A Ovest Di Paperino

Welcome to the dark side.

  • Scammers 2009

    Campionario spam 2009 diviso in categorie e percentuali ad occhio.

    Arrapati: Cial1s, v1agra & co. Un classico sempre-verde, circa il 50% dello spam. Scopo: vendere prodotti scadenti di origine probabilmente asiatica e con probabile riciclo di carta di credito.

    Gamblers: una interessante novità del 2009; il mittente fa finta di avermi aggiunto per sbaglio ad un thread in cui spiega un sistema “vincente” per vincere ai Casino online e che si rivela essere una variante più aggressiva e pericolosa della martingala. Il sistema è presentato in parole semplici e con accluso link ad uno dei tanti mirabolanti siti per testarlo immediatamente. Circa 10% dello spam. Scopo: truffa e riciclo della carta di credito.

    Rolex: circa 10%, anche questo un sempre verde.

    Malware: clicca qui, clicca là, c’è una foto che non ti devi perdere, ecc. 29% del mio spam.

    Craiglisters: classica truffa nigeriana, ho bisogno assolutamente del portatile/macchina fotografica/mulo/scimmia di mare che stai vendendo localmente su Craiglist. Purtroppo verrei di persona ma sono di Washington D.C. e sto in vacanza a Londra e devo fare un regalo a mio figlio/nipote/pronipote/amico delle elementari che vive (indovina un po’?) in Nigeria (*). Ti mando un paypal perché voglio che tu spedisca in fretta e per poi ritrattare dicendo che mi è stata rubata la carta di credito. Già dal primo contatto, quello in cui ti chiedono il prezzo “finale” dell’oggetto o se è ancora disponibile, sono riconoscibili per una ragione fondamentale: usano nomi banali del tipo “John Smith”, “Robert Williams” e “Joy Sweet” (bellissima questa!).

    -quack

    (*) Giuro, tutto vero.

  • Copyrightz

    Tre letture interessanti:

    1. Illegal Downloads 150x More Profitable Than Legal Sales
    2. 100 years of Big Content fearing technology—in its own words
    3. RIAA and MPAA Can’t Stop BitTorrent, Study Finds

    -quack

  • Windows Home Server Iterazione terza (ultima?)

    La storia delle prime due iterazioni è raccolta in questo post.

    La prima iterazione aveva il difetto di essere troppo rumorosa.
    La seconda è poco “espandibile” per mia personale definizione.

    Se tre è il numero perfetto, la terza iterazione sarà per sempre, come dovrebbe essere per un dispositivo di backup espandibile.

    In breve: quello che doveva essere un progetto da “weekend” a.m. si è trasformato in un vero e proprio progetto “stagionale”. Usare una Compact Flash da 128GB è praticamente proibitivo. Ho pensato a tentare di spostare la partizione di sistema, ma impelagarmi in una manovra pericolosa coi dati del mio server non è tra le mie attività preferite. Un’altra alternativa considerata è stato un drive da 1.8” da 120GB, ma alla fine mi è sembrato anti-economico e troppo vincolato al fatto che il drive deve avere necessariamente un’interfaccia IDE.

    Ho deciso per una nuova motherboard basata su ION (e quindi con 3 porte SATA) ed un case un po’ più grande in grado di accomodare i 3 drive. Per il terzo hard disk ho pensato di usare uno dei tanti SATA 2.5” da laptop avanzati durante qualche upgrade festival. Così facendo il sistema sarà installato sul “mini-drive” da 160GB e gli altri due dischi destinati a contenere esclusivamente dati. Nel momento in cui uno dei due drive si rompe o va in saturazione spaziale, l’upgrade sarà Tombaleestremamente indolore in perfetto stile plug&pray. Insomma, failure spettacolari a parte, questa iterazione sembra avere i requisiti di una RC.

    E a proposito di sistemi di backup: ma 17 mesi e 4 giorni non sarebbero un po’ troppo pochi per un sistema pubblicizzato come “server grade”?

    Ad posterioram ardua sententiam

    -quack

  • Robocops

    Se i poliziotti ammerigani sono tutti un po’ Robocop, quelli di Seattle e dintorni lo sono più di tutti gli altri. Ho già raccontato qualche storiella, ma quello che ho visto oggi ha dell’incredibile.

    robocop

    Antefatto: nella notte c’è stata una vera bufera di vento, non molto intensa ma forte abbastanza da mandare in tilt il semaforo a ridosso della parabolica (vedasi). Quando sono arrivato all’incrocio, a notare l’imprecare di una signora che non ha neanche minimamente pensato di rallentare come di default ad un semaforo spento, avevo pensato che il semaforo fosse rotto solo per la direttrice est-ovest. Oltrepassata la svolta a sinistra mi son reso conto che tutto l’incrocio era spento e avevo pensato di avvertire la polizia, vista l’abbondanza di str*nzi in giro come la signora appena citata. Ero abbastanza indeciso quando mi son accorto che c’era un robocop fermo ad un centinaio di metri dall’incrocio in servizio multa. L’ho accostato lentamente e gli ho notificato di persona la questione. Sono rimasto allucinato quando ha detto “sì, sono qui per questo”.

