste anime in pena è Schmidt, attuale CEO di Google. La biografia professionale di Schmidt è alquanto curiosa. A capo del team Java di Sun, grazie a questa tecnologia, ne diventa CTO.
Java, come il WWW nei piani di Netscape, doveva diventare secondo il suo ideatore la tecnologia ammazza-Windows. Write Once Run Everywhere era la promessa mirabolante di Java, promessa rivelatasi un po’ grossa e mai mantenuta, per lo meno in maniera così come era stata dipinta (le promesse di portabilità moderna sono nate contemporaneamente al linguaggio C di K&R).
Su questo argomento sono stato sempre estremamente scettico anche perché quando si parla di applicazioni è istintivo per me pensare al mercato consumer (il mercato enterprise è una bestia con tante teste, lì il middle-ware come Java la fa da padrone). Il mio scetticismo è sempre stato rafforzato dall’atteggiamento di chi proprio con il middle-ware dalla notte dei tempi sogna di scalzare il dominio di Windows: il WEB, Java, Linux, AJAX, Flash, Google Gears; tutti ottimi strumenti ma, in un mercato dove scrivere applicazioni native può fare la differenza tra successo commerciale e dimenticatoio, hanno poca chance di diventare Game Changer technology.
Ovviamente Java non ha mai raggiunto l’obiettivo ambizioso dichiarato (nessuno che mi venga a dire per carità che fu colpa dell’implementazione della JVM di Microsoft!), sul campo c’è stata pure una aspra battaglia legale e nel frattempo Schmidt è migrato per altri lidi. Dopo una parentesi in Novell, Eric è stato colloquiato e assunto come CEO di Google raggiungendo l’apice del suo successo almeno guardando il suo passato prossimo. Da allora sono cominciati una serie di sgambetti anti-Microsoft che, almeno secondo la mia umilissima opinione, non hanno portato nessun vantaggio apparente alla società di Mountain View; l’esempio lampante è Google Docs, che con il core business di Google ha meno attinenza del progetto di Google OS. Se quest’ultimo può essere visto come un tentativo di portare Google laddove non ci potrebbe arrivare, paradossalmente chi usa Google Docs è quasi costretto a stare online: dubito che dietro ci sia una strategia ad ampio raggio e come tale incomprensibile ai non adepti.
Dal 2006 Schmidt siede anche nel consiglio di amministrazione di Apple, cosa che già nei giorni passati era entrata nell’occhio attento degli organismi di controllo del mercato americano. Con l’annuncio Vaporware di Google OS, la questione si è fatta estremamente delicata e più di qualcuno ha cominciato a chiedersi se sia ancora appropriato che Eric scaldi una poltrona nella board di Apple, altra società – guarda che combinazione! – in forte competizione con Microsoft.
Anche se da quanto ho scritto in questo post può sembrare che Eric mi stia antipatico, in realtà ultimamente per conflitto di interessi mi son ritrovato spesso a fare il tifo per lui. Coi prodotti “anti-microsoft” ha finito sempre per danneggiare molto la concorrenza microsoft spesso open source non riuscendo davvero a combinare più di qualche scompiglio nei mercati da 50% in su. Prima sourceforge (Google Code), poi Firefox (Google Chrome), ora Ubuntu (Google OS). L’aspetto più stupefacente però è il fatto che per Google ci sia sempre molta acclamazione da parte delle folle anti-microsoft-per-costituzione; nonostante Google sia oggi molto più Microsoft di quanto lo sia stata Microsoft dei “tempi bui”; un po’ mi aspettavo che il Vaporware ad orologeria fosse una pillola blu Wachowskiana, ma le reazioni in giro mi fanno capire che certa gente ci prova gusto a vivere a Wonderland. Ignorance is a bliss, no?
-quack
Non lo sapevo neanche io che la linguetta di apertura fosse dalla parte opposta:
Anche dalle scimmie c’è qualcosa da imparare.
