Nesting up

È notizia recente che Nest abbia deciso di aprire le vendite anche in Italia: il caso ha voluto che, grazie alle solite promozioni natalizie ed un incentivo dell’equivalente locale Enel, abbia ordinato un termostato proprio la settimana scorsa, che ho poi prontamente installato. Versione 2 ricondizionata, basta e avanza per le esigenze di casa. Ovviamente solo dopo aver controllato la compatibilità, che per il modello 2 e seguenti è praticamente totale, con l’impianto di casa. Ero anche molto seccato del fatto che non sono mai riuscito a far funzionare correttamente quello pre-esistente: nessun modo per fare un override tombale della temperatura che, passato un determinato intervallo, torna ad essere quella decisa a caso dal produttore del vecchio termostato.

Controllare la compatibilità è stato abbastanza facile, smontato il frontalino del vecchio termostato con due viti mi son ritrovato di fronte a questo:

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Praticamente tre fili: neutro, ventola e riscaldamento. Cosa buffa è che la parte più difficile di tutta l’operazione, che avrebbe potuto fare anche mio nonno, è risultata la carpenteria: non è stato proprio semplice attaccare la base di supporto al muro di cartongesso tipicamente americano ma ce l’ho fatta in pochi minuti e senza bisogno di tool elettrici.

È seguita una brevissima fase di configurazione, creazione di un account e adesso è possibile controllare la temperatura di casa da remoto. Può sembrare un eccesso ma in realtà la cosa ha risvolti molto pratici. In più è il termostato che impara le nostre abitudini e non io che imparo come usare il termostato e ciò mi sembra la direzione giusta da intraprendere.

Morale della favola: una operazione che avrei dovuto e voluto fare tempo fa, ma il backlog degli aggiusti casalinghi era abbastanza lungo. L’offerta però a questo giro non si poteva davvero rifiutare:

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-quack

Pubblicato mercoledì 18 gennaio 2017 alle 12:24 AM - 0 commenti so far
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Comprare un windows laptop nel 2017

La formichina mi ha chiesto di fare l’upgrade del suo laptop, un Celeron di cinque e più anni fa che a far girare Chrome proprio non je la fa più. Neanche il formattone-installo-solo-chrome ha ridato indietro abbastanza cicli CPU per rendere la macchina sufficientemente scattante.

Ho cercato quindi un laptop altrettanto decente e il primo tentativo è stato un Inspiron 5000 da 15”. Devo dire che negli ultimi 5-6 anni questa classe di laptop è cambiata tantissimo ed è tipico trovarci una tastiera da 5 ottave di serie. Il mostro è arrivato con un HD da 5400RPM previa intenzione di sostituirlo con un SSD a riposo. L’ho fatto partire e dal momento della pressione del power buttòn all’arrivo col desktop usabile (Windows 7) sono passati 21 minuti e qualche secondo! Morale: gli HD meccanici da 5400RPM dovrebbero essere dichiarati illegali come dischi di sistema. Ci ho montato l’SSD, reinstallato Windows 7 via USB generata dal tool incluso e niente… il trackpad è risultato praticamente inusabile; dopo l’aggiornamento del BIOS/driver le cose sono migliorate parecchio ma sempre inusabile è rimasto e il laptop ha preso la via del ritorno. A corredo c’era un DVD per l’installazione di Windows 10 che non ho neanche aperto.

Ho ordinato e ricevuto quindi un Latitude E5270 in super offerta. L’hardware appartiene ad una categoria superiore a quello dell’Inspiron essendo mirato all’utenza professionale. 12.5” invece di 15” per soli 10$ in più. Il software, Windows 10 preinstallato, invece no. Sostituito l’HD meccanico con un SSD adatto da 7mm, sono cominciate le difficoltà. Fosse stato destinato a me forse Windows 10 l’avrei pure riprovato, ma nel caso specifico Windows 7 è praticamente una necessità. Il problema è installarcelo: il portatile ha dei nuovi chipset per l’USB3 non riconosciuti da Windows 7. Questo dopo l’ovvio smanettamento nel BIOS per disabilitare il secure boot (ricordo quando i folli ci dicevano che non sarebbe stato possibile) e reimpostazione di qualche setting. Tutto normale e pacifico ma mi chiedo ad esempio perché la compatibilità all’indietro con i driver per USB2 non è stata nemmeno considerata (bad Intel!) o perché Dell non abbia deciso di aggiungere un piccolo controller USB2 aggiuntivo ad uopo (bad Dell). Insomma, per installare Windows bisogna aggiungere i driver di Intel all’immagine di installazione, operazione per la quale è disponibile un tool di Intel scritto da qualche stagista in una tabaccheria: alla fine ho fatto a mano e l’installazione è partita. Devo però aver sbagliato qualcosa visto che i driver USB3 non sono stati installati sul sistema di destinazione: ergo niente accesso alla USB, rete wired o wireless. Un vero PC a prova di hacker! Ovviamente potrei rismontare l’HD (sono solo dieci viti), attaccarlo ad un altro PC e copiarvici i driver offline, ma non riesco a trovare il mio adattatore SATA-USB. Al momento il laptop è perciò in limbo mentre mi appresto a tentare la via distro-live su USB seguita da copia offline.