    Ho mentalmente imprecato e abbandonato il luogo del delitto il più velocemente possibile ma senza attirare troppo ancora la sua attenzione.

    E pensare che l’area di Bellevue-Redmond in qualche statistica non troppo datata era al terzo posto in tutti gli Stati Uniti per percentuale di furti d’auto.

    -quack

  • Successe a Berlino

    Nessuna dietrologia politica, solo voglia di divertirsi un po’ e provare WL Movie Maker. Buona visione.

    -quack

  • Dongles

    Hackintosh my way, ultimo atto.

    Nonostante abbia abbandonato per sempre la dongle tedesca, il pallino di avere un dispositivo di boot interno, che non occupi le porte USB d’uso comune, mi è sempre sembrata l’opzione da seguire per tirare su un hackintosh da zero. Mi ero dapprima procurato una di quelle chiavette USB interne, ma ho ripiegato per una soluzione decisamente migliore e molto meno costosa:

    • cavetto USB da motherboard, uno di questi per intenderci. Costo da Fry’s 2.49$
    • lettore micro-SD ultra-minuscolo, costo 2.99$
    • memoria micro-SD da 2GB, costo approssimativo di circa 5$
    • disco di installazione di Snow Leopard (29$ per ugrade, 169$ per full)
    • chiavetta USB da 8GB, approssimativamente circa 15$

    La costosissima dongle (circa 10$ centesimo più/meno) una volta preparata è veramente minuscola, più piccola di una vecchia moneta da cinquecento lire:

    500-lire

    C’è da aggiungere ovviamente il costo del PC contabilizzabile come nullo se in generale una scheda madre vale l’altra e per la scheda grafica nonPartitionScheme si è a caccia di ogni singolo frame. La guida che ho seguito è quella mitica di lifehacker che però soffre di una grossa limitazione: richiede l’accesso ad un mac per preparare la chiavetta da 8GB bootabile. La limitazione è però facilmente aggirabile usando uno dei tanti CD di boot per Snow Leopard o altri metodi meno ortodossi.

    Per non sprecare il preziosissimo spazio inutilizzato sulla memory card ho creato due partizioni: una di boot con degli abbondantissimi 64MB ed una FAT utile per il passaggio di file tra i due sistemi. A causa di quello che credo sia un baco del drive manager di Windows è però importante che la partizione FAT sia allocata prima di quella destinata al boot in formato HFS come da immagine a lato.

    Sul lato Windows c’è solo da installare il servizio Apple che fa parte di boot-camp e che permette di sincronizzare l’orologio di sistema ogni volta che il PC si avvia: non c’era nessuno motivo pratico per scegliere il formato universale ma Apple è abbastanza snob da non lasciar passare certe stupide convenzioni.

    -quack

  • Svendo Link – Ottobre 2009

    tTorna a (im)popolare richiesta la rubrica pseudo mensile:vendesi

    1. Anche Mozilla ha paura di Chrome Frame; parere personale: CF è una ottima mossa commerciale ma tecnicamente una grossa stron**ta
    2. Visioni del mondo: la replica di De Icaza all’ennesimo attacco personale di RMS; per quei pochi scettici su quanto sia co***ne il guru della FSF
    3. Mastering CSS Coding: la migliore guida online per dummies caproni sui CSS, parola di caprone
    4. Apple vs. Woolworths: siamo alla (solita) frutta
    5. Perché ai CIO non interessano i mac in due parole: costano troppo; la dice lunga sulla parzialità di certa stampa di cui si è già parlato in passato nel LdP
    6. Did Chicago Lose Olympic Bid Due to Passport Control? Domanda interessante, molto curioso il fatto che siano state assegnate a Rio. Come una specie di profezia avverata
    7. IPhone: “Just Works” (70% of the times)
    8. MSSE niente male stando alla stampa; schifo totale stando alla concorrenza of course; parere spassionato: finalmente!!!!!!
    9. Schmidt (una famosa anima in pena) parrebbe ancora attaccato alla poltrona mentre Apple pare che stia lavorando al rimpiazzo di Google Maps: di questo passo i clienti del melafonino vedranno Google Voice col binocolo.
    10. HP mini 311, il netbook con le stesse perf grafiche di un MacBook ad un quarto e mezzo del prezzo; interessante

    Per stavolta niente bonus point.