(notevole la stampa sui boxer dell’istruttore)
-quack
I link di Luglio, come da cadenza mensile.![vendesi[1] vendesi[1]](http://aovestdipaperino.com/blogfiles/WindowsLiveWriter/SvendoLinkLuglio2009_114C2/vendesi%5B1%5D_thumb.gif)
- Introducing Google Chrome OS, il post che ha iniziato tutto. Puro Vaporware in tante buone promesse (che schifo che sono i PC). La soluzione? Un’altro (altri) flavor di Linux, quanto basta per caricarsi e navigare. E pensare che credevo che Ubuntu fosse buono già. È una coincidenza che si chiacchiera che il rilascio alla manifattura di Windows 7 sia imminente? Se MS avesse chiesto a qualche sceneggiatore di Hollywood di scrivere un testo molto enfatico per il rilascio non avrebbe potuto chiedere di meglio.
- Altre chiacchiere su un presunto “big announcement” di Lunedì prossimo che parrebbe non si tratti di Windows 7.
- Storie di Build Numbers, raccontate da Larry Osterman
- Firefox si muove in direzione del Multi-Process browsing. Avrei sperato che la priorità fosse data al sandboxing ma a quanto pare l’approccio alla security di Mozilla è rimasto ancora reattivo più che pro-attivo. Forse non sono cresciuti con la pubblicità/slogan di Mentadent P.
- HTML 5: mentre ancora ci sono dubbi su come diavolo debba funzionare l’HTML 4, le commissioni sono già al lavoro sull’HTML 5. Nessun accordo però è stato trovato sul codec video “obbligatorio”. Roba da rimpiangere gli standard de facto.
- Microsoft chiarisce la posizione legale di Mono (o parte di). Mentre le formiche festeggiano, qualche cicala si prende qualche merito tirando fuori la teoria degli alieni. Sì, come no…
- A Seattle un giudice decide che gli IP non sono PII. In Europa si viaggia in verso opposto. Casini giuridici aspettansi.
- [BONUS] Charlie Miller scopre una vulnerabilità che permette di avere root access su un iPhone semplicemente mandando al malcapitato un SMS. La cosa è estremamente seria, un po’ come se qualcuno potesse formattare un PC mandando una mail che basta solo ricevere: senza leggerla, senza aprirla, senza cliccarla. Qualche fan, di quelli che comprano e consigliano mele perché coi PC si “acchiappano” virus, minimizza e consiglia di aspettare perché i termosifoni si sa che van bene per l’inverno. Aspettare??? Ma meglio buttare…
-quack
<post_assolutamente_poco_serio>
Mi sono accorto di aver trovato un baco in questo blog.
Siccome è estate e per qualcuno è tempo di cazzeggio, ho pensato alla malsana idea di un “concorso a premiO” (uno solo!). Il premio è questa tazza da latte/capuccino/tè made in Redmond; più probabilmente in qualche provincia cinese ma venduto a Redmond:
Un paio di cose prima di dare il via alla caccia.
IL BACO NON RIGUARDA LA PARTE DEI COMMENTI. PER FAVORE NON “SPAMMATE” CON COMMENTI (IN)UTILI.
Regola 1: Un solo tentativo a testa.
Se la risposta non verrà trovata darò _IO_ il via ad un altro giro di tentativi e così di volta in volta.
Tentativi multipli (anche se mascherati) = squalifica.
Il tentativo si può fare via commento o via email privata se proprio non si vuole de-lurkare.
Regola 2: Non c’è nessun’altra regola però massima correttezza, ok?
Suggerimento: il baco è nascosto tra le pagine (?) di questo blog. Altri suggerimenti potrebbero seguire.
Pseudo-suggerimento: Vista la regola 1, suggerirei di pensare a lungo prima di tentare.
</post_assolutamente_poco_serio>
-quack
P.S. il post è poco serio ma la tazza è reale. La spedirò a destinazione i primi di Agosto tramite le fantasmagoriche poste italiane. Se l’eventuale destinatario ci tiene all’anonimato si possono fare ulteriori arrangiamenti.
Le voci di corridoio online dicono che tra qualche giorno Windows 7 potrebbe essere rilasciato Urbis et Orbis in versione gold. Le voci ufficiali (seconda metà di Luglio) sono in linea con quelle di corridoio.