Quel che è certo è che la quantità di tempo investita nel downgrade è davvero notevole se si assomma un tentativo abbastanza naif di tirare su un server PXE, materia abbastanza interessante da dover essere necessariamente approfondita. E se Sparta piange, Atene non è che se la stia spassando.

Probabilmente questo sarà l’ultimo e definitivo PC acquistato; PC inteso come discendente da quell’IBM XT rilasciato al mercato 30 e passa anni fa, fatto salvo il ciclo di refresh per il Cray-1 che intravedo all’orizzonte. Traghetterà la formichina fino alla morte naturale del laptop stimata a qualche anno oltre la fine del supporto di Windows 7; considerando che ci gira un Core i5 e non un Celeron qualsiasi. Quasi sicuramente sarà sostituito da qualche forma di tablet/chromebook + servizio (a là Office365) che oggi ancora – purtroppo – non esiste. O chissà.

-quack

UPDATE: sono riuscito a piazzare i driver tramite Ubuntu e da li ho fatto il bootstrap. Dopo aver installato tutti i driver dal sito Dell (ben fatto!) Windows Update non ne voleva sapere, neanche dopo aver installato a mano il roll-up.
Riformatto, installo i driver wi-fi e Windows Update è ancora incragnato.
Scopro che il setup di tali driver sembra corrompere il DB di WU. Allora scompatto tutto e mi limito ad installare tramite Device Manager e ora sta scaricando circa un GB di updates… che sofferenza.

UPDATE 2: mentre facevo totalmente altro, mi son imbattuto in questo link: Windows 7 Fast Update. Davvero prezioso.

Pubblicato venerdì 6 gennaio 2017 alle 12:24 AM - 50 commenti so far
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Virtualismi avanzati di ordine superiore

Dall’ultima volta che ho messo mani al Cray-1 un sacco di novità positive:

  • l’ultima LTS supporta ZFS nativamente
  • il boot della Workstation pseudo-virtuale spara direttamente sul monitor ergo è possibile guardare anche le fasi antecedenti all’avvio di sistema; un po’ arzigogolato ma funziona
  • la nuova versione di libvirt supporta molto bene il boot di OSX

Ci sono solo un paio di fastidi:

  • se il boot della Workstation non è completo con tanto di caricamento dei driver da parte del guest OS (Windows), la scheda grafica si inceppa in uno stato di limbo che previene l’avvio della macchina virtuale fino al riavvio completo dell’host
  • il bios della macchina virtuale (Seabios) non supporta l’emulazione PS/2 della tastiera USB. Se c’è bisogno di pigiare qualche tasto, ad esempio premere F8 prima dell’avvio di Windows, la tastiera collegata all’hub USB assegnato non funziona

Entrambi i problemi però sono risolvibili con un’unica operazione: sostituire il BIOS tradizionale della macchina virtuale, che parla alle schede grafiche secondo un protocollo inventato 30 anni fa, con uno basato su UEFI, praticamente il futuro.

Affinché le fasi di pre-boot siano visibili sul monitor con questa modalità, la scheda grafica necessita del supporto UEFI. Ho provato ad aggiornare il BIOS della mia vetusta Quadro 2000 con una versione che aggiunge tale supporto ma non sono stato in grado di osservare le fasi di pre-boot. Presumo che una scheda di nuova generazione come la K2200 faccia tutto ciò: me ne sono procurata una e presto sperimenterò direttamente questo tipo di configurazione.