    -quack

  • Hello I am a hack

    Avevo promesso che sarei tornato sull’argomento hackintosh per raccontare qualche novità interessante che ho scoperto nel mettere su il sistema che funziona in dual boot in maniera magnifica: lo scopo non è mai stato quello di violare la licenza, ma di cercare di capire a fondo le differenze minime tra un Mac ed un PC. Sono ancora in fase di comprensione, quindi qualche affermazione potrebbe risultare grossolanamente inaccurata. Ovviamente il post è infarcito di considerazioni personali a cominciare dall’interpretazione delle motivazioni dietro alcune scelte di Apple. booloader

    Tutto è cominciato ovviamente quando Apple ha deciso di abbandonare l’architettura PPC e passare ad Intel: non a x86 ma all’implementazione x86 di Intel. Il primo problema che Apple ha dovuto risolvere è il boot, visto che i Mac si sono sempre differenziati dai cugini IBM&Co. fin dalla schermata di boot, decisamente semplificata. Il secondo problema è stato quello di proteggere l’IP, la proprietà intellettuale e fare in modo che fosse molto difficile far girare OSX su un comune PC. Il tutto è stato poi vincolato dal fatto che su tali Mac ci doveva comunque poter girare anche Windows: sono convinto che Apple non faccia niente “per caso” ed il supporto a Windows XP è stato ingegnerizzato nel sistema sin dal primo giorno di progettazione (ovviamente sempre secondo me). La parte più semplice del lavoro è stato il porting di tutto il codice visto che ormai tutti i SO sono disegnati per essere portati su diverse architetture. Per tutti questi motivi Apple ha scelto di supportare il boot tramite EFI che altro non è che un BIOS molto evoluto, cosa che secondo me è un ossimoro. Infatti il compito del BIOS è di controllare l’integrità del sistema il più velocemente possibile, interrogare e configurare tutte le periferiche installate e passare il controllo in men che non si può al boot loader vero e proprio. Quest’ultimo è il primo pezzo di software vero che a differenza del firmware viene letto dal supporto di massa.

    Il boot-loader ovviamente si incaricherà di controllare l’integrità del sistema da un punto di vista più comprensivo (leggasi: controllare che effettivamente sia un Mac), settare una serie di parametri e passare il controllo al sistema vero e proprio caricando ed eseguendo il kernel. Il boot-loader perciò è la prima misura di difesa che Apple ha a disposizione per evitare che il sistema operativo giri sui cloni. Il secondo espediente usato è ancora più convoluto: ogni periferica hardware PnP ha un suo identificativo particolare pre-stampato nella ROM della periferica come da specifiche PnP. A questo punto basta sostituire l’identificativo associato con uno personalizzato e quella periferica, nonostante sia dal punto di vista elettrico identica ad un’altra, non verrà più riconosciuta come tale e avrà bisogno di driver specializzati. Per fare un esempio se la scheda grafica NVidia GT 9800 viene normalmente riconosciuta come XYZ1, nel caso dell’equivalente Apple la firma viene cambiata in XYZ2. Apple poi ha associato i propri driver al nuovo ID e quindi se teoricamente si sostituisse la scheda grafica con l’equivalente per PC non verrebbe riconosciuta. A conferma quanto appena detto si può fare un esperimento: installare Windows su un Mac via boot-camp e cercare di configurare le periferiche di sistema senza usare i driver scritti ad-hoc da Apple e disponibili sul “lato Windows” del disco di installazione.

    Ora tutta questa serie di protezioni funziona solo se si ha la certezza che il software parlerà sempre direttamente con l’hardware: qualora questa assunzione viene a cadere, lo schema di protezione può essere aggirato. Apple ha persino provato a fare in modo che questo fosse impossibile da ottenere introducendo in alcuni modelli un dispositivo TPM: mossa rivelatasi inutile quando a Cupertino hanno capito che il TPM serve a proteggere l’integrità di un sistema dal punto di vista dell’utente finale. E se l’utente finale è il farabutto della questione, come nel caso degli hackintosh, non c’è nulla da fare.

    Per aggirare perciò tutte le protezioni imposte basta appunto scrivere un boot-loader che sostituisca quello di sistema. La cosa è estremamente semplificata dal fatto che il boot-loader, per natura sua stessa, è un componente estremamente piccolo. Gli hackintosh-boot-loader moderni fanno (quasi) tutti la stessa cosa seppur con funzionalità diverse tra loro.

    La dongle hardware (niente nomi!!) ad esempio, a differenza di altre soluzioni più “soft”, è in grado di riconoscere anche il DVD originale e di fare il boot di quest’ultimo. La cosa buffa della dongle è che è stata ingegnerizzata per non essere copiata perché sotto tutti i punti di vista si comporta semplicemente come una chiavetta USB. Tale ingegnerizzazione ha fatto in modo che la casa produttrice fosse in grado di farsi pagare un sacco di soldi per un accrocchio da 15$ di hardware, riuscendo a battere Apple sullo stesso terreno (overpricing). Nel frattempo anche le soluzioni fatte in casa si sono evolute fino al punto che c’è un boot-loader in grado di fare tutto quello che fa la dongle e di più, supportando ad esempio il patching del DSDT al volo richiesto per il supporto di Snow Leopard (non saprei se è una nuova misura di protezione o semplicemente una modifica necessaria per alcune nuove funzionalità introdotte): purtroppo tale boot-loader avanzato e made in China rilasciato senza nessuna garanzia, leggasi: codice sorgente; qualcuno specula che possa essere un trojan viste le origini ed il discreto supporto finanziario dietro il progetto.