Gli ultimi giorni del rilascio non sono più come quelli di una volta a causa dell'evoluzione dei processi di sviluppo: il rilascio di Windows NT 3.1 seguì una vera e propria Death March, meglio ancora Death Marathon. L'aria che si respira nel building 26 (e 37) sembra invece surrealmente silenziosa. Ma tecnicamente cosa succede? Lo raccontano Larry Ostermann e Raymond Chen in queste tre storie:
- Last Checkin Chicken
- Losing the game of the Last Checkin Chicken
- Thinking about the Last Checkin Chicken
In Vista l'ultimo checkin spettò allo stack audio. Ma neanche questo bachino scherzava assolutamente. Stavolta sono io che ho trovato un baco, sempre nello stack audio, col mio netbook solamente pochi giorni fa. Un po' di analisi e la risposta è stata: There is an audio driver on WU that will fix this issue. Peccato! Ahem... volevo dire Great!
-quack
P.S. il post è stato scritto con il Blogoo Editor Online nuovo di zecca. La Beta sta arrivando. 
Altra storia ripescata dal repertorio scolastico, questa volta attingendo dagli anni del liceo.
Avevamo un professore di filosofia alquanto precisino e a tratti un po’ cattivo che si chiamava Don Luigi in quanto sacerdote part-time. Un giorno gli è toccata una supplenza per la quinta ora d’italiano. Di solito le supplenze, in quanto gestite da professori di altri corsi, erano considerate da sempre tempo semi-ricreativo.
Una supplenza alla quinta ora doveva esserlo ancor di più. Invece il prof aveva tutta l’aria di approfittarne e partire con una lezione extra rispetto a quella impartita durante la prima ora, ma ciò sollevò immediatamente un coro di proteste. Il professore questionò: ma figliuoli volete passare quest’ultima ora con le bocche aperte come fulminati da abbaccalamento da foto scultura? Mimando con il volto la posa della foto. La classe scoppiò in una fragorosa risata e ci si accordò per 20 minuti di lezione extra ed i rimanenti di free time.
L’abbaccalamento è descrivibile come quella sensazione a metà tra estasi e sorpresa di fronte ad un risultato (semi) inaspettato. Mi succede quando, scopiazzando tecniche di video-editing made in Hollywood sul filmino della comunione, si scopre che l’effetto calza come un guanto. O quando la combinazione di JavaScript + CSS + HTML funziona quasi come un WinForm. L’abbaccalamento purtroppo richiede più di qualche minuto per essere smaltito ed ha effetti negativi sulla produttività immediata ma molto positivi su quella a lungo termine. Il mio abbaccalamento è di solito accompagnato dall’espressione barese intraducibile Mò cè jè!
~quack
Prima della cura:
private static string FormatLinks(string input, bool insideLink)
{
MatchCollection matches = inlineUrls.Matches(input);
if (matches.Count == 0)
{
return input;
}
StringBuilder sb = new StringBuilder(input.Length * 2);
int inputIndex = 0;
foreach (Match tag in matches)
{
// add the normal text between the
// current index and the index of the current tag
if (inputIndex < tag.Index)
{
sb.Append(input.Substring(inputIndex, tag.Index - inputIndex));
}
string url = tag.Value;
sb.AppendFormat(insideLink ? "{1}" :
"<a target='blank' href='{0}'>{1}</a>", url,
HtmlHelper.ReduceUrlLength(url, maxUrlLength));
inputIndex = tag.Index + tag.Length;
}
// add remainder
if (inputIndex < input.Length)
{
sb.Append(input.Substring(inputIndex));
}
return sb.ToString();
}
Dopo la cura
private static string FormatLinks(string input, bool insideLink)
{
return inlineUrls.Replace(input, m =>
{
return String.Format(insideLink ?
"{1}" : "<a target='blank' href='{0}'>{1}</a>",
m.Value,
HtmlHelper.ReduceUrlLength(m.Value, maxUrlLength));
}
);
}
Interessante anche il fatto che, sebbene normalmente le lambda siano meno leggibili, nel caso specifico la riduzione di codice ridondante rende l’intenzione più evidente.
-quack
P.S. è un periodo in cui sniffo RegEx da mattina a sera; dienticavo: grazie all’enorme lavoro di refactoring i link nella nuvoletta sono ora cliccabili, per la gioia di Dovella
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