Nel frattempo ho giochicchiato un po’ con il boot di OSX. Un po’ di cose sono cambiate con El Capitan a rendere il tutto non proprio liscio come l’olio. Ad esempio i nuovi driver USB di Apple si fidano ciecamente della configurazione del DSDT e se questo non è proprio allineato alla configurazione della macchina virtuale, l’USB passthrough non funziona. Per fortuna ci sono un paio di soluzioni per questo specifico problema e qualche ora fa ho digitato i primi tasti attraverso un adattatore PCI-express –> USB 3.0.

Adesso mi chiedo:

  • è possibile creare una macchina virtuale UEFI e fare il boot di Windows 7? Windows 7 supporta UEFI, ma bisogna magheggiare un po’
  • è possibile creare una tale macchina virtuale capace di fare il dual boot di Windows 7 e OSX?

Credo di sì. Roba da virtualismi avanzati di ordine superiore, per l’appunto.

-quack

P.S. l’interesse per OSX virtualizzato i.e. vacchintosh, ora che possiedo un MacBook, è puramente accademico.

Pubblicato sabato 3 dicembre 2016 alle 5:32 AM - 5 commenti so far
Archiviato in: Virtualizzazione

Live Services

Diversi mesi fa mi è stato assegnato un nuovo task: spostare due campi, dei timestamp, da un servizio di storage ad un altro, con API diverse e allineamenti astrali incompatibili. Un lavoro descrivibile in maniera semplice, come sostituire una ruota forata con quella di scorta ma con qualche piccola complicazione:

  • le ruote forate sono due
  • la macchina è in corsa
  • le ruote di scorta vanno testate
  • il motore ha preso fuoco
  • le ruote forate si autodistruggeranno in meno di un anno

Piccola vittoria giornaliera, mi hanno permesso di sostituire una ruota di scorta per volta, non senza aver paventato il rischio del danneggiamento del telaio se la seconda ruota di scorta fosse riscontrata difettosa.

Come si raggiunge l’obiettivo? Progettando tutto nei dettagli, mantenendo una calma Zen e accontentarsi di un passo alla volta. Fatti i calcoli dovrei poter dichiarare vittoria a Marzo 2017 e celebrare con una torta spaziale.

-quack

P.S. e non è neanche l’unico task a cui sto lavorando. Mi sto divertendo un mondo.

Pubblicato giovedì 24 novembre 2016 alle 1:48 AM - 3 commenti so far
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Activity Tracking Follow-up

Sono passati quasi due anni e la mia fissa non è ancora passata.

Nel frattempo ho:

  • capito come funziona il protocollo delle notifiche del Fitbit Charge a livello bluetooth con tanto di PoC per Android, buttato giù in qualche ora (la versione per iOS richiederebbe giorni)
  • perso il mio Fitbit Charge HR, di cui ero molto soddisfatto, dopo una visita in spiaggia la scorsa estate
  • sostituito il suddetto con un VivoSmart HR, resistente a doccia, nuoto e svariate intemperie
  • sostituito l’app per Android che parlava con il mio fitbit con un’app per iOS che parla con il mio VivoSmart
  • completato un interessante progetto di interoperabilità (e mi fermo qui)

Ma la voglia di un dispositivo migliore resta. Il Charge 2, uscito da poco, sarebbe perfetto se:

  • fosse resistente all’acqua (lo è diventato persino l’iWatch!!), così da doverlo rimuovere dal polso solo per ricaricarlo
  • supportasse le notifiche di terze parti (lo fanno tutti i prodotti della concorrenza, comprese le cineserie da 10$ o più)
  • avesse una durata della batteria che fosse “5 giorni o più” e non “5 giorni sicuramente meno”

Se al primo aspetto si potrebbe ovviare con una soluzione ad-hoc seppur con un costo sostanziale (waterfi.com) e al secondo con un po’ di hacking (davvero non mi spaventa più niente), per il terzo non c’è proprio niente da fare. Resta il fatto che, visto che la concorrenza non sta a guardare, dovermi sbattere per risolvere problemi già risolti altrove sia un’idea molto in perdita, seppur consideri l’hacking una attività ricreazionale.

Non mi sorprende quindi che le aspettative finanziarie di FitBit siano state tremendamente disattese: tra saturazione del mercato, esaurimento dell’aspetto novità della questione e concorrenza agguerrita c’era per me ben poco da sorprendersi.

Intanto due prodotti interessanti sono all’orizzonte: il Pebble 2, smartwatch per gli acari duri e puri e il Withings Steel HR, 25 giorni con una singola carica ed un look davvero niente male.

Stay tuned.

-quack

Pubblicato giovedì 3 novembre 2016 alle 9:34 PM - 0 commenti so far
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