    Come si tira su il miglior hackintosh possibile? Prima bisognerebbe definire cosa può essere considerato “miglior hackintosh”: tutti tendono a concordare con il fatto che il MH è quello che non richiede driver di terze parti per funzionare completamente. Per far ciò c’è bisogno di una scheda madre apposita che abbia gli stessi chipset di quelli di un Mac (e qui entra in gioco la Gigabyte GA-EP45-UD3P) e stessa cosa dicasi per la scheda video. Dopodiché basta installare il boot-loader ad hoc, ed il gioco è fatto. Di guide passo passo su come fare ce ne sono a bizzeffe: io sono stato invogliato da un post su lifehacker fatto molto bene che però richiede l’accesso ad un Mac; volendo è possibile fare il tutto via Windows o Linux, però il perché o meglio ancora il per come esula completamente dallo scopo di questo post che è di raccontare a parole mie quanto appreso durante il processo.

    -quack

  • Il processore che visse due volte

    Storie di return policy.

    Antefatto: nel tentativo di capire meglio il mondo hackintosh ho finito per procurarmi una motherboard estremamente più compatibile, la GA-EP45-UD3P trovata su newegg in offerta “open box”. Sono stato invogliato dal fatto che, avendo a disposizione un sacco di ferraglia in deposito, avrei potuto mettere su un intero PC ex novo, piazzarlo sul mercato dell’usato e praticamente finanziarmi il sidegrade. Mancava solo un processore che intendevo comprare localmente da Fry’s magari pescandolo tra le tante offerte in bundle. Ho però ripiegato su un Q8400 (il vecchio era un Q6600) ad un prezzo più o meno in linea con i tanti megastore online. Era giovedì sera e in pochi minuti ho sviscerato il vecchio PC e ri-assemblato il nuovo da zero. Ho fatto il boot in modalità Mac Hack e tutto sembrava in ordine; ho fatto il primo riavvio e ho notato che la quantità di RAM fosse inferiore a quella installata. Ho spento tutto, staccato tutte le spine e verificato che i banchi fossero propriamente inseriti e riacceso: silenzio. Le ventole partivano ma dopo un secondo si spegnevano: tre secondi di pausa e di nuovo ventole on-off-pausa-on-off-pausa. Ho verificato che tutto il resto fosse a posto ma nel frattempo si era fatta notte fonda e stanco sono andato a nanna non senza aver cercato su qualche forum una risposta: quella più qualificata sembrava indicare un corto circuito sulla scheda madre causato dalle viti di supporto.Renton

    Il venerdì mattina l’ho speso a fare diverse ipotesi, prove e contro prove senza successo apparente. Avevo cominciato a pensare si trattasse di un problema di scheda madre in quanto la motherboard aveva origini non DOC e con immenso piacere ho scoperto che Fry’s aveva in stock lo stesso modello. Piccolo pellegrinaggio e son tornato a casa con un nuovo esemplare di circuito stampato dall’inebriante profumo di nuovo e con un alimentatore semi-modulare che visto che dovevo rismontare tutto valeva la pena metterne uno con qualche cavo in meno. Processore, scheda madre, alimentazione e amara sorpresa: anche la nuova combinazione dava lo stesso problema; ancora prove e contro-prove per arrivare ad un assurdo: la possibilità che fosse il processore ad essere la chiave del mistero. Con estrema titubanza ci ho piazzato il vecchio Q6600 e tutto ha funzionato senza colpo ferire: il nuovo Q8400 sulla vecchia scheda madre portava agli stessi sintomi on-off-pausa. Per la seconda volta in vita mia un processore aveva steso le cuoia davanti ai miei occhi; addirittura era la prima volta se si prende in considerazione il fatto che il processore fosse nuovo. Ciliegina sulla torna il nuovo alimentatore, nel micro case compatto da ufficio a scomparsa, proprio non ci entrava.

    È scattata quindi l’ora di fare il terzo viaggio, quello che nel gergo italo-microsoft-geek può essere definito “pellegrinaggio di ritorno”, dall’inglese to return = restituire. Ho restituito la scheda madre (unwanted), l’alimentatore (unwanted) e il processore (defective) e sono tornato a casa con un ulteriore upgrade, un Q9400 con 2MB di L2 in più rispetto al Q8400 (ma anche 2MB in meno rispetto al vetusto Q6600). Costo dell’operazione: zero. Sui prodotti comprati da Fry’s vige una return policy estremamente liberale di 30 giorni inclusi prodotti ad alto rischio come memorie, hard disk, motherboard e processori seppur con la limitazione a “solo” 15 giorni dall’acquisto. Per fare un paragone restituire la motherboard a newegg mi sarebbe costato circa 50$ tra restocking fee, spese di spedizione di ritorno e non rifondabilità di quelle di andata. Se avessi saputo che lo stesso modello di scheda madre era disponibile anche da Fry’s non mi sarei neanche messo in moto per comprarla online, anche se fosse stata una scelta apparentemente anti-economica: una return policy come quella di Fry’s, per rubare uno slogan, è decisamente priceless.

    In seguito pubblicherò tutto quanto ho scoperto riguardo la questione hackintosh: ci sono succosissime novità che rendono la soluzione fatto-in-casa alla portata anche dei meno addetti ai lavori.

    -quack

  • Me ne vo’

    Dopo cinque anni di onorata carriera nel team di AppCompat ho deciso di intraprendere una nuova impresa, sempre nell’ambito della stessa azienda e dello stesso gruppo (Windows Fundamentals). La decisione è stata sofferta ma non troppo; sono stato privato, a causa di regolari vicissitudini ri-organizzative, di tutte le cose buone che avevo accumulato in questi anni: un ottimo manager interessatissimo alla mia carriera, l’opportunità di tornare a lavorare su cose che mi interessano tanto e last but not least la possibilità di poter scegliere per modo di dire di che morte morire. L’unica cosa che mi hanno lasciato è un test lead che è la perfetta personificazione del lato cattivo del “Signor No” e questa è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo ben oltre l’impossibile colmabile. Cosa farò da grande? Non posso ancora dirlo, non perché sia un segreto, ma per scaramanzia nei confronti di tutto quello che può andare ancora storto durante questa dolorosa transizione, non foss’altro per l’alias che mi son scelto. Ma nel momento dell’ufficializzazione della mia nuova posizione racconterò dove andrò a finire e perché: solo un attimo prima di mandare al mio “vecchio”/nuovo team una mail intitolata so long and thanks for all the fish.

    -quack

  • Bad Microsoft

    Questa lettura su “Microsoft, Moonlight e open source” mi ha fatto venire in mente la “corporate idiocy” ed un bel articolo di Ed Bott chiamato “Good Microsoft, Bad Microsoft”.

    Bad Microsoft è un CEO affetto da Berlusconite e che ogni volta che parla in pubblico fa calare il valore delle azioni, sia quando fa il bullo (l’IPhone venderà 100 mila unità al massimo) sia quando fa il mea culpa (con WM abbiamo sgarrato).

    Bad Microsoft è il genio dietro l’annuncio e l’accordo con Intel per una versione ufficiale di Silverlight su Linux che sembra una coltellata alle spalle al progetto Moonlight, pochi giorni dopo aver nominato De Icaza come membro della CodePlex.org board.

    Bad Microsoft è un team come Windows Media Center che sforna un prodotto incredibile ma suo malgrato arriva tardi a certe conclusioni e che è incapace di sfornare feature presenti in Tivo dalla notte dei tempi della 1.0: nonostante abbia visto design document su come implementarle sin dal 2003!!

    Bad Microsoft è tirare fuori Zune HD e non aver ancora capito il mercato; e non aver ancora intentato causa ad Apple giusto per rompere i maroni come invece fa la concorrenza.

    Bad Microsoft è quella parte dell’azienda che con una copertura di stampa negativissima è capace di oscurare il lavoro della rimanente parte, 99 volte più grande del “lato oscuro”.

    E ora, allegriahhh.

  • Autunno

    I colori autunnali da queste parti sono semplicemente spettacolari.

    Questo è il mio primo esperimento di fotografia HDR:

    autunno Ne seguiranno sicuramente altri…

    -quack

  • Supertabaccai

    Se ci fosse un sistema operativo mobile ufficiale per l’associazione tabaccai informatici sarebbe Google Android. Perché.

    Il fatto che Android sia stato rilasciato con codice sorgente ha creato una vera pletora di build non ufficiali disponibili all’utente più smaliziato: solo oggi ne sono state rilasciate ben tre diverse, mica pizza e fichi eh? Cosa che mi ha fatto venire in mente un altro progetto pieno di fork e deviazioni e che ovviamente è alla base stessa di Android.

    Nel mio caso tutto è cominciato il weekend scorso come un progetto AM. Ho seguito le istruzioni for dummies su Gizmodo che spiegano come sostituire il bootloader con uno più hack friendly e mi son precipitato ad installare la distro più chiacchierata del momento, ovvero la CaioOriginalMod. Sui forum si parla benissimo anche delle build cosiddette “sperimentali” ma per cautela sono partito con una build stabile (ovviamente dopo tutti i backup e i contro-backup dell’occasione). Risultato: reboot spontanei ogni tot ore, il problema del bluetooth che è peggiorato e l’applicazione Music che parte di sua propria volontà tra un reboot e l’altro facendomi prendere un colpo ogni volta che succede. Della fomentata “reattività” nemmeno l’ombra: lentino era, lentino è rimasto dopo l’installazione delle 3 applicazioni “fondamentali”. Ho cominciato a leggere di un’alchimia chiamata APP2SD che libera RAM (o Flash, non si capisce bene) e sembra di aumentare l’ulteriore reattività: si tratta di creare una partizione Ext3 o similare ma per fortuna c’è una applicazione che fa tutto da sola, chiamata appunto APP2SD 2. Tabaccai Installazione, lancio, spartizionamento, messaggio di errore “SD non riconosciuta” da parte del sistema e l’applicazione che dice “Ooops, qualcosa è andato storto, visita la homepage di questa app per trouble-shooting”, linkando una pagina su un forum generico come “homepage”. Svaffanc*lamenti vari per aver lasciato il backup della SD in ufficio, installo una applicazione per PC chiamata TestDisk (evidentemente scritta da un non-tabaccaio) che recupera tutti i file. Formatto la SD e riprovo la ripartizione con APP2SD 2: stesso identico problema, sfanc*lo un po’ di meno e ci rinuncio. Decido di passare ad una build della concorrenza che mi rendeva curioso ma non sembro in grado di copiarla da PC a telefonino in quanto la SD si “smonta” automaticamente dopo qualche secondo. Sul laptop intanto tutto sembra funzionare alla perfezione, per cui installo la nuova super build TizioTalDeiTaliSuperMegaMod con 12 mila feature in più ma all’accensione mi sembra identica a quella di CaioOriginalMod. Nelle prossime ore potrò scoprire se è un po’ più stabile ma il mio scetticismo ha radici solide.

    Per fortuna il progetto iHack si è concluso magnificamente. Rimane ancora da capire se c’è qualche possibilità per WHS: ho scritto al team e mi aspetto una risposta nei prossimi giorni, nel frattempo proverò la via della “copia della partizione di sistema” e speriam che va (*); per farlo sono in attesa di un masterizzatore DVD esterno che riutilizzerò comunque per il netbook in futuro.

    -quack

    (*) resto scettico: non sono mai riuscito a copiare una partizione di sistema Windows dai tempi di Win9x senza dover intervenire successivamente per renderla bootabile.

  • Shark attack

    La notizia dell’avvistamento di un felino non proprio ‘domestico’ nei pressi del campus, e la conseguente mail di avviso da parte della security interna, è finita persino sulle pagine di Punto Informatico. L’autore ci scherza su, ma in realtà non è raro avvistare felini selvatici da queste parti. Qualche buon tempone interno invece, e ce ne son tanti, ha colto la palla al balzo:

    Security Alert

    Possible shark sighting – employees should exercise caution

    Investigators with Microsoft Global Security have investigated the reported sighting of a great white shark in the fountain of Studios West. An inspection of the area did not provide any evidence that a shark had been there, such as shattered wooden boats, gnawed limbs or menacing double bass notes, but we are taking this report seriously nevertheless.

    Microsoft Security will conduct frequent patrols of all fountains, and will work with the State Department of Fish & Wildlife and other experts to assess the situation and provide further updates if appropriate.  In the meantime, please avoid chumming the fountains.  Receptionists in all Microsoft facilities will be distributing shark repellant on request.

    If you see anything suspicious, please contact the Global Security Operations Center (GSOC) at 425-XXX-YYYY.

    For any threat to personal safety Dial 911 (or local emergency provider) and immediately contact on-site Security.

    -quack

  • Graceful Degradation

    Qualche giorno fa, a causa di problemi sul server di hosting, lo sfortunato avventore s’è beccato qualche schermata di errore del tipo:

    YSODconosciuta anche con il nome di ASP.Net YSOD (Yellow Screen of Death). In un paio di occasioni questo è capitato per una mancata risposta del backend SQL, magari beccato durante un riavvio di manutenzione, altre volte per problemi un po’ più seri come la carenza di spazio libero quando in realtà avevo teoricamente a disposizione più di 99GB rimanenti.

    La YSOD è praticamente una schermata di debug utile per lo sviluppatore: nel caso in questione però saranno ormai diversi mesi che non vedo uno YSOD causato da problemi di codice, quindi ho deciso di disabilitarne l’uso in favore di una schermata più simpatica. Per imparare qualcosa ho cercato di fare le cose per bene, perché quando mi prende va a finire che anche per le puttanate son capace di spendere ore ed ore. Il risultato lo si può ammirare in questa pagina:

    Gracefully degradeLa cosa più antipatica da realizzare è stato il centraggio della box in primo piano, cosa rivelatasi impossibile tramite CSS e basta. Un po’ di JavaScript + JQuery e la paura e passata; col senno di poi però arrivare a scrivere codice JS per una pagina statica di errore mi sembra pura follia…

    -quack

  • Incroci

    Cosa si ottiene mettendo insieme il peggio della Apple (un CEO abbastanza truffaldino) con il peggio della Microsoft (rendimento sul mercato NASDAQ pressoché piatto negli ultimi cinque anni)?

    confronti

    In rosso le azioni della Apple: è vero il CEO di Apple è stato beccato più volte con le mani nel sacco a retrodatare stock option ma per lo meno, lavorando seriamente per il bene dell’azienda, ha fatto moltiplicare di ben otto volte in cinque anni il valore delle azioni sul mercato; gli azionisti sono ben felici di essersi fatti fregare a queste condizioni e lo dico da non-azionista invidioso. In verde quelle della Microsoft: piattume assoluto, no comment.

    In blu, per rispondere alla mia domanda iniziale, le azioni Mediaset: credo che in questo caso gli azionisti abbiano poco da essere felici di alcune manovre poco limpide truffaldine messe in atto dalla dirigenza, almeno stando alla cronaca.

    L’articolo linkato al rigo precedente lo leggevo mentre pensavo che quello che manca davvero in Italia è un ottimo(*) gruppo di Venture Capitalist. E ho finito per rattristarmi ancora di più.

    -quack

    (*) magari anche uno scarso… ad avercelo.

  • Italo americani

    imageDa Wikipedia:

    Fabiano Caruana was born on July 30, 1992 in Miami, Florida of an Italian-American father and an Italian mother. At age 4 his family relocated from Miami, Florida to Park Slope, Brooklyn. Coincidentally, this was the same neighborhood where Bobby Fischer lived during his youth. At age 5, his chess talent was discovered in an after school chess program at Congregation Beth Elohim in Park Slope, Brooklyn, and he played his first tournament at the Polgar Chess Center in Queens, New York.
    Up to the age of twelve, he lived and played in the United States, with occasional travel to European and South American tournaments.
    His first chess coach, at age 6, was National Master Bruce Pandolfini, who was famously portrayed by Ben Kingsley in the 1993 film Searching For Bobby Fischer. And from ages eight to twelve he studied with Grandmaster Miron Sher. In 2004 at age twelve, he relocated with his family from Park Slope, Brooklyn to Madrid, Spain to pursue chess in a more serious manner. He trained first with International Master Boris Zlotnik in Madrid, and later with Grandmaster Alexander Chernin (his current trainer) in Budapest.
    At age fourteen Caruana became the youngest ever Grandmaster of both the United States and Italy (surpassing the record in the United States set by Grandmaster Hikaru Nakamura). He currently lives in Budapest, Hungary, and plays for Italy.

    Da appassionatissimo di scacchi non posso che ammirare. Tra i top 100 a livello mondiale, Fabiano ha appena 17 anni…

    -quack

  • Tre progetti A.M. per il weekend

    Come già spiegavo altrove, A.M. sta per ad min*hiam; scusassero per l’espressione poco ortodossa. Sono passato Venerdì da Fry’s su richiesta della formichina, evento assolutamente unico, e son tornato a casa con una MicroSD da 8GB in offertissima in più.

    Da parte poi avevo un po’ di chiavette USB inutilizzate; mi son procurato una memoria CompactFlash di piccole dimensioni ed un adattatore IDE –> CompactFlash compatibile con il Boot da memory card. Ho anche comprato una copia di Snow Leopard dall’Apple Store al prezzo “appetibile” di $30 più tasse (possiedo una copia altrettanto originale di OSX Leopard). Mi son attrezzato per fare un bel po’ di esperimenti.

    1) Installare Snow Leopard su una partizione del mio hard-disk. Leggevo su Life-Hacker che un gruppo di folli è riuscito a rendere il setup di un Hackintosh un gioco da ragazzi. L’esperimento è riuscito quasi perfettamente: mi è dispiaciuto che il bootloader EFI compatibile creato per aggirare le limitazioni dell’installazione di OSX su un comunissimo PC non sono compatibili con dischi IDE, quindi l’idea dell’adattatore IDE->CompactFlash interno è fallita miseramente. Stavo per pensare ad un adattatore SATA –> Screen shot 2009-09-19 at 10.08.40 PM CompactFlash ma alla fine è diventato molto conveniente comprare una di queste chiavette USB interne per un setup simile ad alcune dongle “tuttofare” USB molto popolari. Per il resto, come già dicevo, il progetto è stato un successo e –incredibilmente – l’upgrade alla 10.6.1 è filato liscissimo come l’olio, meglio di come è andata ad una buona parte di possessori di Mac originali. L’esperimento ha confermato una teoria che reputavo molto credibile:

    MacIntel = PC ma molto molto costosi

    Per completare l’illusione avrei potuto comprare una tastiera Apple, nascondere la Workstation e truccare il BIOS in un certo modo e trovare qualche cavia da costringere alla cosiddetta prova del Dash

    2) il secondo progetto folle è quello di risostituire la ROMAndroidFix del mio cellulare. Leggevo infatti che, siccome Android è fondalmente opensource, gruppi di mitomani hanno cominciato a sfornare vere e proprie build ibride tra diversi flavor del sistema operativo. Cosa buffa è che il sistema parebbe essere molto più reattivo del sistema originale: mi è capitato già un paio di volte di vedere andare in crash  l’applicazione “telefono” durante l’arrivo di una chiamata per mancanza di reattività; o magari di vedere automagicamente scomparire il baco del bluetooth. L’idea è di usare la nuova memory card per alcune feature avanzate e come storage per gli episodi di alcune serie televisive da godere durante qualche scarpinata in palestra. Pensavo di fare qualche progresso in più ma sono ancora nella fase di “raccolta delle informazioni” sulla build da scegliere e su come formattare la memory card

    3) il terzo progetto è ancora più simpatico. Ho deciso, con le buone o le cattive, di fare in modo che WHS si possa installare su un HD da 32GB o più piccolo: attualmente richiede almeno 65GB di spazio libero sull’HD principale. L’idea che mi balena da un bel po’ di tempo è quella di rendere l’upgrade dei dischi fissi meno penoso possibile. Questo non accade se l’HD da allargare è quello di sistema. Però se convincessi WHS a installarsi su un disco da 32GB potrei comprare una CompactFlash grande uguale e farci fare il boot da lì visto che il mio WHS Atom based, che è avarissimo di spazio by design, è dotato di uno slot interno CompactFlash e per di più bootabile. Su questo progetto, nonostante qualche prova con VirtualBox, sono ancora nella fase iniziale di “brancolamento nel buio”

    Anche se alle volte ci penso e mi chiedo chi diavolo me lo faccia fare…

    -quack

  • Fanta-recensori

    Pensavo che i recensori de’ recensori, quelli che recensiscono prodotti di terza/quarta mano, fossero l’ultima frontiera del blaterare online.

    fanta-recensori

    Oggi ho scoperto l’esistenza dei fanta-recensori, ovvero recensori che sono utenti di prodotti della concorrenza, in grado di stabilire la qualità di un prodotto sul “sentito dire” della qualità dei componenti. “Ho sentito dire che i display OLED si vedono bene solo in cantine illuminate da candele”'; “ho sentito dire che l’NVidia Tegra fa ca*are perché basato su una tecnologia scartata da Apple (non perché scadente)”.

    La conclusione è che ZuneHD, secondo l’esperto, è nato morto: il tutto ovviamente seguendo la ferrea logica del ragionamento che non fa una piega ma che parte dalla premessa sbagliata di voler entrare nei dettagli di un prodotto senza neanche venirne in contatto, nemmeno di terza mano. Sia chiaro: mi sta bene che qualcuno dica “questo prodotto non mi piace perché made in XYZ”; però sarebbe il caso di mettere un disclaimer in stile “le opinioni di questo post sono basate su una fanta recensione”. Nevvero?

    Però il mio umore, grazie alla lettura di materiale di questo calibro, va verticosamente migliorando. Roughly drafted se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

    -q

  • Topologie

    Mentre ieri spendevo circa 4 ore per installare il server Mercurial sul mio WHS mi è capitato ad un certo punto di avere problemi di connessione dall’esterno. In uno dei test non riuscivo a raggiungere il server nonostante pensassi le porte del firewall fossero aperte. Poi pensandoci un attimo e riflettendo mi son reso conto che la rete di casa non è proprio “lineare”:

    Rete

    1. Il modem motorola/comcast, il vero gateway per la rete
    2. Adattatore VOIP linea in entrata (T-Mobile) “passante” (qui)
    3. Router Wi-Fi con DD-WRT (ne parlavo qui)
    4. Mediacenter
    5. Sintonizzatore TV (usa la rete ethernet per passare l’audio/video digitale al mediacenter, descritto qui)
    6. XBOX
    7. Bridge a rete convogliata
    8. Ricevitore per 7. con switch a 4 porte
    9. il “server” con annessa stampante/scanner
    10. la “workstation”. Sia il server che la workstation sono rinchiuse nello sgabuzzino
    11. Ricevitore ad onde convogliate a singola porta
    12. Adattatore VOIP linea in uscita (praticamente per chiamate internazionali, qui)

    I dispositivi 1. 2. e 3. sono su subnet separate e il router (3.) è configurato come DMZ sul bridge 2. Tutte le impostazioni NAT perciò sono configurate nel router. Quasi tutti i dispositivi sono impostati in DHCP verso il router e a complicare le cose stamattina non riuscivo neanche a raggiungere la pagina di configurazione dell’adattatore 12. in quanto non ne riuscivo a reperire l’indirizzo. Ho dovuto sollevare la cornetta e telefonare al telefono in entrata per vedere il MAC address apparire nella lista dei client DHCP.

    Morale della favola: dopo non riesco ancora a raggiungere il server 9. via Remote Desktop Connection dall’esterno (via HTTPS fila tutto liscio) ma ho deciso una volta per tutte di stampare la mappa, appiccicarla sul muro e scriverci tutti gli indirizzi IP dei dispositivi senza nome. Seguirà un resoconto dettagliato su come installare Mercurial su WHS visto che non è una delle cose più semplici da affrontare nonostante un congruo numero di guide passo-passo disponibili: oggi purtroppo sono molto stanco e mi aspetta ancora qualche ora di sana configurazione.

    -q